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Mitologia greca- Ades

Ades o Àides (secondo i poeti) , figlio di Crono e di Rea e fratello di Zeus e di Poseidone, era il più odiato fra tutti gli dèi, perché regnava sull’Oltretomba e teneva in custodia le anime dei morti. Abitava sottoterra e aborriva tutto ciò che avveniva alla luce del sole. Ben poche volte era uscito dal suo regno, come per esempio quando aveva rapito Persefone , figlia di Demetra, per farla sua sposa e regina. Il suo palazzo che, secondo la descrizione antica, era simile a una tomba a tumulo, era dotato di una solida porta ben costruita, di un lungo e stretto passaggio verso una grande sala e, secondo altre fonti, di un giardino. Qualsiasi anima varcasse quella porta diventava proprietà di Ades e non poteva più fare ritorno in superficie. Talvolta però succedeva che qualche essere vivente entrasse nel regno dell’aldilà con il permesso di Zeus e, proprio per questa concessione speciale, potesse tornare da quel luogo di dolore. Ciò era capitato eccezionalmente a Enea, a Orfeo, a Teseo e a Eracle. Ades era anche il più temuto fra tutti gli dei perché regnava sull’oscurità e sulle ombre e poteva rendersi invisibile grazie a un elmo fatato realizzatogli dai Ciclopi. Gli uomini, nelle loro pratiche religiose, offrivano a Ades animali neri e lo invocavano per i loro scongiuri o per i giuramenti. Sulla terra questo dio aveva pochi luoghi a lui consacrati; ce n’era uno nell’Elide. Nel culto e nelle pratiche religiose che lo riguardavano era sempre associato a Demetra o a Persefone. Oltre a regnare sulle ombre, Ades era padrone di tutte le ricchezze che si trovavano sottoterra (miniere di metalli preziosi e gemme) e forniva anche l’energia sotterranea che, con l’arrivo della primavera, faceva germinare le radici, i semi e le piante. Talvolta viene paragonato a Pluto, figlio di Demetra, nato a Creta, in quanto era anch’egli signore delle ricchezze, ma solo di quelle sopra la terra, cioè non accumulate e nascoste. Il regno di Ades è delimitato da grandi fiumi al di là dell’Oceano: il Flegetonte, o Hume del fuoco, il Cocito, o fiume del lamento, lo Stige, o fiume dell’odio, e l’Acheronte, o fiume del dolore. Il lamento e il fuoco erano i due elementi fondamentali del rito funerario presso gli antichi: il morto, infatti, veniva posto su una catasta di legno per essere bruciato e, durante la cerimonia, si levava alto il lamento di coloro che davano l’estremo saluto al defunto. A Ades e a Persefone erano sacre alcune piante: la profumata e gentile menta era consacrata al dio dei morti; essa ricordava la ninfa Mente, che il dio amava e voleva portare nel suo regno. Ma Mente ottenne dagli dei di non lasciare la terra e di sfuggire a Ades trasformandosi in pianta. Ades, per onorare la memoria della ninfa, la impose nei riti funebri insieme ad altre piante odorose che profumavano il luogo in cui si trovava il cadavere in decomposizione. A Persefone era invece sacro il pioppo bianco, in quanto gli antichi credevano che il suo legno fosse incorruttibile e quindi adatto a contenere i resti mortali. Gli asfodeli ricoprivano le terre dei morti ed erano consacrati soprattutto agli eroi. Anche i Romani onoravano il dio dell’Oltretomba: essi lo chiamavano Plutone o Dite e dedicarono luoghi di culto a lui e a Proserpina, a Roma nel Foro e nel Campo Marzio, dove si recavano a pregare e a fare sacrifici di notte.

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