Patti generazionali: prendono piede, ma zero fondi

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

si diffondono nel nostro Paese i patti generazionali, ma mancano i fondi a cui attingere per portarli avanti

Mancanza di posti di lavoro per i giovani e conseguente aumento del loro tasso di disoccupazione. In un momento così difficile per la popolazione giovanile, nelle Regioni stanno prendendo sempre più piede i patti generazionali che consentirebbero di ridurre le ore di lavoro del personale più anziano a favore dell’impiego di quello più giovane. Peccato, però, che non ci siano abbastanza fondi per portarli avanti.

LAVORATORI ANZIANI, NON C’È SPAZIO PER I GIOVANI - I numeri relativi al mondo del lavoro nel nostro paese parlano chiaro: i lavoratori over 50 sono destinati ad aumentare. Oltre 3 milioni di persone sopra i 55 anni conservano ancora il loro posto di lavoro bloccando il turn over che permetterebbe ai nuovi lavoratori i subentrare al loro posto. A causare lo stagnamento dell’occupazione, da un lato ci pensa la riforma delle pensioni approvata alla fine del 2011 che ha obbligato gli over 50 a restare sul posto di lavoro più a lungo, e dall’altro la riorganizzazione delle politiche di sussidio in caso di difficoltà o di fuori uscita del personale più anziano.

DI COSA SI TRATTA - Proprio per questo sono stati pensati i patti generazionali di cui non è la prima volta che sentiamo parlare. Si tratta di accordi che prevedono per i lavoratori vicini alla pensione che lo volessero di passare ad un contratto part time in favore dell’assunzione di lavoratori più giovani in apprendistato o con contratti a tempo indeterminato. Insomma, un accordo che, in un momento di crisi come quello che sta vivendo il nostro Paese, aiuterebbe i giovani ad entrare nel mondo del lavoro e che, proprio per questo motivo, sta prendendo sempre più piede nelle diverse Regioni italiane. Se non fosse che per un problema.

I FONDI PER I PATTI? SONO BRICIOLE - Infatti, sembrerebbe proprio che le Regioni non abbiano abbastanza fondi per portare avanti questo tipo di accordi. La dote lasciata loro in eredità nel 2009 è di circa 80 milioni di euro già ripartiti fra i diversi enti e che servirebbero anche a finanziare attraverso incentivi i lavoratori usciti dal mercato del lavoro e per creare bonus occupazionali per le imprese. “Sono briciole – commenta il coordinatore degli assessori regionali al lavoro, Gianfranco SimonciniI patti generazionali sono uno strumento interessante, ma le priorità sono altre”.

L’INIZIATIVA DELLA LOMBARDIA – Ma le Regioni non sembrano voler restare con le mani in mano. A comunicarlo per prima è la Lombardia attraverso la voce di Valentina Aprea, assessore regionale all’istruzione e al lavoro famosa agli studenti: “A fine gennaio sarà pubblicato il bando che consentirà alle aziende di chiedere i contributi. Le aziende devono essere incoraggiate ad assumere giovani e, al stesso, a garantire un ricambio generazionale attraverso attività di tutoring affidate ai lavoratori più anziani”.

Tu cosa pensi dei patti generazionali?

Serena Rosticci

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