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La passione illusoria di Narciso


Dal mito dello sventurato Narciso, innamorato della sua stessa immagine, ha origine il termine narcisismo, di uso odierno, che sta ad indicare, in molti casi, l'esistenza di una vera e propria patologia mentale. Si tratta del culto innaturale se stessi che esclude ogni altra forma di affetto, esaurendosi nell'esaltazione esclusiva della propria personalità.
Nota già nell'antichità, al punto di essere oggetto di uno dei miti più conosciuti, questa passione illusoria e fin troppo coinvolgente è ancora oggi, forse più di un tempo, largamente diffusa. Infatti, se l'egocentrismo proprio dei bambini non si trasforma in un sentimento maturo, aperto ad altri affetti e rivolto ad altre persone diverse da sé, è verosimile che il moderno Narciso rimanga un eterno fanciullo, egoista e vanesio, teso unicamente alla propria eterna, stucchevole autoesaltazione.
Nel mito la giusta punizione, nella persona della dea Ramnusia, colpisce il giovane protagonista con l'estremo castigo della morte e la successiva trasformazione in un fiore dalla struggente bellezza.
Oggi, in un'epoca in cui il culto di sé trova spazi anche troppo vasti ed il narcisismo è molto spesso esaltato anche dai media più diffusi, la pena consiste nell'improvvisa presa di coscienza della propria vanità, con conseguenze psicologiche anche molto pesanti. Vale a dire che nel momento in cui l'odierno Narciso non trova più spazio alla propria autoesaltazione o perché passare del tempo in qualche modo lo impone, o perché il contesto in cui vive non sta più ai gioco e lo lascia isolato, o per qualsiasi altro motivo, l'impatto con la realtà può essere tanto violento da provocare autentici crolli psicologici. L'attualità del mito sta tutta qui e forse, fra i Miti tramandatici dai Greci, questo è uno di quelli che fa più riflettere.
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