Tutti morimmo a stento di Fabrizio De André


Nel 1968 Fabrizio De André incide un disco intitolato Tutti morimmo a stento. È un disco complesso e ricco, nel quale vengono rielaborate in maniera creativa alcune poesie di François Villon, in particolare la Ballata degli impiccati.

Per comprendere bene che cosa succede rispetto al testo ispiratore bisogna leggere e possibilmente anche ascoltare non soltanto Tutti morimmo a stento, ma anche la parte conclusiva del disco, un recitativo in cui tornano a parlare non soltanto gli impiccati, ma più in generale tutti gli “spostati” ai quali il disco è dedicato: i drogati, le prostitute, i condannati.

Tutti morimmo a stento è piena di rabbia, ed esprime attraverso immagini di grande forza lo strazio della morte non voluta e la disperazione di chi muore senza aspettarsi niente dopo e maledicendo gli altri uomini. Il recitativo in tre parti Uomini senza fallo, semidei e la canzoncina per bambini C’era un re allargano però la prospettiva e trasmettono un messaggio positivo: tutti gli uomini sono uguali perché tutti devono morire; di fronte a questa nostra estrema fragilità l’unico comportamento degno è la pietà verso tutti i nostri simili, la comprensione, il non giudicare.

Fabrizio De André cantautore italiano che unisce una grande sensibilità personale a una ricerca culturale raffinata. Parecchi suoi comportamenti sono nati da una rielaborazione creativa di grandi poeti, da Cecco Angiolieri a Ronsard (ha musicato S’i’ fosse foco e Quando sarai ben vecchia), da Villon e Edgar Lee Masters (ha dedicato un album all’Antologia di Spoon River). La sua ricerca musicale e poetica ha continuato a evolversi negli anni; è rimasto però costante un atteggiamento di solidarietà con i “vinti”, gli “spostati”, gli umili, che sono sempre stati protagonisti delle sue canzoni, coerentemente con la sua impostazione politica anarchica.

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