Fabrizio de André
In direzione ostinata e contraria
“Qui sulla collina dormo mal volentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole”
Un matto (dietro ogni matto c’è un villaggio)
Fabrizio Ardito
Un matto
(dietro ogni scemo c’è un vil
l laggio)
)
vi laggio
Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride
e te, lo scemo che passa;
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro
E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto
E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo mal volentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole
Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina,
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia"
Fabrizio Ardito
Un matto (dietro ogni scemo c’è un villag
g gio)
villa
Nietzsche e l’annuncio dell’uomo folle
“Avete sentito parlare di quell’uomo folle Tu prova ad avere un mondo nel cuore
che accese una lanterna alla chiara luce e non riesci ad esprimerlo con le parole,
del mattino, corse al mercato e si mise a e la luce del giorno si divide la piazza
gridare incessantemente: «Cerco Dio! tra un villaggio che ride
Cerco Dio!»? – E poiché proprio là si tro- e te, lo scemo che passa;
vavano raccolti molti di quelli che non e neppure la notte ti lascia da solo:
credevano in Dio, suscito grandi risa.” gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro
[Nietzsche, La Gaia Scienza] [F. de André - Un matto]
L’uomo folle cerca di La pazzia deriva Il matto cerca di farsi
avvertire la società dall’allontanamento accettare dalla società.
della morte di Dio. dalla società.
I S
NVIDIA DELLA OCIETÀ
L’uomo folle di Nietzsche e il matto di de André subiscono
l’invidia della società che, schiava delle sue congetture,
non vede più la della verità.
luce
T L
EMA DELLA UCE
Il matto di de André “rimpiange Il folle di Nietzsche porta in città in
una
anche se ora la
luce, la luce del sole”, pieno giorno una lanterna accesa.
stessa luce è presente nei suoi pen-
sieri.
De André inserisce la luce come meta- Nietzsche fa portare al matto una lan-
fora della Ragione, che in vita non si terna accesa, simbolo di Ragione, di
può raggiungere con assolutezza, oltre giorno: ciò rappresenta come la socie-
la vita terrena invece si è immersi nel- tà abbia perso la sua linea-guida di-
la Ragione stessa, che per i cristiani struggendo tutti i valori, anche quelli
diventa Sapienza Divina. assoluti come Dio.
Fabrizio Ardito
Un blasfemo
(dietro ogni blasfemo c’è un giardino in
n cantato)
i
Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore,
più non arrossii nel rubare l'amore
dal momento che Inverno mi convinse che Dio
non sarebbe arrossito rubandomi il mio.
Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l'anima a forza di botte.
Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c'è il bene e c'è il male.
Quando vide che l'uomo allungava le dita
a rubargli il mistero di una mela proibita
per paura che ormai non avesse padroni
lo fermò con la morte, inventò le stagioni.
... mi cercarono l'anima a forza di botte...
E se furon due guardie a fermarmi la vita,
è proprio qui sulla terra la mela proibita,
e non Dio, ma qualcuno
che per noi l'ha inventato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato.
Fabrizio Ardito
Un blasfemo (dietro ogni blasfemo c’è un giardino incantato)
La censura come strumento di repressione fascista
Repressione delle idee del blasfemo:
“Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino, Repressione dell’Antifascismo
non avevano leggi per punire un blasfemo, da parte del regime mussoliniano
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l'anima a forza di botte.”
Censura della Società per invidia
della libertà di pensiero (al
l trui)
(a
Ogni società si costruisce il suo blasfemo:
fuori dagli schemi comuni, in genere di libero pensiero
Blasfemo di de André: dei regimi totalitari:
Blasfemo
ateo, libidinoso, filosofo, dal pensiero oppositore, dal pensiero opposto; in
genere fuori dagli schemi per il regi-
razionale e logico me o di diversa ideologia
Il motivo, nelle dittature del Novecento, era legato all’eugenetica
M S -R
ITO DELLA UPER AZZA NAZISTA
Mito del giardino incantato Mito dell’Ariano
Costruito da “qualcuno che per noi Costruito dal partito nazista per esal-
tare i tedeschi anche dal punto di vi-
l’ha inventato” sta genetic