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Un giudice - De Andrè



Struttura

La poesia è composta da 4 decime italiane. Si tratta di strofe di dieci versi che possiedono uno schema metrico leggermente irregolare e delle rime alternate presenti negli ultimi versi.
Il numero delle sillabe di ogni verso non è costante ma variabile.
Parafrasi
Essere alti un metro e cinquanta vuole dire essere scherniti dalla gente, o dalle curiosità di ragazzine che chiedono se è vero che chi è basso è più dotato, una curiosità davvero indecente.

Il tempo passa, ma si rimane sempre bassi. Si parla molto male dei nani e si dicono cose brutte su di loro.

E fu proprio durante tante di queste notti che mi dedicavo a preparare i miei esami, serbando tanto rancore, per diventare giudice. Frequentavo regolarmente la chiesa, e ora grazie al tanto studio, sono seduto alla cattedra di un tribunale, a giudicare il bene e il male.

Da allora la mia altezza non fece ridere più nessuno, tutti si inchinavano chiamandomi Vostro Onore, provavo goduria nello scegliere la loro pena, finché non morii improvvisamente senza conoscere la statura di Dio.

Figure retoriche di suono


Non è presente alcuna figura retorica di suono.

Figure retoriche di significato


Noto una metafora all’inizio della terza strofa. “Al lume del rancore”. Ciò vuol dire che ha studiato sempre per tutta la notte con in serbo tantissimo rancore, generato dalla voglia di vendicarsi, un bel giorno.

Figure retoriche d’ordine


Nella terza strofa c’è un climax ascendente. Esprime il passaggio da una vita che pare priva di significato ad una vita che può essere vissuta al meglio, divenendo un personaggio temuto e rispettato.
Nella quarta strofa c’è un antitesi “Di affidarli al boia, fu un piacere tutto mio”.
Si sa, non è bello far morire qualcuno, ma se si tratta di qualcuno che ti ha sempre preso in giro, condannarlo a morte potrebbe anche far piacere.

Commento


La canzone è stata scritta da Fabrizio de Andrè (1940-1999), cantautore italiano. Vissuto nell’ultima parte della Seconda Guerra Mondiale, si dichiara antifascista e di ideologie pacifiste e anarchiche. È considerato uno dei più grandi cantautori italiani e ha ricevuto diversi premi per la sua bravura.
La prima edizione della canzone risale al 1971 e fu pubblicata su un disco in vinile, precisamente un 45 giri, con un altra canzone: “Un matto”
In questa poesia, il giudice esprime tutta la sua goduria perché il male che le altre persone gli hanno arrecato li si è ritorto contro.
Come racconta in prima persona nella poesia, egli veniva preso in giro per la sua altezza, per il suo lavoro, per il suo modo di vestire; ma egli era determinato, volenteroso, diligente.
Un bel giorno, le cose cambiarono. Divenne un giudice di pace temuto da tutti e rispettato.
De Andrè ci fa riflettere sulle cose sgradevoli che spesso diciamo riguardo agli altri, che sovente ci ritornano indietro.
Il tono della canzone è un tono rincuorato, un tono di qualcuno che è contento per i sacrifici che ha fatto e per il rancore che ha serbato.
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