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Il duello tra Ettore e Achille - Iliade


Dal verso 247 al verso 259


“Quando poi furono a fronte, venutisi incontro, all’altro diceva per primo il grande Ettore dall’elmo ondeggiante: «Più non ti fuggirò, figlio di Peleo, come sono scappato tre volte intorno alla grande città di Priamo, senza mai trovare il coraggio d’affrontare il tuo assalto; ma ora il cuore mi ha spinto a starti di fronte: ch’io ti uccida o sia ucciso da te. Ma su, qui stesso invochiamo gli dei; saranno loro i testimoni e garanti migliori dei nostri accordi: non ti sfregerò malamente, nel caso che Zeus dia a me la vittoria ed io ti tolga la vita; ma dopo averti, Achille, predato le tue belle armi, restituirò il morto agli Achei; tu fa’ altrettanto».”

Parafrasi dal verso 247 al verso 259


"Quando poi furono di fronte, andando l’uno incontro all’altro, iniziò a parlare per primo il grande Ettore, guerriero dall’elmo ondeggiante: “Più non ti fuggirò, Achille figlio di Peleo, come già è successo quando sono scappato per tre volte nella grande città di Troia governata da re Priamo, senza mai avere il coraggio di sfidarti a duello; ma ora i miei sentimenti mi hanno spinto a combattere di fronte a te: sia che io ti uccida o che tu mi uccida. Ma suvvia, in questo stesso luogo invochiamo gli dei; saranno gli dèi coloro che garantiranno e saranno i testimoni dei nostri accordi: non deturperò il tuo corpo, nel caso in cui Zeus conceda a me la vittoria ed io ti uccida (nel duello), ma Achille, dopo averti sottratto le tue belle armi, restituirò il tuo corpo ai Greci; anche tu fai la stessa cosa.”

Dal verso 260 al verso 270


“A lui, guardandolo storto, disse Achille, veloce nei piedi: «Ettore, tu, maledetto, non parlarmi di accordi! Come non esistono patti affidabili tra i leoni e gli uomini, né possono lupi ed agnelli avere cuore concorde, ma sempre gli uni degli altri vogliono il male, così non possiamo tu ed io essere amici, né ci saranno patti fra noi, prima che uno dei due caduto sazi di sangue Ares, il guerriero armato di scudo. Raccogli tutta la tua bravura: ora devi davvero essere uomo di lancia e guerriero animoso.Per te non c’è scampo ormai, ben presto Pallade Atena t’abbatterà con la mia lancia; adesso pagherai tutti insieme i lutti dei miei compagni, che hai ucciso infuriando con l’asta”.

Parafrasi dal verso 260 al verso 270


“A lui rivolse queste parole Achille dal passo rapido, guardandolo con astio: Ettore, tu maledetto, non mi parlare di accordi! Come non esistono degli accordi che siano affidabili fra l’uomo ed il leone, né nessuna pace esiste tra l’agnello ed il lupo, in quanto questi vogliono sempre il male l’uno dell’altro, così tra noi due non ci sarà alcuna amicizia né alcun patto fino al momento in cui uno di noi due morirà e non verrà placata la furia del dio della guerra Ares." Ora stai attento: ora devi mostrare di saper usare la lancia e devi essere un guerriero coraggioso. Per te Ettore non vi è scampo ormai, presto Atena (alleata dei Greci) ti colpirà con la mia lancia; adesso pagherai care tutte insieme le morti dei miei compagni di battaglia, che hai ucciso infierendo con la tua asta.”

Versi dal 317 al 325


"Come nel cuor della notte s’avanza tra gli astri la stella di Espero, che nel cielo è l’astro più bello, veniva luce così dalla punta aguzza dell’asta, che Achille agitava nella sua destra, volendo la morte d’Ettore divino, scrutando il suo bel corpo, dove più restasse scoperto. In ogni altra parte gli coprivano il corpo le armi di bronzo, belle, tolte di forza a Patroclo, dopo averlo ammazzato; ma restava scoperto dove divide il collo dalle spalle la clavicola, alla gola, dove la fuga della vita è più rapida:..."

Parafrasi versi dal 317 al 325


“Come durante la notte si presenta davanti tra gli astri Venere, che nel cielo è l’astro più luminoso, brillava anche la punta dell’aguzza asta che Achille utilizzava con la mano destra, agitandola, desiderando la morte di Ettore il divino, esaminando il suo corpo allo scopo di trovare quale fosse il suo punto debole. Nelle altri parti del corpo Ettore aveva le armi bronzee che erano appartenute a Patroclo e che gli aveva rubato dopo lo scontro; ma Ettore rimaneva scoperto nella parte in cui la clavicola separa il collo dalle spalle, ovvero in quel punto in cui, qualora si riportano delle ferite, si muore in modo più rapido, dissanguati."

Versi dal 326 al 336


"lì lo colpì Achille divino con l’asta, mentre attaccava, la punta passò parte a parte, attraverso il tenero collo; ma il frassino armato di bronzo non tagliò la trachea, affinché potesse parlargli, rispondendo alle sue parole. Cadde nella polvere; Achille divino disse trionfante: «Ettore, forse credevi, mentre toglievi le armi a Patroclo, di farla franca, non avevi paura di me che ero lontano, sciocco! Pur lontano da lui, guerriero molto più forte in riserva alle navi ricurve restavo io, che t’ho piegato i ginocchi: di te cani ed uccelli faranno scempio, a lui sepoltura daranno gli Achei»"

Parafrasi dal 326 al 336


"in quel punto lo colpì Achille divino con la sua asta, mentre combatteva, la punta dell’arma passò da una parte all’altra della parte del corpo sopraccitata, attraverso il collo tenero; ma la spada di bronzo con l’impugnatura di frassino non giunse al punto di tagliare la trachea, con l’obiettivo di parlargli dandogli risposta. Ettore cadde a terra; Achille divino pronunciò queste parole con aria trionfante:“Ettore, credevi forse, nel momento in cui toglievi le armi indosso a Patroclo, di riuscire a farla franca, non avevi paura di me che eri lontano, sciocco (o anche dissennato)! seppur fossi lontano da lui, il guerriero più forte al controllo delle navi ero io che ti ho privato delle tue forze, colpendoti e causandoti la morte: cani ed uccelli divoreranno il tuo cadavere; a Patroclo invece daranno sepoltura i Greci."

Dal verso 337 al verso 350


"Stremato gli rispose Ettore dall’elmo ondeggiante: «Per la vita ti prego, per le ginocchia, per i tuoi genitori, non lasciare che i cani mi sbranino accanto alle navi degli Achei, accetta invece a iosa il bronzo e l’oro, i doni che ti faranno mio padre e la nobile madre, ma da’ indietro il mio corpo alla mia casa, perché con il fuoco mi onorino, quando sia morto, i Troiani e le loro donne». A lui, guardandolo storto, disse Achille, veloce nei piedi: «Non starmi, cane, a pregare per ginocchia e per genitori! Mi bastassero animo e rabbia a sbranare e divorare io stesso le tue carni crude, per quello che hai fatto, come non c’è nessuno che possa al tuo corpo risparmiare i cani, nemmeno se dieci, se venti volte il riscatto venissero qui a portarmi, ed altro ancora ne promettessero, nemmeno se desse ordine di pagarti a peso d’oro Priamo Dardanide."

Parafrasi dal verso 337 al verso 350


"Sfinito (senza forze) Ettore dall’elmo ondeggiante gli rispose:Per la vita, supplicandoti, per i tuoi genitori, fa sì che i cani non mi divorino davanti alle navi dei Greci”, accetta invece in grande quantità bronzo ed oro, i regali che ti offriranno i miei genitori (il re Priamo e la regina Ecuba, ma per favore restituisci il mio corpo alla mia famiglia, affinché i Troiani e le loro mogli mi onorino con il rogo funebre, quando io sarò morto” Achille dal passo rapido, guardandolo torvo gli rispose in questo modo:”Non guardarmi, cane (Ettore chiamato in modo dispregiativo), pregandomi in modo supplice e invocandoti ai tuoi genitori! Bastassero per placarmi animo e rancore per sbranare e divorare io medesimo le tue carni fresche, dopo quello che hai fatto (uccisione di Patroclo), così me non ci sarà nessuno che potrà risparmiare il tuo corpo dalle fauci dei cani, neanche se mi venissero a portare venti volte il riscatto e anche altro denaro aggiungessero come promessa a questo, pure se fosse il re Priamo, discendente dal re di Troia Dardano, tuo padre a dare l’ordine di pagare il tuo corpo a peso d’oro."

Dal verso 350 al verso 363


"nemmeno in quel caso la nobile madre potrà piangerti steso sul letto, lei che t’ha partorito, ma tutto intero ti mangeranno cani ed uccelli». Gli rispondeva in punto di morte Ettore dall’elmo ondeggiante: «Bene ti vedo, ben ti conosco, non era destino che ti piegassi: è di metallo il tuo cuore nel petto. Bada piuttosto ch’io non diventi per te vendetta divina quel giorno nel quale Paride e Febo Apollo, per quanto bravo, t’ammazzeranno alle Porte Scee». Mentre così gli diceva, l’ora della morte l’avvolse, l’anima volò via dalle membra e se ne scese nell’Ade, rimpiangendo il proprio destino, lasciando la forza e la giovinezza."

Parafrasi dal verso 350 al verso 363


“...neanche in quel caso la nobile madre Ecuba sarà in grado di piangere il tuo corpo steso sul letto; colei che ti ha generato, ma gli uccelli e i cani ti mangeranno.”Ettore dall’elmo ondeggiante gli disse:”Ti vedo e ti conosco bene, non era destino che tu ti convincessi: il cuore che batte sul tuo petto è di metallo. Considera che non diventi per te oggetto di vendetta divina il giorno in cui Paride mio fratello e Apollo splendente, per quanto bravo, ti uccideranno alle porte di Troia”.
Mentre pronunciava queste parole, morì, la sua anima lasciò il suo corpo e fu avvolta nell’Ade, rimpiangendo il proprio destino e abbandonando la sua forza e la sua giovinezza."

Fonte bibliografica per i versi: http://www.mondadorieducation.it/

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