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E’ arrivata l’ora della tanto attesa strage. Ulisse, finalmente, può vendicarsi di tutti i torti che la sua reggia e il suo popolo hanno subito sotto l’oppressione dei Proci, le offese a Penelope e a Telemaco, la dispersione delle ricchezze del regno e il mancato rispetto della sua casa, la sua casa natia, al quale Ulisse era tanto legato.
Grazie all’aiuto del figlio Telemaco e dei suoi due servi più fedeli, il porcaro e il bovaro, Ulisse ripaga i Proci per tutto ciò che hanno fatto massacrandoli dal primo all’ultimo, senza risparmiare nessuno di quei traditori che, chi più chi meno, avevano offeso la sua reggia e il suo popolo.
Conclusa la strage, Ulisse manda a chiamare Euriclea, la buona nutrice che in gioventù era stata per lui come una madre.
Euriclea, alla vista dei corpi sanguinanti stesi a terra dei Proci, si sta per lasciar fuggire un grido di gioia, di liberazione, di vittoria verso quei malfattori che per vent’anni avevano rovinato la vita nella petrosa Itaca.

Ma il glorioso Ulisse, saggio come sempre, ferma le sue parole ancor prima che possano uscirle dalla bocca, dicendole di gioire in cuore, ma di non vantarsi sul corpo del nemico morto.
Anche in quest’ultimo passo dell’Odissea, quando l’eroe, dopo anni e anni di disavventure, lotte e pericoli, avrebbe finalmente potuto sfogare la sua rabbia e gioire della morte dei suoi nemici, si dimostra invece particolarmente rispettoso del codice di guerra e della dignità dell’uomo. Infatti, alla fine della strage rispetta i cadaveri dei suoi peggior nemici, non li schernisce e nemmeno li sciupa, dimostrandosi così un uomo dotato di grande onore.
Ulisse si è sempre dimostrato, durante tutto il corso del poema, una persona di grande intelletto, ottime capacità di combattimento e grande coraggio, caratteristiche che gli hanno permesso, nonostante le avversità, di superare tutte le difficoltà che gli dei gli hanno messo davanti per ostacolarlo.
Oltre a queste qualità, Odisseo è sempre stato un uomo onorevole e rispettoso verso il prossimo, compagni ma anche nemici. Questo perché tra i guerrieri del mondo antico vigeva un codice di onore che obbligava al rispetto verso i nemici e, in caso di vittoria, dimostrarsi ossequiosi verso il cadavere dei vinti. Il codice d’onore non è stato però sempre rispettato da tutti. Achille, ad esempio, quando aveva ucciso il suo acerrimo nemico Ettore davanti alla porta di Troia, aveva trascinato il suo cadavere col carro attorno alle mura della città e poi l’aveva portato nella sua tenda e gettato a terra come se fosse il corpo di un animale.
Al contrario, Ulisse rispetta il corpo dei Proci e non permette nemmeno che vengano derisi con le parole. Questo ci dà un grande esempio del suo grande onore.

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