Tesina multidisciplinare
Sabrina Turdo
Classe 5°AP
Anno scolastico 2007/2008
ITCG F. Niccolini
Volterra
Italiano Primo Levi – Se questo è un uomo
Storia Dalla nascita alla morte del fascismo
Diritto Diritti e doveri dei cittadini
Scienze delle finanze Le imposte
Economia aziendale La gestione strategica delle imprese industriali
Matematica Le funzioni economiche
Informatica Il sistema informativo e informatico
Inglese Video “then and now”, militarisation of youth in Nazi
Germany and in Middle Eastern countries
Primo Levi
Vita e opere
Primo Levi nasce a Torino nel 1919 da una famiglia ebrea piemontese di solide tradizioni intellettuali. Laureato in chimica e chimico di professione, diventa scrittore in seguito alla traumatica esperienza della deportazione ad Auschwitz. È questo l’evento centrale della sua vita, che fa scattare in lui la molla della scrittura, sentita come un’impellente necessità di confessione, di analisi e come un ineludibile dovere morale e civile. Il ricordo mai estinto di Auschwitz è anche probabilmente alla base dell’inatteso ed enigmatico suicidio con il quale lo scrittore pone termine alla sua esistenza, nel 1987.
Fino al 1938 Primo Levi è un normale studente di agiata famiglia con la passione della chimica, dalla quale spera di ricavare “la chiave dell’universo… il perché delle cose”; le leggi razziali rappresentano per lui una svolta che gli apre gli occhi sulla natura del fascismo e lo orienta verso l’azione politica. Alla fine del 1942 entra nel Partito d’Azione clandestino e dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si unisce a un gruppo partigiano di “Giustizia e libertà” operante nella Valle d’Aosta. Catturato dalla milizia fascista il 13 dicembre 1943, viene internato nel campo di concentramento di Fossoli e successivamente deportato ad Auschwitz (febbraio 1944).
Nel Lager, dove rimane circa un anno, Primo Levi riesce a sopravvivere grazie a circostanze fortunate, sulle quali torna per tutta la vita a mettere l’accento:
“Sono stato fortunato: per essere stato chimico, per avere incontrato un muratore che mi dava da mangiare, per avere superato le difficoltà del linguaggio…; mi sono ammalato una volta sola, alla fine, e anche questa è stata una fortuna, perché ho evitato l’evacuazione dal lager: gli altri, i sani, sono morti tutti, perché sono stati deportati verso Buchenwald e Mauthausen, in pieno inverno”.
Il Lager incide profondamente sulle sue convinzioni: gli dà la coscienza di essere diverso in quanto ebreo e lo spinge verso lo scetticismo religioso.
“Sono diventato ebreo in Auschwitz. La coscienza di sentirmi diverso mi è stata imposta.”
“L’esperienza di Auschwitz è stata per me tale da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa…. C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio”.
A testimonianza di questa tragica esperienza, Primo Levi scrive di getto nel 1946 e pubblica nel 1947 Se questo è un uomo, il libro che solo dieci anni più tardi sarà riconosciuto come il capolavoro della letteratura concentrazionaria, sul quale la nostra classe ha svolto uno studio approfondito.
Dal momento in cui le truppe russe entrano nel Lager di Auschwitz, abbandonato dai tedeschi in ritirata, prende avvio La tregua, il secondo libro di memoria di Levi, pubblicato nel 1963 e considerato da alcuni la sua opera più alta. La tregua narra il tormentato viaggio di ritorno in patria dell’autore con un gruppo di compagni attraverso un’Europa ancora sconvolta dalla guerra. Come l’esperienza del Lager è associabile all’inferno (cfr. Il Lager come metafora dell’inferno), così l’odissea del viaggio di ritorno, nel quale avviene una lenta e travagliata resurrezione alla vita, rimanda al purgatorio, in una sorta di percorso simile a quello dantesco; tuttavia l’analogia si ferma qui, in quanto Levi, a differenza di Dante, non potrà mai raggiungere la completa liberazione.
Questo secondo libro rivela l’acquisita consapevolezza di una vocazione letteraria: scrivere non è più per Levi un fatto occasionale o episodico e, al dolente testimone del Lager, si affianca uno scrittore dall’ispirazione varia, che sperimenta forme letterarie diverse dalla memorialistica.
Pubblica racconti di genere fantascientifico come quelli raccolti nelle Storie naturali (1967) o in Vizio di forma (1971), accanto ai quali vanno ricordati i brevi testi di Sistema periodico (1975), intitolati ciascuno a un elemento chimico e ispirati alla professione dell’autore. Per spiegare la sua doppia natura, di scrittore e di scienziato, Levi usa la metafora del centauro, come abbiamo scoperto nello spettacolo visto quest’anno al Teatro, diretto dal regista Scaglione, che si basa proprio su alcuni racconti delle Storie naturali (cfr. Dossier dell’Area di progetto). Questi testi rivelano, dietro le vicende paradossali venate da una sottile ironia, l’intento di indurre alla riflessione sui rapporti fra la scienza e l’umanità.
Nell’ambito del filone legato agli interessi scientifici dell’autore, l’opera più importante è forse La chiave a stella (1978), dove si raccontano le esperienze di vita e di lavoro dell’operaio piemontese Faussone, che gira il mondo per svolgere il suo lavoro di montatore: nel personaggio, quasi una proiezione dell’autore, spiccano la curiosità intellettuale e un vivo senso della dignità del proprio lavoro.
Ma il filone memoriale-saggistico nella produzione letteraria di Levi non si interrompe: direttamente a La tregua si collega infatti il romanzo Se non ora, quando? (1982), che descrive il viaggio di un gruppo di partigiani ebrei russi che vanno dalla Bielorussia all’Italia passando per la Palestina, e il libretto memoriale-ragionativo I sommersi e i salvati (1986) torna sulla tragedia di Auschwitz con l’intento non più di raccontare ma di riflettere, riallacciandosi a Se questo è un uomo.
Su una linea di sostanziale continuità rispetto alle opere in prosa si collocano le raccolte poetiche (L’osteria di Brema, 1975; Ad ora incerta, 1984; Altre poesie, riunite postume), anticipate dai versi che precedono come un’epigrafe Se questo è un uomo e La tregua e ispirate alla tematica del Lager.
Il punto di contatto fra le “due nature” di Primo Levi, quella del letterato e quella dello scienziato, sta in una fiducia illuministica nella ragione che si traduce in una scrittura limpida, chiara, essenziale, dove ogni parola viene “pesata”.
Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Periodo storico
La realtà storica in cui vive l’autore è quella nazifascista della seconda guerra mondiale durante la quale milioni di persone furono deportate nei campi di concentramento o lager che dir si voglia. In questo periodo di terrore erano state abolite la libertà di parola e di stampa. Le uniche verità accettate in Germania e in Italia erano quelle proclamate dai due rispettivi leader dell’epoca: Adolf Hitler e Benito Mussolini. Erano quindi frequenti le insurrezioni di movimenti che erano contrari al governo e che non vi appartenevano (i partigiani). A questi movimenti aderirono molte persone e le loro azioni furono utili alle Nazioni Unite e agli altri paesi europei opposti all’Asse per combattere la Germania e i paesi ad essa alleati. Un compito molto importante dei paesi liberatori fu quello di liberare e salvare i superstiti dei campi di concentramento, ormai ridotti ad un numero abbastanza esiguo se si pensa a tutti quelli che furono deportati. Per cinque anni il campo di concentramento di Auschwitz suscitò terrore tra gli abitanti dei paesi occupati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale.
Al termine della campagna del settembre 1939 la città di Oswiecim e le città situate furono annesse al Reich. Nello stesso tempo i nazisti cambiarono il suo nome in Auschwitz. Già verso la fine del 1939 nell’Ufficio del Comando Supremo delle SS e della Polizia a Wroclaw era nata l’idea della creazione di un campo di concentramento. La proposta di creazione di questo campo fu motivata dall’affollamento delle prigioni esistenti in Slesia e dalla necessità di una nuova ondata di arresti di massa tra la popolazione polacca della Slesia e del Governatorato Generale. Il campo di concentramento di Auschwitz fu fondato nel 1940 come luogo di reclusione per i prigionieri politici polacchi. Successivamente i nazisti iniziarono ad usarlo per deportarvi prigionieri provenienti da tutta l’Europa, principalmente ebrei, ma anche sovietici e zingari. Praticamente poi tra i detenuti vi era gente di ogni nazionalità.
Ambiente
Gli ambienti di cui ci parla l’autore sono principalmente due: il treno del viaggio di andata ed il lager.
Riguardo il treno fa una descrizione molto accurata della struttura dei vagoni, che sono molto stretti, scomodi e non igienici. I deportati sono costretti a viaggiare accalcati senza muoversi. L’odore dei deportati non sembra già più umano perché durante il lungo viaggio essi non hanno modo di lavarsi se non con l’acqua piovana. Il legno è freddo a causa della temperatura molto bassa e della pioggia. I deboli corpi dei deportati infatti sono esposti alle intemperie che non sono altro che un prologo a ciò che si dovranno apprestare a subire.
Del lager di “Buna” (dal nome di una gomma sintetica che dovrebbe essere prodotta in tale luogo) abbiamo una descrizione molto accurata per la struttura ma anche per il significato che comporta per i detenuti. E sicuramente questo secondo aspetto è il più importante per l’autore e per il lettore. Ogni caratteristica del luogo acquista un significato simbolico per Primo Levi; per esempio il fango, in cui sono costretti a camminare quotidianamente i detenuti, sprofondandoci, è il simbolo della perdita della dignità di uomini. Ma ogni cosa a cui i detenuti sono sottoposti ci fa pensare alla perdita della dignità umana. Per quanto riguarda lo spazio reale il campo è suddiviso in questo modo: è composto da baracche (Blocks), ognuna con un compito differente. È presente un’infermeria, il Ka-be, dove sono ricoverati i malati o i feriti e c’è pure un centro chimico dove Primo andrà a lavorare durante il suo ultimo periodo di prigionia. Nei block più importanti stanno le SS, in quelli meno importanti stavano i detenuti. Ma anche fra i detenuti c’erano delle profonde divisioni, che influivano nella disposizione delle persone nei block. Nelle baracche era un grande problema anche dormire perché le brande erano piccole e perciò più di una persona spesso doveva dormire in un letto. L’inconveniente era poi più grave quando il di branda era malato oppure aveva problemi di incontinenza. Non vi erano bagni ed i deportati dovevano arrangiarsi con dei secchi che dovevano poi essere svuotati a turno.
Contenuto
Il libro narra le esperienze dell’autore nel periodo in cui fu deportato dai nazisti nella Seconda Guerra Mondiale nel lager di Buna-Monowitz nei pressi di Auschwitz. La vicenda inizia dall’arresto avvenuto la notte del 13 dicembre 1943 fino al momento della liberazione dal Lager la mattina del 27 gennaio del 1945. Le esperienze sono presentate dallo scrittore con il metodo dell’intreccio, perché la narrazione degli eventi è lineare ma spesso l’autore ci fornisce anticipazioni su ciò che accadrà (è già accaduto) al personaggio. L’autore utilizza quindi più modalità per raccontare la sua vicenda: quella del resoconto, in cui gli avvenimenti ci sono esposti nella loro successione cronologica; quella dell’accostamento dei fatti ad idee più generali sulla condizione umana e quella di impianto diaristica adottata nelle ultime pagine, che è più adatto a raccontare gli ultimi eventi. La testimonianza che Levi ci affida attraverso le pagine del suo libro non è altro che una lunga meditazione sull’opera di annientamento della personalità umana da parte dei nazisti, cosa che è il primo obiettivo dei campi di sterminio.
Dopo averci narrato come fu catturato dai fascisti e condotto nel campo di concentramento, e dopo averci descritto attraverso pagine altamente drammatiche come gli ebrei internati nel campo accolsero l’annuncio della deportazione Levi affronta la descrizione del viaggio che lo conduce dalla piccola stazione di Carpi, in Italia, ad Auschwitz nell’Alta Slesia. Giunti a destinazione, il meccanismo dell’annientamento si mise subito in moto: fu il primo episodio di una lunga serie di eventi analoghi il cui unico scopo fu di giungere, per gradi, alla totale eliminazione dei deportati. Coloro che furono in grado di essere utilizzati come mano d’opera furono condotti ai campi di lavoro; tutti gli altri, vecchi, inabili, bambini e tutti coloro che non erano adatti al lavoro manuale vennero portati nelle camere a gas. Coloro che si “salvarono” da questa prima eliminazione vennero spogliati (anche della dignità) e vennero rivestiti con casacche a righe e zoccoli, gli venne inoltre tatuato sul braccio sinistro un numero che da quel momento prese il posto del loro nome. Tutti gli internati furono trasferiti durante il giorno presso una fabbrica di gomma, dove svolsero un lavoro massacrante. I più deboli presto furono stroncati dalla fatica, dalle privazioni, dalle malattie e dal freddo. All’interno del Lager governavano il privilegio, l’ingiustizia, il sopruso, l’abilità personale, l’astuzia; chi non aveva abilità da sfruttare non poteva sopravvivere a lungo. All’interno di questo quadro vengono descritte alcune figure umane, ferocemente o pietosamente tratteggiate dall’autore a seconda dei casi, che incarnano modelli umani veramente esistiti in tempo di guerra.
Dopo non molto tempo Primo Levi venne assegnato al kommando chimico, che lo esonerava dalle fatiche massacranti sostenute fino a quel momento. Ma questo non gli impedì di passare mesi contrassegnati da patimenti nonché da un’altra “selezione” prima di entrare a far parte del laboratorio e poter cominciare a nutrire la speranza di superare un altro durissimo inverno. Nel frattempo hanno inizio i bombardamenti degli Alleati sull’Alta Slesia ed anche la fabbrica è colpita. Costretti a lavorare fra la polvere e le macerie, costantemente esposti ai pericoli delle incursioni aeree nonché fatti oggetto da parte dei loro oppressori e aguzzini di una raddoppiata ferocia a causa della tragedia che incombe sulla Germania, i deportati subirono tutto il peso di una situazione che diventava ogni giorno sempre più insostenibile. L’autore in maniera del tutto inaspettata e quando ormai aveva rinunciato a sperare, fu destinato al laboratorio dove trascorse gli ultimi mesi di prigionia, in un ambiente riscaldato e a contatto con materiali e strumenti che gli ricordavano i suoi studi e la sua professione. In questo periodo avvenne la prima stesura di “Se questo è un uomo” e fu proprio nel raccoglimento consentitogli dal laboratorio che egli avvertì per la prima volta la necessità di sopravvivere per poter testimoniare, nonché la possibilità di dare un senso alle sofferenze patite ed una giustificazione alla propria esperienza rendendone partecipi gli altri attraverso un libro di memorie. Il fronte russo si stava avvicinando, i tedeschi erano ormai consapevoli della catastrofe imminente e si apprestarono a far evacuare i campi di sterminio e a distruggere gli impianti. Era il gennaio 1945. Questi ultimi drammatici avvenimenti ci sono narrati sotto forma di diario. L’autore, che nel frattempo era ricoverato nelle baracche adibite ad ospedale, assistette alla partenza dei suoi compagni. Morirono tutti durante un’interminabile marcia attraverso la Germania, mentre i malati, abbandonati a se stessi, rimasero nel Lager devastato, senza cure, né acqua, né cibo, ad una temperatura di venti gradi sotto zero, decimati dal tifo, dalla difterite, dalla dissenteria. Levi è tra i pochissimi che riuscì a sopravvivere e le pagine conclusive del libro ci danno la cronaca allucinante di quello che accadde in quei terribili dieci giorni e precisamente dal 19 gennaio al 27 gennaio del 1945. Quando all’alba del 27 gennaio arrivarono i russi, lo spettacolo che si offre ai loro occhi fu quello terrificante dei cadaveri che erano accumulati sulla neve e dei pochi superstiti che si aggiravano come spettri fra le rovine del campo.
Ambiente sociale
La quasi totalità dei personaggi descritti è stata nei campi di concentramento, l’autore stesso ha vissuto ad Auschwitz per un anno. Egli è laureato in chimica e questo gli è utile per la sopravvivenza in quanto gli permette di svolgere lavori che gli richiedevano molta meno fatica. Comunque la sua laurea non serve per distinguerlo da tutti gli altri deportati, anche l’autore è solo un numero per i tedeschi. È una persona come tutti i suoi compagni di viaggio che è stata vittima di uno strano ed avverso destino. Nel libro quindi non viene descritta tanto la posizione sociale dei reduci dal campo di sterminio, quanto le loro idee e la loro fatica per ingegnarsi e così sopravvivere.
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Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: Tesina multidisciplinare
Autore: Sabrina Turdo
Descrizione: tesina multidisciplinare sulle materie dell'ITC corso programmatori
Materie trattate: italiano, storia, diritto, sc. delle finanze, ec. aziendale, matematica, informatica, inglese
Area: umanistica
Sommario
Primo Levi: vita e opere
Primo Levi nasce a Torino nel 1919 da una famiglia ebrea piemontese di solide tradizioni intellettuali. Laureato in chimica e chimico di professione, diventa scrittore in seguito alla traumatica esperienza della deportazione ad Auschwitz. È questo l'evento centrale della sua vita, che fa scattare in lui la molla della scrittura, sentita come un'impellente necessità di confessione, di analisi e come un ineludibile dovere morale e civile. Il ricordo mai estinto di Auschwitz è anche probabilmente alla base dell'inatteso ed enigmatico suicidio con il quale lo scrittore pone termine alla sua esistenza, nel 1987.
Fino al 1938 Primo Levi è un normale studente di agiata famiglia con la passione della chimica, dalla quale spera di ricavare "la chiave dell'universoâ⬦il perché delle cose"; le leggi razziali rappresentano per lui una svolta che gli apre gli occhi sulla natura del fascismo e lo orienta verso l'azione politica. Alla fine del 1942 entra nel Partito d'Azione clandestino e dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 si unisce a un gruppo partigiano di "Giustizia e libertà" operante nella Valle d'Aosta. Catturato dalla milizia fascista il 13 dicembre 1943, viene internato nel campo di concentramento di Fossoli e successivamente deportato ad Auschwitz (febbraio 1944).
Nel Lager, dove rimane circa un anno, Primo Levi riesce a sopravvivere grazie a circostanze fortunate, sulle quali torna per tutta la vita a mettere l'accento:
"Sono stato fortunato: per essere stato chimico, per avere incontrato un muratore che mi dava da mangiare, per avere superato le difficoltà del linguaggioâ⬦; mi sono ammalato una volta sola, alla fine, e anche questa è stata una fortuna, perché ho evitato l'evacuazione dal lager: gli altri, i sani, sono morti tutti, perché sono stati deportati verso Buchenwald e Mauthausen, in pieno inverno".
Il Lager incide profondamente sulle sue convinzioni: gli dà la coscienza di essere diverso in quanto ebreo e lo spinge verso lo scetticismo religioso.
"Sono diventato ebreo in Auschwitz. La coscienza di sentirmi diverso mi è stata imposta."
"L'esperienza di Auschwitz è stata per me tale da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosaâ⬦.C'è Auschwitz, quindi non può esserci Dio".
A testimonianza di questa tragica esperienza, Primo Levi scrive di getto nel 1946 e pubblica nel 1947 Se questo è un uomo, il libro che solo dieci anni più tardi sarà riconosciuto come il capolavoro della letteratura concentrazionaria, sul quale la nostra classe ha svolto uno studio approfondito.