Estratto del documento

Tesina

Elaborata da

Zampella Elena

Classe V E

La Bellezza

A.S. 2009/2010

I.T.C.G. “V. De Franchis”

Matematica: Geografia:

La statistica La globalizzazione

Economia aziendale:

Statistiche sull’anoressia Welfare State

Italiano: Vantaggio competitivo:

La moda Malattie delle società del benessere:

Decadentismo - funzioni aziendali - localizzazione e

Anoressia nervosa, Bulimia nervosa, Obesità

Scienze delle finanze:

l’Estetismo delocalizzazione

Diritto: Diritto:

Welfare State

Storia: Welfare State

Gabriele D’Annunzio - Il Aspetto fiscale della gestione aziendale

La caduta del Fascismo e la La caduta del Fascismo e la

Piacere

Francese:

nascita della Costituzione

Il Nazismo – Hitler L’Imposta nascita della Costituzione

Legge bancaria del 36, formazione del CICR

Oscar Wilde - Il ritratto di

Le Symbolisme e della Banca d’Italia (strumenti di

Diritti e doveri dei cittadini

L’Oltreuomo e il nazismo Trattamenti pensionistici e di previdenza

Diritti e doveri dei cittadini

Dorian Gray controllo qualitativo e quantitativo)

sociale

Charles Baudelaire – La beauté

Nazifascismo

La globalizzazione

La globalizzazione definisce l’integrazione di tutti i Paesi in un unico sistema planetario, caratterizzato dall’interdipendenza degli stessi sul piano economico, politico, tecnologico e culturale.

Attualmente vi è una fase di compressione spazio-temporale e di accelerazione dell’interdipendenza. I mercati sono maggiormente sensibili verso i Paesi più sviluppati la cui economia condiziona le piazze finanziarie internazionali. Ma, allo stesso tempo bisogna controllare anche le economie periferiche. Ricordiamo infatti, la crisi che colpì il Sud-est asiatico che ebbe un effetto domino, colpendo i paesi vicini ma anche il Giappone che aveva orientato la sua economia verso l’Asia.

La globalizzazione nasce dalla volontà dell’uomo di soddisfare i propri bisogni cercando nuove risorse. La fase determinante si ebbe con i viaggi di Colombo in cui l’Europa cominciò a esercitare la propria influenza sul resto del mondo.

La globalizzazione è determinata da una serie di fattori, di cui i principali sono:

  • L’allargamento dei mercati, dovuto all’abbattimento delle tariffe e alla nascita di associazioni come l’UE, il WTO (World Trade Organization) e il NAFTA (North American Free Trade Agreement);
  • La finanziarizzazione dell’economia, che ha permesso la creazione di una rete finanziaria globale con cui scambiare somme di denaro e la nascita di organismi finanziari internazionali come la Banca d’Italia e l’FMI (Fondo Monetario Internazionale);
  • Lo sviluppo di società transnazionali, in cui i pezzi vengono assemblati nella sede centrale e poi smerciati in tutto il mondo mentre nelle multinazionali, le filiali vendono il prodotto finito. Queste società hanno dato vita a imponenti concentrazioni di capitali per accrescere la competitività sui mercati nazionali ed esteri, e questo ha portato alla nascita di colossi.

La localizzazione delle imprese globali è concentrata tra America del Nord, Europa ed Estremo Oriente mentre il resto del mondo ne resta escluso.

Per effetto della globalizzazione anche la divisione del lavoro è cambiata. I paesi del terzo mondo esportano prodotti finiti e contemporaneamente è aumentata l’esportazione dei servizi dei Paesi sviluppati. Vi è stato anche un aumento della deindustrializzazione. Crescono così le disuguaglianze all’interno dei Paesi stessi dovute anche alla liberalizzazione dei mercati. Di fronte a questa crisi i governi rispondono effettuando tagli sul sociale e diminuendo i livelli di assistenza anche in Europa. Producendo beni e servizi che costano meno non si tiene conto delle condizioni ambientali, lavorative e sociali che rischiano di far perdere le conquiste sociali. I sindacati cercano di frenare le imprese che però minacciano di delocalizzare.

È divenuto semplice licenziare e sono aumentati i lavori a tempo determinato, a domicilio, il telelavoro e il lavoro part-time. È inoltre aumentato il lavoro minorile e femminile che continuano a essere inserite nei settori meno qualificati. In questa nuova divisione internazionale, i paesi in via di sviluppo fungono da serbatoi di manodopera per quelli sviluppati.

Inoltre, con lo sviluppo delle telecomunicazioni un miliardo di persone povere entra in contatto con quelle ricche. Questo sviluppo ha fatto aumentare il crimine come il riciclaggio di denaro sporco, il traffico di droga, di armi, di esseri umani, di clandestini e la pirateria industriale.

Si è avuto anche un omologamento dei comportamenti, ovvero tutti hanno gli stessi gusti, gli stessi comportamenti e gli stessi sogni. Le redini di questa società sono tenute dagli Stati Uniti che esportano il loro modello sociale in tutto il mondo. Fondamentale è divenuta la conoscenza dell’inglese, che oggi è la lingua ufficiale delle organizzazioni internazionali.

Gli effetti negativi della globalizzazione sono: uno sfruttamento intenso delle risorse, delle materie prime e dell’energia che provocano un’alterazione degli ecosistemi e un impoverimento dei suoli. Per questi motivi sono stati stretti dei trattati fra i paesi industrializzati ma, non essendo obbligatori, spesso non vengono rispettati. Sono nate così organizzazioni internazionali per movimentare le coscienze individuali attraverso Internet.

Welfare State

Lo Stato sociale nacque e si consolidò in Occidente durante il XIX ed il XX secolo, di pari passo con la storia della civiltà industriale. La sua evoluzione può essere suddivisa in tre fasi successive:

  • Una prima, elementare, forma di Stato sociale o più esattamente di Stato assistenziale venne introdotta nel 1601 in Inghilterra con la promulgazione delle leggi sui poveri (Poor Law). Queste leggi prevedevano assistenza per i poveri nel caso in cui le famiglie non fossero in grado di provvedervi.

La seconda fase si riconduce alla prima rivoluzione industriale. Anche in questo caso le forme assistenziali sono da ritenersi individuali e da intendersi rivolte unicamente agli appartenenti ad una classe sociale svantaggiata (minori, orfani, poveri ecc.) ed in questo contesto nacquero le prime assicurazioni sociali che garantivano i lavoratori nei confronti di incidenti sul lavoro, malattie e vecchiaia; in un primo momento queste erano su base volontaria, in seguito però divennero obbligatorie per tutti i lavoratori. Le motivazioni della svolta in questa fase furono la ricerca della pace sociale conciliando le rivendicazioni di maggior protezione da parte dei lavoratori proletari e dalla richiesta di una manodopera a minor costo possibile da parte degli industriali.

Sempre in Inghilterra, fu compiuto un ulteriore passo avanti con l’istituzione delle case di lavoro e accoglienza che si proponevano di combattere la disoccupazione e di tenere, così, basso il costo della manodopera. Nel 1883 nacque, questa volta in Germania, l’assicurazione sociale per favorire la riduzione della mortalità e degli infortuni nei luoghi di lavoro e per istituire una prima forma di previdenza sociale. Benito Mussolini nel 1919 rende obbligatoria l’assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia, istituisce INPS e INAIL. I contributi sono obbligatori per il lavoratore, volontari per lo Stato e i datori.

Il primo sistema pensionistico universale, con contributi a carico del lavoratore e del datore, nasce nel 1935 con il Social Security Act di Roosevelt. Gli Stati Uniti furono il primo Paese a introdurre un ente pubblico per l’assistenza previdenziale obbligatoria, la National Security Agency.

La terza fase, la fase dell’attuale welfare, ha inizio nel dopoguerra.

  • Il 1942 fu l’anno in cui, nel Regno Unito, la sicurezza sociale compì un decisivo passo avanti grazie al cosiddetto Rapporto Beveridge, stilato dall’economista William Beveridge, che introdusse e definì i concetti di sanità pubblica e pensione sociale per i cittadini.

Fu la Svezia nel 1948 il primo paese ad introdurre la pensione popolare fondata sul diritto di nascita. Il welfare divenne così universale ed eguagliò i diritti civili e politici acquisiti, appunto, alla nascita. Nello stesso periodo l’economia conobbe una crescita esponenziale del PIL mentre il neonato Stato sociale era alla base dell’incremento della spesa pubblica. La situazione, a grandi linee, riuscì a mantenersi in sostanziale equilibrio per qualche decennio. Infatti nel periodo che va dagli anni cinquanta fino agli anni ottanta e anni novanta la spesa pubblica crebbe notevolmente, specialmente nei Paesi che adottarono una forma di welfare universale, ma la situazione rimase tutto sommato sotto controllo grazie alla contemporanea sostenuta crescita del Prodotto interno lordo generalmente diffusa. Tuttavia negli anni ottanta e novanta i sistemi di welfare entrarono in crisi per ragioni economiche, politiche, sociali e culturali al punto che oggi si parla di una vera e propria crisi del Welfare State.

Le malattie della società del benessere

Anoressia nervosa

L’Anoressia Nervosa (AN) è, insieme alla bulimia, uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). Ciò che contraddistingue l’anoressia nervosa è il rifiuto del cibo da parte della persona e la paura ossessiva di ingrassare. Le sue origini sono molto antiche. Coinvolge nella sua evoluzione funzioni psicologiche, ormonali e metaboliche. I trattamenti possibili sono ancora in fase di studio, le cure farmacologiche attuali possono dare solo un modesto beneficio alla persona. L’anoressia nervosa è una malattia e nell’evolversi della malattia diverse persone continuano a pensare alla morte, immaginandola di frequente; si tratta spesso di un processo correlato alla forte depressione che consegue al lungo decorso. Degli studi sottolineano la particolarità di questo fenomeno, notando che la maggior parte dei decessi sono dovuti alla malattia, e soprattutto all’interruzione della cura.

Tra i fattori predisponenti è rilevante il fatto di avere un familiare che soffre, o ha sofferto, di un disturbo del comportamento alimentare. Altra causa che può portare allo sviluppo di tali problemi è il crescere in una famiglia dove esiste una grave difficoltà nella comunicazione interpersonale e nell’espressione delle proprie emozioni; in tal caso l’anoressia può assumere il senso di una “comunicazione senza parole” alla famiglia, nella famiglia e per la famiglia.

In altri casi il disturbo può dipendere da significativi problemi di autostima. Disturbi dell’alimentazione possono insorgere anche in seguito a marcate delusioni affettive, o gravi problemi relazionali nella coppia.

Altri fattori di rischio sono l’appartenenza a determinati gruppi sociali in cui è rilevante la tematica del controllo del peso (ad es. ballerine/i, ginnaste/i, cicliste/i o altri sportivi professionisti); il vivere in un’area urbana di un paese occidentale, dove la magrezza viene enfatizzata come un valore sociale positivo; il fatto di soffrire di un disturbo della personalità. Un ruolo importante viene svolto anche dai mass media, mostrando alle donne più giovani canoni di bellezza non corrispondenti al loro fisico.

Bulimia nervosa

La bulimia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare. Ciò che contraddistingue la bulimia è un problema dell’alimentazione per cui una persona ingurgita una quantità di cibo esorbitante per poi ricorrere a diversi metodi per riuscire a non metabolizzarlo e, quindi, ingrassare.

Le cause sono di varia natura, sia psicologica che sociale o biologica. Per la sua natura deve essere differenziato dall’anoressia nervosa, che in una delle sue forme mostra lo stesso desiderio di ingurgitare al momento una smisurata quantità di cibo, nell’altra malattia si assiste più ad un rituale che ad un qualcosa di improvvisato.

Le caratteristiche della bulimia nervosa sono:

  • Ricorrenti abbuffate: dove per abbuffate si intende il mangiare in un determinato periodo di tempo, una quantità di cibo decisamente maggiore a quello che la maggior parte della popolazione mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili. Durante queste abbuffate si ha la sensazione di non poter controllare le proprie azioni (si sente di non riuscire a smettere di mangiare e a controllare cosa e quanto si sta mangiando);
  • Atti compensatori ricorrenti ed inappropriati: per evitare l’aumento di peso, vengono utilizzate tecniche come quella del vomito autoindotto (dita in gola), abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo;
  • Le abbuffate, assieme alle condotte compensatorie, devono manifestarsi mediamente almeno due volte la settimana per tre mesi;
  • Valutazione dell’autostima decisamente influenzata dalla forma e dal peso corporeo.

Obesità

L’Obesità è una patologia multifattoriale, tipica, anche se non esclusiva, delle società dette “del benessere”. Si definisce obeso un individuo la cui massa di tessuto adiposo sia eccessiva. L’obesità è quasi sempre correlata ad altre malattie, tra queste le disfunzioni cardiocircolatorie, il diabete, patologie a carico del sistema osteo-articolare, ictus. Dieta ipocalorica e attività fisica possono aiutare nei casi meno gravi, ma per quelli più problematici si interviene anche con terapie farmacologiche o chirurgiche.

Alla base dell’obesità è quasi sempre una cattiva o eccessiva alimentazione e una vita sedentaria, ma, nonostante questo, l’obesità può essere anche legata a:

  • Condizioni genetiche
  • Fattori ambientali
  • Disfunzioni ormonali
  • La psiche del paziente

Le conseguenze dell’obesità sono patologie che interessano il sistema cardiocircolatorio, come aterosclerosi, cardiopatie, ipertensione, patologie vascolari cerebrali, ictus e infarto. Nei soggetti obesi inoltre c’è maggiore incidenza di sviluppo di alcuni tumori, soprattutto a stomaco, colon, mammella. Frequentemente le persone obese sviluppano anche problemi respiratori.

La statistica

La statistica è la scienza che studia i fenomeni collettivi.

Un fenomeno è collettivo quando è costituito da un insieme di singoli fenomeni, detti unità statistiche, tutti dello stesso tipo.

L’indagine statistica si compone di tre fasi:

  1. Raccolta dei dati
  2. Spoglio e trascrizione dei dati
  3. Elaborazione dei dati

La raccolta dei dati può essere di tipo globale o campionario.

  • Globale, quando viene preso in considerazione tutto il fenomeno;
  • Campionario, quando viene preso in considerazione solo una parte del fenomeno;

Lo spoglio si attua in una serie di sottofasi che sono:

  • Enumerazione dei dati, i dati vengono enumerati;
  • Classificazione dei dati, i dati vengono classificati e raccolti in gruppi a seconda delle esigenze che si devono soddisfare;
  • Trascrizione in tabelle, una volta enumerati e classificati, i dati vengono trascritti in tabelle.

L’elaborazione dei dati avviene quindi attraverso le tabelle che possono essere:

  • Semplici, si presenta con un prospetto a due colonne, la prima colonna è detta madre, la seconda colonna figlia, nella colonna di sinistra figurano i dati, nella colonna di destra figurano i valori o i pesi o le frequenze;
  • Composte, si presenta come un prospetto formato da più colonne;
  • A doppia entrata, si presenta con la descrizione dei dati sia sulle colonne che sulle righe.

Tra le rappresentazioni grafiche in statistica abbiamo:

  1. La rappresentazione in coordinate cartesiane
  2. Gli istogrammi
  3. I cartogrammi
  4. Gli ideogrammi
  5. I diagrammi circolari o a torta

La rappresentazione cartesiana prende come riferimento il diagramma cartesiano ortogonale. Sull’asse delle ascisse (X) si considerano i valori delle modalità del fenomeno considerato, sull’asse delle ordinate (Y) si considerano i relativi valori delle intensità e delle frequenze.

Negli istogrammi si tracciano tanti rettangoli quanti sono i dati da rappresentare: la base è di larghezza arbitraria ma costante, l’altezza è proporzionata all’intensità del fenomeno. I rettangoli possono essere tracciati accostati l’uno all’altro o staccati.

Istogramma delle fasce di età delle persone colpite dall’anoressia

I cartogrammi costituiscono un tipo di rappresentazione grafica cui si fa ricorso quando si vuole rappresentare l’intensità che un fenomeno raggiunge in diverse località. Un cartogramma si presenta come una carta geografica in cui figurano le divisioni territoriali (regioni, province, comuni) che interessano.

Cartogramma rappresentativo della regione più colpita dall’anoressia

L’ideogramma è un tipo di rappresentazione grafica mediante il quale l’intensità del fenomeno viene rappresentata per mezzo di figure che hanno diverse dimensioni a seconda delle intensità.

Ideogramma che dimostra che su dieci soggetti colpiti dall’anoressia, otto sono donne e solo due uomini

Uomini

Donne

Il diagramma a torta è un metodo utilizzato in statistica

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