Le 10 sfighe degli studenti sui mezzi pubblici

Daniel Strippoli
Di Daniel Strippoli

 foto di copertina 10 sfighe degli studenti sui mezzi pubblici

I viaggi di noi studenti sono tendenzialmente traversate epiche, inimitabili e incredibili avventure che farebbero rabbrividire quel burlone di Omero. Che sia un treno, un tram, o un vagone della metro, il presupposto di sfiga che caratterizza ogni fiaba aspetta paziente dietro l'angolo che il buon vecchio studente passi di corsa per muoversi da un punto A a un punto B. E proprio in quel momento farà un teatrale sgambetto.

#10. Le classiche false partenze: L'anticipo, il ritardo, "oh, no si è rotto…"
Situazione numero 1: Devi correre a lezione e ti sei svegliato tardi, ancora con le cispette negli occhi corri che manco Usain Bolt e arrivi alla fermata del bus/metro/treno. In questo caso, ovviamente, il mezzo di trasporto ha deciso di arrivare in anticipo e serrarti le porte di fronte alla faccia, mentre il conducente, sornione, si fa beffa di te dalla sua postazione. "Buongiorno anche a te, arcinemico secolare."

Situazione numero 2: Riesci ad arrivare in tempo alla fantomatica stazione, proprio perché oggi hai un appuntamento davvero importante cui non puoi assolutamente tardare. Aspetti. E aspetti. E aspetti. Passa un quarto d'ora e ancora nulla. Passa mezz'ora: adesso sei in ritardo. Inizi a guardare su "Mappe", per vedere quanto ci metteresti a piedi: due ore e 15 minuti. Benissimo. Ti conviene iniziare a camminare… Ti sposti dall'area della fermata, e ti vedi passare a fianco la maxilattina a motore. Il solito conducente ti guarda con la solita espressione sorniona. "Grazie."
Situazione numero 3: Sali sul mezzo ed improvvisamente senti una fortissima puzza di bruciato. Fai finta di niente, sperando che l'odore se non ci fai caso vada via. Il treno/autobus si ferma. A questo punto, parte un messaggio registrato. "Siamo spiacenti di comunicare che, a causa di un guasto tecnico, la corsa è sospesa. Cercheremo di risolvere il guasto appena possibile. Ci scusiamo per il disagio." Era troppo bello per essere vero.
Tuttavia, non sempre il fatto che la corsa prosegua senza intoppi tecnici è consolatorio. A volte saranno le condizioni di viaggio a tumefarti la pazienza, facendoti rasentare l'esaurimento. Ecco una carrellata che metterà alla prova la tua resistenza.

#9. La ressa
Sali sul mezzo in questione e ti rendi conto della pressione che ti stringe da ogni lato. Improvvisamente inizi a sentire l'aria mancare, e l'odore di smog misto bruciato della stazione viene sostituita da quello di ascella. "Perché la gente non si fa una doccia prima di salire sui mezzi?" è la domanda d'impeto che diventa un pensiero costante, come il desiderio di carboidrati durante la dieta. La nostra amica Sfiga, però, fa di meglio: a tre fermate di distanza rispetto alla tua meta, fa salire un nugolo di turisti zaffanti che si piazzano davanti alle porte. Continuano a guardare in su alla ricerca di indicazioni della fermata. "Scusi dovrei scendere" muro "scusi dovrei scendere" "PIAZZA DUOMO?" è l'unica risposta che ottieni. inizi a spalleggiare di fronte alla porta che si apre, a suon di imprecazioni e contrattacchi da parte dei turisti che ti starnutiscono in faccia riesci a farti largo. LIBERTA'!

Level pro: il gruppo di turisti è composto da suorine indiane spiazzate, di fronte alle quali il tuo buon cuore ti vieta di imprecare e spalleggiare, e mentre sei con un piede sul marciapiede ti chiedono indicazioni. Puoi non rispondere? ...

#8. Il tizio al telefono
"CIAO GRANDISSIMO!" nella variante femminile "CIAO AMO/TESORO!", sono le urla di battaglia del telefono-dipendente. Il telefono-dipendente sui mezzi ha la peculiare caratteristica di parlare talmente ad alta voce da rischiare ogni volta la multa per disturbo della quiete pubblica. Può condividere con tutto il vagone svariati argomenti: la cuccata della sera prima, il capo cattivo che l'ha redarguita, l'aneddoto della ceretta all'inguine completa che però "cioè amo, quell'estetista fenomenale, non ho sentito nulla, anche se, cioè, non so se mi ci trovo bene perché ora pizzica." Tu sei li che cerchi di dormire e invece il telefono-dipendente ritiene giusto che tu sappia quale sia il suo pensiero a riguardo della rottura dell'amica con il fidanzato "no cioè amo, non puoi essere triste amo, meriti di meglio amo… No cioè amo quella è troppo stronza… no no amo, tranquilla, sono in treno, non mi sente NESSUNO." E che cavolo, io pero volevo sapere perché Amo si è lasciata con il tipo. E poi, chi è la stronza? Che ha fatto?

Level pro: Ormai tutto il vagone è molto interessato alle vicende di Amo: si sta per svelare il motivo per cui Amo e il tipo si sono lasciati. Anche il tizio con le cuffione della Bose che fa il vago ha palesemente staccato l'audio per ascoltare, e la tizia davanti a te che fa l'intellettuale con Dostoevskij in mano è ferma a pagina 12 da quando è salita. A questo punto la telefonara decide che è giusto abbassare il volume, confabulare e poi concludere con un "VABBE' AMO, CI SENTIAMO VIA UAZZAPP". Mai na gioia.
Level pro bis: Il telefonaro non si ferma nemmeno davanti alla geografia: e quando capita la galleria inizia il discorso con un "ASCOLTA, STO ENTRANDO IN GALLERIA, SE CADE LA LINEA TI RICHIAMO." tu provi a tirare un sospiro di sollievo ma, imperterrito, il telefonato continua nonostante la telefonata si sia chiusa con una serie di "PRONTO….PRONTOOOOOO…PRONTO, MI SENTI? maledette gallerie…PRONTOOOOOOOOOOOOOOOOO!". La tentazione di accoltellarlo con il martelletto sfonda vetri d'emergenza è forte.

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#7. Quello con la radio
E' il classico gabber di 13 anni che sale sul vagone stracolmo di gente, con atteggiamento sciancato, si lancia sui seggiolini in fondo, dove si sdraia, appoggiando i piedi sui seggiolini davanti, riuscendo ad occupare otto posti nonostante sia alto un metro e cinquanta per quaranta chili di peso. Non contento, attacca la radio appoggiandosi al finestrino e ascolta un remix di Gigi d'Alessio techno cantata in bulgaro. Durata: 5 ore e 14 minuti.

Level pro: Il ribelle ha un sacco di amici e tutti vogliono far sentire una canzone diversa. Il mesh-up è insostenibile.

#6. Quello con le ciabatte da piscina
Quello con le ciabatte da piscina non è un indicazione descrittiva, ma uno stile di vita. Quello con le ciabatte da piscina scambia il vagone per una SPA: inizia con una approfondita ispezione del padiglione auricolare con il mignolo e susseguente check-up del colorito/forma/consistenza del prodotto del suddetto orecchio. Prosegue con il naso (Quello con le ciabatte da piscina ha SEMPRE il raffreddore), che soffia incessantemente per poi controllare il fazzoletto. Il pezzo forte però deve ancora venire: Quello con le ciabatte da piscina se le sfila, e inizia una pedicure da far invidia al migliore dei centri estetici: taglio delle unghie, rimozione pellicine, pulizia interstiziale tra un dito e l'altro. Una sciccheria.
Level pro: è seduto vicino a te.

#5. Quello che fa i rumori o l'arma batteriologica
Quando sali non lo vedi. Quello che fa i rumori scegli il posto che dà la schiena all'ingresso, così da non essere visto immediatamente. Appena parte il mezzo, però, inizia il suo concerto con un sonoro schiarimento di voce, come i migliori professionisti. Continua tossendo forte e ovviamente senza mani davanti alla faccia. Vedi i suoi umori uscire dalla bocca in forma di piccole gocce. Procede starnutendo, e la sua esperienza da arma batteriologica gli ha insegnato a tenere gli occhi aperti, per guardare meglio il bersaglio. Dopo aver finito il concerto, inizia a toccare tutto quello che lo circonda. Ti stai forse chiedendo se voglia contaminare tutto il vagone con la sua contagiosità? Si.

#4. Quello che attacca il pezzo
Sali sul mezzo, stanco. Hai avuto una giornata pesantissima e non vedi l'ora di arrivare a casa per farti una doccia e guardare la tv. La tua voglia di fare pubbliche relazioni è talmente bassa da rasentare lo zero assoluto. E la Sfiga questo lo sa. Così ti fa sedere davanti il tizio inquietante con gli occhi a palla. E questo inizia a fissarti. E tu fai l'unica cosa che non dovresti mai fare. Involontariamente, incroci il suo sguardo. Va bene, è la fine, spera solo scenda presto. Il primo argomento è il classico meteo. Provi a rispondere a monosillabi, ma il messaggio "oggi non sono socievole" non traspare a sufficienza. Prosegue poi con il commento delle notizie "Eh, i barconi/Eh, l'omicidio/Eh la giustizia" e chi più ne ha più ne metta. Non ce la fai più, ma hai come la sensazione di fare la fine del protagonista di "Misery non deve morire" se ti azzardi a concludere il discorso. Dunque continui ad ascoltare. E ascoltare. E ascoltare. Finché, se sei una ragazza, il tipo prova a chiederti il numero/contatto Facebook.

#3. I bambini molesti
Età oscillante tra gli zero e i 15 anni. La caratteristica comune? Fanno un casino assurdo. Tendenzialmente li ritrovi sul tuo vagone quando hai un martello pneumatico nel cranio che cerca di bucarti il cervello. Se provi a dire qualcosa ai rumorosi bambini che urlano, piangono, ripetono urlando canzoncine mentre piangono, ci sarà qualcuno, che sia un genitore o uno sconosciuto che ti guarda con disappunto. E in questi momenti rimpiangi di non essere nato in Cina dove c'è il controllo delle nascite.

#2. Quello che mangia
… Cose molto puzzolenti. Io non so quale logica spinga una persona a mangiare formaggio Gorgonzola su un treno, ma sicuramente dev'essere qualcosa di malvagio e perverso. Il rituale di nutrimento comincia con l'apertura del sacro cofanetto salva puzza, cui segue la diffusione della puzza per tutto l'ambiente. Dopodiché inizia la mangiata: la masticazione è ovviamente biascicata e la bocca rigorosamente aperta. Il pasto viene consumato con una lentezza tale da lasciarti odorare e constatare la consistenza del cibo.Tutto questo spettacolo ti causa un disgusto tale da farti passare qualsiasi accenno di gioia di vivere.
Level pro: La strada da percorrere è curvilinea.

#1. Quello che sbotta
All'apice dei peggiori compagni di viaggio compare "Quello che sbotta": che sbotti perché il controllore gli ha fatto la multa perché non ha vidimato il biglietto o o perché sta litigando al telefono, quello che sbotta lascerebbe perplesso chiunque. Il climax ascendente parte dallo sbuffante lasciarsi cadere sulla poltroncina. Poi si passa a un forte borbottio, a volte accompagnato da un tentativo di interrelazione con i presenti: "avete visto? Ma come si fa?" sono frasi papabili per lo sbottatore. L'apice però si raggiunge quando inizia a urlare, imprecare, bestemmiare, tirare calci alle poltroncine e pugni ai portacenere. L'eruzione di violenza dello sbottatore fa temere per la propria esistenza in vita.
Level pro: Il vagone è completamente deserto, e lo sbottatore dà segni di squilibrio pesante.

E tu… Qual è l'esperienza più truce delle tue avventure a bordo dei mezzi pubblici?

Andrea Buticchi

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