Il colore tra forma ed emozione nel ‘900
Nel mondo dell’arte il colore ha sempre svolto una funzione fondamentale, poiché è proprio grazie ad esso che gli artisti dell’antichità hanno potuto esternare in forme, sfumature, passaggi cromatici le loro emozioni e i loro sentimenti più profondi. Particolare importanza assume a questo proposito la figura di Vasilij Kandinskij che espone le sue teorie sul linguaggio delle forme e dei colori in una delle sue più celebri opere, “Lo spirituale nell’arte”.
Disse Kandinsky:
“Il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte dalle molte corde”.
Colore e arte: Vasilij Kandinskij
“I colori semplici sono sei, dei quali il primo è il bianco, benché alcuni filosofi non accettino né il bianco né il nero nel numero dei colori, perché l’uno è causa dei colori, l’altro ne è privazione.
Ma pure, perché il pittore non può far senza questi, noi li metteremo nel numero degli altri e diremo il bianco in quest’ordine essere il primo dei semplici, il giallo il secondo, il verde il terzo, l’azzurro il quarto, il rosso il quinto, il nero il sesto.”
Leonardo Da Vinci, 1490
Vasilij Kandinskij, nato a Mosca, il 4 dicembre 1866, è stato un pittore russo, creatore della pittura astratta. Kandinskij nelle sue opere espone le sue teorie sull’uso del colore, intravedendo un nesso strettissimo tra opera d’arte e dimensione spirituale. Il colore può avere due possibili effetti sullo spettatore: un effetto fisico, superficiale e basato su sensazioni momentanee, determinato dalla registrazione da parte della retina di un colore piuttosto che di un altro; un effetto psichico dovuto alla vibrazione spirituale (prodotta dalla forza psichica dell’uomo) attraverso cui il colore raggiunge l’anima. Esso può essere diretto o verificarsi per associazione con gli altri sensi.
L’effetto psichico del colore è determinato dalle sue qualità sensibili: il colore ha un odore, un sapore, un suono. Perciò il rosso, ad esempio, risveglia in noi l’emozione del dolore, non per un’associazione d’idee (rosso-sangue-dolore), ma per le sue stesse caratteristiche, per il suo "suono interiore". Kandinskij utilizza una metafora musicale per spiegare quest’effetto: il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde.
Il colore può essere caldo o freddo, chiaro o scuro. Questi quattro "suoni" principali possono essere combinati tra loro: caldo-chiaro, caldo-scuro, freddo-chiaro, freddo-scuro. Il punto di riferimento per i colori caldi è il giallo, quello dei colori freddi è l’azzurro.
Il colore tra forma ed emozione 1
Kandinskij, sempre in base alla teoria secondo la quale il movimento del colore è una vibrazione che tocca le corde dell’interiorità, descrive i colori in base alle sensazioni e alle emozioni che suscitano nello spettatore, paragonandoli a strumenti musicali.
Ad esempio: il giallo è dotato di una follia vitale, prorompente, di un’irrazionalità cieca, indica anche eccitazione quindi può essere accostato spesso al rosso, ma si differenzia da quest’ultimo; l’azzurro è il blu che tende ai toni più chiari, è indifferente, distante, come un cielo artistico, è paragonabile al suono di un flauto; il rosso è caldo, vitale, vivace, irrequieto ma diverso dal giallo, perché non ha la sua superficialità, è paragonato al suono di una tuba.
La composizione pittorica è formata dal colore, che, nonostante nella nostra mente sia senza limiti, nella realtà assume anche una forma. Colore e forma non possono esistere separatamente nella composizione. L’accostamento tra forma e colore è basato sul rapporto privilegiato tra singole forme e singoli colori. Se un colore viene associato alla sua forma privilegiata gli effetti e le emozioni che scaturiscono dai colori e dalla forma vengono potenziati. Il giallo ha un rapporto privilegiato con il triangolo, il blu con il cerchio e il rosso con il quadrato. La composizione di un quadro non deve rispondere ad esigenze puramente estetiche ed esteriori, piuttosto deve essere coerente al principio della necessità interiore: quella che l’autore chiama onestà. Il bello non è più ciò che risponde a canoni ordinari prestabiliti. Il bello è ciò che risponde ad una necessità interiore, che l’artista sente come tale.
Dello spirituale nell’arte: il linguaggio dei colori e delle forme
<<Siamo all’inizio di un percorso che porterà la pittura, con le sue sole forze, a diventare un’arte astratta e a realizzare finalmente una composizione puramente pittorica. Per giungere a questa composizione i mezzi sono due: il colore e la forma.
Solo la forma, come rappresentazione di un oggetto (reale o irreale) o come delimitazione astratta di uno spazio, di una superficie, ha una sua autonomia. Il colore no. Il colore non può espandersi all’infinito.[…]Questa inevitabile relazione fra colore e forma ci fa notare gli effetti della forma sul valore. La forma, anche se è completamente astratta e assomiglia a una figura geometrica, ha un suono interiore: è un essere spirituale che ha le qualità di quella figura.[…]Se il numero dei colori e delle forme è infinito, sono infinite anche le loro combinazioni e i loro effetti. È un materiale inesauribile. La forma, in senso stretto, è confine tra una superficie e un’altra. Questa è la sua definizione esteriore. Siccome però tutto ciò che è esteriore racchiude necessariamente in sé un’interiorità (più o meno palese), ogni forma ha un contenuto interiore. La forma dunque è l’espressione del contenuto interiore.[…]E’ chiaro che l’armonia delle forme è fondata solo su un principio: l’efficace contatto con l’anima. Abbiamo definito questo principio il principio della necessità interiore>>. Kandinskij vive e sente in prima persona la sua concezione di forma e colore: è capace di esprimere un colore attraverso le parole come la descrizione di una sensazione che investe diverse dimensioni sensoriali.
I colori non sono strumenti, non ricoprono le superfici, ma vivono, sono come uno scrigno prezioso: al loro interno custodiscono gelosamente l’essenza del tutto. Una forma ha la capacità di rendere sensibilmente diverso un colore, può alterarne le sue qualità. L’artista riesce a coniugare i colori, le parole, la sua arte e a renderli come un fluido animato da una preziosa e sensibilissima poesia.
Il colore tra forma ed emozione 2
<<Per parecchi anni lottai con tutte le forze per trovare il modo, la tecnica per attrarre lo spettatore dentro il quadro stesso, perché vi si mescolasse e ne diventasse parte>>. Kandinskij sente il bisogno di creare all’interno della propria opera uno spazio in cui possano incontrarsi le sensazioni dell’artista e quelle dello spettatore, una dimensione in cui la natura non sia predominante, ma venga sostituita dall’anelito dell’anima. L’astrazione non è il mezzo per distaccarsi dal naturale quanto più è possibile, ma è un certo andare al di là della superficie delle cose, per scoprirne i più intimi segreti celati dalla realtà esteriore. Tra le opere di Kandinskij, alcune sono significative.” Primo acquerello astratto” particolarmente (1910) è l’emblema della rottura con la tradizione rappresentativa, la prima astrazione dell’artista.
A grandi linee, noi viviamo in un mondo dove inconsciamente, cioè per abitudine, senza che neppure ce ne rendiamo conto, il colore ha una sua collocazione ben precisa: questo fin dall’antichità, perché da sempre a ogni colore era abbinato un significato, ad esempio il rosso è sinonimo di passione e forza, il giallo è vitalità, il blu tranquillità.
Noi viviamo immersi nel colore e spesso non ci rendiamo neanche conto dell’influenza che ha sulle nostre azioni e sugli stati emotivi. Il colore, è una forma di energia, è attivo a tutti i livelli del nostro essere: fisico, mentale, emozionale e spirituale.
L’azione dei colori sull’uomo, sia a livello fisico che psicologico è ormai riconosciuta. La sua efficacia può variare in funzione della tipologia della persona. Cioè una persona emotivamente più sensibile, recettiva sul piano intellettuale, con la mente libera da pregiudizi, si pone nelle migliori condizioni per ricevere dai colori il massimo effetto. Allo stesso modo i bambini traggono il massimo dell’efficacia.
Il rosso
è stato chiamato "il grande attivatore energetico", il "padre della vitalità" a causa del suo immenso effetto elementare sulla struttura fisica dell’uomo.
Il rosso ha potere calorifico: esso riscalda il sangue arterioso e quindi favorisce la circolazione.
L’arancione
Ha un’azione risolvente delle funzioni organiche e mentali, mitigando le sensazioni di oppressione.
Questo colore combina l’energia fisica col discernimento mentale; è riscaldante, euforizzante e non elettrico. L’arancio agisce inoltre beneficamente nei casi di deficienza mentale, e aiuta la mente ad aprirsi e a svilupparsi; esso viene perciò sovente chiamato "il raggio della salvezza".
Il suo impiego ci consente di curare il corpo fisico e in pari tempo d’inculcare nella mente la maniera di conservare la salute quando la si è raggiunta.
Il giallo
Questi raggi emanano correnti positive e sono non astringenti; il loro effetto è alcalinizzante e tonifica i nervi.