Marcello Gelardini
Autore
Pergamena di laurea

La scuola dovrebbe essere il grande livellatore sociale, lo strumento principe per permettere a chiunque di costruire il proprio futuro, a prescindere dal portafoglio di mamma e papà. E invece, a leggere i dati dell'ultima indagine AlmaDiploma 2026 sul profilo dei diplomati italiani, il titolo di studio sembra essere più una questione ereditaria che non di merito.

Come fa notare l’analisi del report effettuata dal portale Skuola.net, l’elemento che fa più differenza è, in particolare, il livello culturale dei genitori. Se, infatti, in casa c'è una laurea, il percorso del figlio sembra già tracciato: prima si sceglie in massa il liceo, poi si punta dritti all'università.

E nel mezzo del cammino gli stessi studenti tendono a prendere voti più alti, fin dalle medie. In più: viaggiano all'estero con maggior frequenza, collezionano certificazioni linguistiche e arrivano quasi sempre al diploma senza mai incappare in una bocciatura.

Al contrario, chi proviene da famiglie meno scolarizzate viaggia su una corsia diversa: si orienta di più verso istituti tecnici o professionali, sperimenta prima il mondo del lavoro già negli anni delle superiori e, dopo la Maturità, cerca subito un impiego. In sintesi: l'ascensore sociale italiano è fermo al piano terra.

Indice

  1. La differenza di classe inizia alle elementari e si rivela alle medie 
  2. Il liceo approdo naturale dei figli dei laureati
  3. Il curriculum nascosto: viaggi, lingue e zero bocciature
  4. Università o lavoro? Una scelta quasi sempre fatta in partenza

La differenza di classe inizia alle elementari e si rivela alle medie 

Il solco tra chi ha genitori con un alto livello di istruzione e chi proviene da famiglie culturalmente meno elevate si scava, dunque, ben prima del diploma. Iniziando a manifestarsi in modo dirompente già sui banchi delle scuole medie.

Al momento dell'esame di Stato del primo ciclo (terza media), ad esempio, ottiene il massimo dei voti ("10 o 10 e lode") ben il 24,9% dei ragazzi con almeno un genitore laureato. Una percentuale che crolla al 14,1% fra i figli di genitori con al più il diploma superiore e precipita ad appena il 7,9% tra chi ha madri o padri con la sola licenza media o elementare. Un divario netto, che condizionerà inevitabilmente il primo, grande bivio.

Grafico 1

Il liceo approdo naturale dei figli dei laureati

Proprio la decisione su quale scuola secondaria di secondo grado frequentare rappresenta il vero spartiacque di questa storia. 

I dati di AlmaDiploma fotografano una polarizzazione estrema: il 73,4% dei ragazzi con genitori laureati si iscrive a un liceo. La percentuale scende quasi della metà (47%) per i figli di diplomati. Per crollare al 32,5% tra coloro che hanno genitori con titoli inferiori al diploma.

Non è un caso: l'influenza del "salotto di casa" è fortissima. I diplomati stessi ammettono che il parere dei genitori è considerato molto più decisivo e rilevante quando in famiglia c'è una laurea: i consigli di mamma o papà sono ascoltati nel 71,3% dei casi. Mentre quando i genitori hanno titoli inferiori al diploma il loro influsso sulle scelte è decisamente più scarso (59,3%).

Il curriculum nascosto: viaggi, lingue e zero bocciature

Il "peso" del background culturale non si limita, però, a orientare la scelta dell'indirizzo, ma accompagna lo studente per tutti i cinque anni delle superiori, traducendosi in vantaggi (o svantaggi) tangibili e arricchendo (o meno) il curriculum dei ragazzi.

I figli dei laureati hanno un percorso nettamente più lineare: arrivano all’esame conclusivo senza mai essere bocciati nel 95,8% dei casi, mentre la quota di chi conclude nei tempi regolari scende all'88,6% tra chi proviene da contesti meno istruiti.

Stesso copione per il voto finale di Maturità: raggiunge l'eccellenza - un voto superiore a 90/100 - il 23,8% dei diplomati con genitori laureati e solo il 14,8% di chi ha genitori senza il diploma.

Grafico 2

Ma c'è di più. La scuola superiore di oggi non è fatta solo di lezioni frontali. Anche nelle esperienze extracurricolari il livello culturale ed economico della famiglia fa la differenza. Un progetto di studio all'estero, ad esempio, è vissuto dal 27,8% dei diplomati con genitori laureati, mentre è un traguardo raggiunto solo dal 16,5% di chi proviene da famiglie con livelli di istruzione inferiori.

Un abisso ancora più ampio si registra quando si osserva il conseguimento delle ambite certificazioni linguistiche internazionali (come il First o il TOEFL): le conquista quasi un figlio di laureati su due (46,8%) e appena un ragazzo su cinque (20,1%) tra coloro che hanno genitori con titoli più bassi.

Al contrario, a sperimentare l'ingresso precoce nel mondo del lavoro - spesso per necessità o per propensione dell'indirizzo tecnico-professionale - già durante gli anni della scuola superiore, sono molto di più gli studenti figli di non diplomati (62,6%) rispetto ai figli dei laureati (56,8%).

Grafico 3

Università o lavoro? Una scelta quasi sempre fatta in partenza

Arrivati, infine, alla vigilia dell’esame di Maturità, l'ultimo capitolo di questa disparità si consuma davanti alla scelta più grande: cosa fare da grandi. I dati del Rapporto mettono nero su bianco come le traiettorie siano irrimediabilmente divergenti.

A un passo dal diploma, il 73,7% dei figli di laureati ha la ferma intenzione di dedicarsi esclusivamente agli studi universitari. Un dato che si scontra frontalmente con quel 44,4% registrato tra i ragazzi provenienti da famiglie meno istruite, i quali, molto più spesso, si trovano a dover guardare da subito al mercato del lavoro.

Grafico 4

 

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