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La scoperta di Troia


E’ naturale che i Greci antichi nei secoli seguenti la guerra di Troia fossero propensi a considerare vero il contenuto dei poemi epici attribuiti a Omero, in quanto vi si esaltavano le virtù guerriere e l’audacia degli Achei, loro antenati. Tuttavia con il passare del tempo, molti studiosi misero in dubbio la reale esistenza della città di Troia. Il merito di essere riuscito a provare che la città era realmente esistita spetta a Heinrich Schliemann, un ricco commerciante tedesco appassionato di archeologia e cultore dei poemi omerici. Egli, fin da bambino, ascoltava con passione e stupore un mugnaio che gli raccontava le gesta compiute dagli eroi omerici, ripromettendosi un giorno di trovare i luoghi che erano stati teatro di questi avvenimenti. Schliemann, nella seconda metà dell’Ottocento, tenacemente convinto che questi luoghi esistessero veramente, partì alla volta dell’Asia Minore, con lo scopo di scoprire la città di Troia. Grazie alla sua intraprendenza vennero alla luce nell’area di Hissarlik, dove appunto egli pensava fosse localizzata Troia, i resti di ben nove città poste una sull’altra in strati diversi del terreno. In uno di tali strati è stata effettivamente ritrovata una città che potrebbe essere datata all’epoca della guerra raccontata da Omero. Schliemann ritrovò sulla collina di Hissarlik tesori fantastici: diademi, gioielli, coppe e oggetti d’oro, che ora, dopo più di un secolo dal ritrovamento, sono stati esposti in una bellissima mostra a Mosca. A Schliemann si deve anche di aver provato che la popolazione protagonista della guerra di Troia non era frutto di fantasia, ma che era vissuta a Micene e in altre città del Peloponneso; dei suoi sovrani egli trovò i tesori nelle rovine venute alla luce durante gli scavi.
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