Fuori sede, ricchi o poveri? Dipende dalla città. Ma tanto pagano mamma e papà

Marcello G.
Di Marcello G.

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Inizia un nuovo anno accademico e, per i ragazzi che scelgono di lasciare casa per frequentare l’università in un’altra città, riparte la caccia al posto letto. O, nelle ipotesi migliori, a un alloggio tutto per sé. Sono circa 600mila gli studenti fuori sede che in queste settimane stanno spulciando tra gli annunci immobiliari alla ricerca dell’offerta migliore. Anche se, a prescindere dall’esito, il risultato sarà sempre lo stesso: l’affitto rimane la voce di spesa nettamente più alta nel bilancio delle famiglie che vogliono far studiare un figlio in un ateneo lontano dalla città d’origine. In pratica, quasi la metà dell’esborso annuo se ne va per pagarsi un letto dove dormire. Secondo i dati diffusi da Federconsumatori, in media uno studente fuori sede spende 4.036,80€ all’anno per una stanza singola (su una spesa complessiva stimata per mantenersi di 9.415,70 euro): sono 336,43 euro al mese. Mentre per chi non può permettersi queste cifre e deve ripiegare su una stanza condivisa con altri ragazzi, la somma scende ma non di molto: 2.563,20€ annui (su una spesa totale valutata 7.944,10 euro), ovvero 213,60€mensili.

Il 30% dei fuori sede è ‘costretto’ a trovarsi casa. Scarsi gli alloggi per gli universitari

Perché quasi tutti gli studenti fuori sede sono in qualche modo ‘costretti’ ad affittarsi una casa. La conferma arriva da un sondaggio di Skuola.net, effettuato su 850 universitari che studiano in un’altra città. Troppo pochi gli alloggi gestiti direttamente dagli atenei (solo il 22% dei ragazzi trova posto in queste strutture); troppo cari residenze universitarie, collegi e convitti (li sfrutta appena il 15% degli studenti); in meno della metà dei casi si può fare il pendolare tra una città e l’altra, andando e tornando in giornata (ci prova il 33%) La conseguenza è che circa un terzo dei ragazzi – il 30% - si deve trovare un alloggio privato: appartamento intero, stanza singola o posto letto che sia. Sistemazione che, sempre secondo la stessa ricerca, nel 42% dei casi è totalmente a carico delle famiglie. Appena il 14% dei fuori sede cerca di farcela da solo a pagare l’affitto, magari cercando un lavoretto; il 17%, invece, mette gran parte del canone mensile ma ha comunque bisogno di una mano; mentre circa 1 su 5 (il 21%) divide le spese a metà con mamma e papà. Le borse di studio? Vi accede solo il 6%.

Molto dipende dalla geografia: al Centro gli affitti più cari, al Sud si risparmia

Tornando alle cifre, ovviamente la situazione cambia in base alla geografia. Sempre in base ai dati di Federconsumatori, sono particolarmente elevati gli affitti nelle città del Centro, dove il costo annuo per una singola può raggiungere i 4.794,00 euro annui (per la doppia è di circa 3.014,40 euro). Anche al Nord, però, non si scherza: i costi si attestano attorno quota 4.344,00€ annui per la singola e a 2.707,20€ per il posto letto in doppia. Decisamente meglio per i fuori sede che studiano nelle città del Meridione: per loro la spesa è pari a 2.973,60€ e a 1.975,20€ all’anno, rispettivamente per la camera singola o per la doppia condivisa. A conti fatti, al Sud una stanza singola può costare anche circa il 40% in meno rispetto al Centro (una doppia circa il 35% in meno) e più del 32% in meno al Nord (quasi meno 30% per le doppie). Ma occorre fare un’ulteriore distinzione: ci sono città, sempre le stesse, che hanno affitti decisamente più alti di altre. Niente di nuovo, in fondo è tutto in linea con il costo della vita nei centri urbani più grandi. Così, se restringiamo la ricerca alle città più popolate dai fuori sede, i numeri sono destinati a lievitare. È la legge della domanda e dell’offerta.

Le città meno abbordabili: Milano e Roma quasi intoccabili, Firenze lo sta diventando

Secondo le stime effettuate dal portale Immobiliare.it, prendendo a campione le 14 città con la concentrazione più alta di studenti non residenti, per una camera singola si spendono mediamente 416 euro al mese, il 4% in più rispetto allo scorso anno e addirittura il 9% in più di tre anni fa. Milano si conferma la città meno abbordabile: 528 gli euro mensili richiesti in media per una stanza singola e crescita vertiginosa per i posti letto in doppia (spesa media 388 euro, +12% rispetto al 2016). Tutt’altro che economica anche Roma: per una singola occorrono circa 439 euro (almeno in questo caso, però, i prezzi non hanno subìto aumenti rilevanti) ma, pure nella Capitale, le camere doppie schizzano in alto (+11% rispetto al 2016, che si traduce in una media di 333 euro al mese). Terzo gradino del podio per Firenze, la città che quest’anno ha visto più delle altre aumentare i prezzi delle locazioni di stanze: per una singola si spendono 401 euro, mentre per un posto in doppia occorrono 284 euro (rispettivamente +13% e +14% rispetto al 2016).

A Bologna i canoni tornano a crescere. La Sicilia ‘paradiso’ dei fuori sede

Ma gli aumenti si sono verificati un po’ in tutte le città a vocazione universitaria. A Bologna, ad esempio, i canoni sono cresciuti dell’8,5%: richiesti in media 355 euro al mese per una singola e 260 euro per un posto in doppia. Stesso discorso per Siena e Venezia: in Toscana, per la singola si spendono 336 euro e per la doppia 245 euro a posto letto (in media +2% su tutti gli affitti); nel capoluogo veneto, +6% per le singole (333 euro) e +10% per un posto in doppia (252 euro). Non lontana Torino, dove però i prezzi appaiono più stabili: qui una camera costa mediamente 344 euro. Deciso aumento, invece, per Napoli: nel capoluogo partenopeo si è assistito a un maggiore aumento dei prezzi soprattutto del letto in doppia (240 euro al mese, +14% in un anno) mentre per una singola si supera quota 300 euro. Cifre comunque fattibili per molti. Anche se, per rifiatare sul serio, c’è un solo luogo in Italia che garantisce alloggi per universitari a basso costo: la Sicilia. Palermo e Catania si confermano ‘regine’ del risparmio: siamo sotto i 200 euro sia nel caso delle singole che del posto in doppia.


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18 novembre 2017 ore 09:30

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