Nell’Ottocento, il Pianoforte è nella sua massima espansione sia nelle sale, sia nei salotti Borghesi. La musica, dalle Corti si sposta, pian piano, nei Salotti delle ricche famiglie, allietando il clima festoso delle serate. Con questo strumento Nasce una grande varietà di brani adatti sia per dilettanti che per studiosi. I Brani potevano essere riduzioni, per pianoforte o per Piccole Formazioni cameristiche, di celebri autori operisti (Rossini, Verdi ecc..). Assieme ad esso nasce e si emancipa la Chitarra. Questo strumento dal suono delicato e suadente, ha avuto il successo che meritava. Grazie ai musicisti dei salotti, che portavano novità all’interno di esso, nasce un repertorio raffinato e vasto, al pari del Pianoforte. Questi anni vengono denominati “GLI ANNI D’ORO DELLA CHITARRA”, perché nascono autori e brani volti a rappresentare la bellezza di questo strumento che Giuseppe Mazzini denomina “Magico”. L’autore più rappresentativo di quest’epoca, il quale ha portato in primo piano l’interesse verso lo strumento da parte di tanti giovani, è stato senza dubbio “Mauro Giuliani”. L’Intrattenimento nei salotti borghesi non era più dominato solo dal Pianoforte. I canoni di intrattenimento acquisirono novità allargando il pubblico e l’interesse suscitato da esso. Inoltre Nascono i pezzi caratteristici e i pezzi facili per chitarra di Carulli. Grazie a questa serie di fenomeni, la chitarra si trova in forte ascesa sociale e culturale. I giovani amavano e amano ancor oggi studiare questo strumento con interesse. Abbiamo detto che Giuseppe Mazzini suonava la Chitarra, ne era un esperto. Egli era amico di Ferdinando Carulli, il quale gli ha dedicato pezzi da studio e pezzi facili per duo di chitarre. Carulli è il creatore del “Metodo” per chitarra. L’obiettivo di quest’ultimo è quello fornire una guida all’aspirante chitarrista facendolo progredire nella tecnica passo dopo passo. Così, il ruolo del Maestro di Chitarra non è più quello di dedicarsi notte e giorno all’allievo. Grazie a questo libro didattico per chitarra, egli fornisce solo consigli e controlla l’andamento degli studi del proprio allievo. In questo secolo, si afferma un vasto repertorio Solistico dedicato alla Chitarra. Oltre Mauro Giuliani, nell’800, si vedono altri compositori che hanno avuto comunque importanza, come: Fernando Sor, Dionisio Aguado, Niccolò Paganini, Giulio Regondi,

Mertz.
Il repertorio Ottocentesco si nutre di Opera. L’epoca più florida della musica risiede nell’800 perché si afferma un genere aperto a tutti: il MELODRAMMA. Questo genere è la combinazione teatrale di più elementi quali “Recitazione e Canto”. Il melodramma nasce e vive in teatro. I personaggi cantano come se stessero parlando mentre compiono delle azioni. Insomma, era pionieristico! Allora le orchestre venivano ospitate solo nei teatri ed eseguivano l’Opera accompagnando le scene. L’elemento base dell’opera lirica è la relazione tra Recitativo e Aria.
Il recitativo è un pezzo chiuso ed ha un ruolo drammatico, cioè il personaggio narra la storia o dialoga con gli altri mettendo in evidenza i gesti e le parole. Insomma, il recitativo è il momento in cui comprendiamo la storia di un racconto.
L’aria ha il compito di fermare l’andamento della storia, nella quale un personaggio mostra le sue capacità vocali esprimendo uno stato d’animo o una reazione protratta nel tempo.
L’autore più rappresentativo dell’opera lirica Italiana ottocentesca è, senza dubbio, “Gioachino Rossini”.
Gioachino Rossini scrisse più di 40 opere, arrivando perfino a scriverne 5 all’anno. La sua carriera era colma di successi ed insuccessi. Per esempio, il pubblico accettò con entusiasmo al primo impatto le opere “Semiramide” e “La Gazza Ladra” mentre ci volle del tempo per apprezzare “Il Barbiere Di Siviglia”. Nel 1815, quando Rossini fu direttore del Teatro San Carlo di Napoli, mise in scena la “Semiramide”, la quale era l’ultima opera composta per l’Italia. Dopo questa sua opera, il compositore si trasferì a Parigi dove le sue opere vennero accolte in modo trionfale. Nel 1824 diventò direttore al Théatre-italien di Parigi e mise in scena la sua opera “Il Viaggio a Reims” e “Guglielmo Tell”. Il contatto con l’ambiente francese non guastò la creatività dell’autore. Anzi, a Parigi in quegli anni regnava ancor di più l’opera. Questa veniva intesa in una chiave più intensa. Infatti, il teatro lirico a Parigi prende il nome di “Grand Opéra”. Questo genere ha come caratteristiche: la compagine orchestrale più ampia e la cura dell’armonia. Molti operisti preferiscono elevare il proprio repertorio a quello del Grand Opéra Francese traducendo persino il libretto. Rossini, di fatto, riscrisse due opere nello stile Francese, tra le quali troviamo il “Guillaume Tell (Guglielmo Tell)”.
Dopo aver scritto il Guglielmo Tell, Rossini abbandona l’attività di compositore e si ritira nella sua casa a Pesaro. Dove morì di cancro qualche anno dopo.
Tra le altre sue opere si possono citare: “Tancredi”, “La Cenerentola”e “L’Italiana in Algeri”. La caratteristica delle sue opere risiede nel distacco dal romanticismo, rivalutando lo stile classico e avvalendosi di libretti ideati ad hoc per opere Buffe. Ma Quelle di Rossini non erano vere opere Buffe, neanche Drammatiche. Insomma, Rossini ideò un teatro unico, che stanziasse un equilibrio tra il Drammatico e il Comico.
Abbiamo detto che al teatro si va per ascoltare il “Melodramma”, in esso c’è l’Orchestra, Ci sono i cantanti ecc.. Invece, nei salotti si ascolta la piccola formazione, il duo, il quartetto che suonano repertori propri dello strumento. Di contro, nei salotti il pubblico è rigorosamente ristretto.
Il repertorio del Salotto borghese è certamente diverso da quello Teatrale ma, un autore è riuscito a donare alla chitarra solista dei brani che racchiudessero l’Opera di Rossini nel salotto (dove la chitarra poteva essere ascoltata), stiamo parlando di Mauro Giuliani!
Questi brani, che Giuliani dedica a Rossini, vengono chiamati “Rossiniane”.
Nelle Rossiniane vengono proposti famosi temi delle opere di Gioachino Rossini utilizzando una tecnica compositiva chiamata “Pot Pourri” la quale ha la caratteristica di includere in un unico grande brano, una quantità di brani piccoli (in questo caso “Arie” e Cabalette”), legati dai ponti modulanti. Lo scopo delle Rossiniane è quello di riprodurre in un ambiente ristretto, come quello del salotto borghese, con uno strumento limitato, le arie in voga fra la società che frequenta il Teatro D’Opera.
Mauro Giuliani di rossiniane ne compose 6. In pratica, Mauro Giuliani, ascoltava le opere di Rossini, ricavava i temi e le melodie che secondo lui potrebbero essere congeniali alla chitarra e montava tutto secondo uno schema che si era imposto.

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