Federico Bianchetti
Autore
divieto social media giovani

La prima a fare da apripista è stata l’Australia. Poi si è mossa la Camera dei Lord britannica. Oggi tocca ai paesi dell'area europea.

Il divieto di accesso ai social media per i minori sta guadagnando terreno a livello globale: dopo l'emendamento approvato dai pari britannici, arriva la notizia che anche la Francia ha compiuto un passo decisivo in questa direzione.

Come anticipato dal presidente Macron, l'Assemblea nazionale francese ha approvato una proposta di legge che vieta l'uso dei social network agli under 15. Ora la parola passa al Senato, che dovrà esprimersi definitivamente sulla misura.

Se il provvedimento dovesse essere confermato, la Francia diventerebbe il primo Stato membro dell'Unione Europea ad adottare ufficialmente il divieto di utilizzo delle piattaforme social per i giovanissimi.

Indice:

  1. In Australia il primo blocco con l’OSA Act 2024
  2. In Europa qualcosa si sta muovendo
    1. UK: la House of Lords propone divieto social under 16
    2. Francia, primo Paese UE a varare il divieto?
    3. E l’Italia?

In Australia il primo blocco con l’OSA Act 2024

In Australia, dal 10 dicembre 2025, è stato introdotto un divieto nazionale e totale di accesso ai social media per i minori di 16 anni: l'Online Safety Amendment (Social Media Minimum Age) Act 2024.

La legge obbliga le piattaforme social a eliminare tutti gli account appartenenti a minori di 16 anni - stimati in oltre un milione - e a impedire la registrazione di nuovi profili di questa fascia d'età.

Le aziende che non rispetteranno le disposizioni rischiano multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani. Meta ha calcolato che la misura comporterà la cancellazione di circa 150 mila profili Facebook e 350 mila su Instagram.

Il divieto riguarda numerose piattaforme tra cui Instagram, Facebook, TikTok, X, YouTube, Snapchat, Reddit, Threads, Twitch e Kick. Alcune di queste resteranno accessibili senza registrazione solo per visualizzare contenuti pubblici.

Sono invece escluse dal blocco: YouTube Kids, WhatsApp, LinkedIn, Discord, Roblox, Messenger e Google Classroom. Fa discutere l'inclusione di Discord tra i servizi permessi, considerando che è molto frequentata dagli adolescenti e da molti ritenuta più rischiosa di altre piattaforme invece vietate.

In Europa qualcosa si sta muovendo

Il caso australiano ha fatto da apripista in tutto il mondo. Così, anche in Europa qualcosa si sta muovendo. Lo scorso settembre la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva dichiarato che avrebbe monitorato il caso australiano.

In seguito, lo scorso 26 novembre, gli eurodeputati hanno approvato a larga maggioranza una risoluzione sui limiti d’età per l'accesso ai social network: 16 anni (sulla falsa riga di quanto fatto in Australia).

La decisione non crea alcun vincolo giuridico al momento, ma il voto vuole stimolare l'arrivo a una legislazione europea comune. Nel frattempo, c’è chi si sta muovendo in autonomia.

UK: la House of Lords propone divieto social under 16

In Europa, infatti, la prima mossa l’ha fatta il Regno Unito. La Camera dei Lord britannica ha infatti approvato con ampia maggioranza (261 voti favorevoli contro 150 contrari) una modifica al disegno di legge sul benessere dei minori nelle scuole, introducendo il divieto di accesso alle piattaforme social per i giovani sotto i sedici anni, seguendo l'esempio dell'iniziativa australiana. 

L'emendamento, frutto di un’iniziativa dei conservatori e di un folto gruppo di laburisti, ha ricevuto consensi bipartisan tra i membri della House of Lords.

L’esecutivo, guidato dal laburista Keir Starmer, ha intanto avviato una consultazione pubblica sulla questione e intende analizzare attentamente tutte le possibilità prima di prendere una posizione definitiva.

Adesso la palla passa alla Camera dei Comuni che dovrà pronunciarsi sulla proposta, con la facoltà di approvarla, emendarla ulteriormente o bocciarla definitivamente. 

Francia, primo Paese UE a varare il divieto?

Rimanendo nel Vecchio continente, all’interno dell’Unione Europea la prima a muoversi è la Francia. Nelle prime ore di martedì 27 gennaio, l'Assemblea nazionale francese ha infatti dato il via libera a una proposta di legge che vieta l'accesso ai social network ai minori di 15 anni.

L'iniziativa legislativa porta la firma di Laure Miller, deputata di Renaissance, il movimento politico guidato dal presidente Macron che ne sostiene l'approvazione. Il testo dovrà ora passare al vaglio del Senato, dove il voto è previsto entro fine febbraio.

La proposta arriva in seguito all’allarme lanciato all'inizio di gennaio dall'Anses (Agenzia nazionale francese per la sicurezza sanitaria dell'alimentazione, dell'ambiente e del lavoro) che metteva in guardia sui gravi effetti che piattaforme come TikTok, Snapchat e Instagram, ormai pervasive nella quotidianità dei giovani, stanno avendo sul loro equilibrio psicologico.

L'agenzia ha elencato molteplici pericoli: dal fenomeno del cyberbullismo all'esposizione a materiale violento, fino ai meccanismi progettati per catturare l'attenzione che compromettono la qualità del riposo notturno.

E l’Italia?

In Italia la situazione è diversa. Al momento, la legge (D.Lgs. 101/2018) permette ai ragazzi di iscriversi autonomamente ai social a partire dai 14 anni, mentre sotto questa età serve il via libera dei genitori.

Ma le cose potrebbero cambiare presto: c'è un disegno di legge in discussione (il n. 1136) che vorrebbe alzare l'asticella a 15 anni e, soprattutto, rendere tutto più serio sul fronte dei controlli.

Si parla di sistemi di verifica dell'identità, come SPID o carta d'identità elettronica, e di controlli parentali che diventerebbero obbligatori e non più facoltativi. 

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