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Omero, maestro dell’Ellade

Platone scrive, nel X libro della Repubblica, che Omero è stato il “maestro dell’Ellade”, e aggiunge che si trattava di un cattivo maestro.
Per quanto riguarda la prima di queste affermazioni, non c’è dubbio che Platone abbia ragione: egli considera Omero l’autore dell’Iliade e dell’Odissea, come prima e dopo di lui una tradizione millenaria che ha ancora oggi i suoi sostenitori. Gli studi dell’ultimo secolo però hanno formulato l’ipotesi, più probabile, che i due poemi siano il risultato di una raccolta di generazioni di cantori (aedi), probabilmente messa per iscritto nel VI secolo a.C. Gli eventi narrati, che risalgono ai secoli XIVXII a.C., rappresentano la memoria di un mondo ormai lontanissimo da quello in cui i poemi vengono recitati; ma per il pubblico essi svolgono una funzione culturale essenziale e duratura.

I poemi omerici come patrimonio di conoscenze e di valori

In primo luogo, assicurano alla società delle pòleis, del tutto “nuova” e priva di tradizioni, un passato glorioso, in cui il mondo disperso delle piccole città può riconoscere, nella spedizione di Troia, il segno di un’identità “nazionale” ellenica. Iliade e Odissea dotano dunque il nuovo contesto storico, debole, insicuro e disperso, della memoria di una tradizione prestigiosa (l’epoca dei re e degli “eroi”) e unitaria. Ma i due poemi offrono alla nascente cultura delle pòleis anche qualcos’altro, che lo studioso inglese Eric Havelock chiama “l’enciclopedia tribale” dei greci. Attraverso il racconto poetico, essi trasmettevano conoscenze politiche, militari, giudiziarie, religiose, sociali, tecnologiche e geografiche: un bagaglio culturale, in parte derivato da antiche tradizioni, in parte adeguato ai nuovi tempi, e indispensabile per la neonata società greca, priva di un adeguato patrimonio di conoscenze.
Al di là delle conoscenze in essi contenute, i poemi omerici trasmettevano però anche qualcosa di più importante e più duraturo: quel sistema di valori che avrebbe reso Omero un “cattivo maestro” agli occhi di Platone. I valori dell’eroe omerico consistevano infatti nel desiderio di fama e di gloria, nell’ambizione di primeggiare sugli altri grazie a una “virtù” (areté) fatta soprattutto di coraggio e di forza, che contraddistinguono il “vero uomo” a dispetto della massa mediocre priva di “eroismo”.
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