Il racconto che ci aspetta alla fermata del treno

Immersi sempre in una corsa senza fine, affannati da una società iperproduttiva, fermarsi ed ammirare la vita, o leggere un libro, è un privilegio riservato a pochi.
Vivendo in un mondo che richiede velocità a tutte le ore, l’attesa ha perso il sapore che la rendeva speciale.
Attendere ci stringeva lo stomaco in una morsa, ma al contempo ci costringeva a vivere di più. L’attesa era quel lasso di tempo prezioso che permetteva di creare, tra noi e ciò che attendevamo, un legame indissolubile: che sia una persona, una risposta, attendere ci rendeva vivi e ci apriva ai sensi. Quando ci fermavamo, avevamo la possibilità di guardarci intorno, di sognare, di riflettere, di avere paura, di avere un’ansia sana, di essere felici; l’attesa era la possibilità di sentirci vivi.

L’attesa ci permetteva di giocare con tutte le nostre emozioni.

L’attesa oggi è diversa.
Oggi abbiamo un’attesa, un fermarsi che ha il sapore di frenesia. Oggi l’attesa è fatta di sguardi impauriti di persone che non possono perdere nemmeno un minuto. Oggi l’attesa ha il sapore dell’agitazione che non aiuta, ma ostacola.
Oggi l’attesa ha il volto dell’ansia, oggi l’attesa ha la gamba che trema nervosamente perché ci toglie tempo e in una società in cui il must è il profitto, fermarsi e attendere l’amore rallenta la produzione.

L’attesa che si respira oggi non ha più – nemmeno lontanamente – la parvenza della piacevole interruzione. Sembra che l’uomo abbia dimenticato la dimensione positiva di quell’intervallo che ci permette di staccarci dal tempo dell’orologio, che ci permette di sentire il nostro cuore agitarci perché finalmente ha capito che ciò che c’è al di là dell’attesa, è davvero ciò che si vuole.
L’attesa, infatti, è anche questo: rendersi conto che ne vale la pena.
Ormai l’uomo, sempre ragionando in termini di perdita e guadagno, vede nell’attesa solo il lato negativo, ma così facendo sta perdendo la dimensione che più lo rendeva felice: sognare.

Oggi l’uomo non si ferma più, non si ferma a leggere un libro, perché la lettura ci distrae dal resto.
Che poi chissà cosa sia questo “resto”.

L’uomo ha dimenticato che l’attesa non è solo agitazione, aspettare un treno ad esempio è il momento giusto per concedersi all’antico otium, aspettare un treno non è l’equivalente di aspettare l’ora di un importante appuntamento (certo, se il treno non serve proprio per quello scopo) o di un responso importante.
Attendere un treno è la possibilità di fermarsi e scendere dalla giostra della velocità, e smetterla di pensare ai soliti problemi, che tanto ci saranno sempre, e allora perché non concedersi un po’ di serenità mentre si attende seduti in fermata?

Attendere un treno, potrebbe rappresentare la possibilità di tornare a dedicare del tempo alla lettura.

A Grenoble lo sanno che oggi l’attesa di un treno ha un sapore diverso, ha un sapore di lavori da cercare, prestiti da estinguere, mutui da saldare, a Grenoble sanno che la testa dell’uomo è affollata da pensieri che non lo lasciano libero di viaggiare nemmeno per un attimo con la propria mente, nemmeno nel tempo dell’attesa.
È per questo che nel sud della Francia sono stati istallati otto distributori automatici di storie, grazie all’iniziativa della casa editrice online Short Édition in collaborazione con il comune della città.
Gli ideatori del progetto, Christophe Sibieude e Quentin Peplé, hanno spiegato che l’intuizione di un distributore di racconti gli è venuta di fronte a un altro distributore, ma di bevande.
Hanno così pensato, in modo originale, di riempire i momenti di attesa allietando le persone con dei racconti brevi e istantanei.

È stato pensato a tutto, anche alla lunghezza del racconto: si può scegliere, infatti, il tempo della storia, in base al tempo dell’attesa, e per farlo basta scegliere tra uno, tre o cinque minuti. Poi si preme un bottone e il racconto è pronto: gratuitamente, tra le mani di chi aspetta il treno, c’è una storia, in un piccolo foglio, simile a uno scontrino di carta riciclata.
Un modo originale per tentare di valorizzare la lettura e tornare ad apprezzare l’attesa.
Al momento i distributori si trovano solo al centro di Grenoble, ma sono molte le città che li stanno richiedendo, c’è da sperare che anche qui, nel nostro Paese, possa essere ripresa un’idea tanto originale e rivoluzionaria.

L’uomo ha bisogno di tornare ad attendere l’attesa.

Vanessa Romani

Commenti
Skuola | TV
La Skuola Tv sta per tornare

Dopo mesi di vacanza, siamo pronti per ritornare a farvi compagnia!

4 ottobre 2017 ore 16:30

Segui la diretta