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Il canto gregoriano


I primi cristiani trovarono nel canto in onore di Dio e di Cristo la forza che li univa e li affratellava, e faceva loro sopportare le persecuzioni e a volte il martirio.
Con il riconoscimento ufficiale della religione cristiana come una forma di culto ammesso e non perseguibile, i cristiani usarono numerosi canti religiosi che entrarono come parte essenziale nelle cerimonie del culto. Dapprima ogni religione o provincia aveva i suoi canti particolari e diversi, come diversa era anche la forma del rito sacro. S. Ambrogio, Vescovo di Milano dal 347 al 397 diede unità al rito e al canto in tutta la sua diocesi e le melodie da lui raccolte sono note come canto Ambrosiano. S. Gregorio Magno, Papa dal 590 al 604, unificò tutto il canto liturgico della cristianità ordinando che si cantasse, durante le cerimonie religiose, il canto della diocesi romana. Egli raccolse in due monumentali opere (l’Antifonario e il Responsoriale) le monodie ufficiali della chiesa di Cristo e da allora il canto religioso si chiamò canto Gregoriano. Nei secoli successivi il patrimonio musicale di genere sacro si arrichì grazie all’opera di religiosi che, particolarmente nelle famose abazie di Montecassino, Nonantola, San Gallo, Fulda, Metz, Soissons, si dedicarono alla composizione di Antifone, Salmi, Responsori, Sequenze, Offertori, parti della Messa, da inserirsi nelle cerimonie che si svolgevano tutte nell’interno della chiesa. Fra tutti spicca la figura di Guido d’Arezzo come il maggior teorico del periodo medievale.
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