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parafrasi iliade: Priamo e Achille

Priamo e Achille

Dodici giorni sono trascorsi da quando Achille ha ucciso Ettore, ma il suo desiderio di vendetta non si è ancora completamente placato. Egli continua a sfogare la rabbia e il dolore per la morte dell'amico Patroclo, lasciando insepolto nella polvere il corpo straziato del nemico vinto. Zeus, dall'Olimpo, prova pietà per l'eroe ucciso e vuole mettere fine a tanta ferocia. Invia perciò Teti ad Achille affinchè convinca il figlio a restituire il corpo di Ettore e incarica Iride di esortare Priamo, il re di Troia, a recarsi presso il campo greco a riscattare il corpo di Ettore, portando ricchi doni, come vuole l'usanza. L'impresa è rischiosa per l'anziano re, ma gli dei gli sono accanto e Priamo può attraversare il campo greco guidato e protetto da Ermes, il messaggero degli dei. Il vecchio re entra nella tenda di Achille e si inginocchia ai suoi piedi.


E il vecchio Priamo ai numi rispose:
"Non farmi sedere sul seggio, figlio di Zeus, finchè senza cure
Ettore giace straziato nella tua tenda, ma subito
rendimelo, che possa vederlo: e accetta il riscatto
abbondante che porto: e tu possa goderne, e tornare
nella tua patria terra, tu che mi lasci
vivere ancora, veder la luce del sole"
Ma guardandolo bieco Achille piede rapido disse:
"non m'irritate ora, o vecchio; son io che voglio
renderti Ettore, perchè messaggera mi venne da Zeus
la madre che mi partorì, figlia del vecchio marino.
Anche a te, o Priamo - lo so in cuore e con mi sfugge -
guidò qualcuno dei numi alle rapide navi degli Achei.
Non oserebbe venire un mortale, neppure nel fior dell'età,
nel nostro campo, nè sfugirebbe alle guardie, nè il chiavistello
della mia porta potrebbe spostare senza fatica.
Perciò, fra tante pene , non mi gonfiare il cuore di più,
ch'io non ti lasci stare, o vecchio, neppur nella tenda,
benchè supplice, e violi il comando di Zeus!"

Achille ordina alle ancelle di lavare il corpo di Ettore prima che venga visto da Priamo, lo avvolge in preziose vesti e lo pone egli stesso nella bara. Annuncia poi a Priamo che potrà ritornare a Troia al sorgere del giorno. Possono avere così luogo i funerali: per nove giorni i Troiani piangono Ettore, al decimo il corpo viene bruciato e le ceneri raccolte in un'urna d'oro. Con i funerali di Ettore si chiude il poema. L'iliade, poema di battaglie e di passioni violente, termina con questo canto che da spazio alla pietà e al dolore. Priamo, che era il signore di una ricca e potente città, padre di cinquanta figli, di cui Ettore era il più valoroso, è costretto a umiliarsi ai piedi del vincitore. La sofferenza accomuna vincitore e vinto, non risparmia ne il vecchio ne il giovane. Il pianto di Achille non è espressione di rabbia e di vendetta, ma segno di pietà per il vecchio re, e di dolore al ricordo dell'anziano padre lontano.

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