Tesina esame di Stato 2010/2011
Rapporto tra prezzo petrolio e benzina
Parte 1: storia
Nella metà dell'800 il petrolio non aveva grande valore commerciale, il suo utilizzo era limitato alla fabbricazione di medicinali e farmaci.
Negli Stati Uniti, e ovunque, il petrolio veniva estratto dalle pozze oleose superficiali in cui affioravano sorgenti sotterranee. Le persone, spesso in condizioni di miseria o di disagio sociale, lo raccoglievano immergendo stracci.
L'intuizione di George Bissell nel 1853
Durante un viaggio in Pennsylvania George Bissell, un uomo d'affari americano, si soffermò a osservare le persone chinate a estrarre petrolio nelle pozze superficiali.
Rimase colpito dalla particolare infiammabilità del petrolio, una caratteristica ideale per il mercato crescente dell'illuminazione.
La crescita urbana e demografica nelle principali città europee e americane rendeva necessaria una quantità sempre maggiore di lampade o lampioni e il tradizionale grasso animale o vegetale o gli oli estratti dal carbone non erano più sufficienti a soddisfare la domanda per l'illuminazione urbana.
Il costoso gas di città permetteva l'illuminazione soltanto per le zone urbane centrali delle città, lasciando al buio tutte le zone periferiche.
Dominare il mercato dell'illuminazione nell'800 era pertanto il sogno di molti.
Bissell propose di utilizzare il petrolio come materia prima a basso costo per illuminare le strade e le fabbriche.
L'introduzione del petrolio avrebbe destabilizzato lo status quo nel mercato dell'illuminazione, regalando grandi profitti alle imprese innovatrici.
Per completare il quadro, Bissell propose anche la possibilità secondaria di offrire il petrolio nel mercato dei lubrificanti per le macchine industriali.
Il progetto di affari trovò subito l'appoggio del banchiere James Townsend e di un folto gruppo di imprenditori.
L'arrivo dei fondi era però ostacolato da un fattore critico: l'affascinante intuizione di Bissell richiedeva una verifica di fattibilità scientifica accreditata.
Il “rapporto Silliman”
Fu interpellato un autorevole scienziato dell'epoca, il professor Benjamin Silliman, per analizzare le proprietà del petrolio come illuminante e lubrificante.
La ricerca sul “Rock Oil” (olio di pietra) fu riconsegnata dallo scienziato nell'aprile del 1855.
Silliman non solo garantì le ottime capacità dell'olio minerale come lubrificante o illuminante, ma lo elogiò anche dal punto di vista economico, acquistando in prima persona le azioni della compagnia fondata da Bissell e Townsend, la Pennsylvania Rock Oil Company.
Con il rapporto di Silliman la fiducia degli investitori e dei finanziatori toccò il massimo storico e la raccolta di fondi per avviare l'estrazione del petrolio non fu più un problema per Bissell e Townsend.
Il primo grande passo era stato fatto, ma l'avventura del petrolio non era ancora iniziata.
Altri grandi problemi di natura tecnica si stavano affacciando come nubi minacciose sui piani d'investimento della Pennsylvania Rock Oil Company.
Era comunque stata scritta un'importante pagina nella storia del capitalismo moderno.
L'estrazione del petrolio nel 1859
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I primi pozzi petroliferi
Con il rapporto di Silliman gli investitori iniziarono seriamente a credere nell'impresa.
Restava però un problema fondamentale da risolvere.
Per far decollare l'olio di pietra nel ricco e vasto mercato dell'illuminazione era necessario estrarlo in grandi quantità e a costi contenuti.
Il sistema tradizionale di estrazione del petrolio nell'Ottocento era basato sul vecchio sistema degli stracci e inoltre era limitato allo sfruttamento delle sole pozze superficiali di petrolio a cielo aperto.
Un metodo primitivo e a basso costo che riusciva a soddisfare a malapena la domanda di petrolio per fini medicinali e che difficilmente poteva essere preso in considerazione nel progetto di Bissell.
Fu valutata l'ipotesi di scavare sulle sorgenti di petrolio in superficie, ma la produzione addizionale di petrolio che ne conseguiva era troppo bassa per compensare gli elevati costi degli scavi.
Dinanzi a questo problema l'intero progetto di Bissell subì una lunga fase di stallo durata un intero anno.
Con il passare del tempo iniziava a ridursi sempre più la fiducia degli investitori.
Anche in quest'occasione l'intuito di un uomo arrivò dove tutti gli altri si fermavano.
George Bissell propose l'uso della perforazione mediante trivelle, accantonando del tutto il metodo dello scavo in superficie.
La sua proposta non era campata in aria ed era frutto del suo acuto spirito di osservazione.
Bissell osservò come in Cina fosse utilizzata da secoli la tecnica della perforazione per estrarre sale dalle cave di salgemma anche a migliaia di metri di profondità.
In particolar modo Bissell osservò come un sottoprodotto dell'attività di estrazione del sale fosse proprio l'olio minerale utilizzato dai cinesi per fabbricare prodotti farmaceutici.
L'idea di Bissell era pertanto logica e semplice: estrarre petrolio tramite la tecnica di perforazione utilizzata in Cina.
Propose il suo progetto agli investitori e non mancarono derisioni e scetticismo.
Il banchiere James Townsend di New Haven gli diede però ascolto, finanziando la prima attività di trivellazione del petrolio della storia nel territorio della Pennsylvania.
Fu incaricato di coordinare i lavori Edwin L. Drake, tuttofare e uomo di fiducia di Townsend.
Dopo alcune scelte sbagliate, Drake decise di avviare la perforazione nella località di Titusville, nei pressi di una nota sorgente di petrolio in superficie.
Era la primavera del 1858.
Dopo oltre un anno di trivellazioni finanziate da Townsend, la squadra di Drake non aveva però ottenuto alcun risultato concreto e gli investitori iniziarono a uscire dal progetto.
Lo stesso Townsend decise la sospensione delle attività di perforazione nell'agosto del 1859.
In quel lontano mese di agosto accadde però qualcosa che cambiò la storia.
Poco prima di ricevere la comunicazione della sospensione dei lavori, la trivella raggiunse un crepaccio a ventuno metri di profondità.
Il giorno dopo iniziò a fuoriuscire un liquido scuro.
Drake ordinò di pomparlo dal sottosuolo mediante una semplice pompa a mano, estraendo in questo modo grandi quantità di petrolio.
Era il 27 agosto 1859.
La notizia sorprese gli investitori nel momento in cui nessuno ormai sperava più nel buon esito dell'attività di trivellazione.
Esplose un entusiasmo contagioso e tutti organizzarono in fretta una grande corsa al petrolio per accaparrare i terreni di Titusville e avviare l'attività di estrazione tramite l'innovativo metodo della perforazione di profondità.
Lo stesso Bissell acquistò molti terreni nei pressi di Titusville.
In poco tempo la località di Titusville si trasformò in un grande campo di pozzi petroliferi.
Era appena iniziata l'epoca del petrolio.
I primi passi verso il potere
Il 27 agosto 1859 ebbe inizio la “grande corsa al petrolio”.
Le tecniche di perforazione sperimentate a Titusville avevano dato il risultato sperato di estrarre petrolio in profondità a costi competitivi.
Come spesso accade in questi casi, i capitalisti pionieri che dominarono la scena nella fase iniziale furono rapidamente sostituiti da altri personaggi.
Tra questi nuovi capitalisti si distinse rapidamente John D. Rockefeller.
Il suo nome è diventato il simbolo storico del capitalismo di fine Ottocento e dell'animal spirit che spingeva i self-made man all'investimento e all'imprenditoria nel grande sconfinato territorio americano.
La guerra di secessione era finita da poco, lasciando un paese da ricostruire a cui si aggiungevano le grandi praterie dell'Ovest da conquistare e “civilizzare”.
Come molti capitalisti-imprenditori dell'epoca, Rockefeller, poco più che ventenne, fondò una società commerciale il cui core business era alquanto vago.
Si commerciava di tutto purché avesse un prezzo di vendita.
La società era a capo di Rockefeller e del socio Maurice Clark e operava nel territorio di Cleveland nei mercati della carne e del frumento.
Il boom del petrolio del 1859 li coinvolse nel mercato nascente.
Rockefeller e Clark avviarono alcune piccole industrie di raffinazione di petrolio lungo la ferrovia di Cleveland.
Il trasporto su rotaia era l'unico modo per trasportare il petrolio dai luoghi di estrazione ai grandi mercati dell'Est e la città di Cleveland si trovava in una favorevole posizione geoeconomica.
I profitti elevati provenienti dalla raffinazione convinsero Rockefeller a dedicare la sua attenzione esclusivamente al settore del petrolio.
In breve, liquidò il suo socio acquistando l'intera proprietà dell'azienda per mettersi in grado di manovrare una politica commerciale ambiziosa e aggressiva.
Nel settore della raffinazione operavano diverse società in forte concorrenza tra loro e Rockefeller ambiva apertamente al controllo monopolistico dell'intero mercato.
Lo stesso “Rockefeller” definì la situazione come “il grande gioco”.
Era un particolare momento del capitalismo in cui l'entusiasmo negli affari e la corsa al profitto dominavano su ogni altro aspetto.
Le aziende erano guidate da uomini che si sfidavano in affari come in aspre guerre personali senza esclusioni di colpi.
Il “colpaccio” di Rockefeller
L'entusiasmo nella corsa al petrolio portò rapidamente a una situazione di sovrapproduzione petrolifera e il prezzo del petrolio si dimezzò, causando perdite economiche sia ai produttori/estrattori di petrolio sia anche alle aziende di raffinazione che lo preparavano per essere immesso sui mercati di sbocco.
Il tipico panico che segue una fase di grande entusiasmo portò molti investitori a svendere le proprie industrie.
Rockefeller comprese l'importanza del momento, un'occasione unica per acquistare le industrie di raffinazione concorrenti.
Nel 1870 fondò la società per azioni Standard Oil Company, riuscendo a ottenere nuova liquidità dalla vendita delle azioni e ad acquistare le aziende concorrenti in svendita.
Nel suo gioco mantenne comunque il capitale di controllo della Standard Oil Company.
Nel pieno della depressione Rockefeller ebbe il coraggio di andare contro tendenza, realizzando una serie di grandi fusioni industriali allo scopo di raggiungere la leadership nella raffinazione del petrolio.
Ci riuscì.
La Standard Oil Company era diventata in breve tempo l'industria di raffinazione più forte.
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Del mercato americano.
La guerra del petrolio del 1872
L'integrazione verticale della produzione
Il “grande gioco” della Standard Oil di Rockefeller aveva spazzato via gran parte della concorrenza nel settore della raffinazione del petrolio in molti Stati dell'Unione americana.
La sua abilità nel saper sfruttare una momentanea fase d'incertezza del settore gli permise di acquistare e assorbire a basso costo le strutture di raffinazione della concorrenza.
Ciò nonostante il suo impero nascente restava l'anello debole della produzione di greggio.
Rockefeller non aveva possedimenti nel settore estrattivo primario, esso era composto di una miriade di piccoli produttori di greggio mal organizzati e spesso rissosi.
Nel 1872 Rockefeller ideò il progetto di riunire tutte le raffinerie in un unico grande compratore, coinvolgendo anche le industrie concorrenti.
Nacque la South Improvement Company.
Il suo scopo era di accentrare la domanda di petrolio in un unico acquirente di greggio, detto “operatore unico”, per spingere verso il basso il prezzo delle trattative con i piccoli produttori di petrolio.
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In breve si mirava a una pura strategia di monopsonio.
La rivolta dei piccoli produttori di greggio
Inevitabilmente i produttori di petrolio si ribellarono al progetto, trovando l'immediato appoggio della grande stampa dell'epoca, che iniziò a dipingere Rockefeller come un imprenditore monopolista e privo di etica e in preda al delirio di potere.
L'opinione pubblica si schierò di conseguenza dalla parte dei piccoli produttori e si diffuse nel paese un grande dibattito sul trust e sul monopolio.
La “guerra del petrolio” dei piccoli produttori giunse fino alla serrata prolungata della produzione di greggio, lasciando letteralmente a secco le raffinerie di Rockefeller e della concorrenza.
Il gesto segnò la definitiva vittoria dei piccoli produttori di petrolio.
Dopo solo due mesi di vita il consorzio South Improvement Company fu sciolto.
Il piano tattico di Rockefeller finalizzato a controllare il prezzo di acquisto del petrolio era fallito.
In realtà era fallita soltanto la sua prima mossa, che mirava a sfruttare a proprio vantaggio la concorrenza del settore primario.
Restava un'altra carta da giocare, l'integrazione verticale del settore estrattivo.
In breve Rockefeller decise di estendere il business della Standard Oil anche nella produzione di greggio, acquistando i principali giacimenti petroliferi americani.
In questo modo poteva eliminare del tutto il problema dei piccoli produttori e gestire in prima persona il flusso di petrolio da raffinare.
Al termine del 1870 l'impero del petrolio di Rockefeller copriva quasi completamente il mercato americano e il suo “gioco” mirato a cancellare la concorrenza era ormai chiaro a tutti e non poteva più essere nascosto.
L'idea del capitalismo senza regole nacque negli Stati Uniti proprio nella seconda metà dell'Ottocento.
L'aspirazione monopolistica di Rockefeller rappresenterà per decenni le ambizioni di migliaia di uomini d'affari fino a diventare l'icona stessa del capitalismo del secolo successivo.
In quegli anni, però, le politiche monopolistiche erano duramente represse come una violazione dei principi base della concorrenza di mercato.
Il monopolio della Standard Oil di Rockefeller era chiaro sia alla stampa sia anche all'opinione pubblica, ma nessun tribunale riuscì a dimostrarlo se non dopo molti anni.
Il “trust” della Standard Oil non era facile da individuare.
La Standard Oil non era proprietaria delle quote delle società controllate, erano gli azionisti della Standard Oil a detenerle.
Peraltro, i titoli delle azioni delle società controllate erano posseduti in amministrazione fiduciaria da persone “presta-nome” vicine agli azionisti della Standard Oil.
Nessuno poteva quindi dimostrare la relazione tra la Standard Oil e le società “concorrenti”.
Questo “gioco” era chiaro a tutti, compresi i vignettisti dell'epoca, ma difficile da dimostrare in tribunale.
Le politiche commerciali “armonizzate” (o meglio colluse) tra le società del greggio americano erano motivate come semplici “rapporti di amicizia” tra dirigenti.
Può sembrare strano, ma ci vollero molti anni per dirimere questa matassa.
Nel 1890 il governo degli Stati Uniti emanò una legislazione anti-trust con lo Sherman Act, in cui dichiarava illegale qualsiasi accordo collusivo tra imprese.
La Standard Oil fu costretta a ufficializzare i rapporti assumendo il nome di “Standard Oil of New Jersey”.
Il suo potere era ormai alla luce del giorno, ma non fu comunque intaccato.
Nell'ultimo decennio dell'800 l'impero di Rockefeller copriva quasi il 90% della raffinazione del greggio, con una fitta rete informativa su tutto il territorio degli Stati Uniti d'America.
Rockefeller iniziò a guardare oltre i confini americani per espandersi anche nella vecchia Europa.
Petrolio. Il mercato russo nell'800
L'ascesa della Standard Oil negli Stati Uniti aveva chiuso il mercato americano agli investitori stranieri ma, nello stesso tempo, rappresentava un esempio da imitare nel mondo.
Soprattutto in Russia il successo commerciale-tecnologico statunitense fu imitato utilizzando logiche commerciali altrettanto forti e spietate.
Il petrolio di Baku
Nella Russia zarista dell'Ottocento erano stati localizzati grandi giacimenti petroliferi nella zona di Baku fin dagli inizi del secolo.
Il processo di estrazione antiquato non ha, però, mai consentito un decollo commerciale della produzione di greggio russo fino all'arrivo dei Nobel e dei Rothschild.
I fratelli svedesi Nobel furono i primi a trasformare il potenziale russo in business mondiale, applicando processi e programmazioni di stampo industriale.
Nel 1876 il petrolio russo della Nobel Brothers, sotto la guida di Ludwig Nobel, iniziò a rifornire il mercato interno dell'illuminazione nelle fredde città russe.
Per colmare le grandi distanze del continente russo utilizzarono le prime petroliere della storia, tagliando enormemente i costi di trasporto del greggio.
In soli dieci anni, nel 1885, la Nobel Brothers riuscì a raggiungere una produzione annuale di nove milioni di barili, pari a un terzo della produzione americana.
La ferrovia che cambiò il mercato mondiale del petrolio
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Il clima invernale rigido nel Mar Baltico impediva ogni forma di trasporto durante le stagioni fredde, limitando le mire espansionistiche dei Nobel sui mercati esteri.
Per superare questa barriera naturale la Russia autorizzò la costruzione di una ferrovia da Baku verso i porti del Mar Nero.
Una nuova via commerciale “a sud” per consentire una commercializzazione del petrolio russo durante l'intero corso dell'anno.
La realizzazione dell'opera richiese forti finanziamenti dall'estero e fu completata dalla ricca famiglia ebrea dei Rothschild, che fece in questo modo la sua comparsa sui mercati russi tramite la fondazione della Caspian and Black Sea Petroleum (Bnito).
La città portuale di Batu divenne così uno dei porti più importanti del mondo nelle mani dei Rothschild e dei Nobel.
Storia:
La Seconda guerra mondiale; la crisi iraniana degli anni '50; la guerra dei sei giorni
Economia:
Rapporto tra il prezzo del petrolio e la benzina