Imma Ferzola
Autore
Niscemi

Niscemi sta franando. Dopo giorni di piogge intense e con il passaggio del ciclone Harry, i pendii argillosi del comune siciliano in provincia di Caltanissetta hanno ceduto, facendo scattare evacuazioni e chiusure stradali. La frana ha colpito zone già note per la loro fragilità idrogeologica, riportando all’attenzione un problema antico ma sempre attuale.

Indice

  1. Perché il terreno si muove
  2. Come si muove la frana
  3. L'impatto umano: il peso delle costruzioni
  4. Interveti e prevenzione
  5. Una storia che si ripete

Perché il terreno si muove

Il movimento del terreno a Niscemi non è improvviso: è il risultato di fattori naturali ben noti agli esperti di geologia. L’area è dominata da argille plioceniche, marne e argille sabbiose che trattengono lentamente l’acqua piovana. Quando le piogge persistono, queste argille si saturano, aumentano la pressione nei pori e perdono resistenza meccanica. In pratica, i pendii si abbassano e si deformano senza rompersi di colpo, con movimenti lenti ma continui. Studi geotecnici indicano che le argille sature possono perdere fino al 70% della loro resistenza al taglio.

Come si muove la frana

Gli smottamenti osservati a Niscemi seguono un meccanismo roto-traslazionale: la parte alta del pendio si abbassa, quella bassa tende a sollevarsi e il versante scivola lentamente verso valle. Segni evidenti sono le crepe arcuate, abbassamenti localizzati del terreno e spostamenti di strade e infrastrutture. Non serve un temporale eccezionale: basta una fase di piogge prolungata per innescare il movimento.

L'impatto umano: il peso delle costruzioni

Anche l’attività umana può accelerare il fenomeno. Edifici, strade, reti fognarie e perdite idriche modificano l’equilibrio del pendio. Non sono la causa principale della frana, ma contribuiscono a rendere il movimento più evidente e le sue conseguenze più rischiose. Niscemi si inserisce in un contesto più ampio: la Sicilia è una delle zone più soggette a frane in Italia.

Interveti e prevenzione

Dal punto di vista tecnico, la priorità è ridurre l’acqua presente nei pendii. Sono in corso interventi di: 

  • drenaggio profondo, 
  • canalizzazione delle acque superficiali,
  • alleggerimento dei carichi in sommità. 

Solo dopo aver stabilizzato il regime idrico sarà possibile consolidare localmente il terreno. Finché l’acqua resta intrappolata nelle argille, il movimento dei pendii non si arresta.

Una storia che si ripete

La frana di Niscemi non è un episodio isolato: il territorio ha già vissuto smottamenti nel 1790 e nel 1997. Anche allora, la combinazione tra natura del suolo, piogge intense e fattori locali ha portato a cedimenti simili. Oggi, come ieri, la geologia e le precipitazioni determinano quanto e come il terreno può cedere.

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