
Due anni dopo quel tragico 11 ottobre 2023, quando David Calabrò venne travolto e ucciso mentre pedalava sulla Cisterna-Nettuno, la sua storia torna a farsi voce. Alla Casa Comunale di Nettuno, familiari, istituzioni e associazioni si sono riuniti per un incontro dal titolo emblematico: “In memoria di David Calabrò – per la sicurezza stradale”.
Un momento di ricordo che si è trasformato in un appello collettivo: ripartire dall’educazione, dalla famiglia e dal rispetto delle regole, per restituire al ciclista e al pedone quel diritto elementare di tornare a casa.
Indice
Dalla memoria all’impegno: la voce di una madre
A guidare l’iniziativa è stata Daniela Cantiani, madre di David, che ha trasformato la perdita in una battaglia civile. Le sue parole hanno toccato il cuore della sala: “Bisogna ricominciare dalla famiglia, dai bambini. Insegnare loro a camminare per strada e a rispettare i segnali”.
Un invito che si fa progetto, con la proposta di campagne formative nelle scuole e una rete di educazione alla sicurezza stradale. Cantiani ha chiesto di installare cartelloni che ricordino agli automobilisti di rallentare e rispettare la vita, ma anche di usare tecnologie intelligenti – dai dispositivi di rilevamento automatico ai droni – per prevenire incidenti.
“Viviamo nell’era dell’intelligenza artificiale, mettiamola al servizio della comunità”, ha detto, rilanciando anche l’idea di rivedere la normativa sull’omicidio stradale, perché “non può essere solo colposo quando c’è omissione di soccorso”.
L’impegno delle istituzioni: “Porteremo la testimonianza nelle scuole”
Il Sindaco di Nettuno, Nicola Burrini, ha raccolto l’appello, invitando a trasformare il dolore in azione. “Oggi non è un giorno di lutto, ma di ricordo e prosecuzione”, ha sottolineato, annunciando la volontà di portare la testimonianza di David nelle scuole e di rendere lo sport uno strumento di inclusione e consapevolezza.
“Sono stato ciclista anch’io”, ha aggiunto, “e so cosa significa affrontare la strada ogni giorno. Questo piccolo incontro può diventare un evento importante per salvare vite”.
I ciclisti di Iron Bike: “Serve una rivoluzione culturale”
Presenti anche i ciclisti della Iron Bike ASD di Nettuno, l’ultima squadra di David, che ha donato al sindaco una maglia simbolo. Dal loro intervento: “Spesso veniamo percepiti come un intralcio, ma chiunque vedesse le nostre telecamere capirebbe i rischi che affrontiamo quotidianamente”.
Per loro la sicurezza non è una questione tecnica, ma culturale. Da qui la richiesta, già formalmente protocollata, di nuovi cartelli stradali e di maggiore visibilità per chi si muove in bici.
Il ruolo del CSI: fare rete per cambiare davvero
A chiudere l’incontro, gli interventi di Corinna Maiutto, Consigliera nazionale CSI, e Davide Vitamore del CSI Latina. Entrambi hanno sottolineato l’urgenza di fare rete tra scuole, amministrazioni e associazioni. “Noi offriamo formazione gratuita di primo soccorso”, ha spiegato Vitamore, “ma il problema non si risolve solo abbassando i limiti di velocità: serve un approccio complessivo, concreto, e serve subito”.
Numeri che non lasciano spazio all’indifferenza
Dietro le parole, ci sono i dati. Nel 2025, secondo l’Osservatorio Asaps-Sapidata, sono già 172 i ciclisti morti sulle strade italiane, con un aumento del 14% rispetto all’anno precedente.
Tra loro, 16 vittime di pirati della strada. E non va meglio per i pedoni: 301 decessi registrati tra gennaio e settembre, quasi la metà over 65.
Numeri che raccontano un Paese dove ogni giorno la strada diventa un rischio. Per questo l’appello lanciato a Nettuno acquisisce ancora più significato: trasformare la memoria in responsabilità collettiva.