Università, come funziona l'obbligo di frequenza

Giulia.Onofri
Di Giulia.Onofri

Quando si sceglie l’Università, le esigenze e le situazioni degli studenti sono molto complesse e per questo, a volte, molti sono i dubbi e le perplessità sollevati dal fantasma dell’obbligo di frequenza che insegue la maggior parte degli studenti. Cerchiamo di chiarire di cosa si tratta e come funziona.
Prima di scegliere l’Università, soprattutto chi ad esempio vuole conciliare lo studio con il lavoro, deve informarsi bene sugli insegnamenti dello specifico corso di laurea a cui intende iscriversi poiché può essere totalmente o in parte soggetto ad obbligo di frequenza. Per ciò che riguarda la percentuale di rischio in tal senso, in linee molto generali, possiamo dire che le facoltà di stampo scientifico e medico sono quelle dove è più elevata mentre quelle umanistiche e letterarie ne sono quasi del tutto prive. Per evitare sbagli o malintesi, si rimanda al sito di ciascun ateneo nella sezione dedicata ai singoli corsi di laurea, dove troverete tutte le informazioni a riguardo.


Università con obbligo di frequenza

Come si intuisce dal nome, siamo di fronte ad un’imposizione degli atenei in alcuni corsi di laurea a dover seguire le lezioni frontali (e attività extra-didattiche o laboratori se previsti) perché considerate imprescindibili per una preparazione sicura e completa per ogni studente. In questi casi, di solito è richiesta la presenza o per la durata intera del corso o per un totale di ore pari al 70/80% del totale (la percentuale varia caso per caso in base alla materia che si studia).
Quando ci si trova in una simile situazione, nelle aule in genere il professore fa girare un foglio, da restituirgli alla fine, dove si raccolgono le presenze mediante la propria registrazione con nome e cognome in stampatello e accanto la propria firma. Dopo la prima o la seconda lezione con obbligo di frequenza, il docente può stilare una lista degli studenti presenti per fare direttamente il caro vecchio appello come quello a cui siamo stati abituati ogni giorno nelle scuole dell’obbligo.
È fondamentale sapere che se non si riesce a frequentare il corso per il numero di ore stabilite, non solo non si possono sostenere gli esami, ma si devono inoltre ripetere le lezioni a questi associate poiché le ore non sono cumulabili con quelle già sostenute in precedenza.
Per quelle facoltà inoltre che impostano determinati insegnamenti graduali e propedeutici ai successivi e prevedono quindi determinati esami da dover sostenere anno per anno, se non si riesce ad accedervi a causa della frequenza, si rischia di conseguenza di non poter proseguire nel proprio percorso e di rimanere così bloccati indietro.
Una corretta informazione accompagnata da un orientamento chiarificatore sono alla base di una scelta universitaria ponderata e giusta per ognuno.

Università senza obbligo di frequenza

Per assecondare ed agevolare le diverse e mutevoli esigenze con cui ogni studente deve costantemente confrontarsi, l’offerta formativa che le Università senza obbligo di frequenza propongono è molto variegata e offre un ampio ventaglio di alternative che è possibile scegliere.
È pratica diffusa ad esempio quella di alcune facoltà di inserire online nel portale di ateneo ad esse dedicato, il materiale e le dispense per poter rimanere sempre aggiornati e sincronizzati con le lezioni svolte (questo non dipende in genere dalla facoltà vera e propria ma da dalla disponibilità individuale di ogni singolo docente, propenso o meno a farlo).
Per stare al passo con la “rivoluzione” della didattica moderna, avviata dalle piattaforme E-learning e più in generale dalle Università telematiche (che rilasciano diplomi di laurea dello stesso valore delle tradizionali statali e parastatali, avvalendosi della potenza del web per erogare lezioni disponibili a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo per ogni studente), alcuni atenei come il Politecnico di Milano e l’Università di Perugia, mettono a disposizione videolezioni con la possibilità di essere affiancati da un tutor online.
Altri ancora dispongono di una didattica “mista” per alcune facoltà che prevedono lezioni frontali con obbligo di frequenza e rendono facoltativa invece la partecipazione ad attività didattiche integrative (come la facoltà di Ingegneria dell’Università di Udine) o viceversa, dove la lezione in aula è soltanto consigliata mentre la presenza in tirocini e laboratori è necessariamente richiesta (Scienze e Tecniche Psicologiche dell’Università di Milano).

Cosa c’è da sapere se lavoro e ho l’obbligo di frequenza

Se siete occupati (con qualsiasi tipo di contratto regolare) o in cerca di lavoro e desiderate comunque studiare, dovete sapere che esistono dei compromessi che potete conciliare fra lo studio e il lavoro. Dovete sapere che chi lavora ed è iscritto all’Università, ad un master o ad un corso/scuola di specializzazione ha diritto a beneficiare di 150 ore annuali di permesso studio che possono tornare molto utili in tutte quelle facoltà con obbligo di frequenza.
Inoltre, le università generalmente prevedono lo status di studente-lavoratore o studente part-time, che per regolamento può laurearsi usufruendo di agevolazioni per quanto riguarda la frequenza e le tasse universitarie.
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21 novembre 2018 ore 15:00

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