Imma Ferzola
Autore
Morbo K serie tv Rai

Ottobre 1943, Roma. Le SS hanno appena circondato il Ghetto. Centinaia di persone cercano disperatamente un rifugio. Molti corrono verso l'ospedale Fatebenefratelli, sull'Isola Tiberina. Cosa fa il primario, Giovanni Borromeo? Non alza bandiera bianca. Inventa una pandemia. Il Morbo K non esiste in nessun libro di medicina, ma per i nazisti divenne l'incubo peggiore. Questa la storia vera (e incredibile) dietro la miniserie Rai.

Indice

  1. Com'è nato il "Morbo K"
  2. "Tossite più forte!": il teatro della sopravvivenza
  3. Chi era il "Giusto" Giovanni Borromeo
  4. I numeri di un miracolo
  5. La miniserie su Rai1: Morbo K, "chi salva una vita, salva il mondo"

Com'è nato il "Morbo K"

Insieme ai colleghi Adriano Ossicini e Vittorio Sacerdoti (un medico ebreo che lavorava sotto falso nome), Borromeo creò una malattia "fantasma". Sulle cartelle cliniche scrivevano di sintomi orribili: convulsioni, vomito e una morte per asfissia lenta e dolorosa. Ma il vero colpo di genio era il nome: Morbo K. Quella "K" non era un codice medico, era un insulto ai due uomini più temuti del tempo: Kappler e Kesselring, i capi nazisti.

"Tossite più forte!": il teatro della sopravvivenza

Quando i soldati tedeschi entravano in corsia per cercare ebrei e partigiani, i medici davano l'ordine: "Tossite, tossite continuamente!". I finti pazienti, nascosti sotto le coperte, simulavano convulsioni e attacchi respiratori. I nazisti, terrorizzati dall'idea di contrarre una malattia sconosciuta e letale, non controllavano nemmeno i documenti e scappavano via.

Chi era il "Giusto" Giovanni Borromeo

Borromeo non è stato un eroe per caso. Già negli anni '20 si era rifiutato di iscriversi al Partito Fascista, rischiando la carriera. Al Fatebenefratelli aveva creato una rete di resistenza vera e propria: negli scantinati nascondeva una radio clandestina e nei corridoi proteggeva i ricercati dal regime.

I numeri di un miracolo

Nessuno sa con precisione quante persone siano state salvate da questa "truffa" medica. Alcuni dicono 45, altri molti di più. Quel che è certo è che grazie a quei finti malati di Morbo K, decine di famiglie hanno ricevuto documenti falsi e sono riuscite a fuggire prima di finire sui treni per Auschwitz.

Nel 2005, lo Yad Vashem ha riconosciuto Giovanni Borromeo come "Giusto tra le nazioni". Una lezione preziosa: a volte, una presa di posizione del singolo, come una "banale" bugia ben detta, può essere l'arma più potente contro l'orrore.

La miniserie su Rai1: Morbo K, "chi salva una vita, salva il mondo"

La fiction, in due serate per un totale di quattro episodi, racconta il piano del professor Matteo Prati, personaggio ispirato a Borromeo, che inventa il Morbo K per salvare la comunità ebraica. Con l’aiuto del giovane Pietro Prestifilippo e di Silvia Calò, le cui famiglie rischiano la deportazione, Prati riesce a proteggere i pazienti e a garantirne la fuga, incarnando l’idea che salvare una vita significa salvare il mondo intero. Disponibile il 27 e 28 gennaio, alle 21:30 su Rai1. 

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