Università online: la Carrozza si dimetta

Margherita Paolini
Di Margherita Paolini

le università telematiche reagiscono alle critiche e alla bocciatura da parte del Miur

Le università online di casa nostra dopo essere state bacchettate e bistrattate da Miur, Csnu e Anvur, reagiscono con forza e determinazione, dichiarando dei numeri ben diversi da quelli analizzati durante il loro esame da parte del ministero dell’Istruzione. Non ci stanno insomma ad incassare i duri colpi sferrati loro anche dal ministro Maria Chiara Carrozza, e così tentano la riscossa appigliandosi soprattutto al fatto che le generalizzazioni non conducono mai a niente di buono.

LE ACCUSE - Tra i principali limiti degli atenei Mooc rilevati dall’inchiesta ministeriale, si evidenziavano il numero troppo elevato di precari, e quello proporzionalmente basso di contratti a tempo indeterminato. E professori a parte, erano anche le cifre assai irrisorie riguardanti le immatricolazioni e i laureati ad allarmare. L’ultimatum della Carrozza forte e chiaro rivolto ai vertici delle università telematiche più a rischio era risuonato più o meno così: “ o vi allineate alle regole certe delle università tradizionali, o cessano le deroghe”.

UNICUSANO CHIEDE DIMISSIONI CARROZZA - L'Università telematica Niccolò Cusano contrattacca il ministro dell'Istruzione chiedendone addirittura le dimissioni. Infatti in un comunicato stampa dichiara: "L’Unicusano ritiene quindi vergognoso che il ministro Carrozza dimentichi come le telematiche abbiano da sempre gli stessi obblighi delle altre università pubbliche (statali e non) e considera poi surreale che non sia a conoscenza che le telematiche, come tutte le altre università private, soggiacciono ad un meccanismo d’interscambiabilità dei docenti con gli atenei statali". E incalza ulteriormente il ministro affermando che proprio lei, essendo diventata professoressa ordinaria grazie ad un concorso bandito da un'università telematica, dovrebbe avere piena consapevolezza del funzionamento degli atenei Mooc e del fatto che in quest'ultimi insegnano docenti di ruolo come in tutte le tradizionali università.

UN ERRORE DI NUMERI - Una delle Università telematiche al centro della polemica e tra quelle finite più delle altre nel mirino dell’inchiesta ministeriale, la Pegaso di Napoli, si riscatta dalle accuse scrivendo a La Repubblica che i numeri dei loro iscritti non sono affatto in discesa libera. E’ il direttore generale della Pegaso, Elio Pariota, a fare luce sul mistero dei numeri: il trend in diminuzione delle immatricolazioni sarebbe infatti imputabile non alla realtà effettiva dei fatti, bensì ad un "errore nei sistemi informatici dell’Anagrafe nazionale studenti". Gli iscritti alla Pegaso quest’anno sarebbero stati ben 6.247 e oltre i 20.000 quelli frequentanti i corsi post lauream e post diploma. Pariota incalza “Siamo i primi tra le telematiche”.

UNINETTUNO RINFRESCA LA MEMORIA- Le generalizzazioni non piacciono affatto alla Uninettuno, finita anch’essa nel vortice delle critiche alle telematiche, sebbene valutata sempre positivamente dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario del ministero dell’Istruzione. Si tratta, infatti, del primo ateneo Mooc del Paese, sorto nel 1992. La Uninettuno avrebbe pertanto svolto un ruolo pioneristico nell’ambito della digitalizzazione dell’istruzione e delle telematiche, creando le prime video lezioni quando ancora il web non esisteva. Il rettore Maria Amata Garito ci tiene a sottolineare che il suo ateneo vanta i migliori docenti provenienti da università italiane e straniere, oltre che il numero più alto di corsi Mooc in Europa.

E tu conosci la realtà delle università telematiche? Pensi garantiscano una buona formazione?

Margherita Paolini

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