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Tragedia: origini e caratteristiche


La tragedia ha origini antichissime e deriva dal ditirambo, un canto in onore del dio Dioniso che veniva intonato durante la festa della vendemmia. Questa festa iniziava col sacrificio di un capretto , all’aperto, in mezzo ad un campo; la gente che assisteva,, cantava e ballava per giorni interi; a volte, per identificarsi con lo stesso Dioniso (dio dell’arte), gli spettatori si mascheravano con pelli di capra. I canti intonati erano accompagnati dal suono della cetra e dall’aulos (trombe).
Alla fine del VII secolo a.C., il ditirambo si trasformò: c’era un attore che cantava il canto introduttivo mentre il coro disposto a semicerchio rispondeva con domande, commenti, e accennava passi di danza. A poco a poco si pensò di portare lo spettacolo della tragedia in giro per la Grecia trasportando tutto l’occorrente su di un carro che poi serviva anche da palcoscenico (questa usanza è continuata fino ai tempi nostri con mezzi più moderni).
Si confezionarono vere e proprie maschere di tela, di colore bianco, nero e rosso, maschere che in seguito furono fatte con sughero e legno e vennero usate sempre durante le rappresentazioni. I colori delle maschere avevano un significato: bianco per interpretare personaggi femminili; nero per gli attori che impersonavano i demoni, rosso per i personaggi maschili.
La tragedia si svolgeva durante le ore del giorno perché la rappresentazione teatrale era la conclusione dei riti sacri.
I luoghi in cui avevano luogo le tragedie erano dotati di un palcoscenico senza sipario di forma rettangolare. Di fronte era previsto uno spazio aperto detto orchestra, riservato al coro. Attorno all’orchestra vi erano le scalinate su cui sedeva il pubblico per questo motivo il più delle volte si fruttava il pendio di una collina.
Talvolta attorno all’orchestra vi era un piccolo canale d’acqua che consentiva una migliore riflessione del suono (non esistevano infatti ne microfoni ne altoparlanti).
I pubblico era quasi esclusivamente maschile ed erano esclusi gli schiavi. Gli spettatori applaudivano in segno di approvazione, oppure facevano versacci con la bocca, fischiavano e battevano i piedi disapprovando lo spettacolo.
Se in Grecia lo spettacolo teatrale era ritenuto molto importante in quanto momento educativo, nell’antica Roma la situazione era diversa perché i romani non amavano gli spettacoli raffinati, ma preferivano il circo, le corse delle bighe e le gare di lotta.
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