
L’Italia è uno dei Paesi OCSE con la quota più bassa di popolazione ad alto livello di istruzione, ed è anche uno di quelli in cui l’investimento nello studio rende meno in termini economici. Un dato strutturale, che negli ultimi anni si è aggravato e che alimenta quello che viene ormai definito il paradosso dei “laureati poveri”.
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Più istruiti, ma meno stabili?
Secondo uno studio della fondazione New America, i Millennials (nati tra gli anni Ottanta e Novanta) guadagnano in media il 20% in meno rispetto alla generazione precedente. Un dato che fotografa una generazione più formata, ma più fragile dal punto di vista economico.
Circa il 40% dei Millennials possiede almeno una laurea, contro il 25% della generazione dei genitori. Questo vantaggio sul piano dell’istruzione non si è però tradotto in maggiore sicurezza. Per molti, il percorso dopo l’università è segnato da:
- stage ripetuti,
- contratti a termine,
- carriere discontinue.
Il rischio povertà cresce anche tra i laureati
I dati più recenti di Eurostat, aggiornati al 2024, confermano che il titolo di studio continua a fare la differenza, ma mostrano anche un trend in peggioramento. Il rischio di povertà tra i laureati è salito dal 3,6% al 4,5% in un solo anno.
Il confronto tra livelli di istruzione resta netto:
- tra chi ha la scuola dell'obbligo, il 18,2% risulta a rischio povertà;
- tra i diplomati la percentuale è stabile al 9,1%;
- tra i laureati, pur restando più bassa, la quota è in aumento da 3,6% al 4,5%.
Il mercato del lavoro e il costo della vita
Chi si è laureato negli ultimi decenni ha spesso dovuto affrontare un mercato del lavoro debole, caratterizzato da una riduzione delle opportunità e da una diffusione del lavoro precario. Parallelamente, il costo della vita ha continuato a crescere, soprattutto nelle grandi città.
La laurea serve ancora per guadagnare?
I numeri suggeriscono che il problema non sia la laurea in sé, ma il contesto in cui viene spesa. Pochi investimenti in ricerca, una diffusione dei contratti precari e un sistema universitario spesso distante dal mondo del lavoro riducono il rendimento economico dello studio.
La differenza tra laureati e non laureati continua a esistere, ma si assottiglia sul piano della sicurezza economica. In questo scenario, il valore dell’istruzione dipende sempre più dalla capacità del mercato di riconoscere e assorbire le competenze, più che dal titolo in quanto tale.
Studiare resta un fattore decisivo, ma da solo non basta più a garantire un futuro stabile. Il paradosso dei laureati poveri si colloca proprio in questo spazio: tra un livello di formazione in crescita e un sistema che fatica a trasformarlo in opportunità concrete.