Cellerino Vannini Martina
Esami di Stato
2006/2007
Tesina di presentazione
In vista dell’Esame di Stato,
Tesina finale
Radici storiche e filosofiche della criminologia
Crimine
Progressiva evoluzione degli studi sul
Sociali
Influenzata dai cambiamenti e dalle correnti
Filosofiche, in specie del XIX secolo.
Materie comprese:
Storia e filosofia
e
a cura di
Cellerino Vannini Martina
Collegio San Giuseppe
Anno scolastico 2006/2007
Indice
- Prefazione
- Considerazioni storiche
Considerazioni sul Medioevo
- La crisi dell’ancien régime
- Illuminismo
- Cesare Beccaria e la sua opera “Dei delitti e delle pene”
- La svolta nel XIX secolo
L’“esplosione” della scienza del crimine:
- Scuola classica vs scuola positivista
- Darwin e le teorie evoluzionistiche: influsso del pensiero di Spencer e Comte
- Criminologia e marxismo
- Cesare Lombroso
Biografia
- La fortuna delle teorie lombrosiane e la nascita dell’antropologia criminale
- Progressivo abbandono delle teorie lombrosiane
- Passaggio dall’antropologia criminale alla criminologia moderna in Italia
- Conclusione
- Bibliografia
1. Prefazione
Da moltissimo tempo ormai la criminologia richiama una sempre maggior attenzione fra gli studiosi e gli studenti di molteplici discipline; dalle scienze sociali a quelle giuridiche, psicologiche, mediche e psichiatriche, alle scienze politiche, alla pedagogia, alla filosofia. Questo potrebbe derivare dal fatto che la criminalità non rappresenta certo uno degli ultimi problemi che affliggono le società e non parlo solo di quelle occidentali o di paesi a tecnologia più evoluta. Al contrario, la delinquenza, con il passare del tempo e il progressivo mutare delle condizioni sociali è paurosamente cresciuta, sia nel numero che nella gravità. La verità è che, accanto all’evoluzione positiva di tecnologia e benessere, assistiamo al fenomeno parallelo della frustrazione e del disagio che crescono in alcune persone, a causa di situazioni e condizioni di vita non propriamente serene e che portano, degenerando, al comportamento deviato, al sovvertimento di regole, a volte a disturbi di tipo psicologico dannosi per se stessi e per la comunità.
Inoltre la criminologia costituisce un reale interesse perché è una disciplina di ampio respiro, che offre l’occasione, studiando il comportamento delittuoso, di occuparsi attentamente di un tema così affascinante quale è quello della condotta umana in generale e delle mille e mille correlazioni che intessono e rendono complesso il vivere dell’uomo nel mondo. Io stessa mi sono ripromessa, con questo approfondimento, di formare una mia superiore consapevolezza in merito a tale ambito: senza però entrare troppo nello specifico, in quanto non ne possiedo le facoltà.
Per comprendere a fondo la criminalità e il delinquente è necessario vi sia una visione chiara e lucida di chi vuole cimentarsi: tale visione deve abbracciare ampie vedute e considerare attentamente tutti i fatti storici, sociali e morali, costruendo così uno schema di fondo ampio e dettagliato, che valuta ogni possibilità e spiegazione. Una disciplina come quella della criminologia è stata in passato oggetto di numerose discussioni e polemiche proprio per alcuni suoi tratti che venivano considerati come inneggianti ad atteggiamenti razzisti, discriminanti o comunque ingiusti nei confronti di alcuni membri della società, che presentavano tratti che venivano classificati a priori come “sbagliati”, “deviati”, “fuori dalla norma”.
Interpretazioni errate, senza dubbio e non sono io la prima a confermarlo: nel valutare il comportamento di un uomo, bisogna considerarlo in modo imparziale e senza pregiudizi, senza escludere possibili opzioni per partito preso. Stabilire etichette o categorie è fuori luogo e insensato, perché il caso va valutato da singolo.
Quest’elaborazione scritta, sicuramente non soddisfa tutte le curiosità e le domande che ci si può porre in quest’ambito: esso è di fatto troppo vasto e merita considerazioni ben più ampie di quelle che io vengo delineando. Nonostante questa mancanza, ho voluto comunque presentare un quadro nel complesso totale e abbastanza preciso dell’evoluzione della criminologia nel corso dei secoli. In questo quadro, si parte da considerazioni di tipo storico, riflettendo sulla concezione del fattore crimine dal Medioevo fino a circa la metà del XVIII secolo, quando esso veniva considerato con piattezza e staticità e coloro che se ne macchiavano venivano marchiati ed esclusi dalla società, a volte giustamente altre volte no, senza ulteriori indagini o considerazioni.
Da questo periodo si passa al XIX secolo dove, con le rivoluzioni industriali, l’agglomeramento nei centri urbani e i cambiamenti di vita sociale si assiste ad una sorprendente crescita di delinquenti e criminalità, soprattutto, appunto, nelle grandi città e nei quartieri più popolari.
Da qui nasce la necessità di una maggiore attenzione verso tale fenomeno: non solo in ambito giuridico e sociale, ma anche scientifico e psicologico. Le correnti filosofiche di fine Ottocento, il positivismo, l’esistenzialismo, le teorie evoluzionistiche, con le varie riflessioni sulla condizione dell’uomo da parte di filosofi e scienziati come Darwin, Marx, Spencer e Comte hanno indubbiamente dato un forte contributo all’avanzamento degli studi sul crimine. Senza contare la figura portante di tali studi, Cesare Lombroso, il medico che con le sue considerazioni, alcune giuste altre sbagliate, ha comunque fornito la “spinta” decisiva per lo sviluppo di questi studi, elevando la criminologia a vera e propria “scienza”.
Quest’esposizione vuole essere un lavoro di ricerca da parte mia, ma anche una sorta di elaborazione di alcune considerazioni in merito all’evoluzione delle teorie sul comportamento criminale di cui oggi ci si serve, se non per sopprimere questo fenomeno, almeno per smorzarlo e scoraggiarlo in parte. Non ho certo avuto la pretesa di fornire interpretazioni o soluzioni, che, come ho detto prima, sono sempre contingenti, relative al momento, all’ambiente o alla persona.
Mio intento è unicamente quello di dare un possibile spunto d’interesse ad un argomento senza dubbio affascinante e che costituisce uno degli ambiti che mi appassionano di più.
“
Ognuno di noi ha (…) altrettante ragioni di uccidere una ventina di suoi simili quante,
”. S. S. Van Dine, La strana morte del signor novantanove su cento ne ha l’assassino (Philo Vance)
Benson
2. Considerazioni storiche
La storia del delitto e, in genere, del comportamento deviante risale alle fasi primordiali della vita umana, particolarmente a quelle che segnarono il passaggio dalla vita individuale all’organizzazione della vita di gruppo. Lo studio scientifico risale invece a circa un secolo fa, quindi a un’epoca relativamente recente, quando l’opera di alcuni grandi studiosi, primi fra tutti Cesare Lombroso ha posto le prime basi per lo sviluppo della ricerca e della scienza in campo criminologico.
Queste basi non sono però nate dal nulla: possiedono radici derivate dall’insieme di fatti storici, sociali ed economici che hanno caratterizzato i secoli precedenti, in particolare del periodo del Basso Medioevo.
Seguirà adesso un breve excursus sullo sviluppo che gli studi sul crimine hanno avuto nel corso della nostra storia.
“Prosperum ac felix scelus/ virtus vocatur”.
Il delitto coronato da successo prende il nome di virtù. Seneca, Hercules Furens
Considerazioni sul Medioevo
Nell’età medioevale, l’interesse e l’attenzione al comportamento deviato del criminale era praticamente inesistente. Lungi dal formarsi un’opinione in merito a tali atteggiamenti, ci si limitava ad attribuire al condannato la pena che, secondo la legge giudiziaria, gli spettava. Pene e condanne venivano assegnate con criteri tutt’altro che indiscutibili: in ogni parte era presente la convinzione che il soggetto criminale dovesse essere condannato a priori senza ulteriori indagini sul suo comportamento e dovunque erano radicate convinzioni di discriminazione, razzismo e ostilità verso il più piccolo comportamento giudicato “diverso”.
La classe che contribuisce maggiormente al crimine è, senza alcun dubbio, quella del popolo. I tribunali del Medioevo punivano i reati contro la proprietà con uguale, se non maggiore, severità che nell’epoca moderna. Il furto era sempre considerato il reato per eccellenza. Nel registro criminale dello Chatelet di Parigi alla fine del XIV secolo si poteva vedere che le accuse di furto costituivano almeno il 66% del totale dei reati e che, nella maggior parte dei casi, gli accusati finivano i loro giorni sulla forca.
Questa meschinità e la totale mancanza di tatto verso un fenomeno come quello della criminalità non hanno costituito un problema particolare per molti secoli né hanno trovato consistenti opposizioni.
Come la disciplina della criminologia si è sviluppata nel corso dei secoli, grazie a fatti storici, cambiamenti sociali e correnti filosofiche, in specie del XIX secolo.
Materie trattate: Storia e filosofia