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IL CANTO:

IL SUONO DELLA MIA VITA

MAIETTA ANTONIO

CLASSE V^A

LICEO SOCIO-PSICO-PEDAGOGICO

PERCORSO MULTIDISCIPLINARE:

-ITALIANO: Le laude; Il Cantico delle creature; Pascoli (I Canti di

Castelvecchio).

-STORIA: La canzone di Auschwitz, La Shoah.

-LATINO: Il canto di Orfeo ed Euridice; Virgilio (Georgiche).

-FILOSOFIA: Nietzsche (concezione orfica e dionisiaca).

-METODOLOGIA:La musicoterapia.

-PEDAGOGIA: La creatività.

-INGLESE: James Joyce(The Dead “The Lass Of Aughrim”).

-DIRITTO: Le fonti del diritto, il principio democratico e lavorista.

-BIOLOGIA: L’apparato respiratorio, l’orecchio

-ARTE: Il chitarrista spagnolo Manet.

-MATEMATICA: Le funzioni.

- EDUCAZIONE FISICA: Lo yoga.

PREFAZIONE:

Ho scelto questa tematica perché il canto e la musica sono il

sottofondo della mia vita,per me tutto è musica e suono, preferisco

la musica alla play-station, al calcio, al cinema a tutto ed anche la

voce umana ha in sé tante sfumature che possono rendere triste o

allegra una giornata. Attraverso la musica ho superato le varie

difficoltà che si sono presentate nel cammino della mia vita, ogni

ingiustizia, ogni tristezza, ogni dolore l’ho sempre superato

attraverso il canto, infatti, non ci sono giornate in cui non sfogo la

mia inquietudine nel canto e proprio attraverso questa dote ho

ritrovato il senso della vita e sono uscito da un periodo buio della

mia adolescenza.

La musica ha sempre accompagnato l’uomo nel suo percorso

umano, si pensi ai tam tam che mandavano messaggi nella foresta

ai gospel neri che esprimevano la sofferenza e il dolore dei negri

d’Africa nelle piantagioni; anche il letteratura il canto

accompagnava poesie, racconti e leggende come accade già nel

200 con le laude.

ITALIANO: Le laude; Il Cantico delle Creature; Pascoli.

Le “laude” erano inni che celebravano le lodi di Dio e della vergine. Avevano la

struttura delle ballate e arieggiavano,a volte, accanto ad espressioni

popolareggianti,modi ed espressioni della lirica cortese,anche amorosa, e

spesso erano composte su musica di canzoni profane. Le raccolte di “laude” si

chiamavano “laudari” ,disposti secondo la successione delle festività religiose.

Se la “lauda” era dialogata tra più personaggi,si aveva la “lauda

drammatica”,giustamente considerata il primo embrione della “sacra

rappresentazione”,la quale avrà un più ampio ed articolato sviluppo nel

Trecento e Quattrocento. “Laudesi” erano chiamati sia gli autori delle “laude”,

sia le confraternite di penitenti,specializzate nel cantare le lodi della gloriosa

madre di Dio. Le “laudi” sono per lo più anonime e impersonali, nella loro

composizione si distinsero soprattutto i francescani,che per questo erano

chiamati joculatores Domini,i giullari del signore; fu proprio un francescano a

comporre un cantico famoso:Il Cantico delle creature o di Frate Sole,composto

da San Francesco d’Assisi nel 1224 nell’orto di S. Damiano,dopo una notte di

grandi sofferenze e disagi per un’invasione di topi nella cella. Quella

notte,aveva avuto la “certificazione”,cioè l’approvazione divina del suo operato

e la promessa della salvezza eterna,e per ringraziamento levò a Dio l’inno

della lode. Il Cantico di Frate Sole è scritto in prosa ritmica,alla maniera dei

salmi biblici, con rime ed assonanze sparse liberamente,in volgare umbro,però

nobilitato, cioè depurato degli elementi e suoni e più rozzi e impreziosito da

latinismi. Esso svolge un motivo centrale della concezione francescana

dell’uomo e dell’universo: l’uomo è una creatura così misera che non è degna

nemmeno di nominare Dio; tuttavia inserito in un universo i cui elementi:Gli

astri,l’acqua,il fuoco,la terra e i suoi frutti, sono tutti una palese testimonianza

della grandezza della bontà di Dio,avverte di essere anche lui figlio di Dio e di

sentirsi da vincoli di fraternità con tutte le altre creature,innalzando a Dio,

coralmente con esse, un inno di lode e di ringraziamento, questo concetto non

viene espresso aridamente,ma poeticamente, fino all’esortazione finale rivolta

a tutte le creature a lodare ,benedire e ringraziare il Signore e a servirlo con

umiltà. Anche la poesia è armonia e musicalità e chi fece del suono il perno

centrale della sua poetica fu Pascoli che fece nascere un vero e proprio

fonosimbolismo. Pascoli usa frantumare la musicalità del verso con cesure o la

dilata con frequenti enjambements oppure l’arricchisce con timbri di sillabe

onomatopeiche o con vocali aperte e chiuse o con l’uso di consonanti liquide

sibilanti e dentali o con gruppi di suoni che si ripetono e si richiamano alle

assonanze,alle consonanze, alle allitterazioni di rime interne le quali assumono

un valore fonosimbolico così che la parte fonica domina incontrastata. Partendo

dalla metrica classica,Pascoli adotta forme e metri nuovi: esso cura in

particolare la magia dei suoni,la trama sonora,gli effetti musicali di

onomatopee espressive e di pause improvvise. L’opera in cui Pascoli usa il

fonosimbolismo cantando la natura sono i Canti di Castelvecchio,composti nel

1903 sono definiti dal poeta stesso “myricae”,quindi si propongono

intenzionalmente di continuare la linea della prima raccolta. Anche qui

ritornano immagini della vita di campagna, canti di uccelli,alberi,fiori, suoni di

campane e ricompare una misura più breve,lirica anziché narrativa. I

componenti si susseguono secondo un disegno segreto, che allude al

succedersi delle stagioni:l’immutabile ciclo naturale si presenta come un rifugio

rassicurante e consolante dal dolore e dall’angoscia dell’esistenza storica e

sociale. Ricorre con frequenza ossessiva,infatti, il motivo della tragedia

familiare e dei cari morti, che si stringono intorno al poeta a risaldare quel

vincolo di sangue e d’affetti che la brutale violenza degli uomini ha spezzato. Vi

è anche il rimando continuo dal nuovo paesaggio di Castelvecchio a

quell’antico dell’infanzia in Romagna,quasi ad istituire un legame ideale tra il

nuovo “nido” costruito dal poeta e quello spazzato via dalla tragedia. Pascoli

ebbe una concezione dolorosa della vita,nella quale influirono due fatti

principali:la tragedia familiare e la crisi del Positivismo. La tragedia familiare

colpì il poeta il 10 agosto 1867,quando gli fu ucciso il padre. Alla morte del

padre seguirono quella della madre,della sorella maggiore Margherita e dei

fratelli Luigi e Giacomo. Questi lutti gli ispirarono il mito del “nido familiare” da

ricostruire,del quale fanno parte i vivi e idealmente i morti,legati ai vivi dai fili

di una misteriosa presenza. In una società sconvolta dalla violenza,e in una

condizione umana di dolore e di angoscia esistenziale,la casa è il rifugio nel

quale i dolori e le ansie si placano. L’altro pensiero che influenzò il pensiero di

Pascoli, fu la crisi del Positivismo, verificatasi verso la fine dell’Ottocento,che

travolse i suoi miti più celebrati: quelli della scienza liberatrice e del progresso.

Il rinnovamento della società,promesso dalla scienza non si era realizzato.

Pascoli, nonostante fosse inizialmente seguace delle dottrine positivistiche,non

solo riconobbe l’impotenza della scienza nella risoluzione dei problemi umani e

sociali,ma l’accusò anche di aver reso più infelice l’uomo,distruggendo in lui la

fede in Dio e nell’immortalità dell’anima,che era stata per secoli il suo conforto.

Perduta la fede nella forza liberatrice della scienza,Pascoli fece oggetto della

sua meditazione proprio ciò che il positivismo aveva rifiutato di indagare:il

mondo che sta al di là della realtà fenomenica,il mondo dell’ignoto e

dell’infinito,il problema dell’angoscia dell’uomo. Concluse che tutto è mistero

nell’universo e che gli uomini sono creature fragili ed effimere, soggette al

dolore e alla morte,vittime di un destino oscuro. Da questa costatazione,Pascoli

fu tratto a formulare una teoria etico-sociale,di origine sentimentale,improntata

a un umanitarismo generico,contenuta nella prefazione delle Myricae,dove dice

che:”La vita è bella,tutta bella,cioè sarebbe, se noi non la guastassimo a noi a

gli altri…Gli uomini amano più le tenebre che la luce, e più il male altrui che il

proprio bene. E del male volontario danno,a torto,biasimo alla natura,madre

dolcissima”. Siccome il male e il dolore sono prodotti dagli uomini e non dalla

natura,Pascoli esorta gli uomini a bandire,nei loro rapporti,l’egoismo,la

violenza,la guerra,ad unirsi e ad amarsi come fratelli nell’ambito della

famiglia,della nazione e dell’umanità. Soltanto con la solidarietà e con la

comprensione reciproca gli uomini posso vincere il male e il destino di dolore

che incombe su di essi. La poetica di Pascoli è legata alla sua concezione del

mistero come realtà che ci avvolge,ad esplorare questo mistero si sono rivelate

impotenti la filosofia e la scienza,perché l’una non ha saputo dare una

spiegazione sicuro del mondo, e l’altra non ha saputo assicurare all’uomo la

felicità promessa e il dominio incontrastato sulla natura. Pascoli elabora una

sua particolare poetica che va sotto il nome di “ poetica del fanciullino”,dal

titolo di una sua prosa,in cui sviluppa il concetto prerazionale e intuitivo della

poesia. Egli prende lo spunto da un passo del Fedone di Platone,dove Socrate

che ha parlato dell’immortalità dell’anima,Cebetè e Simmia dicono che essi,

pur convinti delle parole del maestro sull’immortalità dell’anima,hanno però

paura della morte,come se in essi ci fosse “un fanciullino,che ha di questi

sgomenti”. Per Platone,il fanciullino era simbolo della superstizione e dei

territori della morte. Pascoli s’impadronisce di questa immagine ma fa del

fanciullino il simbolo dell’irrazionale,del mondo cioè tutto particolare,ingenuo

ed incantato,di vedere e di sentire che ha il poeta. Questo fanciullino è in tutti

gli uomini, i quali perciò sono tutti più o meno poeti,ma nella maggior parte di

essi,distratti e presi dalle loro attività pratiche, il fanciullino tace; in

altri,invece,più sensibili e sognanti, cioè nei poeti veri e proprio,il fanciullino fa

sentire continuamente la sua voce di stupore davanti alla bellezza della natura

e al fascino del mistero. La prima raccolta di poesie di Pascoli è dedicata al

padre Ruggero e ha come titolo un termine virgiliano ricavato dai versi iniziale

della quarta egloga. Il titolo vuole evidenziare anzitutto il motivo georgico

dell’ispirazione,ma è anche una dichiarazione di umiltà da parte del poeta. Il

termine dominante è quello della campagna, contemplata e colta nei suoi vari

aspetti e momenti,specialmente in quelli più suggestivi e malinconici

dell’autunno. La raccolta successiva è costituita dai Poemetti,poi divisi in Primi

Poemetti e Nuovi Poemetti, in una specie di “epos rustico”, in cui si narra la

storia di una famiglia di contadini della Garfagnana, che ha un ciclo di vita

parallelo a quello delle quattro stagioni. Ai Poemetti seguirono i Canti di

Castelvecchio, vennero poi i Poemi conviviali, così intitolati perché i primi

furono pubblicati sulla rivista “Il Convito”. I Carmina sostengono le poesie latine

del Pascoli, alcune delle quali ottennero il primo premio nel tradizionale

concorso indetto dall’accademia Hoefftiana di Amsterdam. In esse il latino del

Pascoli non si riduce a una pura esercitazione umanistica, ma sembra una

lingua viva e moderna.

STORIA: Il canto di Auschwitz (Guccini); La Shoah;

La Seconda Guerra Mondiale.

Pascoli con i suoi versi musicali e il suo fonosimbolismo ha espresso il dolore

umano,molte canzoni,soprattutto quelle dei cantautori,durante la guerra o un

periodo di tristezza,esprimevano spesso il dolore e la sofferenza di un uomo o

addirittura di un intero popolo,come si vede nella canzone “AUSCHWITZ” di

Francesco Guccini:

AUSCHWITZ (CANZONE DEL BAMBINO NEL VENTO) – GUCCINI

Son morto con altri cento

Son morto ch'ero bambino

Passato per il camino

E adesso sono nel vento,(2 volte)

Ad Auschwitz c'era la neve

Il fumo saliva lento

Nel freddo giorno d'inverno

E adesso sono nel vento,(2 volte)

Ad Auschwitz tante persone

Ma un solo grande silenzio

È strano, non riesco ancora

A sorridere qui nel vento,(2 volte)

Io chiedo, come può un uomo

Uccidere un suo fratello

Eppure siamo a milioni

In polvere qui nel vento,(2 volte)

Ancora tuona il cannone,

Ancora non è contenta

Di sangue la bestia umana

E ancora ci porta il vento,(2 volte)

Io chiedo quando sarà

Che l'uomo potrà imparare

A vivere senza ammazzare

E il vento si poserà,(2 volte)

Io chiedo quando sarà

Che l'uomo potrà imparare

A vivere senza ammazzare

E il vento si poserà,(2 volte)

Guccini scrive e canta la storia terribile ed emblematica di un anonimo

bambino morto e bruciato nel famigerato campo di sterminio nazista. Una

storia-simbolo delle altre sei milioni di vittime dell’orrore hitleriano, ma è da

rimarcare che Guccini non si limita alla condanna del nazismo ma allarga la sua

condanna a ogni guerra e allude probabilmente al dramma della guerra in

Vietnam, allora in corso. Un testo semplice, immediato,fatto di brevi versi,

sostenuto da rime facili, ma artisticamente e retoricamente efficace e in grado

di esprimere una forte e sincera commozione poetica.

Il più tremendo conflitto della storia aveva causato altre novanta milioni di

vittime, di queste altre cinque milioni perirono in quella che in ebraico fu detta

la “Shoah (annientamento). Fu Hitler a volere il sistematico sterminio della

popolazione ebraica: a partire dal 1941, gli Ebrei furono deportati e rinchiusi

nei campi di concentramento nazisti,i Lager. Dove venivano internati, insieme

con i prigionieri politici e gli individui giudicati socialmente pericolosi. Nei Lager

i detenuti giunti da ogni parte d’Europa in convogli ferroviari composti da soli

carri merci,furono costretti ai lavori forzati, sottoposti a privazioni e

maltrattamenti quotidiani, sino a provocarne la morte; alcuni furono impiegati

come cavie umane in esperimenti medici e pseudoscientifici. Ma a questa

realtà concentrazionaria subentrò in seguito l’idea di ricorrere allo sterminio

pianificato come “soluzione finale” del problema ebraico: la decisione fu presa

nel gennaio del 1942 dai dirigenti del regime e delle SS,riuniti nella conferenza

di Wannsee. Ai campi di concentramento furono affiancati i campi di sterminio.

In questi campi, i deportati erano selezionati: i vecchi e gli inabili al lavoro

venivano subiti uccisi nelle camere a gas, mentre gli altri erano avviati ai lavori

forzati e successivamente eliminati. I loro cadaveri erano bruciati nei forni

crematori, per non lasciare traccia. Si trattò di un genocidio pianificato ed

eseguito con disumana lucidità del regime nazista. I delitti commessi dai nazisti

furono giudicati alla fine della guerra da un tribunale internazionale nei

processi di Norimberga. L’iniziativa giudiziaria si concluse il primo ottobre del

1946 con la pronuncia di dodici condanne a morte e di sette ergastoli a carico

di ufficiali e gerarchi nazisti, ritenuti direttamente responsabili di crimini di

guerra e di crimini contro l’umanità. Tutto era iniziato quando nel 1933 Hitler

venne nominato cancelliere del presidente Hindenburg in Germania. Giunto al

potere,Hitler si trovò a capo di un governo di coalizione e dopo pochi mesi

indisse nuove elezioni, che gli garantirono la maggioranza in Parlamento. Operò

quindi per distruggere la democrazia e instaurare la dittatura, ottenuto i pieni

poteri abolì ogni libertà e cancellò ogni opposizione: furono chiusi i giornali non

allineati,sciolti i sindacati e tutti i partiti,eliminati o rinchiusi in appositi Lager

gli avversari politici; venne istituita la polizia segreta di Stato,la Gestapo, e la

suprema Corte popolare per i casi di tradimento. Hitler ordinò l’epurazione

all’interno del partito nazista: nella notte dei lunghi coltelli( 30 giugno 1934) gli

elementi sgraditi furono uccisi. Agli inizi di agosto morì Hindenburg e Hitler fu

proclamato anche presidente della repubblica, concentrando su di se tutti i

poteri. Lo stato totalitario raggiunse un livello di sviluppo assoluto, il governo

era autorizzato a emanare direttamente le leggi; la magistratura fu del tutto

asservita e gli oppositori furono condannati e rinchiusi nei Lager, dove sotto

controllo dei reparti speciali delle SS,venivano sottoposti a una totale

degradazione fisica e psicologica. Uno straordinario apparato di propaganda e

un capillare controllo del sistema educativo svolsero una profonda

manipolazione delle coscienze. Tutti gli insegnati furono costretti a iscriversi

alle associazioni naziste di categoria ed i giovani venivano inquadrati in

organizzazioni di regime (la Gioventù hitleriana). La vera e propria “ideologia

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