Estratto del documento

Fava ro Serena

La Risiera di San Sabba

Trieste

Istituto Tecnico Statale Treviso “A. Palladio”

Classe 5A

Indirizzo Edile Territoriale

Tesina di Maturità 2012/2013

Disegno di copertina realizzato da Andrea Mascherin, “Il Maska”

Indice

Indice pag. 2

Motivazione pag. 3

Il contesto storico pag. 5

Una piccola parentesi pag. 6

La Risiera ieri

Pianta durante l’occupazione pag. 8

Le macerie della Risiera pag. 10

Pianta attuale del Monumento pag. 11

La Risiera oggi: la ristrutturazione pag. 14

Il processo pag. 16

Testimonianze pag. 18

Sitografia pag. 19

Bibliografia, Videografia & Audiografia

- La Risiera di San Sabba -

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Motivazione

Grazie a una traccia proposta durante l’anno scolastico sull’argomento della Shoah, ho riflettuto molto sulla Giornata della Memoria. Mi sono soffermata soprattutto su come è cambiato questo giorno, e il modo in cui tutto è diventato superficiale.

In questa ricorrenza infatti, si rammentano le vittime che sono state uccise durante la Seconda Guerra Mondiale e viene ripetuto che bisogna commemorare perché tutto questo non accada “mai più”.

Quindi i media, il 27 Gennaio ci offrono una serie di immagini dei lager, dei forni crematori, dei “pigiami a righe” e di persone allo stremo delle forze.

Però il succedersi di queste giornate inizia a essere una ricorrenza e non l’occasione per riflettere sulle mostruosità che si sono presentate nell’umanità 50 anni fa o poco più.

Questo perché, secondo la mia opinione, la prima cosa che si pensa della Shoah è la distruzione da parte dei nazisti dell’intero popolo ebraico. Si potrebbe dire che ormai tutti noi conosciamo benissimo la storia dei campi di sterminio, del sistema utilizzato da Adolf Hitler e dalla “soluzione finale”.

In realtà senza il resto dell’Europa il popolo tedesco non sarebbe riuscito a mettere in atto il suo piano perché fu aiutato da organi di polizia che erano presenti in ogni nazione, compresa l’Italia.

Infatti, non tutti gli italiani venivano arruolati dai tedeschi con la forza perché una parte di essi erano consapevoli della scelta che avevano fatto.

Si può dire che le suore e i preti aiutarono moltissimi ebrei a nascondersi e a salvarsi. Ma fa più scalpore il modo in cui l’Italia ha partecipato a queste crudeltà di cui si parla molto poco o non se ne parla del tutto.

Quindi è giusto conoscere anche questa parte della storia che sembrava essere completamente “dimenticata”.

Mi è sembrato opportuno, quindi, occuparmi di qualcosa che è successo vicino a noi, più precisamente a Trieste alla Risiera di San Sabba.

Questa zona ha la particolarità di essere ai margini di un’area popolata che è divenuta poi luogo di pena, ed era così ben protetta da occhi indiscreti, così nascosta, così segreta, che pochi vecchi triestini la conoscevano.

Da ciò, si è portati a dedurre che i nazisti hanno avuto una vasta area di appoggio e di silenzio complice, sono stati sostenuti da un apparato repressivo fascista e da un’ampia rete di informatori come l’Ispettorato Speciale di Pubblica sicurezza che la memoria popolare ha ricordo come “Ville Tristi”.

L’organismo è stato istituito dal regime nel 1942 con il compito di combattere il movimento partigiano ormai affermatosi anche nelle province giuliane.

L’Ispettorato si distinse per l’uso sistematico della tortura sugli arrestati e la villa di Via Bellosguardo divenne nota per le urla dei seviziati che si sentivano dall’esterno.

Un’altra sede dell’Ispettorato fu l’attuale stazione dei carabinieri di Via Cologna a Trieste, che è anche l’unica sede dell’organismo ancora esistente.

La cosa che crea più turbamento è il fatto che al torturatore più efferato, l’ispettore di polizia Gaetano Collotti, è stato conferito, nel 1954, dalla Repubblica Italiana, una medaglia di bronzo per il comportamento tenuto durante un’operazione antipartigiana.

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Il contesto storico

Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, la Germania acquista la Venezia Giulia che cessa di far parte dello Stato italiano e, con la costituzione della zona di operazione dell’“Adriatisches Kustenland” (Litorale Adriatico), diventa parte del Reich.

In questo modo, la formazione del “Litorale Adriatico” comprende le provincie di Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Lubiana.

Il governo di queste zone era stato affidato da Hitler al governatore della Carinzia Friedrich Rainer, che era un nazista austriaco che odiava l’Italia.

Secondo le sue valutazioni etnico-razziali il Friuli e la Venezia Giulia erano per la gran parte estraneo alla nazione italiana, per cui la loro separazione allo Stato italiano si giustificava anche sotto questo aspetto.

In data 1 ottobre 1943 Rainer assume tutti i poteri politici e amministrativi e in breve tempo fissa la sua sovranità e sottopone prefetti e podestà al controllo di “consiglieri” tedeschi e stabilisce delle norme per la formazione di forze armate (milizie) locali che collaborino con lo Stato.

Così, sotto le dipendenze delle SS, si formano le milizie fasciste che assumeranno il nome di “Milizia Difesa Territoriale”.

La “Banda Collotti” fu un corpo armato molto importante ed era un Ispettorato Speciale per la Venezia Giulia che prese il nome dal commissario Gaetano Collotti.

Questo organismo collaborò, dopo l’8 settembre, fornendo ai tedeschi un prezioso contributo contro gli antifascisti e lo sterminio degli ebrei.

Prima della Seconda Guerra Mondiale gli ebrei triestini erano circa 5000.

Dopo le leggi razziali fasciste del 1938 e l’istituzione anche a Trieste di uno dei famigerati “Centri per lo studio del problema ebraico” (erano quattro in tutta Italia), molti ebrei decisero di emigrare all’estero.

Ciò nonostante i nazisti riuscirono a deportare nei campi di sterminio più di 700 ebrei triestini. Di questi solo una ventina sopravvissero e fecero ritorno.

Nella Risiera, inoltre, accanto agli ebrei triestini furono imprigionati e poi deportati anche moltissimi ebrei catturati in Veneto, in Friuli, a Fiume e in Dalmazia.

Il controllo poliziesco viene affidato alla supervisione delle SS il cui comandante è Odilio Lotario Globocnik.

Così, s’installa a Trieste con un seguito di 92 “professionisti” della morte che avevano già avuto modo di sterminare nelle varie operazioni in Germania e Polonia; questi fanno parte dell’“Einsatzkommando Reinhard” cioè dei gruppi creati per condurre la lotta contro tutti coloro che erano ostili al Reich.

Alcuni di questi avevano partecipato anche, nel 1939, all’“Action Tiergarten 4”, cioè all’eliminazione dei malati che portavano un debito alla popolazione e che per i tedeschi era inguaribile.

La zona d’operazioni del Litorale adriatico fu una suddivisione territoriale all’interno della Repubblica Sociale Italiana. Fu istituita durante la seconda parte della seconda guerra mondiale, nell’ottobre 1943.

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La Risiera ieri

Così, l’Einsatzkommando Reinhard trasferisce inevitabilmente i modelli repressivi che erano già stati messi in atto in Polonia, questo spiega il fatto che a Trieste viene installato l’unico lager nazista dotato di forno crematorio, anche se minore per il numero dei detenuti e delle vittime rispetto ai grandi campi di sterminio, di concentramento, ma che ne riproduce la loro formazione.

Questi gruppi formano territorialmente diversi uffici contrassegnati dalla sigla R.

Il gruppo che opera a Trieste ha la sigla R1, quello che opera a Udine ha la sigla R2, quello di Fiume ha la sigla R3.

La sigla è impressa sui documenti e sulle celle della Risiera.

Il primo comandante dell’Einsatzkommando a Trieste è Christian Wirth; dopo l’uccisione di Wirth, in un’imboscata partigiana a Erpelle il 26 maggio 1944, gli subentra August Dietrich Allers.

Il fronte italiano e la Germania meridionale erano minacciati dall’avanzata sovietica.

Gli sviluppi del conflitto, la ribellione eroica dei popoli qui conviventi, costringeranno l’apparato repressivo nazista ad abbandonare questa sua ultima conquista territoriale.

Dopo la liberazione la Risiera viene adibita come ufficio di raccolta informazioni, e in seguito, fino al 1954 come campo profughi per italiani in esodo dall’Istria e dalla Iugoslavia dopo il trattato di pace del 1947.

Negli anni successivi la Risiera viene lasciata in stato di abbandono e degrado e viene parzialmente distrutta da un incendio.

Il 15 aprile 1965 la Risiera viene considerata Monumento Nazionale per il suo rilevante interesse, sotto il profilo storico-politico.

Un anno dopo l’inaugurazione del 1975 si aprì il concorso per il progetto di un “Museo della

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Sintesi

Introduzione tesina sulla Risiera di San Sabba

La mia tesina di maturità descrive la storia della Risiera di San Sabba a Trieste. Grazie a una traccia proposta durante l’anno scolastico sull’argomento della Shoah, ho riflettuto molto sulla Giornata della Memoria. Mi sono soffermata soprattutto su come è cambiato questo giorno, e il modo in cui tutto è diventato superficiale. In questa ricorrenza, infatti, si rammentano le vittime che sono state uccise durante la Seconda Guerra Mondiale e viene ripetuto che bisogna commemorare perché tutto questo non accada “mai più”. Quindi i media, il 27 Gennaio ci offrono una serie di immagini dei lager, dei forni crematori, dei “pigiami a righe” e di persone allo stremo delle forze.

Però il succedersi di queste giornate inizia a essere una ricorrenza e non l’occasione per riflettere sulle mostruosità che si sono presentate nell’umanità cinquanta anni fa o poco più. Questo perché, secondo la mia opinione, la prima cosa che si pensa della Shoah è la distruzione da parte dei nazisti dell’intero popolo ebraico. Si potrebbe dire che ormai tutti noi conosciamo benissimo la storia dei campi di sterminio, del sistema utilizzato da Adolf Hitler e dalla “soluzione finale”. In realtà senza il resto dell’Europa il popolo tedesco non sarebbe riuscito a mettere in atto il suo piano perché fu aiutato da organi di polizia che erano presenti in ogni Nazione, compresa l’Italia. Infatti, non proprio tutti gli italiani venivano arruolati dai tedeschi con la forza, perché una parte di essi erano consapevoli della scelta che avevano fatto. Si può dire che le suore e i preti aiutarono moltissimi ebrei a nascondersi e a salvarsi.

Ma fa più scalpore il modo in cui l’Italia ha partecipato a queste crudeltà di cui si parla molto poco o non se ne parla del tutto. Quindi è giusto conoscere anche questa parte della storia che sembrava essere stata completamente dimenticata”.

Mi è sembrato opportuno, quindi nella mia tesina, occuparmi di qualcosa che è successo vicino a noi, più precisamente a Trieste alla Risiera di San Sabba. Questa zona ha la particolarità di essere ai margini di un’area popolata che è divenuta poi luogo di pena ed era così ben protetta da occhi indiscreti, così nascosta, così segreta, che pochi vecchi triestini la conoscevano.

Da ciò si è portati a dedurre che i nazisti hanno avuto una vasta area di appoggio e di silenzio complice, sono stati sostenuti da un apparato repressivo fascista e da un’ampia rete di informatori come l’Ispettorato Speciale di Pubblica sicurezza che la memoria popolare ricorda come “Ville Tristi”. L’organismo è stato istituito dal regime nel 1942 con il compito di combattere il movimento partigiano ormai affermatosi anche nelle province giuliane. L’ispettorato si distinse per l’uso sistematico della tortura sugli arrestati e la villa di Via Bellosguardo divenne nota per le urla dei seviziati che si sentivano dall’esterno. Un’altra sede dell’ispettorato fu l’attuale stazione dei carabinieri di Via Cologna a Trieste, che è anche l’unica sede dell’organismo ancora esistente. La cosa che crea turbamento è il fatto che al torturatore più efferato, l’ispettore di polizia Gaetano Collotti, è stato conferito, nel 1954, dalla Repubblica Italiana, una medaglia di bronzo per il comportamento tenuto durante un’operazione antipartigiana.

Collegamenti

Tesina sulla Risiera di San Sabba

  • Italiano - Sigmund Freud.
  • Storia - Il litorale adriatico e la risiera ieri.
  • Progettazioni - La risiera oggi: la ristrutturazione.
  • Diritto - Il processo.
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