Ricattata dai compagni di scuola per le foto hot: costretta a pagare e fare i compiti per loro

Lucilla Tomassi
Di Lucilla Tomassi
ricatto sessuale

E’ successo di nuovo, questa volta a Torino, vittima una allora diciottenne, finita nella rete del ricatto sessuale, pena la condivisione online di sue foto compromettenti. Questa la storia avvenuta nel 2017 ai danni di una giovane liceale, e il 3 ottobre 2019, finalmente, i suoi due aguzzini sono finiti sotto processo proprio con l’accusa di avere sottoposto una compagna di scuola a un ricatto con la minaccia di diffondere in rete alcune immagini hot che la vedevano protagonista. Ma, anche se sconvolgente, non è questa la cosa più grave; infatti sembra che questo sia un trend diffuso tra i giovanissimi e non solo.


Torino: diciottenne vittima di ricatto per foto hot

La vicenda è iniziata a giugno 2017, come riporta anche Il Fatto Quotidiano, quando la vittima, ora ventunenne, ha avuto un rapporto sessuale con un suo compagno di classe nel bagno dell’istituto, durante il quale il suo partner ha ben pensato di scattare qualche foto della ragazza ritratta in pose compromettenti.
Ha poi successivamente usato quelle foto per ricattare la compagna, chiedendole di pagare la pizza o di fare i compiti a casa, pena la diffusione della foto online. Il promettente fotografo ha inoltre condiviso la storia con un suo amico, facendolo diventare suo complice, e proprio per questo il 3 ottobre 2019 il processo ha visto imputati entrambi i ragazzi per ricatto sessuale.


Skuola.net: non è un caso isolato

La vittima aveva difficoltà a denunciare i suoi aguzzini, e per questo è incappata anche in problemi scolastici che hanno portato poi alla bocciatura della giovane. Ma, purtroppo, non è un caso isolato di violenze di questo tipo. Infatti secondo una recente indagine di Skuola.net su più di 6.500 ragazzi tra i 13 e i 18 anni, il revenge porn e il ricatto sessuale tramite video o foto intimi sono un fenomeno più diffuso di quanto non si possa pensare, in particolar modo tra gli adolescenti.

1 vittima su 3 ha troppa paura per puntare il dito

Stando ai dati del sondaggio, il 15% tra coloro che hanno scambiato immagini piccanti in maniera privata (sexting), le ha viste condividere con altri senza il suo consenso, magari con sconosciuti. Circa il 12% delle volte, invece, in cui le foto intime di un ragazzo o di una ragazza finiscono nelle mani sbagliate, queste vengono usate per minacce o ricatti sessuali. L’effetto di tale ricatto? Disastroso: quasi 1 vittima su 3, a causa della troppa vergogna, ha evitato di dirlo in giro (tra le ragazze il dato sale al 37%); solo il 16% ha chiesto aiuto alla famiglia o agli amici; mentre il 53% ha cercato di fare finta di niente (in special modo i ragazzi, dove la percentuale arriva addirittura al 59%).
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20 novembre 2019 ore 15:30

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