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La musica dei Fiamminghi


Nel XV secolo, mentre in Italia e nella Francia meridionale, oltre alla musica sacra, si estendeva il movimento arsnovistico trasformandosi in forme di musica popolare e forse perdendo la nobiltà e la raffinatezza del primo periodo fiorentino, nella Francia del Nord, in Belgio e in Olanda fiorì un movimento musicale che prese il nome di arte dei fiamminghi. Questi maestri si orientarono verso la polifonia di carattere religioso e divennero espertissimi tecnici nell’arte del comporre, sfruttando tutti gli artifici polifonici, e del disporre e trattare le voci nel coro. Se non raggiunsero alte vette artistiche, furono però sempre ottimi maestri e teorici e fu grazie al loro insegnamento che fiorirono le grandi scuole italiane del Cinquecento.
Essi infatti, chiamati in Italia come Maestri di Cappella nelle principali Cattedrali e Basiliche, trapiantarono il severo e freddo stile contrappuntistico nella calda terra italiana, patria della melodia, e da questa unione sorse una più geniale e artistica espressione musicale. Le forme preferite dai fiamminghi furono il Mottetto e la Messa polifonica; Obrecht, Okeghem, Des Pres e Willaert furono i maestri che più eccelsero in queste musiche.
Dalla riforma protestante ebbe origine il corale, composizione vocale in stile omofono, dalla melodia semplice, di ritmo simmetrico e cadenzato, di carattere austero, derivante in massima parte da melodie "Lieder" popolari.
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