Luca Beniamino Martini
Anno scolastico 2012/13
Classe VIII
Charles Darwin: la teoria dell’evoluzione
Sommario
- 3 - Scienze: La teoria dell’evoluzione
- 8 - Inglese: Biography of Charles Robert Darwin
- 9 - Geografia: Il viaggio del Beagle e le Isole Galapagos
- 16 - Letteratura: Il Crepuscolarismo
- 18 - Storia: Hitler e la razza ariana
- 20 - L’arte del paleolitico
2
Premessa
Prima di trattare della teoria dell’evoluzione è utile fare un’importante premessa che possa chiarire e contemporaneamente comprovare alcuni aspetti della teoria stessa facendo un breve accenno ai:
Ritrovamenti fossili
La fossilizzazione è un fenomeno naturale per cui quando un organismo vivente, animale o vegetale, muore, in particolari condizioni chimico-fisiche-ambientali, i suoi tessuti vengono coperti da particolari sali minerali contenuti nel terreno e nell’acqua che ne permettono la sua “pietrificazione” facendo sì che esso si possa conservare per milioni di anni.
Perché ciò si verifichi sono necessarie alcune condizioni:
Composizione degli organismi:
- Le parti molli degli organismi sono facilmente soggette alla decomposizione; di conseguenza questo tipo di tessuti ha una bassissima possibilità di fossilizzare.
- I tessuti più duri come ossa, denti, gusci, ricchi di carbonato di calcio e di fosfato di calcio sono più favorevoli a fossilizzare.
Seppellimento rapido:
- Quanto più rapidamente l’organismo morto viene coperto dai sedimenti e sottratto alla putrefazione, tanto più ha la possibilità di conservarsi. L’ambiente ideale per ciò è quello marino o acquitrinoso in genere dove la sedimentazione è maggiore.
Granulometria dei sedimenti:
- Tanto più fini sono le particelle, tanto meglio si conservano i particolari degli animali.
Se noi al giorno d’oggi riusciamo a dare conferma alle teorie di Darwin, e quindi avere una prova concreta, è grazie anche al fatto di aver potuto ritrovare reperti fossili presenti nei vari strati del sottosuolo che dimostrano la presenza nelle varie epoche antiche di un cambiamento riguardante una stessa specie animale.
I paleontologi infatti hanno scoperto resti fossili di molte specie che presentavano parti del corpo diverse, cambiate nel corso di milioni di anni.
L’esempio più classico di ciò è stato il ritrovamento di vari scheletri appartenenti ai progenitori del nostro attuale cavallo che erano caratterizzati da un’importante modifica, ai fini della teoria di Darwin, della conformazione dello zoccolo. Un’altra cosa importante però che bisogna tener presente è quella che il terreno circostante al fossile dimostrava nei vari strati delle varie epoche geologiche, altrettanti cambiamenti ambientali riconosciuti tramite presenza di particolari minerali e particolari specie vegetali che erano peculiari di un preciso ambiente.
3
Si veniva ad evidenziare così che l’ambiente in cui viveva il più antico di questi progenitori, l’eohippus vissuto 60 milioni di anni fa, e caratterizzato da un piede senza zoccolo ma con quattro dita, era un ambiente acquitrinoso e paludoso.
A mano a mano che venivano fatti altri ritrovamenti in epoche più recenti, in strati di terreno più superficiali, i fossili mostravano una diminuzione e un’atrofia delle dita fino ad arrivare al pliohippus di 10 milioni di anni fa in cui lo zoccolo era praticamente simile a quello dell’attuale cavallo e il terreno circostante aveva subito molti cambiamenti e da paludoso si era trasformato in terreno solido.
Da ciò si evidenzia chiaramente, ed è il cardine su cui Darwin costruì la sua teoria, che c’era un parallelismo tra il cambiamento dell’ambiente e le modifiche fisiche delle specie animali.
Un altro esempio classico è quello riguardante il cambiamento del collo della giraffa. Anche in questo caso un cambiamento dell’ambiente ed in particolare della vegetazione del territorio in cui viveva questo animale portò alla presenza di giraffe con il collo sempre più lungo per la scomparsa di vegetazione a basso fusto e presenza sul territorio stesso di alberi sempre più alti.
Questo fenomeno fu spiegato da uno studioso quasi contemporaneo di Darwin: Jean Baptiste de Lamarck, che visse mezzo secolo prima. Questo studioso, con le sue idee dell’“uso e il disuso delle parti” e “l’ereditarietà dei caratteri acquisiti” affermava che quando un individuo mutava il suo fisico per un determinato scopo, che nel caso della giraffa era quello di allungare sempre di più il suo collo sforzandosi di arrivare alle foglie degli alberi sempre più alti, questa nuova modifica fisica l’avrebbe successivamente trasmessa ai suoi figli.
Come vedremo in seguito questa teoria fu ampiamente rovesciata da Darwin.
4
Charles Darwin
Charles Darwin nacque il 12 febbraio 1809 a Shrewsbury, cittadina vicina a Birmingham. Indirizzato dal padre agli studi di medicina, Charles preferì ben presto gli studi di storia naturale e venne a conoscenza delle idee che iniziavano a circolare in zoologia e botanica, in particolare la teoria di Jean Baptiste Lamarck, che però non lo colpì in modo particolare. Alla fine del 1827, a causa dei deludenti risultati scolastici, il padre decise che Charles si sarebbe dedicato alla vita ecclesiastica e lo mandò a Cambridge per proseguire gli studi; qui frequentò lezioni di botanica, iniziò a collezionare e classificare insetti e apprese le prime conoscenze di geologia, partecipando a una breve spedizione geologica nel Galles del Nord. Il 21 dicembre 1831 s’imbarcò come naturalista sul brigantino Beagle, attrezzato per compiere ricerche scientifiche e rilevazioni geografiche: il viaggio intorno al mondo durerà fino al 2 ottobre 1836. Nel corso di questo viaggio Charles raccolse un’ingente quantità di materiale e compì numerose osservazioni: a ogni tappa scendeva a terra e conduceva esplorazioni all’interno, raccoglieva e catalogava campioni di specie animali e vegetali, di cui descriveva le abitudini. Nel 1839 pubblicherà, con il titolo Viaggio di un naturalista intorno al mondo, il diario di queste esplorazioni; ma già al ritorno in Inghilterra i resoconti che aveva inviato ai suoi corrispondenti lo avevano fatto conoscere negli ambienti scientifici.
Fu nel corso del viaggio sul Beagle e negli anni immediatamente successivi che Darwin, sulla base delle osservazioni compiute, giunse alla conclusione che le specie si modificano gradualmente; gli anni successivi saranno dedicati all’elaborazione della teoria dell’evoluzione, con un intenso lavoro di riflessioni e osservazioni. Particolare rilievo ebbe l’attività di raccolta di dati, tesa alla documentazione dei diversi aspetti della teoria, quali la distribuzione geografica delle specie, le leggi della variazione, la divergenza dei caratteri, l’estinzione delle specie meno adatte, e così via. Darwin dedicò otto anni al lavoro sistematico ai cirripedi, una classe di organismi ancora poco studiata; realizzò anche un allevamento di colombi, con razze provenienti da diverse parti del mondo, per studiarne somiglianze e differenze e condurre esperimenti di selezione artificiale.
L’accettazione della teoria dell’evoluzione aveva infatti posto un problema: se le specie non sono state create così come le conosciamo da un Creatore divino, come spiegare il loro adattamento all’ambiente in cui vivono, che a volte è veramente mirabile? La soluzione venne dall’analogia tra la selezione operata dall’uomo per migliorare le razze domestiche e quella che avviene in natura. La lettura del Saggio sul principio di popolazione di Thomas Robert Maltus gli suggerì il meccanismo attraverso cui la selezione agisce in natura: la lotta per la sopravvivenza.
Nel 1859, dopo oltre vent’anni di elaborazione, uscì On the Origin of Species by Means of Natural Selection; seguiranno anni di discussioni accanite e decise prese di posizione, con una sostanziale accettazione, nell’ambito scientifico, dell’idea di evoluzione, mentre maggiori resistenze incontrò il concetto di “selezione naturale”. Molto più decisa fu l’opposizione degli ambienti religiosi, che restavano legati all’interpretazione letterale della Bibbia.
Darwin non si limitò a fornire innumerevoli prove dell’evoluzione come principio coordinante della storia della vita e a sviluppare la teoria della selezione naturale, ma diede contributi altrettanto importanti con i concetti di evoluzione ramificata, che implica la discendenza da un’origine comune di tutte le specie viventi, e di evoluzione graduale, contrapposta a quella a salti, mutazionismo.
In seguito Darwin affrontò anche il tema dell’origine dell’uomo: in Descent of Men and Selection in Relation to Sex formulò la concezione naturalistica dell’uomo e illustrò il principio di continuità con gli animali.
Si chiese anche quale fosse il valore da attribuire alle razze umane e giunse alla conclusione della discendenza da un unico ceppo comune, con successiva diversificazione: da qui l’introduzione del concetto di popolazione, che rende conto della variazione delle caratteristiche umane.
L’autore dell’Origine delle specie si preoccupò di elaborare una metodologia per la scienza della vita, che non può essere ridotta alle leggi della chimica e della fisica; egli può essere considerato il fondatore di un nuovo ramo della filosofia della scienza, la filosofia della biologia, che ha avuto una profonda influenza nello sviluppo del metodo scientifico in diverse discipline come la biologia evoluzionistica, la paleontologia, la geologia e la cosmologia.
5
La teoria dell’evoluzione
La teoria dell’evoluzione si basa su 3 pilastri fondamentali:
- Variabilità
- L’ereditarietà
- Selezione naturale
a - La variabilità è da intendersi nei riguardi dell’ambiente che durante le ere geologiche è andato mutando a causa delle variazioni climatiche che si sono susseguite. Per questo motivo un territorio può passare da clima piovoso con vegetazione lussureggiante a clima asciutto con vegetazione tipica della savana fino ad una completa desertificazione nello spazio di qualche centinaia di migliaia di anni. Contemporaneamente si può passare, come è avvenuto nel nord Italia, da un ambiente tipico dei mari del sud con atolli corallini, ad un ambiente glaciale.
Altra variabilità di estrema importanza è quella riferita al DNA che è la sede del codice genetico che contiene le informazioni che permettono la vita di tutti gli esseri viventi e ne condizionano l’aspetto fisico.
Il DNA è una lunghissima molecola che si trova all’interno del nucleo della cellula di qualsiasi essere vivente. Questa molecola è raccolta in piccoli corpiccioli chiamati cromosomi. Ogni cromosoma contiene all’interno migliaia di geni che sono parte del cromosoma stesso. Ogni gene è specifico per un determinato carattere ereditario dell’individuo.
Queste informazioni a volte possono variare andando a generare individui con caratteristiche diverse di altri suoi simili che gli permettono però di sopravvivere in un ambiente cambiato. A volte queste variazioni possono essere indifferenti alla sopravvivenza, a volte invece anche dannose.
b - L’ereditarietà. Queste caratteristiche variate del DNA dette “mutazioni genetiche” sono trasmesse dai genitori alla prole. Tutti i figli nasceranno così con quella caratteristica che gli sarà favorevole alla vita dando origine di generazione in generazione ad una evoluzione di quella specie. Gli altri individui che nasceranno con le caratteristiche fisiche precedenti alla mutazione e quindi non favorevoli, in un ambiente cambiato saranno destinati a non raggiungere l’età adulta e quindi non potranno trasmettere i propri geni sfavorevoli alla prole. Tutto ciò si esprime con…
c - La selezione naturale che avviene ad opera della lotta per la sopravvivenza. In base a questo terzo punto, possiamo affermare che in una popolazione di individui solamente il più adatto fisicamente sopravvive, diventa adulto e dà origine ad una popolazione forte e prolifera mentre i meno adatti e quindi i più deboli sono destinati a scomparire.
6
Applicando questi tre punti all’esempio del cavallo possiamo sintetizzare che:
60 milioni di anni fa l’eohippus viveva in un ambiente paludoso ed acquitrinoso quindi la maggior parte della popolazione aveva il piede con quattro dita perché ciò permetteva loro di correre più agevolmente in un terreno morbido e quindi scappare dai predatori.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Introduzione: teoria dell'evoluzione di Darwin tesina
Prima di trattare della teoria dell’evoluzione all'interno della mia tesina di terza media, è utile fare un’importante premessa che possa chiarire e contemporaneamente comprovare alcuni aspetti della teoria stessa facendo un breve accenno alla fossilizzazione, un fenomeno naturale per cui quando un organismo vivente, animale o vegetale, muore, in particolari condizioni chimico-fisiche-ambientali, i suoi tessuti vengono coperti da particolari sali minerali contenuti nel terreno e nell’acqua che ne permettono la sua “pietrificazione” facendo sì che esso si possa conservare per milioni di anni. Perché ciò si verifichi sono necessarie alcune condizioni:
- Composizione degli organismi: le parti molli degli organismi sono facilmente soggette alla decomposizione, di conseguenza questo tipo di tessuti hanno una bassissima possibilità di fossilizzare. I tessuti più duri come ossa, denti, gusci, ricchi di carbonato di calcio e di fosfato di calcio sono più favorevoli a fossilizzare.
- Il seppellimento rapido: quanto più rapidamente l’organismo morto viene coperto dai sedimenti e sottratto alla putrefazione, tanto più ha la possibilità di conservarsi. L’ambiente ideale per ciò è quello marino o acquitrinoso in genere dove la sedimentazione è maggiore. Importante, come ho sottolineato nella tesina, la granulometria dei sedimenti: tanto più fini sono le particelle, tanto meglio si conservano i particolari degli animali.
Se noi al giorno d’oggi riusciamo a dare conferma alle teorie di Darwin, e quindi avere una prova concreta, è grazie anche al fatto di aver potuto ritrovare reperti fossili presenti nei vari strati del sottosuolo che dimostrano la presenza nelle varie epoche antiche di un cambiamento riguardante una stessa specie animale. I paleontologi, infatti, hanno scoperto resti fossili di molte specie che presentavano parti del corpo diverse, cambiate nel corso di milioni di anni. L’esempio più classico di ciò, è stato il ritrovamento di vari scheletri appartenenti ai progenitori del nostro attuale cavallo che erano caratterizzati da un’importante modifica, ai fini della teoria di Darwin, della conformazione dello zoccolo. Un’altra cosa importante però che bisogna tener presente e che ho voluto ricordare nella tesina, è quella che il terreno circostante al fossile dimostrava nei vari strati delle varie epoche geologiche, altrettanti cambiamenti ambientali riconosciuti tramite presenza di particolari minerali e particolari specie vegetali che erano peculiari di un preciso ambiente.
Si veniva ad evidenziare così che l’ambiente in cui viveva il più antico di questi progenitori, l’eohippus vissuto 60 milioni di anni fa, è caratterizzato da un piede senza zoccolo, ma con quattro dita, era un ambiente acquitrinoso e paludoso. A mano a mano che venivano fatti altri ritrovamenti in epoche più recenti (in strati di terreno più superficiali) i fossili mostravano una diminuzione e una atrofia delle dita fino ad arrivare al pliohippus di 10 milioni di anni fa in cui lo zoccolo era praticamente simile a quello dell’attuale cavallo e il terreno circostante aveva subito molti cambiamenti e da paludoso si era trasformato in terreno solido. Da ciò si evidenzia chiaramente, ed è il cardine su cui Darwin costruì la sua teoria, che c’era un parallelismo tra il cambiamento dell’ambiente e le modifiche fisiche delle specie animali. Un altro esempio classico è quello riguardante il cambiamento del collo della giraffa. Anche in questo caso un cambiamento dell’ambiente ed in particolare della vegetazione del territorio in cui viveva questo animale portò alla presenza di giraffe con il collo sempre più lungo per la scomparsa di vegetazione a basso fusto e presenza sul territorio stesso di alberi sempre più alti.
Questo fenomeno fu spiegato da uno studioso quasi contemporaneo di Darwin: Jean Baptiste de Lamarck, che visse mezzo secolo prima. Questo studioso, con le sue idee dell’ “uso e il disuso delle parti” e “l’ereditarietà dei caratteri acquisiti” affermava che quando un individuo mutava il suo fisico per un determinato scopo, che nel caso della giraffa era quello di allungare sempre di più il suo collo sforzandosi di arrivare alle foglie degli alberi sempre più alti, questa nuova modifica fisica l’avrebbe successivamente trasmessa ai suoi figli. Come vedremo in seguito questa teoria fu ampiamente rovesciata da Darwin.
Collegamenti
Teoria dell'evoluzione di Darwin tesina
Scienze - La teoria dell’evoluzione.
Inglese - Biography of Charles Robert Darwin.
Geografia - Il viaggio del Beagle e le Isole Galapagos 16.
Letteratura italiana - Il crepuscolarismo.
Storia - Hitler e la razza ariana.
Arte - L’arte del Paleolitico.