6 malinconici ricordi della gita delle superiori

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Di Redazione

Era il momento dell'anno più atteso e più vissuto: la gita. Tra gioie, dolori, alcoolici, amori, riti orgiastici e visite ai musei in hangover eccoci ora, a qualche anno di distanza, a ricordarle come un momento bellissimo (e di pura ignoranza adolescenziale).

"gita delle superiori"
Ci sono delle città, capitali europee e non, che hanno fatto la storia degli Istituti superiori italiani, tendenzialmente sono sempre le stesse, e rimangono nel cuore degli ormai più non giovani ex studenti, sto parlando di: Barcellona, Madrid, Berlino, Praga, Parigi, per i più fortunati Amsterdam (ma forse le classi che andavano in gita ad Amsterdam erano una leggenda inventata dai professori per illudere e rabbonire le classi per i primi sei mesi dell'anno scolastico).
Questi luoghi mitici et leggendari hanno in comune il fatto di aver visto lo sfacelo di fegati di giovani 15enni, di aver visto sbocciare coppie che sarebbero durate il tempo del suddetto viaggio, di aver assistito a rituali (sessuali e non) moralmente sindacabili, di essere state uno spaccato di “vita veloce” adolescenziale. Insomma, per andare al sodo, stiamo parlando della gita d'istruzione, meglio conosciuta in alcune circostanze come la gita distruzione, senza l'apostrofo.

I posti sull'autobus


Più eri figo, più sull'autobus ti sedevi indietro, ho visto fare corse che neanche Bolt, per accaparrarsi i cinque posti in fondo, e comunque, anche dopo essersene impossessati, vigeva una rigida gerarchia interna: il maschio (o la donna) alpha sedeva al centro, l'unico posto a non avere sedili davanti, a poter dominare e controllare i restanti 59, sopraelevato rispetto alle altre file, perché la gerarchia impone di essere in alto, anche fisicamente. A destra del maschio o della donna alpha, i fidatissimi, coloro che portavano provviste di cibo per il viaggio ed mp3 (o lettori cd, sig!) per il viaggio. Ai lati, verso i finestrini, quelli che dormivano, e che di conseguenza non potevano prendersi cura dell'illuminato compagno al centro.

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Più di andava avanti nei posti, più diminuiva il grado di figaggine e ascendenza sui compagni, fino ad arrivare alla seconda fila dove solitamente si trovava il secchione (che, come da copione, non aveva la musica nelle orecchie ma stava studiando), oppure più semplicemente quello che soffriva il mal d'auto. Posto di un certo rispetto anche quello a metà, appena sopra la seconda porta d'ingresso: da li si potevano controllare e commentare gli accessi dei compagni, ed eventualmente i deretani delle compagne che scendevano le scalette (nota negativa: la vicinanza con il gabinetto, nota positiva: la vicinanza con lo schermo tv dove solitamente venivano proiettati film di un certo spessore).

La preparazione


La preparazione di una gita non era cosa da poco, ANZI! L'ansia da prestazione era alle stelle, per donne e uomini, e per diverse ragioni. Se eri una ragazza, come da copione in gita sapresti di aver trovato lo strafigo della quarta B, e dovevi conquistarlo a tutti i costi. La preparazione per la gita scolastica di una donna, quindi, cominciava settimane prima con una ricerca accuratissima di TUTTO, dall'intimo in pizzo che manco a Capodanno, al vestiario (comprensivo di un vestito da zoccola, che ovviamente tu non consideravi da zoccola ma tale era), al trucco (palette 88 colori e 12 rossetti manco stessi via sei mesi), al calcolo delle mestruazioni (con relative parolacce se queste arrivavano proprio in quei giorni). Per non parlare poi delle session dall'estetista (o dall'amica sedicente estetista) per toglierti ogni singolo pelo presente sul corpo: dovevi essere perfetta per lo strafigo.
Nel caso degli uomini, le cose cambiavano, ma concettualmente l'ansia c'era lo stesso... l'uomo decideva di fare colpo sulla strafiga della terza B puntando sul fatto che questa prima o poi si sarebbe ubriacata, quindi erano sufficenti sette scatole di preservativi (“Si sa mai, metti che trovo una classe della Toscana in albergo piena di tipe”) e un buon dopobarba (il profumo d'omo prima di tutto). Ma oltre la preparazione all'accoppiamento, c'era tutt'altro tipo di organizzazione, ovvero quella concernente alcool e droghe. Dopo aver battuto a tappeto i pusher di tutta la città ed esserti procurato qualsiasi tipo di stupefacente, si passava al problema del “dove lo nascondo”? Bè, qua lascio un velo di suspence, perchè la risposta più adatta sarebbe: ovunque. Per quanto riguarda l'alcool, rigorosamente da discout e rigorosamente trasparente (“metti che me la beccano dico che è acqua”) l'alcool veniva accuratamente travasato in bottiglie di plastica e nascosto negli zaini dei secchioni: i più insospettabili.

Le camere d'albergo


La pianificazione delle camere era affar serio, in classe solitamente c'era una persona predisposta al dislocamento, che doveva cercare di accontentare la volontà dei compagni (e magari la propria), ascoltando attentamente tutte le motivazioni per cui “Voglio stare con Serena e Martina, ma non con Giulia, anche se Giulia vuole stare con Serena!” e tentando di trovare una soluzione al più annoso dei problemi: l'odio velato ma radicato tra compagni (soprattutto compagnE) di classe.
Dopo mesi di lavoro e schemini che neanche la NASA, lo schema delle stanze era pronto: bisognava prevedere eventuali imprevisti, eventuali litigi, eventuali camere da far rimanere vuote e da usare quali “stanze dell'accoppiamento”. Livello di difficoltà massimo nel caso in cui si cambiasse più di un albergo durante la gita. Ah, ça va sans dire: gli accuratissimi piani venivano poi distrutti nella hall dell'albergo dal professore che, ridendo, cominciava a rifare le stanze a suo piacimento

I souvenir


Se è vero che tutti coloro che sono stati a Praga in gita scolatica si sono portati indietro come souvenir la maglietta/felpa rossa/bianca/verde o blu di “Praha drinkin team”, e che dopo pochi anni è diventata una comoda felpa da mettere per stare in casa, è anche vero che questo genere di souvenir era il male minore che potessi portarti a casa. La tragedia dei souvenir si declina in due questioni diverse: quelli che compravano davvero i souvenir tipici, e quelli che compravano cose a caso.
Alla prima categoria di personaggi appartengono quei compagni che, in barba a qualsiasi regime minimo di igiene, compravano cibarie tipiche dalle bancarelle (compresi dei salami ungheresi da svariati kg, in caso di gita a Budapest, lasciati a insaporire la stanza e la valigia insieme ai calzini, puliti e non). Sempre a questa categoria fanno parte coloro che comperavano magneti per il frigo con il nome della città, piatti di porcellana o boccali con le vedute di qualche monumento, tonnellate di cartoline da spedire a tutti i parenti (compresi quelli che odiavi, ma in gita diventavamo improvvisamente buoni).
Alla seconda categoria, ovvero i compratori “di cose a caso” afferivano tutti quei compagni che decidevano di dilapidarsi il budget dell'intera settimana durante il primo giorno, e solitamente per comprare accendini colorati dai venditori ambulanti, portachiavi con il laser inserito, scimmie urlanti e portachiavi gommosi.

I compagni di albergo


Non si sa come mai (e avresti capito solo anni dopo che si trattava di una squisita questione economica), ma nell'albergo dove campeggiava il tuo autobus con qualche classe della tua scuola oltre la tua , solitamente trovavi altri 18 istituti provenienti da altrettante parti d'Italia. Solitamente erano del Sud, una volta incontrai persino una classe di Isernia, che mi testimoniava, finalmente, il fatto che il Molise esisteva davvero.
Bè, quello spaccato di vita li, trovare nuovi “momentanei” amici che dormivano vicino alla tua camera, che bevevano con te di nascosto, con i quali nascevano improbabili flirt nati per morire (perchè, come da copione tu abitavi a Bolzano, e il tuo innamorato faceva parte del Liceo Classico Giordano Bruno di Enna)... quella, e lo avresti capito pochi anni dopo, era un assaggio di vita universitaria da fuori sede :)

Il post


Tornare dalla gita implicava una depressione di quelle clamorose. Nulla aveva più senso una volta tornati a casa da genitori e fratelli, nulla. Dopo il primo giorno in cui dormivi 18 ore e guardavi le foto, il grigio della monotonia della routine ti piombava addosso: a niente serviva scrivere ai compagni, guardare le foto, leggere i messaggi dello strafigo della 4B di cui sopra. Il senso di vuoto imperava per un paio di settimane, poi si cominciava già a pensare alla gita dell'anno dopo.
Ah, la disperazione del post sta anche nel fatto che nulla di quello che hai fatto in gita era minimaente raccontabile ai genitori e al parentame, quindi “Abbiamo visto un sacco di cose bellissime! Eh i nomi non me li ricordo, il tedesco non lo so..”. Ehm.

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