Gli stereotipi più odiosi sugli sfortunati studenti del primo banco

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Di edodean

Dopo anni di vagabondaggio da una fila all’altra, anche a me, come credo a tutti, è toccato mettermi al primo banco, considerato da ogni persona in questo mondo come quello prediletto da secchioni e leccapiedi dei prof. Mi sento però in dovere di proteggere questa categoria e di sfatare quelli che sono alcuni miti.

La definizione di studente del primo banco è, secondo quelli dei banchi dietro,“secchione che segue ogni singola lezione, che non passa appunti ed esercizi e che non parla manco a pagarlo”; in alcuni casi può essere veritiera, in altri si tratta di stupidi stereotipi. Partiamo dal fatto che non siamo tutti secchioni, infatti siamo soprattutto ragazzi che non sono riusciti a prendere i posti nelle ultime file nella corsa verso la classe il primo giorno di scuola. Avendo perso questa corsa siamo quindi costretti a seguire la maggior parte delle lezioni, ma non tutte; pensiamo ad arte, religione grammatica inglese, chi è il pazzo che le segue!?

Dopo aver seguito e preso appunti, lo studente si stanca e inizia a guardare il cellulare, cosa che al primo banco è quasi impossibile; quindi quello del primo banco o inizia a disegnare corpi corpuscolari maschili sul banco, o si rivolge al migliore amico dell’uomo: quelli del banco dietro. Sono loro che ti aiutano a passare l’ora di storia, matematica o filosofia senza un’emicrania al cervello: ti riescono a sollevare il morale anche solo con un’occhiatina; fanno battute che normalmente ti farebbero solo vomitare, ma che in quel momento, per qualche strana ragione non ti fanno smettere di ridere fino alla fine dell’ora. Sono anche coloro che ti suggeriscono quando non hai studiato (sì, anche lo studente del primo banco può non studiare).

L’ultimo mito da sfatare è quello dei compiti: noi del primo banco siamo considerati come quelli che fanno tutti i compiti, ma che non li passano a nessuno; personalmente credo molto nello spirito di squadra e nell’aiuto nei confronti del prossimo e tendo, quindi, a passare i compiti a chi me li chiede. Questo spirito di fratellanza è anche dovuto a un altro fattore: anche io e, più in generale, noi studenti del primo banco chiediamo i compiti e quindi non vorremmo che il non passare i compito ci si ritorcesse contro e finissimo col restare fino alle due di notte a capire come si faccia quell’integrale o come si bilanci quella reazione.

In conclusione, non odiate, denigrate o prendete in giro quelli del primo banco, sono solo ragazzi che non sono riusciti ad arrivare agli ultimi posti prima degli altri.


Edoardo De Angelis
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18 novembre 2017 ore 09:30

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