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Liceo scientifico "M. Vitruvio Pollione"

Al silenzio

Uno spazio necessario per ritrovare la nostra identità,

per non perderci in sterminati campi incolti

dove i sogni, come le piante,

inaridiscono e muoiono. Di Giamberardino Anna Lisa

Anno scolastico 2006/2007

Sommario

.......................................................

Prefazione: “Shhh, zitti tutti, parla il silenzio” ...........

Introduzione e l’impossibilità di silenzio assoluto

I. Il suono, le onde sonore

Fisica: l’importanza

II. La parola poetica incontra il silenzio dei silenzi

Italiano

nella poesia di Giuseppe Ungaretti.

Filosofia: il silenzio dell’inconscio: Freud.

III.

IV. Il silenzio sulla scena teatrale: Harold Pinter e Samuel Beckett.

Inglese:

“Theatre of the Absurd”: l’incomunicabilità e il disagio dell’uomo del

Novecento.

Italiano: l’assenza della parola nei “Quaderni di Serafino Gubbio

V. operatore”, romanzo di Luigi Pirandello.

Storia: il silenzio di Auschwitz: l’Olocausto.

VI. “Marianna Ucria”, film

VII. Il silenzio di tratto dal romanzo di Dacia Maraini.

“L’urlo” di

Storia dell’arte:

VIII. Munch, un urlo tumultuoso ma silenzioso

dell’anima. Con riferimento alla Lettera a Lucilio LVI (“Il silenzio non

IX. Seneca

Latino

turba, anzi favorisce gli studi; invece le passioni turbano gli studi e anzitutto

la quiete dell’animo”)

X. Il silenzio della notte: luna e stelle.

Geografia astronomica

XI. La mimica, il linguaggio del corpo

Educazione fisica:

XII. La pantomima di Charles Chaplin, ideatore del cinema muto.

Cinema

Prefazione

“È al buio ed in silenzio che s’odono le voci da fuori”

La nostra vita scorre in mezzo al chiasso, tra i fiumi di parole spesso inutili che servono solo a

coprire le nostre incertezze e il disagio interiore quando siamo a contatto con gli altri. Ho

sperimentato l’effetto del silenzio su di me, sulle mie sensazioni, sul mio animo nelle lunghe notti

estive, quando nella folla degli incontri pomeridiani lungo la spiaggia, e quando l’aria di

protagonismo degli ospiti e del pubblico si era dissolta lungo la riva verde e spumosa del mare, e le

gli applausi si erano spenti. L’ho trovato, il silenzio, nel mio giardino, sotto il cielo

voci, i discorsi,

stellato, dove in compagnia della luna, che si specchiava nei miei occhi, ho rievocato episodi vicini

e lontani. Ho rivisto i volti di tante persone, ho risentito le loro voci, ho riflettuto sulla vita, sugli

errori commessi per debolezza e sugli errori commessi pur sapendo di sbagliare, sulle paure, sui

sentimenti, sui dubbi che hanno frenato l’azione. Ho segnato su piccoli fogli, che poi si sono

mescolati, tutto ciò che mi è venuto in mente: rimpianti, paure, riflessioni sulla vita di tutti i

giorni, su questa nostra età tanto progredita tecnologicamente e tanto umanamente regredita.

Queste lunghe notti mi hanno permesso di rivalutare in silenzio: esso solo ci consente

di ritagliare spazi di buonsenso per non essere travolti dal ritmo incalzante

dell’arroganza dilagante, per intrecciare un dialogo sereno con noi stessi e con gli altri.

Bisogna riscoprire, o per meglio dire scoprire, la gioia e il piacere di cercare nelle parole e

nel timbro del suono quell’armonia che dà senso, ascoltare l’intervallo, non la nota ma il suo

silenzio; e scoprire così che è proprio in quel silenzio, in quell’intervallo che la vita assume un

senso.

Ogni colore ha bisogno di un vuoto, di un intervallo, di uno stacco per

ogni suono, infatti, come essere percepito e così è anche la vita.

Quindi riscoprire il silenzio significa innanzitutto ricostruire un rapporto diverso con il tempo delle

proprie esperienze, con la propria vita.

Un viaggio interiore cullati dal silenzio ma allo stesso tempo dalla voglia di aprirsi con gli altri e

di rendere le attività quotidiane un po’ più vuote di parole e un po’ più ricche di senso.

dalla letteratura all’arte, dalla musica alla

Il silenzio ha diversi territori di applicazione

psicanalisi, dalla geografia all’antropologia, dal cinema al teatro.

Il silenzio è allora quella dimensione che fa affiorare e realizza la comunicazione vera.

Il mistero si rivela a chi sa conservare il silenzio nel seno della parola

“ ” (Eschilo)

Il silenzio è una vita interiore, una profondità e una pienezza, un fluire calmo della vita segreta,

segreta forse prima di tutto perché è stata dimenticata. Un oblio dettato dalla rapidità indotta dai

modelli del “bisogna fare e fare in fretta”, che spesso si traducono nella domanda “Che cosa fai di

bello nella vita?”, che ci porta in una corsa che è appunto solo fretta, “mancanza di tempo”,

contro la qualità e la profondità dei rapporti. A meno che non si dia il tempo della riflessione e del

silenzio. Solo allora, tra parola e silenzio, non c’è opposizione: il silenzio è ciò che consente di

immergerci nella visione del mondo di chi parla e di accoglierla, che aiuta a trovare un terreno

comune per incontrare l’altro.

Per questo ho voluto fare un piccolo excursus, aprire una piccola finestra tra le diverse concezioni

del silenzio, per cercare non certo un punto di incontro, ma un punto di partenza. Per me.

Introduzione

…Shhhh…

Tutti zitti, parla il silenzio

Parliamo tanto, e con tanti, che non ascoltiamo più.

E molti segnali dicono che uno dei principali bisogni di oggi è il silenzio.

“Cosa cerca chi fugge?” “Il silenzio per ascoltare se stessi”.

-

Troppe urla, rumori: più si parla e meno si dice. C’è voglia di silenzio: lo si capisce da tanti

segnali, il più recente è il successo di film praticamente muti, come quello sulla marcia dei

pinguini, o l’altro, rivelazione a Berlino, sulla vita dei monaci Cistercensi.

Non perché si parli poco, ma perché probabilmente si parla troppo, abbiamo finito col

chiacchierare a senso unico, abbiamo cioè detto troppo noi, come singoli e come civiltà, ma poco

spazio abbiamo lasciato agli altri e alle loro civiltà, con il risultato che non conosciamo né noi

stessi e la nostra storia, perdendo la nostra stessa identità, né gli altri.

Oggi non si conversa, si grida per imporre le proprie parole su quelle altrui; ed è così in

televisione ma anche in politica, in tram e magari a casa.

La nostra vita, come la radio, non sopporta più il silenzio; se non c’è nulla da dire, pubblicità!

E, paradossalmente, mai si è parlato tanto di incomunicabilità.

Forse, nel gran rumore riusciamo ancora ad ascoltare gli altri; ma non a coglierne i silenzi.

Ci sono coniugi, genitori e figli, che si dicono tutto, ma che non si conoscono. Alle parole non

segue il tempo di misurarle, macerarle, chiedersi: Perché lo dice a me? Perché ora? Perché con

quel tono? E cosa non mi dice? Neppure si riesce ad ascoltare se stessi: così impegnati nelle

nostre futilità quotidiane. Ma ogni tanto avvertiamo l’incompiutezza. Un’ombra negli occhi dei

genitori, una ruga ignorata sul volto di nostra madre, il sospiro represso di un amico ci inducono

ad interrogarci. E vuoi fermarti, far tacere il rumore, mettere ordine nei sentimenti. Scopri che

quando chiedesti: “Dicevi?”, e la risposta fu: “No, niente”, perdesti qualcosa di importante da

dare. O da avere.

Il silenzio

di Garcia Lorca

Odi, figlio mio, il silenzio.

È un silenzio ondulato,

un silenzio,

dove scivolano valli ed echi

e che inchina le fronti

al suolo.

Una finestra per mirare gli orizzonti

Del silenzio…

Vi sono tutte le varie forme possibili del silenzio. C’è un silenzio di chiusura, un silenzio di

riservatezza, un silenzio di mortificazione, un silenzio di minaccia, un silenzio di collera, un

silenzio di rancore. Ma c’è anche un silenzio dell’accettazione, un silenzio della promessa, un

silenzio della donazione, un silenzio del possesso, un silenzio mutilato della parola. C’è un silenzio

che porta il peso di tutti i ricordi senza evocarne nessuno, un silenzio che prende in esame tutte le

possibilità senza preferirne nessuna. C’è un silenzio pesante che mi opprime in tal modo che la più

piccola parola sarebbe per me una liberazione, c’è un silenzio fragile di cui temo la rottura, c’è un

silenzio in cui ringhia una ostilità irritata dal non trovare mezzi abbastanza forti per manifestarsi,

c’è un silenzio dell’amicizia piena, felice di aver superato tutte le parole e di averle rese inutili. C’è

il silenzio dell’ammirazione e quello del disprezzo. C’è un silenzio che si origina ora

nell’indifferenza ora dal partito preso. È un rifiuto a socializzare con un altro essere o, e ciò

è ancora più grave, una certa incapacità di farlo.

C’è un silenzio “esteriore” e anche un silenzio “interiore”. Il silenzio può essere espressione di

uno “stato interiore”. Il silenzio delle labbra, aspetto esteriore, superficiale e formale, può

nascondere, a volte, un frastuono, uno strepito, un rumore interno, perché:

“Non si ha sempre bisogno di parole d’amore per parlare d’amore”

Ed infine, quando il silenzio si scompone in parola, allora il valore della parola cresce sino a

raggiungere le vette più alte, poiché non è parola che si libri leggera e vana nel vento, ma è

roccia su cui costruire dialogo, è fame di vento, è quel suono che riesce a penetrare nel nostro

animo, lasciando un’orma indelebile del suo passaggio.

“Un giorno i suoi discepoli chiesero insistentemente a Buddha un discorso:

questi, si alzò in piedi, in silenzio, tenendo in mano un fiore, senza proferire

verbo. Fu quello il famoso “sermone del fiore”, da cui originò il buddismo zen,

quale grande scuola di silenziosa spiritualità.

Parola e silenzio vivono nella nostra società occidentale post-moderna uno scisma

all’apparenza irreparabile. Nell’affermazione assoluta della parola, spesso urlata e

prolissa, si perde nel rumore di fondo del nostro tempo frenetico, l’intima

connessione con il significato profondo delle cose che sta in qualche zona

anteriore alla pronuncia dei loro nomi; appunto, in un silenzio primigenio dove la

parola non ha ancora brutalizzato, con la volontà di dominio che attraverso di essa

le culture storiche hanno espresso, il senso ultimo delle cose. Nella foga e nel

profluvio di parole, abbiamo perso la capacità di ascoltare - nella dimensione

incorrotta del silenzio - i suoni del mondo. In una società in cui le parole

sembrano confondersi in suoni indifferenziati, mi sembra che il silenzio sia la

possibilità della nostra comunicazione, di mettersi in relazione con l’altro, di

accoglienza. La parola infatti ha bisogno dell’interrogazione, del risuonare nel

silenzio, perché solo nel silenzio può essere accolta come una semente e

meditata, altrimenti si vanifica in brusio, rumore. Quindi ripartiamo dal silenzio,

dall’essenzialità delle cose, dall’espressività di un gesto, la complicità di uno

sguardo, la necessità di pensare e non dire; tentiamo le impervie strade per

riportare la parola alla sua origine nel silenzio. Troveremo questa strada? Forse,

una possibile risposta è racchiusa in quel sermone silenzioso del fiore, con il quale

la società occidentale dovrà prima o poi confrontarsi.”

“Il silenzio come coscienza del suono”

Il suono

Caratteristiche generali

Il suono è un’onda elastica (ha bisogno di un mezzo per propagarsi), longitudinale

(la perturbazione avviene parallelamente alla direzione di propagazione); per la sua

esistenza sono dunque necessari una sorgente (corpo vibrante) e un mezzo elastico

di propagazione (aria, acqua, ecc.).

Il suono è, quindi, un modo di trasmissione di energia meccanica che, irradiandosi

dalla sorgente attraverso il mezzo di propagazione, arriva ai corpi riceventi.

La perturbazione che viaggia sul mezzo consiste, fisicamente, in un susseguirsi di

pressioni e depressioni e, quindi, in un’oscillazione di ogni particella in vibrazione

attorno ad una sua posizione media fissa.

Grandezze fisiche

Periodo (T)

È l’intervallo di tempo necessario per compiere una vibrazione completa.

Si misura in secondi (s).

Frequenza (f)

È il numero di vibrazioni complete che avvengono in un secondo. Si misura in hertz (Hz).

Il “range” di udibilità dell’orecchio umano è compreso tra i 20 e i 20000 Hz.

Ciò significa che, pur esistendo onde sonore che si propagano a frequenze più basse (infrasuoni) o

più alte (ultrasuoni), noi non possiamo percepirle.

Lunghezza d’onda (l)

È la distanza percorsa dall’onda in un periodo.

λ λ

Perciò, se "v" è la velocità di propagazione, λ = v · T oppure λ = v / f

Si misura in metri (m).

Ampiezza

L’ampiezza dell’onda rappresenta lo spostamento massimo delle molecole d’aria che

oscillano intorno alla posizione di equilibrio al passaggio della perturbazione acustica.

All’aumentare di questo spostamento aumenta la forza con cui le molecole colpiscono la

membrana timpanica e, quindi, l’intensità del suono che percepiamo.

Velocità di propagazione

È la velocità con cui il suono si propaga nel mezzo attraversato e dipende dalla densità

dello stesso e dal modulo di compressione (K = Costante); il modulo di compressione può

descrivere a livello macroscopico la forza di legame tra le molecole di un materiale.

L’unità di misura di "K" si ricava dalla formula:

Δ Δ

V = P

V K

Dove il primo membro non ha dimensioni, essendo il rapporto di volumi, e così deve

succedere per il secondo. 2

Allora "K" ha la stessa unità della pressione, che nel S.I. è N / m

La velocità di propagazione del suono dipende dalla radice quadrata del rapporto fra K e

la densità del mezzo

Nella tabella sono riportati i valori di "v" per alcune sostanze.

Sostanza V (m/s)

Aria 344

Anidride 259

Carbonica

Alcool 1207

Etilico

Acqua 1498

Rame 3750

Ferro 5120

Vetro 5170

Caratteristiche del suono

Altezza

L’altezza (o acutezza) è la caratteristica che determina l’elevazione di un suono dovuta

alla rapidità delle vibrazioni che lo producono e ci consente di distinguere i suoni acuti da

quelli gravi.

Essa cambia a seconda della frequenza a cui l’onda vibra.

Al crescere della frequenza corrisponde l’aumento dell’altezza.

Onde sonore aventi uguali ampiezza ma frequenza diversa generano suoni di diversa

altezza.

Intensità

L’intensità (I) è definita come il flusso medio di energia che, nell’unità di tempo,

attraversa una superficie di area unitaria disposta perpendicolarmente alla direzione di

propagazione.

È la grandezza che permette di distinguere i suoni deboli da quelli forti, un suono è tanto

più forte quanto maggiore è l’ampiezza delle oscillazioni della sorgente che lo genera.

Tenendo presente il carattere tridimensionale delle onde sonore, l’intensità (I), viene

definita: π

I = E tot / S · t = W / 4 · · r²

Dove W indica la potenza (W = E / t) ed E indica la quantità di energia emessa dalla

sorgente e trasportata dall’onda. E = K · f² · A² (joule)

L’intensità si misura in Decibel (dB).

dB = 10 · log (I / I)

10 O

Dove I è il valore d’intensità per

cui la sensazione fisiologica è nulla:

I 0 = 10-12 W/m2

La scala delle intensità è logaritmica, perciò ogni incremento di 10 dB corrisponde ad un

aumento in intensità di un fattore 10: Il fruscio delle foglie, infatti, è 10 volte più intenso

dei mormorii.

Timbro

Il timbro rappresenta la qualità del suono e dipende essenzialmente dalla forma d’onda

dello stesso.

Permette di distinguere suoni emessi da sorgenti diverse, anche se essi hanno la stessa

frequenza e la stessa intensità.

Fenomeni connessi con la propagazione delle onde sonore

Riflessione

Fenomeno che si verifica quando un’onda (sonora, per esempio) incontra un ostacolo e torna

indietro dalla parte da cui proviene.

Leggi della riflessione

1) L’angolo di incidenza (i) e l’angolo di riflessione (r) sono uguali

2) L’angolo di incidenza (i) e l’angolo di riflessione (r) sono complanari

-

Un esempio di riflessione delle onde sonore è il fenomeno dell’ECO che si verifica quando

un osservatore emette un suono trovandosi di fronte ad un ostacolo in grado di riflettere le

onde incidenti, per cui percepisce lo stesso suono due volte (l’onda diretta e quella riflessa).

Il verificarsi dell’eco è comunque vincolato alla capacità dell’orecchio umano di separare

due impulsi sonori in successione. Questa capacità si chiama "potere separatore" ed è

dell’ordine di 1/10 di secondo.

Poiché la velocità del suono nell’aria è circa 340 m/s, in 1/10 di secondo il tratto

percorso è 34 metri, per cui il fenomeno ha luogo solo quando l

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Sintesi

Il silenzio assoluto non esiste nemmeno in fisica

Il silenzio assoluto non esiste nemmeno in fisica… infatti ogni gesto dell’uomo è scandito da suoni che compongono la melodia della sua vita…

Materie trattate: Fisica

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