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LE MUSE GRECHE

Come è ben risaputo, i Greci erano politeisti ovvero credevano in più divinità. Oltre agli dei principali (come ad esempio Zeus, Apollo e Atena), credevano anche in divinità minori che incarnavano le principali arti dell’epoca. Queste erano chiamate Muse e, secondo la leggenda principale, erano le nove figlie di Mnemosyne ( la Memoria) e di Zeus; alcuni autori, invece, sostengono che queste dee sono le figlie di Gea e Urano. Vivevano sul monte Eliconia. Oltre a questa denominazione comune, esse hanno molti altri nomi: “Eliconie”, nome derivato dal monte in cui risiedevano; “Aonie”, perché la loro casa si trovava in Beozia, regione abitata dal popolo degli Aoni ; “Pieridi”, perché nate in Pieria , Macedonia; “Pimplee”, nome che trae origine da una fonte a esse dedicata sul monte Pimpla e “Aganippidi”, poiché il monte Eliconia era anche chiamato Aganippe. Apollo era il loro protettore e spesso venivano invitate alle feste per allietare gli invitati con i loro canti. Erano considerate anche depositarie della memoria, in quanto figlie di Mnemosyne, e il loro culto fu molto diffuso tra i Pitagorici. Il loro canto più antico fu quello rivolto alla vittoria degli dei contro la rivolta dei titani. I loro nomi sono secondo l'ordine di Erodoto (Storie):
• Clio, colei che rende celebri, la Storia, seduta e con una pergamena in mano;
• Euterpe, colei che rallegra, la Poesia lirica, con un flauto;
• Talia, colei che è festiva, la Commedia, con una maschera, una ghirlanda d'edera e un bastone;
• Melpomene, colei che canta, la Tragedia, con una maschera, una spada e il bastone di Eracle (Ercole);
• Tersicore, colei che si diletta nella danza, la Danza, con plettro e lira;
• Erato, colei che provoca desiderio, la Poesia amorosa, con la lira;
• Polimnia, colei che ha molti inni, il Mimo, senza alcun oggetto;
• Urania, colei che è celeste, l'Astronomia, con un bastone puntato al cielo;
• Calliope, colei che ha una bella voce, la Poesia epica, con una tavoletta ricoperta di cera e uno stilo.
Il concetto di musa, al pari della memoria, sono delle nozioni che conferiscono al poeta dell'antica Grecia potenza alle sue parole, donando una maggiore efficacia alle sue parole, diventando depositario della verità. La loro evocazione serve all'autore per invocare eventi del passato. Le hanno citate Dante Alighieri e William Shakespeare, invocandole all’inizio delle loro opere proprio come nel proemio dell’Iliade

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