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Utopia

Innanzitutto è bene chiarire il significato di “utopia”: per utopia si intende un progetto apparentemente irrealizzabile basato su dei principi giudicati universalmente giusti. L'utopista è colui che non vuole basare le sue preferenze e le sue scelte ideologiche partendo dallo studio della realtà, ma decide di voler seguire un ideale che ritiene giusto pur sapendo che questo ideale resterà irrealizzato.

Tuttavia il termine fu coniato da Thomas More (successivamente latinizzato in S. Tommaso Moro), filosofo e statista inglese del XVI sec.

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L’etimologia proviene dal gioco di parole greche (luogo che non c’è) ed

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+ felice): entrambi i significati possono essere compresi nell’accezione di Tommaso Moro in quanto si trattava di un'isola fantastica, quindi non esistente, ma dove regnava la concordia, la tranquillità ed il benessere tra i cittadini. Egli volle immaginare un’isola felice in cui gli abitanti conducessero una vita migliore, solidale e pacifica: si trattava dell’isola di Utopia.

Il concetto di “utopia” nasce nell’età classica grazie alla “Repubblica” di Platone, in cui egli descrive la “polis ideale”.

La polis ideale di Platone

Platone immagina una società tripartita composta dai produttori, detentori della ricchezza (contadini, artigiani, commercianti), a cui seguivano i custodi, cioè i soldati difensori della città, ed infine i governanti, i quali dovevano essere i filosofi.

Per ogni classe vi è stabilita una ben specificata educazione sociale seguita dalle virtù e dai doveri che i componenti dovevano possedere.

Al fine di scardinare ogni possibile egoismo viene abolita la proprietà privata, la famiglia e le parentele.

Platone era pienamente conscio dell’inattuabilità del suo progetto, in ogni caso è stato il primo scritto nella storia nel quale viene ipotizzata una società “ideale” in tutte le sue componenti e, a distanza di 2000 anni, verrà ripreso ancora da socialisti, comunisti e perfino dai nazisti per le proprie tesi.

Atlantide

Oltre alla “polis ideale”, Platone dà vita ad “Atlantide”, che viene descritta in altre due sue opere (dialoghi), Timeo e Crizia. Atlantide è una leggendaria isola (o continente) che si trovava, secondo Platone, nel mezzo dell’oceano Atlantico e che sarebbe stata distrutta da un terremoto o da un maremoto tra i diecimila e i quindicimila anni fa. Nel Crizia Platone descrive più nel dettaglio la situazione geopolitica di Atlantide: era un'isola ricca e potente divisa in 10 zone, ognuna governata da un figlio di Poseidone e al centro della città vi era il tempio dedicato a Poseidone e Clito.

Nel Timeo si racconta che Atlantide era una monarchia assai potente, con enormi mire espansionistiche.

Situata geograficamente oltre le Colonne d'Ercole, politicamente controllava l'Africa fino all'Egitto e l'Europa fino all'Italia. Proprio nel periodo della guerra con gli Ateniesi, un immenso cataclisma fece sprofondare l'isola sotto l'Oceano, distruggendo per sempre la civiltà di Atlantide.

La città del Sole

Al 1602 risale la prima stesura della “Città del Sole” del filosofo calabrese Tommaso Campanella, in cui s’immagina un dialogo tra un cavaliere di Malta ed un ammiraglio genovese di ritorno da un viaggio intorno al mondo.

Questi racconta di aver visto un'isola all’altezza dell’equatore, identificata da alcuni critici nell’odierno Sri Lanka, in cui sorgeva la “Città del Sole”, una fortezza praticamente inespugnabile circondata da sette mura ed avente quattro ingressi situati in corrispondenza dei quattro punti cardinali.

Il capo assoluto della città è il sacerdote Sole o Metafisico, al quale vengono associati tre principi con funzioni di collaborazione: Pon (Potenza), Sin (Sapienza) e Mor (Amore). Il primo si occupa dell’esercito e dell’arte militare, il secondo dell’istruzione e delle scienze, infine Mor dell’educazione, della generazione, della salute, del vestiario e del cibo.

Vi è la totale messa in comune di ogni bene quali il vitto, le scienze, gli svaghi e perfino le donne! Anche i figli sono cresciuti in comune.

Tutti i cittadini hanno la giornata lavorativa fissata a 4 ore ed il resto del tempo è dedicato, oltre che alla preghiera, all’apprendimento e allo studio.

Vi è una sorta di forte ripudio verso il commercio, l’unica forma di scambio tollerata è il baratto.

Infine vi è un’ampia parte dedicata alla religione: i cittadini credono nell’immortalità dell’anima, inoltre il Sole, capo assoluto della città, riesce a capire i bisogni di questa tramite un complesso sistema piramidale di ‘confessioni’.

La nuova Atlantide

A concludere il filone utopico del periodo umanista sarà sir Francis Bacon (successivamente italianizzato in Francesco Bacone), filosofo, magistrato e politico inglese del XVII sec. con lo scritto “La nuova Atlantide”, composto tra il 1614 e il 1617, rivisto nel 1624 ma mai completato.

Bacone è anche uno dei capostipiti del metodo scientifico moderno.

In “La nuova Atlantide” immagina di essere naufragato in un'isola fino ad allora sconosciuta, su cui sorge la città di Bensalem, e che dopo aver superato una prima riluttanza da parte dei suoi abitanti, riuscirà ad entrare ed a conoscere il sistema e la società della città stessa.

Viene riaffermato il valore della famiglia, vista come istituzione basilare della società.

Viene rivisto il tema della religione, che per Campanella aveva assunto una singolare importanza, mentre in Bacone viene limitato all’unico compito di tenere a freno i vizi.

Da notare che i cittadini di Bensalem sono tutti cristiani…

Al di là della famiglia, particolare rilievo assume la parte relativa alla scienza. La città viene concepita come un grande laboratorio scientifico all’aria aperta in cui vengono studiati tutti i fenomeni della natura e sperimentate nuove tecniche e invenzioni nei più disparati campi: “vi sono luoghi per vari tipi di esperienze: caverne, stagni, cascate, pozzi, fonti, osservatori marini, grazie ai quali condurre esperimenti in condizioni ambientali particolari; laboratori per esperimenti meteorologici, case di cura e termali, orti botanici, giardini zoologici, gabinetti ottici, laboratori per lo studio dei suoni e dei profumi, officine meccaniche.”

Secondo Bacone il sapere scientifico e tecnologico è la vera chiave per garantire il benessere di tutti i cittadini.

Quella di Bensalem ne risulta essere una civiltà scientificamente avanzata, in cui l’uomo ha addirittura imparato a volare o ha già inventato medicine in grado di allungare la vita.

A governare la città non sono più i filosofi di Platone, detentori di una conoscenza ‘astratta’, né addirittura il sacerdote di Campanella, il quale non è detto che abbia delle capacità innate per farlo, ma gli scienziati, detentori di un sapere ‘pratico’.

Latino

La città di Dio (in Latino De Civitate Dei) è un'opera latina scritta in ventidue volumi da Sant'Aurelio Agostino tra il 412 e il 426.

L'opera rappresenta una apologia del Cristianesimo nei confronti della civiltà pagana, in essa vengono trattati argomenti come Dio, il martirio, i Giudei ed altri argomenti riguardanti la filosofia cristiana. Il movente occasionale fu il saccheggio di Roma da parte dei Goti di Alarico.

Questo testo può essere suddiviso in due parti: I-X e XI-XXII.

Nella prima parte Agostino fa ricadere la responsabilità delle sciagure che hanno travolto l’impero Romano sul paganesimo.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2008

Titolo: Utopia

Autore: Stella Orlandino

Descrizione: si tratta di un percorso multimediale sul significato della parola utopia e delle varie interpretazioni date nel corso dei secoli, si parte dal disegno utopico dello stato di Platone, di Atlantide, della città del sole ecc. per arrivare alla "pace utopic

Materie trattate: filosofia, latino, storia dell'arte, italiano, inglese, astronomia, fisica, storia

Area: umanistica

Sommario

Innanzitutto è bene chiarire il significato di "utopia": per utopia si intende un progetto apparentemente irrealizzabile basato su dei principi giudicati universalmente giusti. L'utopista è colui che non vuole basare le sue preferenze e le sue scelte ideologiche partendo dallo studio della realtà, ma decide di voler seguire un ideale che ritiene giusto pur sapendo che questo ideale resterà irrealizzato.

Tuttavia il termine fu coniato da Thomas More (successivamente latinizzato in S. Tommaso Moro), filosofo e statista inglese del XVI sec. L'etimologia proviene dal gioco di parole greche ou topos (luogo che non c'è) ed eu (bene) + topos (luogo felice): entrambi i significati possono essere compresi nell'accezione di Tommaso Moro in quanto si trattava di un'isola fantastica, quindi non esistente, ma dove regnava la concordia, la tranquillità ed il benessere tra i cittadini.

Egli volle immaginare un'isola felice in cui gli abitanti conducessero una vita migliore, solidale e pacifica: si trattava dell'isola di Utopia.

Il concetto di "utopia" nasce nell'età classica grazie alla "Repubblica" di Platone, in cui egli descrive la "polis ideale".

Platone immagina una società tripartita composta dai produttori, detentori della ricchezza (contadini, artigiani, commercianti), a cui seguivano i custodi, cioè i soldati difensori della città, ed infine i governanti, i quali dovevano essere i filosofi.

Per ogni classe vi è stabilita una ben specificata educazione sociale seguita dalle virtù e dai doveri che i componenti dovevano possedere.

Al fine di scardinare ogni possibile egoismo viene abolita la proprietà privata, la famiglia e le parentele.

Platone era pienamente conscio dell'inattuabilità del suo progetto, in ogni caso è stato il primo scritto nella storia nel quale viene ipotizzata una società "ideale" in tutte le sue componenti e, a distanza di 2000 anni, verrà ripreso ancora da socialisti, comunisti e perfino dai nazisti per le proprie tesi.

Oltre alla "polis ideale", Platone dà vita ad "Atlantide", che viene descritta in altre due sue opere (dialoghi) Timeo e Crizia.

Atlantide è una leggendaria isola (o continente) che si trovava, secondo Platone, nel mezzo dell'oceano Atlantico e che sarebbe stata distrutta da un terremoto o da un maremoto tra i diecimila e i quindicimila anni fa.

Nel Crizia Platone descrive più nel dettaglio la situazione geopolitica di Atlantide: era un'isola ricca e potente divisa in 10 zone, ognuna governata da un figlio di Poseidone e al centro della città vi era il tempio dedicato a Poseidone e Clito.

Nel Timeo si racconta che Atlantide era una monarchia assai potente, con enormi mire espansionistiche. Situata geograficamente oltre le Colonne d'Ercole, politicamente controllava l'Africa fino all'Egitto e l'Europa fino all'Italia.

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