Estratto del documento

Istituto di istruzione superiore

Statale “M. Fanno” Conegliano

Malattia non malattia

Laura Stella

5^a Servizi Sociali

A.s. 2009/10

Vuoi ottenere la vera

Libertà?

Rifiuta il mobbing

Ovunque esso si

Trovi, comunque

Venga suonato,

Profumato, vestito!

(Giacomo Jim Montana)

2

Percorso:

Mappa concettuale 4

Cap. 1: Il mobbing 5 - 9

1.1: Tipi di mobbing:

Sul lavoro

In famiglia

A scuola

1.2: Fasi del mobbing

1.3: Identikit del mobbizzato

1.4: Pratica del mobbing sul posto di lavoro

Cap. 2: Conseguenze psicologiche del mobbing 10 - 14

2.1: La nevrosi

2.2: La depressione

2.3: Disturbi di ansia e stress

Cap. 3: Le malattie mobbizzanti 15 - 18

3.1: Nevrosi

3.2: La depressione

3.3: Ansia e stress

Cap. 4: La tutela del lavoratore 19

Cap. 5: Il mobbing e Giovanna Nigris 20 - 23

5.1: Poesia “Il mobbing”

5.2: Parafrasi

5.3: Commento

5.4: Giovanna Nigris 24

Bibliografia 3

Conseguenze

Psicologiche sul

Lavoratore:

Le nevrosi,

La depressione

Che cos’è e cosa i disturbi d’ansia

Provoca psicologia

Introduzione il mobbing:

La malattia

Non malattia cultura

Italiano medico-

Sanitaria

Diritto

Giovanna la nevrosi,

Nigris e il depressione

La tutela

Mobbing e disturbi

Del d’ansia

Lavoratore 4

Cap. 1: Il mobbing:

Il mobbing è un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici,

angherie, vessazioni, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, etc.) perpetrati

da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore.

Il termine mobbing è stato coniato agli inizi degli anni settanta dall’etologo

Konrad Lorenz per descrivere un particolare comportamento di alcune specie

animali che circondano in gruppo un proprio simile e lo assalgono

rumorosamente per allontanarlo dal branco. 5

:

I tipi di mobbing

1.1:

Mobbing sul lavoro:

Questa pratica è spesso condotta con il fine di indurre la vittima ad

abbandonare da sé il lavoro, senza quindi ricorrere al licenziamento (che

potrebbe causare imbarazzo all’azienda) o per ritorsione a seguito di

comportamenti non condivisi (denuncia ai superiori o all’esterno di

irregolarità sul posto di lavoro), o per il rifiuto della vittima di sottostare

a proposte o richieste immorali (sessuali, di eseguire operazioni

contrarie a divieti deontologici o etici, etc.) o illegali.

Mobbing familiare:

Questa pratica è condotta all’interno delle dinamiche relazionali

coniugali e familiari ed è finalizzata alla delegittimazione di uno dei

coniugi e alla estromissione di questo dai processi decisionali

riguardanti la famiglia in genere e nello specifico i figli.

Il mobbing familiare più frequente è quello che coinvolge le famiglie

separate e viene messo in pratica da parte del genitore affidatario nei

confronti di quello non affidatario al fine di spezzare il legame

genitoriale nei confronti dei figli.

Mobbing a scuola:

Il mobbing a scuola è forma di “vessazione di branco” che spesso si

confonde con il bullismo ovvero con una sorta di bullismo di gruppo

organizzato ai danni di un compagno di classe. Esiste anche in ambiente

scolastico una forma particolare di mobbing “dall’alto”, ossia praticato

da un insegnante a danno di uno o più allievi, attraverso: espressioni

sistematicamente denigratorie e/o provvedimenti disciplinari

persecutori, valutazioni o giudizi ingiustificatamente negativi, il

mobbing di studenti più o meno organizzati nei confronti di insegnanti

ritenuti deboli e non in grado di mantenere la disciplina in classe,

6

mobbing che tende a voler nascondere le proprie mancate responsabilità

nei confronti dello studio, della disciplina e del rispetto delle regole.

1.2: Le fasi del mobbing:

Si attua attraverso fasi ambientali e comportamentali ben codificate:

  • Segnali premonitori: fase breve e sfumata nella quale si appalesano le “anomalie” dinamico-relazionali tra la vittima e i colleghi o il superiore.
  • Mobbing e stigmatizzazione: si rende manifesto il comportamento mobbizzante attraverso incalzanti e reiterati attacchi nei confronti della vittima al fine di screditarne la reputazione, isolarla dal contesto lavorativo, dequalificarla professionalmente e, attraverso continue critiche e richiami, demotivarla psicologicamente.
  • Ufficializzazione del caso: la vittima denuncia le vessazioni, ma viene colpevolizzata dai suoi “persecutori” che la considerano responsabile, a causa del suo modo di essere, della situazione che si è venuta a creare.
  • Allontanamento: è la fase conclusiva dell’azione mobbizzante che culmina con il completo isolamento della vittima che inizia a manifestare depressione del tono dell’umore e somatizzazioni. Il lavoratore è stremato e, non riuscendo a trovare una soluzione al problema, sceglie la strada delle dimissioni volontarie quale estremo tentativo di salvezza. 7

1.3: L’identikit del mobbizzato:

Il «mobbizzato» tipo lavora da 11-20 anni nella stessa azienda, presenta

sintomi di stress occupazionale e denuncia vessazioni che si

protraggono in media oltre i 6 mesi. Nel 49,8% dei casi il «mobber» è il

datore di lavoro e l’azione mobbizzante più diffusa è l’attacco alla vita

professionale (64%). Nello specifico, i dati presentati hanno mostrato

che è quella dell’impiegato la figura professionale più colpita dal

fenomeno con il 55,1%, seguita dalla figura del quadro, con il 22,8% e

dall’operaio con il 9,8%. Il fenomeno è più diffuso nel comparto scuola

(nel 28,2% dei casi), seguito dalla Pubblica amministrazione con il

16,4% e dal terziario con il 13%.

Il consiglio del sindacato al lavoratore mobbizzato è «di avere molta

pazienza, di non cedere allo scoramento dando le dimissioni e di

raccogliere quanta più documentazione possibile sulle vessazioni

subite». 8

1.4: La pratica del mobbing sul posto di lavoro:

La pratica del mobbing sul posto di lavoro viene effettuata in diversi metodi di violenza

psicologica o addirittura fisica. Come la sottrazione ingiustificata di

incarichi o della postazione di lavoro, dequalificazione delle mansioni a

compiti banali (fare fotocopie, ricevere telefonate, compiti

insignificanti, dequalificanti o con scarsa autonomia decisionale) così da

rendere umiliante il prosieguo del lavoro. Rimproveri e richiami, espressi

in privato ed in pubblico anche per banalità;

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