Francesco Sole: 'La scuola? Non vedevo l’ora che arrivasse l’intervallo!'

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Di manliogrossi

Francesco Sole

Inizialmente lo abbiamo conosciuto grazie al web, attraverso i suoi video pubblicati su YouTube. Poi per Francesco Sole, all’anagrafe Gabriele Dotti, è arrivata la tv e la scrittura da passione si è trasformata in romanzi. Potremmo sintetizzare così il passato recente di uno degli Youtuber, forse tra i primi a raggiungere grande successo, più amati e criticati. Nei suoi video racconta, attraverso l’ironia, l’amore ai tempi dei social delle nuove generazioni ma non solo. I suoi seguaci infatti non possono più fare a meno delle sue poesie, ormai diventate un suo must. E se vi state chiedendo da dove nasce la passione dello Yotuber per la scrittura, la risposta è semplice: tra i banchi di scuola. Come facciamo a saperlo? Semplice, abbiamo chiesto a Francesco di parlarci del suo passato da studente.

Il primo aneddoto che ti viene in mente pensando alla scuola?


“A scuola arrivavo sempre in ritardo tranne un giorno,quello in cui la mia classe andava in gita e io ovviamente me ne ero dimenticato. Così sono rimasto a scuola con la bidella e ho passato la mattinata a scarabocchiare e scrivere sul diario. È anche grazie a questo episodio che sono diventato un appassionato di scrittura. Tra i vari ritardi, sono arrivato in anticipo proprio il giorno sbagliato!”

Che rapporto avevi con la scuola?


“Beh...terribile. Anzi no, non è vero! Avevo un rapporto complicato come tutti gli studenti che non vedono l’ora che finisca la lezione. Alle elementari non vedevo l’ora che arrivasse l’intervallo per andare a giocare con i compagni. Alle superiori invece c’erano delle materie che mi interessavano un po’ di più come filosofia, italiano. Quindi c’erano delle ore in cui ero attento e altre in cui il rapporto con la scuola in generale diventava tragico”.

Quale era la materia che proprio non ti piaceva?


“La matematica mi dava molto da fare: anche se non ero così male, proprio non mi andava giù”.

Eri un tipo da primo banco o preferivi stare in fondo alla classe?


“Ero uno di quei geni che cercavano di mettersi in fondo, ma tutte le volte la prof entrava in classe e mi spostava avanti. Da me non c’erano posti fissi, la mattina tutti sceglievano dove sedersi e la prof della prima ora di solito decideva come spostarci. I primi quattro anni mi mettevo sempre giù in fondo e di conseguenza venivo spostato al primo banco. Solo l’ultimo anno, quello della maturità, mi posizionavo davanti e poi i ragazzi che si mettevano in fondo e facevano casino venivano richiamati. Ovviamente io scavallavo sempre nell’ ultimo”.

Hai mai copiato? O eri un tipo che faceva copiare?


“Non essendo mai stato un secchione, i miei compagni o le mie compagne, se copiavano da me, erano proprio disperati. Io cercavo di copiare, avevo un compagno che si chiamava Massimiliano che mi faceva le finte. Mi passava il foglio, poi però si spaventava quando passava la prof, e quindi non riuscivo mai a copiare bene da lui. Diciamo che non sono mai stato un ‘copiatore’ se così si po’ dire, ci provavo ma non ci riuscivo”.

Sei ancora in contatto con il tuo compagno di banco?


“Si lo sento per le occasioni o per il compleanno piuttosto che per Natale, siamo andati anche in vacanza insieme d’estate. È un po’ complicato perché io ora vivo a Milano mentre lui sta a Modena, le giornate che non passiamo più insieme si fanno un po’ sentire sulla nostra amicizia ma ci si vuole bene”.

C’ è un prof che ti è rimasto impresso in modo particolare? Perché?


“Il professore di francese, nonostante non fossi particolarmente bravo gli ispiravo simpatia e mi concedeva il sei politico. In quarta superiore alle interrogazioni se mi vedeva particolarmente in difficoltà anziché interrogarmi su un libro che aveva dato da leggero o anziché sulla letteratura francese mi chiedeva i numeri in francese o mi faceva domande semplici. Ovviamente questa grande disponibilità me la fece pagare l’anno della maturità in cui dovetti recuperare tutte le mie lacune in francese. Lo porto tutt’ora con me perché oltre ad essere il prof di francese era anche un filosofo, ricordo che interrompeva le sue lezioni per farci massime di vita, per raccontare cosa accadeva nel mondo e cosa pensava della società. Più che sul francese mi ha insegnato filosofie di vita e quindi lo ringrazierò e lo terrò sempre nel cuore sempre”.

“Mamma sto male rimango a casa” oppure ti preparavi per poi marinare la scuola?


“Ero ipocondriaco quindi era più credibile la scusa ‘mamma sto male rimango a casa ’, anzi la sfoggiavo spesso e volentieri".

Esame di maturità, com’è andato?


“Sono uscito con 77 quindi me la sono cavata. È stata una bellissima esperienza, anche se quando la vivi sei super stressato, in ansia, agitato e pensi che il mondo finirà dopodomani. Poi una volta uscito dalle scuole superiori, il ricordo della maturità penso sia un ricordo piacevole per tutti, qualcosa che tieni dentro e ricordi come un momento importante della tua vita”.

Se potessi tornare dietro i banchi, c’è qualcosa che faresti o che non rifaresti?


“In realtà si, studierei meglio le lingue. Io ho fatto il classico anche se non volevo, però mi rendo conto che mi ha lasciato dentro molto per cui ringrazio i miei genitori che mi hanno rotto le scatole a tal punto da portarmi a fare quella scelta perché mi ha aperto la mente”.

Progetti futuri?


“Adesso sto scrivendo un libro che non so ancora se è un romanzo o se è qualcos’altro, poi si vedrà se riuscirò a girare anche un film o meno. Ho dei nuovi progetti e nel contempo continuo a scrivere le poesie su internet per i miei fan che sono straordinari. Sono molto contento quindi ho in parallelo sto tornando a scrivere che è da un po’ che non scrivo e mi fa piacere tornare anche in libreria”.

Manlio Grossi

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