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Il Futurismo

Ufficialmente il Futurismo nacque a Parigi nel 1909 con la pubblicazione sul quotidiano “Le Figaro” del Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, il quale era già uscito in anteprima sul Giornale dell'Emilia di Bologna e consecutivamente in quasi tutta Italia.

Questo movimento coinvolge tutti i campi della cultura: muore l'arte come fenomeno elitario e inizia per i Futuristi una produzione molto legata alle tecniche moderne e ai nuovi mezzi espressivi come il cinema e la fotografia.

Il manifesto tecnico della letteratura futurista

Dopo tre anni dalla nascita del Manifesto Futurista, Marinetti crea il Manifesto tecnico della letteratura futurista. L'artista va contro la vecchia “poetica”, infatti inserisce immagini che si sostituiscono alle parole, le quali vengono “montate” sulla pagina così come nascono nella mente dello scrittore, prendendo il nome di parole in libertà.

Il brano quindi risulterà ricco di analogie e di immaginazione senza fili, che associano tra loro le sensazioni visive, uditive, tattili e olfattive.

Viene inoltre distrutta la sintassi, abolita la punteggiatura, l'aggettivo e l'avverbio. L'uso del verbo all'infinito, inoltre, viene utilizzato per una maggiore sensazione della realtà. Il testo risulta privo dell'“io” letterario, portando ad una mancanza di soggettività dell'autore.

Verranno inoltre create le tavole parolibere, cioè testi nei quali sono accostati parole, cerchi, linee, disegni, colori e caratteri tipografici diversi.

Marinetti vuole creare un poeta-giornalista, il quale vuole farci entrare nell'atmosfera da lui vissuta. Un esempio lo abbiamo con il poema parolibero Zang tumb tumb, il quale ci descrive al meglio cosa si respirava durante il bombardamento di Adrianopoli (1912-13), nel quale si nota un'analogia che caratterizza il brano: bombardamento-orchestra. In definitiva, la guerra è uno spettacolo che scatena nel poeta l'ebbrezza dei sensi.

Il rifiuto del passato e l'esaltazione della velocità

I Futuristi sono entusiasti rispetto al futuro e angosciosi rispetto al tempo che scorre, mentre rifiutano e vogliono cancellare il passato per attuare un rinnovamento totale della cultura. Loro teorizzano la nascita di una nuova generazione senza i condizionamenti del passato.

Propongono la distruzione delle biblioteche, accademie e musei, definendoli “cimiteri di sforzi vani”. Il Manifesto del Futurismo afferma anche che gli stessi Futuristi, i quali all'epoca avevano come più anziano un esponente di 30 anni, superati i quarant'anni dovessero essere rimpiazzati da altri artisti più giovani e dinamici.

Marinetti: “Un'automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia è più bello della Vittoria di Samotracia”.

Inoltre Filippo Tommaso afferma che la magnificenza del mondo è arricchita dalla bellezza della velocità e preconizza l'avvento di un'umanità meccanica, e la sostituzione dell'amore per la donna con l'amore per la macchina.

Così nasce una concezione violenta della vita e della storia che esalta la guerra, descritta nel volumetto “Guerra sola igiene del mondo”, che esplica la loro voglia interventista.

Nel Futurismo non si tratta più di eguagliare l'arte alla vita, ma di trasformare il senso estetico di un'intera società, dando importanza al progresso tecnologico e al movimento, ossia ciò che stava trasformando la vita dell'uomo.

La propaganda e le Serate Futuriste

Questo è il primo movimento che fa uso massiccio di tutte le tecniche di propaganda pubblicitaria che si erano affermate nel commercio, anche se lo strumento tipico del loro atteggiamento propagandistico è il “manifesto”, il quale divenne un genere letterario in cui Marinetti diede il meglio di sé.

Un'altra invenzione geniale dei Futuristi, che contribuì a renderli discussi in tutta Europa, furono le “Serate Futuriste”.

  • Prenotavano un teatro frequentato solitamente dai borghesi per annunciare uno spettacolo provocatorio che comprendeva la lettura di manifesti, “discorsi incendiari”, presentazione di dipinti, sketches, audizione di musiche futuriste e gli inevitabili battibecchi col pubblico, che spesso sfociavano in risse.
  • Di conseguenza, il giorno seguente tutti i giornali scrivevano dell'evento.

I Futuristi erano molto bravi a sfruttare qualsiasi modo per essere conosciuti. Ad esempio, il processo al romanzo di Marinetti “Mafarka il Futurista” si trasformò in pratica nel primo happening pubblico del Futurismo e, addirittura, approfittando del successo mediatico, Marinetti pubblicò le arringhe dello stesso processo per oltraggio al pudore.

Arte, aggressività e rinnovamento sociale

Il Futurismo ha come ambizione di rivoluzionare tutto l'atteggiamento nei confronti della vita, dichiara guerra oltre che al passato e alla tradizione anche alla morale ufficiale.

Loro concepivano l'arte inseparabile dall'aggressività dell'immagine, la vitalità equivale a violenza, per questo motivo una guerra o una rivoluzione per i Futuristi avevano gli stessi pregi.

L'undici settembre 1914 Balla pubblica il “Manifesto del vestito Antineutrale”, nel quale scrisse: “L'umanità si vestì sempre di quiete, di paura, di cautela e di indecisione”.

Balla è contro l'abbigliamento del passato perché è troppo irrigidito e inadeguato ad un individuo che vive tempi nuovi. Infatti lui e i Futuristi creano dei vestiti con tinte violente ed elementi estranei alla sartoria. Ad esempio, il maglione con il collo a “V” venne introdotto nel 1913 e ancora oggi è attuale.

La musica e l'architettura futurista

I Futuristi si interessano di innovare anche il campo della musica, provocatoriamente con le opere di Pratella e Russolo, che poi sarà l'unico a trasferirsi a Parigi per sviluppare la musica Futurista.

Le loro musiche suscitano l'interesse di Stravinsky e, in più, Russolo, oltre ad essere un pittore, inventò vari strumenti come “L'intonarumori”, un apparecchio capace di produrre ululati, rombi, stropiccii ecc., e il “rumorarmonio”, il mezzo per amplificare gli effetti dell'intonarumori.

Nell'Architettura invece Sant'Elia afferma il distacco dal passato, compiendo progetti irrealizzabili immediatamente, ma che per la loro innovatività influenzarono i successivi architetti del '900, soprattutto quelli degli anni '60.

Le ambiguità socio-politiche

Dal punto di vista socio-politico erano ambigui, erano apertamente maschilisti senza accorgersi che questo è perfettamente tradizionale in una cultura patriarcale, anche se poi non criticavano gli scritti di Valentine Saint-Point: il “Manifesto della Donna Futurista” e il “Manifesto Futurista della Lussuria”, poiché il loro non era un maschilismo “assoluto”, ma di natura anti-romantica, cioè contro ogni cavalleria verso il gentil sesso (Marinetti: “Uccidiamo il chiaro di Luna”).

Ma allo stesso tempo Filippo Tommaso Marinetti nel Manifesto Futurista esalta “le belle idee per cui si muore”, concetto assolutamente romantico. Marinetti scrive: “Noi vogliamo combattere il femminismo”, anche se poi si dichiarerà pro suffragette.

Comunque, nel suo furore contro la tradizione, il Futurismo si vede spontaneamente affine agli Anarchici, come loro nettamente opposti alla borghesia, e che sembrava applicassero alla politica il loro furore antipassatista, perfino quando nel 1900 Gaetano Bresci uccide il re Umberto I.

Ma ai Futuristi interessa unicamente il lato estremista e sovversivo degli Anarchici, mentre per quanto riguarda le motivazioni sociali per cui essi si battono non le condividono.

Difatti Anarchici e Futuristi si trovano in opposizione totale a proposito dell'entrata in guerra dell'Italia. Per gli Anarchici era combattere la guerra dei padroni uccidendo proletari di altri paesi, per i Futuristi era slancio vitale e sola igiene del mondo, per la quale si battevano attivamente.

Il Futurismo e la guerra

Come è noto, Marinetti fu sempre un bellicista convinto. Fu entusiasta per la guerra in Libia: scrisse allora che il governo italiano era diventato futurista! Combatté da volontario nella prima guerra mondiale con Balla, Boccioni, Sant'Elia, Carrà.

Nel conflitto Boccioni e Sant'Elia muoiono (1916). Qui si può considerare chiusa una fase creativa iniziale del Futurismo, quella relativa alla sperimentazione grafico-plastico-pittorica.

In effetti la Guerra produrrà un forte ripensamento circa la reale portata degli sconvolgimenti che la realtà bellica riversò in tutta la compagine sociale e artistica italiana. La crisi fu avvertita da tutti coloro che si richiamavano alle idee futuriste.

Il rapporto con il fascismo

Dopo la guerra Marinetti mise mano con decisione a un partito politico futurista, ma poi confluì nel partito fascista, che propugnava un programma socialnazionalista e aggressivo in cui Marinetti allora si riconobbe pienamente.

Fu candidato alle elezioni e non eletto, e uscì dal partito già nel 1920. Dopo la marcia su Roma, Marinetti fu ancora più deluso dal regime per i compromessi realizzati con la monarchia, col padronato, con la Chiesa, e si ritrovò sostanzialmente emarginato e apprezzato solo a parole.

Anche in campo artistico il futurismo, così irrequieto e violento, era tornato comodo negli anni dello squadrismo, ma una volta al potere Mussolini aveva bisogno di orientamenti moderni sì, ma più moderati, che s'intonassero al clima imperiale e romano e alla piena riconciliazione con la tradizione.

I futuristi ebbero uno spazio e anche una rinnovata stagione di attività, ma non determinarono l'indirizzo estetico del regime.

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Sintesi
Introduzione Tesina sul Futurismo
Questa tesina di maturità descrive il futurismo, permettendo vari collegamenti interdisciplinari. Tesina maturità argomenti: in Letteratura e in Italiano Marinetti e il marinettismo, il futurismo russo, in Filosofia Nietzsche, Eraclito, in Storia dell'arte le Avanguardie, in Urbanistica gli sventramenti urbani, in Architettura gli edifici civili nel fascismo, in Storia il fascismo, in Tecnica e scienza il positivismo.
Collegamenti
Tesina sul Futurismo
Letteratura e Italiano:Marinetti e il marinettismo, il futurismo russo. Filosofia: Nietzsche e Eraclito. Storia dell'arte: Le Avanguardie. Urbanistica: Gli sventramenti urbani. Architettura: Gli edifici Civili nel fascismo. Storia: Il fascismo. Tecnica e scienza: Il positivismo.
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