Liceo scientifico statale “G. Gandini”
Esame di Stato 2010
“Le assurdità della vita non hanno bisogno di parer verosimili, perché sono vere” L. Pirandello
Antonia Rizza
Classe 5d
Anno scolastico 2009/2010
Indice
Introduzione al tema.
Filosofia:
- La vita umana come paradosso - la teoria dell’assurdo di Jean Paul Sartre
Inglese: Waiting for Godot by Samuel Beckett
- The condition of men in the Twelfth Century
Letteratura italiana: Il fu Mattia Pascal
- La vicenda di Mattia Pascal - di Luigi Pirandello
Letteratura latina: Satyricon
- L’assurdo nella letteratura dell’impero - il Satyricon di Petronio
Storia dell’Arte: La condition humaine
- Il rifiuto della logica nell’opera d’arte - di René Magritte
Bibliografia.
Introduzione
Si definisce assurdo ciò che risulta contrario alla ragione, alla logica, all’evidenza.
L’etimologia della parola “assurdo” deriva infatti dal latino “absurdus”, composto dalla preposizione “ab” indicante allontanamento e da una supposta forma volgare “sardus” derivata da un verbo indicante “suonare”: propriamente dunque significa “che suona male, dissonante” e in senso figurato “che offende il senso comune”, “che è in contrasto con la ragione e con la logica”.
L’assurdità può nascondersi in qualsiasi cosa e in qualsiasi uomo, in ogni momento, nasce dall’uomo che non riesce più a comprendere se stesso e quello che gli accade intorno. L’assurdo scatena le più diverse reazioni, può far sorridere o disperare, può stupire o far arrabbiare e può anche infastidire, ma ciò che colpisce o incuriosisce è comunque il senso, anzi il non-senso.
La presenza dell’assurdo nella letteratura e nell’arte di tutti i tempi si configura spesso come una vera e propria provocazione: è la rivincita dell’irrazionale sulla tendenza a ridurre l’esistenza entro i limiti della ragionevolezza, della realtà oggettiva. Soprattutto in certi contesti storici di decadenza, o comunque negativi, in cui all’uomo sembra di perdere i consueti punti di riferimento, l’assurdo diventa proprio la cifra della realtà, il simbolo della confusione, della perdita di valori e di un’identità, constatata dall’uomo che si chiede radicalmente il senso della propria esistenza.
È per questo che esiste un carattere distintivo dell’assurdo nel Novecento, un qualcosa che lo distingue dai modi in cui esso si presenta nei secoli precedenti. Questo carattere distintivo è dato dal fatto che l’assurdo, l’incomprensibile, lo scarto dalla ragione è, agli occhi di tanti scrittori del XX secolo, qualcosa di quotidiano, elemento della normalità dell’esistenza.
Questo avviene perché l’affermarsi progressivo della società di massa tende ad assumere caratteri di disumanità e di irrazionalità sempre più soffocanti, a dispetto dei decenni di ideologia positivistica e innovativa che l’hanno preparata, sino a diventare per sua natura causa di disorientamento e di angoscia. L’individuo si sente in balia di forze che non riesce a controllare e a volte nemmeno a riconoscere, di grandi sistemi sociali, economici o burocratici la cui logica è spesso incomprensibile e assurda rispetto alle proprie esigenze. Gli stessi progressi della scienza – considerata in passato la fonte prima di certezze – allargano il campo dell’ignoto, piuttosto che restringerlo, indeboliscono i fondamenti classici della conoscenza, cancellano il confine tra reale e impossibile. La tecnologia dilagante, infine, se pure è in grado di assicurare benefici materiali, provoca un diffuso senso di insicurezza, sia per le grandi forze distruttive che è capace di scatenare, sia per l’affannosa rincorsa di bisogni e consumi che innesca, con una crescita esponenziale in cui l’uomo rischia di divorare se stesso e il mondo.
La teoria dell’assurdo - Jean Paul Sartre
Sulla base di questi presupposti si basa il clima culturale dell’esistenzialismo, un’“atmosfera” in cui si inserisce la filosofia di Sartre. Quest’ultimo, la cui opera si inserisce soprattutto nel periodo postbellico, arriva addirittura alla formulazione di una “teoria dell’assurdo”.
Per Sartre la vita umana è un paradosso: infatti l’uomo, pur essendo libero di fronte al mondo, non è libero di essere libero. Ovvero l’individuo non può scegliere il suo essere, cioè il fatto di essere “gettato” nel mondo ed esistere: così il fatto di essere al mondo risulta essere qualcosa di assurdo, perché non ha spiegazione. Anche la morte è assurda perché non è una possibilità, ma anzi si pone come l’annullamento di ogni possibilità.