ImmaFer
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Studente anno sabbatico

“Buongiorno, sono uno studente italiano M22 che, dopo essermi laureato in triennale in economia a pieni voti, ha deciso di prendersi un anno sabbatico prima della magistrale, principalmente perché non sapevo cosa volevo fare in futuro”.

Così inizia il post pubblicato da un giovane utente su Reddit, che ha deciso di raccontare com'è andato il suo anno sabbatico. Dodici mesi che avrebbe dovuto servire a fare chiarezza, acquisire esperienza e investire su se stessi. Ma che, alla fine, gli hanno lasciato addosso solo confusione, insoddisfazione e un senso di colpa difficile da scrollarsi di dosso.

Indice

  1. Lavoro, entusiasmo e una prima delusione
  2. La paralisi delle scelte e la paura di sbagliare
  3. Una nuova possibilità con i professori, poi il silenzio
  4. La fatica di ripartire e il senso di colpa
  5. I commenti della community: “Hai fatto un bagno di realtà”
  6. Una pausa difficile, ma non inutile

Lavoro, entusiasmo e una prima delusione

Il primo obiettivo era lavorare, magari in un ambito affine agli studi. Dopo poco, però, è arrivata la doccia fredda: “Sono entrato in una piccola azienda dove conoscevo il titolare, che mi aveva promesso che avrei messo in pratica quello che avevo studiato. Dopo un paio di settimane mi sono reso conto che c’era un ambiente tossico […] sono finito a fare fotocopie perché per loro non aveva senso formarmi visto che quasi sicuramente non sarei rimasto lì”.

La decisione del ragazzo è stata, perciò, quella di lasciare il posto. A quel punto, il percorso ha iniziato a complicarsi.

La paralisi delle scelte e la paura di sbagliare

Senza più un riferimento concreto, è subentrato un blocco: “Mi sono imbattuto in una fase di stress e paralisi mentale in cui non sapevo che strada prendere ed ero iper spaventato dal futuro e dalla possibilità di fare una scelta sbagliata”.

Allora ha provato a preparare test per l’ammissione a università italiane ed estere, ma senza convinzione. Poi, parlando con professionisti e conoscenti, ha individuato una soluzione più definita: quella del commercialista o revisore, con un possibile futuro nel controllo di gestione. “Ho deciso di fare la magistrale nella stessa uni della triennale per i ganci che avevo”.

Una nuova possibilità con i professori, poi il silenzio

Per iniziare a orientarsi, ha scelto di collaborare con alcuni docenti universitari: “Ho concordato di andare senza stipendio perché mi interessava imparare e capire se facesse per me”.

Per mesi ha lavorato a distanza seguendo progetti con entusiasmo: “Mi trovavo bene e sinceramente gasato: imparavo cose nuove, mi confrontavo con loro, ero felice”. Ma poi, con l’arrivo dell’estate, tutto è sfumato: “Sono lentamente spariti per gli impegni, e anche il lavoro è gradualmente calato fino a diventare zero”.

La fatica di ripartire e il senso di colpa

Nonostante la motivazione iniziale, qualcosa si è incrinato: “Ho cercato nuove cose per darmi una scossa: corsi, libri, nuove attività, però dopo aver iniziato perdevo l’entusiasmo perché mi accorgevo di essermi svegliato tardi”.

La magistrale, intanto, è ormai alle porte, ma il bilancio personale appare amaro: “Sento di aver buttato un anno e che se mi fossi organizzato meglio avrei potuto fare 100 robe utili in più, e questo mi demotiva e mi fa sentire uno schifo”.

I commenti della community: “Hai fatto un bagno di realtà”

A raccogliere il suo sfogo, tanti utenti con esperienze e punti di vista diversi. Alcuni normalizzano il percorso: “All’estero è pratica usuale, e anche consigliata, fare esperienza lavorativa o di ricerca prima di iniziare una magistrale”. Altri puntano sull’aspetto personale: “Non guardare indietro. Sono sicura che hai fatto cose utili e hai capito cose su te stesso”.

Un utente offre un’analisi più strutturata della situazione: “A 22 anni direi che non sei in ritardo. Ne avessi 32 magari sì, ma 22 decisamente no. […] Hai fatto un anno di bagno di realtà: ora sai che senza una magistrale non farai granché, scegline una. Purtroppo non c'è, salvo rarissimi casi, UN percorso definito per un lavoro specifico”.

E ancora: “Lo studio è programmato, ma non così lineare; il lavoro per quanto vasto non può avere una domanda stabile. Avrai sempre alti e bassi”.

Una pausa difficile, ma non inutile

Lo sfogo dell’utente non è raro. Anzi, tanti studenti che decidono di fermarsi per riflettere si ritrovano poi con più domande che risposte. Ma se è vero che l’anno sabbatico non è andato come sperato, è anche vero che ha portato esperienze, contatti, e forse una consapevolezza maggiore.

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