Problemi del Sistema Scolastico, tesina

Tesina di Maturità 2018 sui seguenti argomenti: importanti sistemi scolastici del passato in breve, analisi dei problemi del sistema italiano corrente e proposte di soluzione.

E io lo dico a Skuola.net

I Problemi del Sistema Scolastico

INDICE
PRIMA PARTE: IL PASSATO
• Il modello Prussiano e gli USA
• La scuola fascista
SECONDA PARTE: IL PRESENTE
• La scuola Italiana odierna
• Paragoni con il mondo: la scuola Statunitense e Finlandese
TERZA PARTE: IL FUTURO
• I problemi
• Le mie proposte

PREMESSA
Questo progetto deriva da un forte disagio che ho rilevato sia in prima persona e sia nel confronto con i miei compagni di classe, dovuto alla nostra esperienza scolastica. Turbata da questo malessere (che talvolta diventava anche fisico, soprattutto con manifestazioni di nausea dovuta all’ansia) ho cominciato, circa due anni fa, ad informarmi su internet e su alcuni testi riguardo il sistema scolastico e a come chi ne fa parte interagisce con esso. Volevo capire se fossimo gli unici a sperimentare questi fastidi e, quando ho scoperto che in realtà ne soffre la stragrande maggioranza degli studenti, mi sono chiesta perché si stesse facendo poco o niente a riguardo. Ho consultato libri e giornali, visto video, letto migliaia e migliaia di commenti, sia da siti internet italiani che anglosassoni. Tratterò l’argomento dalla mia prospettiva di studentessa e non, ad esempio, di docente o di burocrate perché ritengo (e si potrà definirmi egoista) che la scuola, dato che ha come scopo primario l’educazione di bambini e ragazzi, debba averli come suo centro di interesse. Tutto deve ruotare intorno alle necessità di apprendimento di bambini e ragazzi e il loro punto di vista deve essere al centro delle attenzioni educative.
Credo fermamente che qualcosa vada fatto per affrontare le criticità che ho individuato; non mi importa se seguendo le mie idee o quelle di qualcun altro, c’è davvero troppo bisogno di cambiamento nel sistema scolastico italiano. Bisogna riportare la scuola ed i primi vent’anni della vita umana tra i temi centrali del dibattito politico, perché se è vero che gli studenti sono solo il 20% della popolazione, costituiscono il 100% del nostro futuro.
PRIMA PARTE
IL PASSATO

Il modello Prussiano e gli USA
Il primo passo necessario a comprendere i sistemi scolastici odierni è sicuramente l’analisi delle basi che hanno portato alla loro nascita: la scuola Prussiana del XVIII secolo.
La seconda metà del 1700 conobbe lo sviluppo del pensiero Illuminista: gli ideali di uguaglianza e libertà che avrebbero poi guidato la prima Repubblica francese dopo la Rivoluzione si stavano espandendo in tutta l’Europa, ispirando le fasce più basse delle società e intimidendo aristocrazia e monarchi. Il Re di Prussia Federico II (Figura 1), in particolare, volle rimediare al problema di possibili future rivolte agendo sull’istruzione dei propri cittadini: nel 1760 introdusse la prima scuola “pubblica, gratuita e obbligatoria” del mondo. Fu un provvedimento decisamente progressista, ma allo stesso tempo intrinsecamente conservatore: comprendeva otto anni di istruzione obbligatoria supportata dalla tassazione pubblica e, oltre al basilare leggere, scrivere e fare di conto, trasmetteva agli studenti come valori principali la disciplina e l’obbedienza al regime monarchico totalitario. L’organizzazione e la natura dell’apprendimento erano funzionali a questo obiettivo: proporre singoli argomenti da imparare meccanicamente, esponendoli in lezioni frontali e seguendo programmi prestabiliti dall’autorità centrale, limitando curiosità, possibilità di approfondimento e iniziativa personale. Questo sistema scolastico era così efficace nel creare un popolo docile e sottomesso che ebbe molto successo tra i monarchi europei: Caterina La Grande di Russia, ad esempio, invitò il celebre enciclopedista Diderot alla sua corte proprio con l’intento di adattare al proprio regno questo modello e renderlo ancora più funzionale.
Anche gli Stati Uniti d’America presero ispirazione dalla Prussia per il proprio sistema educativo. L’allora Governatore dello Stato del Massachusetts, Edward Everett, volle sviluppare un sistema simile a quello che aveva visto applicato in Prussia e Austria. Osservò con interesse, infatti, la grande somiglianza che quel modello scolastico aveva con il lavoro necessario al funzionamento delle prime grandi fabbriche e capì che, oltre alla sottomissione, la scuola poteva essere usata anche per la formazione dei futuri operai. Egli quindi incaricò il suo Secretary of Education, Horace Mann, di ideare un modello standardizzato che tutte le scuole potessero adottare. Il loro progetto si allargò in pochi anni a tutti gli USA: nel 1892 (Figura 2) venne formata una commissione di una decina di studiosi in diversi campi per scegliere le discipline che sarebbero state insegnate in queste nuove scuole. Al tempo, infatti, le materie insegnate potevano variare da scuola a scuola e da Stato a Stato. Valutando la preparazione degli studenti provenienti dai migliori istituti fu deciso che le discipline necessarie sarebbero state latino, greco, inglese, altre lingue moderne, matematica, fisica insieme ad astronomia e chimica, storia naturale, storia ed economia politica e geografia. A questo punto furono composte commissioni che delinearono la modalità di insegnamento, la durata in anni scolastici e gli argomenti da trattare per ogni materia.
Un sistema così organizzato portò sicuramente vantaggi non trascurabili: era gratuito (almeno per la fascia obbligatoria) perché sostenuto dallo Stato tramite le tasse, e questo scoraggiava le discriminazioni tra classi di diverse fasce economiche; garantiva un livello minimo di preparazione ed era semplice da applicare in tutte le scuole; preparava i ragazzi al loro (all’epoca) più probabile futuro lavorativo di operai in una fabbrica. D’altra parte, però, penalizzava l’individualità e la creatività degli studenti uniformandoli ad un solo metodo di studio ed apprendimento; disincentivava il lavoro di gruppo e la collaborazione – lo studente doveva limitarsi a seguire le istruzioni dell’insegnante alla lettera, senza confrontarsi con i compagni; tutti gli studenti dovevano stare al passo del programma predefinito, che veniva esposto dai docenti secondo il solo metodo della lezione frontale.

La scuola fascista
Un altro modello scolastico che è sicuramente importante considerare è quello fascista, promosso dal filosofo Giovanni Gentile e sviluppato sotto il regime Mussolini nel 1923. Definito da Mussolini stesso «la più fascista delle riforme», era uno degli strumenti di propaganda ed indottrinamento all’ideologia fascista più potenti. Questi provvedimenti non si fermavano infatti alla scuola, ma coinvolgevano ragazzi e ragazze per la grande maggioranza del loro tempo. Grande impegno fu dedicato, ad esempio, allo scioglimento di organizzazioni come i boy scout, poiché l’ideologia trasmessa (in questo caso quella cattolica) non era in linea con quella fascista. I ragazzi vennero quindi reindirizzati verso iniziative del Partito pensate per accogliere, attraverso attività ricreative, ginniche ed assistenziali, tutte le fasce d’età (Figura 3) dalla tenera infanzia alla pensione: dai Figli e Figlie della Lupa ai Gruppi Universitari Fascisti (G.U.F.), al Dopolavoro. Era così proposto un modello preciso da imitare: l’uomo fascista perfetto doveva essere virile ed atletico, ma sempre disciplinato e composto nel suo aspetto e portamento; le ragazze venivano cresciute nell’ottica che il loro compito da adulte sarebbe stato quello di madri di quanti più ragazzi sani e forti possibile.
Ma torniamo a parlare del sistema scolastico. Il percorso formativo venne composto da scuole primarie ed elementari, scuole complementari per l’avviamento al lavoro, scuole medie distinte in tre indirizzi: istituto tecnico professionale, ginnasio/liceo classico o scientifico e istituto magistrale. In ogni classe, comunque, erano presenti i ritratti di Mussolini e del Re, oltre a cartine geografiche su cui studiare le vittorie nella Grande Guerra. Questa scuola era fortemente caratterizzata in senso antidemocratico, e favoriva la formazione di un ceto medio intellettuale in cui dominava la componente umanistica (l’insegnamento del latino era infatti obbligatorio in quasi tutti i corsi). Tra le tipologie di scuole citate, infatti, due erano effettivamente senza sbocco: la scuola complementare, destinata ai modesti cittadini, e il liceo femminile, destinato alle studentesse senza particolari ambizioni. Tra le scuole secondarie l’unica che consentiva sbocchi a tutte le facoltà universitarie era il liceo classico, mentre lo scientifico non permetteva l’accesso a Giurisprudenza, Lettere e Filosofia, e infine gli istituti tecnici permettevano l’accesso solo ad Economia e Commercio, Agraria e Scienze Statistiche. La legge prefissava inoltre un numero chiuso di iscrizioni per tutti i corsi con sbocchi universitari.
Nel 1935 divenne ministro dell’Educazione Nazionale l’ex sottotenente nella Grande Guerra De Vecchi. Egli non aveva nulla in comune con il mondo della scuola e della cultura, ma portò in essa lo stile militarista del "vero fascismo" attraverso la cosiddetta "bonifica". La fascistizzazione intrapresa dal nuovo ministro presentava due aspetti essenziali: uno riguardava le forme esteriori della vita della scuola e portava il segno del militarismo e del caporalismo; l’altro si manifestava attraverso riforme legislative ed amministrative, nella repressione di ogni autonomia della scuola e nel suo totale assoggettamento allo stato fascista.
Il 1939 fu l’anno decisivo per una seconda importante svolta scolastica: il ministro Giuseppe Bottai fece approvare dal Gran Consiglio del Fascismo la "Carta della Scuola", che attraverso le sue 19 "dichiarazioni" indicava ordinamenti, insegnamenti e orari validi dalla scuola materna al sistema universitario e stabiliva che «nell’ordine fascista età scolastica ed età politica coincidono». La scuola venne affiancata dalla G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio) e, come accennato prima, dai G.U.F. (Gruppi Universitari Fascisti), con l’obbligo della frequenza dei "cittadini dalla prima età ai ventun anni". Vennero istituite, accanto alla media unica, la scuola artigiana (per le campagne e i piccoli centri) e quella professionale (per le grandi città). Queste permisero ai più capaci l’accesso ai collegi fascisti, altamente militarizzati. Lo stesso ministro Bottai introdusse anche provvedimenti antisemiti quali l’espulsione dei docenti ebrei e la segregazione degli studenti di “razza inferiore” in istituti separati.
Prendiamo ora in considerazione i cambiamenti in fatto di discipline insegnate: vennero introdotte la storia e cultura fascista, la bella scrittura, l’igiene e cura della persona e, per le ragazze, i lavori donneschi e manuali (Figura 5).
I testi scolastici (Figura 4) erano gli stessi in tutte le scuole pubbliche: proposti direttamente dal Ministero, esaltavano le imprese del Duce e, attraverso letture (Figura 6) e problemi matematici, introducevano i bambini già dalle scuole elementari all’ideologia fascista. In Quinta Elementare, ad esempio, troviamo nel testo di matematica esercizi geometrici su come calcolare la superficie complessiva delle province italiane della Libia o sommate il numero delle bombe sganciabili da un aereo da guerra. La grammatica veniva insegnata proponendo l’analisi logica di frasi come "Io ho lavorato con piacere tutto il giorno" o "I nemici si affrontano con coraggio". Le letture trattavano svariati temi d’attualità, come "La razza latina", "Gli ebrei", "Parla il Duce" o "L’emigrazione". Persino le preghiere che venivano insegnate nelle ore di religione cattolica erano profondamente improntate sulla fedeltà, addirittura sull’affetto, verso il regime: in quella per i maschietti Balilla si richiedeva benedizione per «i Sovrani, i Principi, il Duce nostro nella grande fatica che Egli compie» e si esprimeva il desiderio di «dare alla Patria il braccio, l’anima e, ove occorra, la vita»; le bambine invece speravano di crescere «buone, forti e operose» in un’Italia in cui «gli uomini sono soldati, e le donne madri».


SECONDA PARTE
IL PRESENTE
La scuola Italiana odierna
Ricostruiamo brevemente la storia della scuola italiana dalla fine del fascismo all’attualità.
Nella Costituzione della Repubblica Italiana, alla sua prima stesura (art. 34) viene stabilita l'istruzione pubblica, gratuita e obbligatoria per almeno 8 anni. Restava l’impostazione scolastica fascista, svuotata però dei suoi aspetti propagandistici: scuola elementare quinquennale e i tre anni successivi divisi in scuola media e di avviamento professionale.
Fu approvata nel dicembre 1962 l'abolizione della scuola di avviamento e di altre scuole particolari, con la creazione di una sola tipologia di scuola media unificata che permetteva l'accesso a tutte le scuole superiori. Nello stesso periodo venne aumentato il numero di classi miste maschili e femminili (Figura 7), che progressivamente sostituivano le classi composte esclusivamente da elementi del medesimo sesso.
Nel 1969, anche sotto la spinta di una rilevante stagione di movimenti studenteschi, furono approvate norme che liberalizzarono l'accesso agli studi universitari, e che modificarono l'esame di maturità strutturandolo con due prove scritte ed una prova orale.
Degli anni Settanta è importante segnalare lo sviluppo dell’istruzione tecnica e il superamento dello storico divario tra istruzione maschile e istruzione femminile, almeno a livello di scuole secondarie. Il cambiamento maggiore investì però la scuola elementare. Come risposta ai bisogni sociali delle famiglie nacque la scuola a tempo pieno: i genitori, entrambi spesso lavoratori, non avevano più tempo da dedicare ai figli nel corso della giornata e la legge Falcucci introdusse il principio dell'integrazione mediante l'assegnazione di insegnanti di sostegno alle classi che accoglievano alunni portatori di handicap.
Negli anni Ottanta e Novanta abbiamo avuto altri mutamenti della scuola elementare: l’introduzione di una pluralità di docenti per la stessa classe e le variazioni nei programmi ministeriali di tutti i livelli di insegnamento:
• L’insegnamento della lingua inglese nella scuola primaria;
• L’aggiunta di una seconda lingua straniera nella scuola secondaria di primo grado (di solito francese, tedesco e spagnolo);
• L’introduzione di nozioni basilari di informatica
Queste riforme non derivano tanto da un impulso politico, quanto da una crescente consapevolezza del processo di globalizzazione e dello sviluppo tecnologico.
Nel 1996 il ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer (Figura 8) si impose importanti obiettivi: l'innalzamento dell'obbligo scolastico, la riforma dell'esame di maturità, l'autonomia scolastica ed il riordino dei cicli. Inoltre, sostenne la necessità di superare la distinzione – tipica del sistema formativo italiano tradizionale - fra cultura e professionalità e, quindi, fra formazione culturale e formazione professionale. Propose infine l'articolazione del percorso scolastico non più per ordini e gradi di istruzione, bensì per obiettivi di apprendimento, con una sostanziale continuità dei cicli di istruzione.
Nell’ottobre 2008 la legge Gelmini modificò il metodo di valutazione degli studenti delle scuole elementari introducendo il voto con corrispondenza, e quello della scuola secondaria di primo grado, con il voto assoluto, e reintroducendo il maestro unico nella scuola elementare.
Nel 2015 il Governo Renzi introdusse una nuova riforma della scuola in Italia (“Buona Scuola”), aumentando i poteri del dirigente scolastico, introducendo un sistema di valutazione del personale docente.
L’anno seguente il nuovo Governo Gentiloni, con ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, si prefissò di proseguire sulla strada del Governo precedente per «migliorare la qualità del sistema nazionale di istruzione mettendo le studentesse e gli studenti al centro di un progetto che parte dalla nascita grazie al sistema integrato 0-6 anni, per dare a tutte e tutti pari opportunità di accesso alla conoscenza, strumenti per costruire il proprio futuro, una formazione adeguata a standard e obiettivi internazionali». Si volle inoltre valorizzare la professione del docente e l’inclusione degli studenti con disabilità: la scuola era ora vista come una «comunità aperta, innovativa, inclusiva in cui ragazze e ragazzi diventano cittadini attivi, accorti, protagonisti, capaci di contribuire alla crescita e alla competitività del paese, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile e nella piena attuazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione».
Oggi l'istruzione in Italia è regolata dal Ministero dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR) con modalità diverse a seconda della forma giuridica (scuole pubbliche, scuole paritarie, scuole private). La formazione professionale dipende invece dalle Regioni. L'obbligo scolastico dura 10 anni e riguarda la fascia di età compresa tra 6 e 16 anni. L'ordinamento italiano prevede diversi livelli di studio:
• Nido d'infanzia (per bambini dai 3 mesi ai 3 anni, non obbligatorio); mira a «garantire, in un completo sistema di sicurezza sociale, lo sviluppo cognitivo, affettivo, personale e sociale del bambino, dandogli, nel contempo, una preventiva assistenza igienico-sanitaria e psico-pedagogica»
• Scuola dell'infanzia (per bambini dai 3 ai 6 anni, non obbligatoria).
• Scuola primaria o elementare (per bambini dai 6 agli 11 anni, obbligatoria).
• Scuola secondaria di primo grado o media (per ragazzi dagli 11 ai 14 anni, obbligatoria). Dopo i tre anni di secondaria di primo grado si finisce il “primo ciclo di istruzione” e va sostenuto un esame di stato per l’abilitazione a proseguire gli studi.
• Scuola secondaria di secondo grado (Figura 9) o superiore (obbligatoria per ragazzi dai 14 ai 16 anni, non obbligatoria per ragazzi dai 16 ai 19 anni). È suddivisa in tre tipologie: i licei, gli istituti tecnici e i professionali. Anche al termine di questo “secondo ciclo di istruzione” si sostiene un esame (la Maturità), che permette l’accesso alle Università.
• Università, organizzata nei seguenti corsi in ordine temporale: laurea, laurea magistrale e dottorato di ricerca.
In Italia, nell’anno scolastico 2016-2017 sono stati circa 7,8 milioni i ragazzi frequentanti scuole statali, per un totale di 370.597 classi in 41mila sedi scolastiche. I docenti sono stati circa 805mila, di cui 680mila posti comuni e 124mila di sostegno e/o potenziamento. Il modo di fare scuola, come si può osservare nella somiglianza tra le Figure 2 e 7, è rimasto più o meno lo stesso. Le lezioni sono ancora per la maggior parte di tipo frontale; è in corso un progetto per fornire tutte le scuole di attrezzatura (abbastanza) moderna, come ad esempio le lavagne LIM. Negli ultimi anni è stato introdotto il progetto di Alternanza Scuola-Lavoro con l’idea di far sperimentare ai ragazzi l’ambiente lavorativo.
La giornata tipo dello studente italiano dalla scuola elementare alla superiore comincia con la sveglia tra le 6:30 e le 7 del mattino, l’ingresso a scuola tra le 8 e le 8:30, quattro-sei ore di lezioni di diverse discipline durante la mattinata. Alla fine di questo periodo le situazioni si diversificano molto: si resta a scuola per il pranzo seguito da lezioni o laboratori supplementari pomeridiani (che terminano in genere tra le 16 e le 18) oppure si torna a casa per una-quattro ore di studio autonomo. Tra le 19 e le 21 si cena, per poi andare a dormire tra le 22 e mezzanotte e mezza. Lo studio impegna, quindi, più di un terzo della vita di bambini e adolescenti.
Ci aspetteremmo che tutto questo impegno sia ricompensato da buoni risultati nelle graduatorie che confrontano i diversi sistemi scolastici. E invece no: nonostante i ragazzi italiani di 15 anni abbiano dei carichi di compiti per casa maggiore del mondo (in media tra 8 e 9 ore a settimana), il nostro sistema scolastico è solo al 25esimo posto della classifica stilata dall’istituto di ricerca inglese “The Economist Intelligence Unit”. Questa classifica si basa su una serie di fattori come la considerazione del ruolo dell'insegnante, l'attenzione per la formazione continua e per quella di base, l'interesse per materie tradizionali (come italiano, matematica e scienze) e per quelle del futuro (uso della tecnologia, problem solving, team working). Viene preso in considerazione anche il fattore "comunità", cioè quanto genitori, insegnanti e alunni collaborino insieme.
Un articolo di TGCOM24 riporta che «il budget speso per le scuole pubbliche è stato nel 2014 di 49miliardi di euro, che corrispondono al 3% dei 1.542 miliardi a cui ammonta il PIL italiano. Ben l'82% del budget 2014 è stato impiegato per il pagamento del personale (dirigenti, professori, Ata, impiegati, personale ministeriale, ecc.). Circa il 17% è stato invece destinato alle spese correnti. Solo l'1%, briciole, è stato diviso tra sussidi agli studenti o alle loro famiglie e spese per capitale (tecnologie e infrastrutture, ad esempio)». 
Paragoni con il mondo
Confrontiamo ora il modello italiano appena esposto con quelli di altri Stati i cui sistemi, riporta la ricerca sopra citata, sono più efficienti del nostro.
La scuola Statunitense
Gestita dal Department of Education (Figura 11), la scuola americana è gratuita ed obbligatoria fino ai 16 (in alcuni Stati 18) anni di età. Finanziate a livello locale, statale e federale, le scuole pubbliche si dividono in:
• Pre-School, Nursery school o Kindergarten; accoglie i bambini fino ai 6 anni di età e, attraverso il gioco e la socializzazione, insegna le basi della lettura e della scrittura.
• Elementary School; comprende studenti da 6 a 11 anni, è divisa in grades (da 1st a 5th).
• Middle school; va dagli 11 ai 14 anni e continua la scansione della Elementary (da 6th a 8th grade)
• High school; l’ultima fase dell’educazione obbligatoria. Finisce a 18 anni di età (grades 9th – 12th)
• College o University; sono a pagamento sia pubblici che privati, e questi ultimi sono tra i più costosi del mondo con rette annuali che arrivano a 60.000$.
Quali sono le principali differenze tra l’esperienza scolastica statunitense e quella italiana secondo gli Exchange students che ne parlano su YouTube? La prima differenza che descrivono riguarda lo stato in cui si trovano gli edifici scolastici: mentre in Italia risalgono per la maggior parte al periodo tra gli anni ’40 e ’60, in America sono molto spesso recenti e ben mantenuti. Un’altra grande differenza è il rapporto tra l’aula, gli studenti ed i professori. In Italia ad ogni classe di studenti è assegnata un’aula, negli USA sono i professori ad avere una stanza dedicata e gli studenti si spostano in base al loro programma di materie giornaliero. Sono infatti gli studenti a personalizzare il proprio percorso di studi: si hanno solitamente quattro materie da seguire obbligatoriamente (inglese, matematica, scienze e social studies), mentre le altre possono essere scelte secondo la preferenza di ognuno. Gli insegnanti sono considerati davvero come guide del percorso scolastico dai propri studenti, mentre in Italia il rapporto è molto più distaccato. L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo in cui gli studenti sono valutati anche in base ad interrogazioni orali, e le domande nei test scritti sono soprattutto aperte, mentre in America si usano generalmente test scritti a scelta multipla.
La scuola Finlandese
Famosa per essere una delle migliori del mondo, l’istruzione in Finlandia è organizzata in:
• “Pre-scuola” o scuola dell’infanzia (non obbligatoria) per neonati e bambini sotto i sei anni, che si concentrano sul gioco e lo sviluppo delle abilità comunicative con l’obiettivo di “imparare ad imparare”
• Scuola primaria obbligatoria dai 6 – 7 anni ai 16 anni. Oltre alla formazione accademica, i ragazzi vengono spinti alla socializzazione con i compagni e alla ricerca di una propria identità ed indipendenza personale.
• Scuola secondaria della durata di tre anni, che presenta tre indirizzi: due per il proseguimento degli studi, uno detto “vocazionale” (ammattikoulu) e l’altro comparabile alle scuole superiori italiane (lukio); infine c’è la scuola professionale (työelämä) per l'inserimento nel mondo del lavoro
• Università o istruzione terziaria
• Corsi per adulti, molto frequentati e importanti.
Il requisito base per diventare insegnante in Finlandia è la Laurea, e l'accesso ai programmi universitari per la formazione dei docenti è altamente richiesto e competitivo. Sono richiesti ai candidati ottimi voti di uscita dalle scuole superiori e nei test d’ingresso. Solo il 10% circa dei candidati riesce ad ottenere l’abilitazione ad insegnare, e la professione è molto rispettata e ben remunerata.
Anna, studentessa per sei mesi in Finlandia con Intercultura, racconta i possibili motivi per le ottime performance della Finlandia nel campo dell’educazione: prima di tutto segnala la possibilità di scegliere le discipline da seguire ed il minore tempo speso a scuola, che permette agli studenti di riposare di più ed essere molto meno stressati. Le lezioni sono più corte e ci sono più pause (di 10 – 15 minuti) tra una lezione e l’altra. Un altro punto cruciale è il rapporto di amicizia e fiducia che si crea tra ragazzi e professori.

TERZA PARTE
IL FUTURO
I problemi
In questi mesi di ricerca ho raccolto molte lamentele da studenti italiani su diversi aspetti del mondo dell’istruzione. Cercherò ora di elencarli tutti, per poi proporre nel capitolo seguente le mie proposte di soluzione.
1. L’impostazione mentale data dalla scuola non aiuta, anzi penalizza, l’ingresso nel mondo del lavoro contemporaneo. Malgrado le riforme realizzate nella scuola italiana negli ultimi 60 – 70 anni, pochissimo è stato fatto per ammodernare il vero e proprio modo di fare lezione: la tecnologia è a malapena arrivata in tutte le classi e comunque viene usata poco e male dalla maggior parte dei professori; la giornata degli studenti è ancora scandita ad orari precisi e sempre uguali dal suono della campanella; l’ambiente della classe, spesso anonimo, è ancora organizzato con i banchi in file ordinate; gli studenti sono ancora spinti a seguire alla lettera le indicazioni dell’insegnante, rinunciando a prendere una propria iniziativa e dipendendo dalle sue indicazioni (ad esempio, c’è bisogno del suo permesso per andare in bagno); la collaborazione (Figura 12) tra gli studenti è ancora molto scoraggiata, e anzi vista come un disturbo per la classe. Tutto questo – che funzionava perfettamente nell’ottica di un futuro lavoro come operai di fabbrica - è esattamente il contrario rispetto alla direzione che il mondo del lavoro, in evoluzione più velocemente che mai, sta prendendo. Al giorno d’oggi il successo lavorativo è sempre più condizionato da Internet, quindi bisogna saper usare questo strumento sempre meglio; serve organizzare autonomamente il proprio tempo nella maniera più efficace possibile; l’ambiente in cui si lavora deve essere il più possibile stimolante ed interessante; l’individualità e l’inventiva personale sono le chiavi indispensabili per proporre idee innovative e uniche; saper lavorare in gruppo è essenziale a portare avanti qualsiasi progetto.

2. Lo stress a cui gli studenti sono sottoposti è esagerato. Un articolo del “Corriere della Sera” di marzo 2016 raccoglie dati preoccupanti: già ad 11 anni solo il 26% delle ragazzine e il 17% dei maschi ammette di «amare molto la scuola», e con l'aumentare dell'età cresce la percentuale degli scontenti: a 15 anni, il 92% dei maschi e il 90% delle ragazze risponde «no» alla domanda «ti piace la scuola?». Un dato che si collega alla pressione percepita tra le mura scolastiche, tra compiti, interrogazioni, rapporto con i professori. Il che significa alti livelli di stress accompagnati da mal di testa, dolori addominali, mal di schiena, ma anche nervosismo e tristezza. Le ragazze sono le più colpite: a 15 anni soffre di stress da scuola il 72% di loro, contro il 50% dei maschi. Ma già a 11 anni, quasi uno su due sente una forte pressione scolastica. Per tutti fin da giovanissimi si sviluppa un'ansia da prestazione per un ambiente troppo attento ai risultati più che alla persona. Anche negli USA il problema dello stress degli studenti è molto sentito. Ad esempio, secondo una ricerca riportata nel 2014 da USA Today, il 27% degli adolescenti riporta alti livelli di stress durante il periodo scolastico, mentre il 13% li accusa anche nel periodo estivo: se non impareranno ad affrontare la tensione c’è il rischio che vadano incontro ad un futuro di malessere cronico. Sono state osservate nelle persone con questo tipo di problema effetti collaterali allarmanti, ricollegabili ai sintomi della depressione (Figura 13): carenza di sonno e di esercizio fisico, aggressività, ansia, disturbi alimentari. Le conseguenze sono preoccupanti: dal 59% che fatica a organizzare i propri impegni in maniera produttiva, al 40% che tralascia i propri doveri in casa o sul posto di lavoro, al 32% che accusa mal di testa costanti.

3. Non viene insegnato a rapportarsi con il mondo esterno né quello interno. La scuola viene spesso percepita come un universo separato dal mondo reale, una specie di bolla a sé stante in cui trovano spazio solo le nozioni astratte scritte sui libri e che gli studenti devono memorizzare. È raro che vengano tracciati collegamenti con l’attualità, e ci si aspetta che i ragazzi si informino e comprendano autonomamente temi anche complessi, come ad esempio il dibattito politico corrente. Non solo: anche l’interiorità dei ragazzi viene spesso ignorata, lasciandoli a se stessi nel difficile compito di capirsi e capire gli altri. Qualche adulto dirà che la scuola gli ha fatto capire come si sta al mondo e a comportarsi come si deve, ma è molto probabilmente un insegnamento che hanno interiorizzato come conseguenza collaterale dell’esperienza scolastica. In parole semplici, ci ha dovuto sbattere la testa da solo per capirlo, ma nessuno si è mai preoccupato di insegnarglielo davvero come ci si preoccupa di insegnare le materie del curriculum.

4. Le materie studiate non interessano agli studenti, se non in minima parte. “A cosa mi servono tutte le formule complesse della matematica nella vita vera?” è una lamentela in cui mi sono imbattuta decine di volte. Ed in parte è ragionevole: è pur vero che discipline come la matematica e il latino aprono la mente al ragionamento astratto, spesso però sembrano rubare inutilmente (Figura 14) tempo ad altri interessi che i ragazzi vorrebbero poter coltivare. Tutti sicuramente si saranno trovati a dover rinunciare a praticare uno sport, coltivare un hobby o anche semplicemente rilassarsi per dedicare il proprio tempo a compiti a casa di cui neanche comprendono il senso pratico.

5. Il ruolo dell’insegnante è molto poco valorizzato. Lo stipendio dei professori italiani è molto basso rispetto, ad esempio, a Germania, Spagna e Francia (vedi tabella a fianco). Oltre alla scarsa retribuzione, anche per i docenti, come abbiamo visto in precedenza per gli studenti, la scuola può diventare un ambiente molto stressante: uno studio della psicologa Arianna Ditta riportato dal giornale “Repubblica” riporta che «il 24 per cento dei docenti in esame soffre di “esaurimento emotivo” di livello medio e il 20 per cento di livello alto. In altri termini, il 44 per cento degli insegnanti coinvolti nella ricerca accusa malesseri che vanno dall’ansia all’insonnia e, nei casi più seri mal di testa, ulcera, mal di pancia, irritazione e tristezza». Secondo la dottoressa, la soluzione ideale sarebbe «supportare gli insegnanti dall’inizio della carriera fino alla fine, attraverso la formazione iniziale ed in servizio su tematiche inerenti la professione nei suoi diversi aspetti (non solo didattici ma anche relazionali ed emotivi), oltre che specificamente sui rischi di esaurimento professionale e sulle conseguenze sul piano emotivo, relazionale e dell’apprendimento dei propri allievi». E a queste già difficili condizioni lavorative si aggiunge il problema, non recente ma di cui si sente notizia sempre più spesso, della mancanza di rispetto da parte dei genitori e degli alunni verso questa figura professionale così delicata ed importante. Giovanni Floris, nel suo libro “Ultimo Banco” sostiene che «quando si toglie autorità o autorevolezza a qualcosa o qualcuno, si sa dove si inizia e non si sa dove si finisce. Infatti, il fenomeno dilaga in ambiti ben lontani dalle aule scolastiche». Concordo pienamente: credo che non sia un problema isolato ma che, ad esempio, i genitori che contestano l’operato dei professori e li aggrediscono (anche fisicamente) per aver dato un brutto voto al figlio, non abbiano la competenza adeguata per farlo.

6. I professori sono spesso percepiti come lontani dagli studenti, poco preparati per il proprio ruolo o annoiati del loro stesso lavoro. Sarà che ogni docente, nel corso della propria carriera, incontra più o meno 3mila ragazzi e non può certo affezionarsi ad ognuno, sarà che alcuni insegnanti vedono il loro mestiere solo come un modo qualsiasi di guadagnarsi da vivere, sarà lo stress a cui entrambe le parti sono sottoposte, sarà che spesso fare il professore è solo una scelta di ripiego nel caso gli obiettivi lavorativi primari non siano raggiunti, fatto sta che in ogni classe c’è sempre almeno un professore incapace di svolgere adeguatamente il proprio mestiere. Ma cosa significa adeguatamente? Un’insegnante di scuola elementare espone il suo pensiero in una pagina del sito “Youreduaction.it”: «Quando si pensa al lavoro dell’insegnante, spesso l’attenzione si posa sulla preparazione culturale e sulla competenza didattica, considerati i pilastri su cui dovrebbe fondarsi il nostro mestiere. […] Ciò che talvolta sfugge è il lato più nascosto dell’insegnamento, quello che chi sta fuori dalla classe non può percepire né valutare, quello che viene sommerso dalle mille incombenze burocratiche, dalle verifiche, dalle pile di quaderni da correggere: la relazione umana tra alunno e insegnante. […] Spesso, nella mia carriera di insegnante di Scuola Primaria, ho sentito maestre e professori lamentarsi dei propri studenti poco motivati, poco attenti, poco seri, poco intelligenti. Come se il nostro lavoro fosse restare sempre dietro la cattedra, aspettando che sia l’alunno a rispondere alle nostre magiche aspettative. La realtà è che noi ci troviamo davanti a bambini e ragazzi che sono innanzitutto persone (Figura 15). Non numeri, non cognomi, non facce anonime che ci guardano assenti, ma persone. Spesso, a dire la verità, non hanno il tipo di intelligenza che noi ci aspettiamo. […]
Io ritengo che prima di pensare al tipo di approccio didattico, ai contenuti da proporre, alle competenze da valutare, sia necessario instaurare un ambiente di conoscenza reciproca provando ad affiancare i bambini e i ragazzi, cercando di capire chi sono, tentando di costruire un rapporto di fiducia e di ascolto […]
Accanto a tanti alunni che sono riusciti a beneficiare dell’insegnamento di docenti molto preparati ma umanamente assenti, ce ne sono altri che, per difficoltà emotive o di apprendimento, hanno vissuto la scuola come una sorta di incubo, una macchina trita-autostima che li ha costretti a ore e ore di ripetizioni inutili, risultati scadenti, sensazioni mortificanti che, probabilmente, si porteranno dentro per sempre.»

Le mie soluzioni
Per affrontare i problemi esposti nel primo capitolo della Terza Parte, ho pensato a modifiche a diversi livelli del sistema scolastico: dal livello “macroscopico” dell’architettura degli edifici scolastici e del curriculum formativo degli studenti a quello “microscopico” delle singole discipline. Si riferiscono per la maggior parte alle scuole medie e superiori, non all’infanzia e alla primaria perché trovo che siano state oggetto di molti più interventi negli anni e quindi risultano più moderne e non alle Università perché, semplicemente, non ne ho ancora fatto l’esperienza. Molte di queste idee sono rivoluzionarie, ne sono consapevole, ma sono anche convinta che siano comunque migliorative rispetto alla situazione attuale.
La scuola come edificio
Uno dei temi più comunemente toccati quando si parla di scuola in Italia è la scarsa sicurezza degli edifici: dalle finestre rotte al tetto che cede (Figura 16). Molte sono state le situazioni in cui la popolazione scolastica si è trovata in pericolo. Questi danni sono dovuti soprattutto all’incuria e ai ritardi nell’ammodernamento delle strutture, conseguenze di mancanza di soldi, burocrazia lenta e, a volte, corruzione. Si tratta di tre enormi problemi che purtroppo non riguardano solo l’edilizia scolastica, e nei quali non ho le capacità di addentrarmi. Mi concentrerò quindi sull’utopistico scenario in cui si avessero i fondi per porre mano alle strutture in modo da renderle più efficaci nel loro compito di accogliere gli studenti per un terzo della loro giornata.
Come accennavo nel Problema 1, l’ambiente della scuola è anonimo e poco stimolante per i ragazzi: le pareti sono dipinte di colori smorti, decorate solo da qualche carta geografica sgualcita dall’umidità, sedie e tavoli di compensato e metallo mezzo arrugginito sono probabilmente ancora le stesse su cui hanno studiato i nostri genitori. Dove le Lavagne Interattive Multimediali sono presenti, queste sono soprattutto usate come normali lavagne (per scrivere e disegnarci sopra) o per la visione di presentazioni e filmati. Di solito sono presenti delle palestre e degli spazi all’aperto ma, sempre che siano agibili, non vengono sfruttati a pieno.
E allora come creare un ambiente che i ragazzi possano amare e in cui si sentano ispirati allo studio e alla scoperta del mondo? Il Concorso Macroscuola, i cui esiti sono stati riportati da un articolo del “Corriere della Sera” l’ha chiesto agli studenti stessi. I vincitori, di una classe III media di Bari (Figura 17), immaginano così la loro scuola perfetta: di forma circolare, con giardini sia interni che esterni, numerosi laboratori, pannelli solari e tetti-giardino al di sopra delle palestre. Insomma, un ambiente ecologico ed immerso nel verde. Anche i secondi sul podio (Figura 18) hanno pensato ad un edificio con tetti verdi e vetrate e, nell’arredo che hanno progettato, trovano anche spazio proposte utili ai ragazzi con disabilità. Per quanto riguarda invece l’organizzazione delle singole aule, i terzi classificati (Figura 19) riprendono la struttura della classe tradizionale, ma solo in parte: aggiungono infatti altri punti di interesse oltre ai soliti banchi e sedie rivolti alla cattedra.
Da questi progetti possiamo capire come i ragazzi giudichino certamente importante la lezione, ma la scuola deve essere anche un ambiente rilassante, pieno di attività, inclusivo, e soprattutto collegato con la natura.

La scansione oraria
8:30
9:20 Ingresso, prima ora di lezione
9:20
9:30 PAUSA
9:30
10:20 Seconda ora di lezione
10:20 10:30 PAUSA
10:30
11:20 Terza ora di lezione
11:20
11:30 PAUSA
11:30
12:20 Quarta ora di lezione
12:20
12:30 PAUSA
12:30
13:20 Quinta ora di lezione
13:20
14:30 PRANZO
14:30
15:20 Sesta ora di lezione
15:20
15:30 PAUSA
15:30
16:20 Settima ora di lezione
Matteo Salvo, esperto di metodi di studio innovativi, studia da anni i modi più efficienti per imparare, organizza campus in cui aiuta studenti di ogni età a costruire le proprie mappe mentali per la memorizzazione ed è stato l’allenatore di alcune giovani menti brillanti che hanno partecipato (e vinto) il famoso programma televisivo Super Brain. Nella sua pagina Internet sostiene che «come succede nello sport dove il tempo di recupero fa parte dell’allenamento, per quanto riguarda lo studio, la pausa e il divertimento fanno parte dell’apprendimento. Non ha senso fare tre ore di fila (Figura 20) e dopo una pausa di mezz’ora perché quando i ragazzi riprenderanno non riusciranno più ad avere un livello alto di attenzione perché ormai sono mentalmente stanchi. È esattamente come quando nello sport andiamo a sovraccaricare un muscolo. Dopo avrà bisogno di molto più tempo prima di poter tornare sotto sforzo nuovamente. La stessa cosa succede per la nostra mente».
Moltissimi sono gli studi che concordano con lui: si è osservato che l’attention span è mediamente di 35 – 45 minuti, con picchi dell’attenzione all’incirca ogni 10 minuti ed il sopraggiungere della noia una volta scaduti questi tre quarti d’ora di sforzo. Eppure generalmente le lezioni a scuola durano 55 – 60 minuti (sempre che non si tratti di ore consecutive della stessa materia, ed in questo caso di parla di due ore continuate di affaticamento mentale), sprecando quindi l’ultimo quarto d’ora di potenziale produttività a causa della comprensibile stanchezza degli studenti.
La mia proposta in questo caso è introdurre nelle scuole di grado minore il quarto d’ora accademico: una pausa di 10 – 15 minuti che interrompe la spiegazione e permette agli studenti di rinfrescarsi le idee. Si avrebbe così una scansione dell’orario scolastico più rilassata e meno dispersiva per studenti e insegnanti.
Un altro problema degli orari scolastici italiani è la scansione temporale che lo studio impone nella giornata degli studenti: una lezione dopo l’altra a ritmo serrato al mattino, ritorno a casa per pranzo e, nonostante le distrazioni e la stanchezza dovuta allo stress (discusso nel Problema 2) e alla sveglia presto, lo studente necessità di studiare anche nel pomeriggio. La mia proposta in questo caso è prolungare la permanenza a scuola anche nel pomeriggio per due o tre ore di lezione supplementare, diminuendo di conseguenza il carico di compiti da svolgere a casa. La programmazione degli orari potrebbe quindi diventare simile a quella della tabella a fianco.
Questa modifica richiede però la presenza della mensa scolastica negli istituti, o comunque di un luogo in cui gli studenti possano fermarsi a mangiare, anche portando da casa il proprio pranzo al sacco.
Alla fine delle sette ore di lezione, inoltre, potrebbero essere organizzati ad adesione volontaria ulteriori laboratori come recitazione, la redazione del giornale scolastico, religione, la pratica di vari sport.

Le ore “utili”
Il Problema 3 è forse quello su cui si sta già lavorando maggiormente., Ad esempio, negli ultimi anni, nelle scuole medie sono state introdotte ore dedicate all’affettività (una molto basilare educazione alla sessualità) e in tutte le scuole superiori sono state introdotte ore dedicate alla cittadinanza e costituzione (detta anche educazione civica, in cui si leggono e discutono le parti più importanti della Costituzione Italiana).
Il progetto della Alternanza Scuola – Lavoro è stato esteso anche ai licei oltre che agli istituti tecnici e professionali.
È un buon inizio ma si potrebbe fare molto di più, dedicando ad esempio un’ora fissa alla settimana, fin dalla prima media, alla trattazione di temi anche estranei all’ambito accademico tradizionale: come tenere in ordine il proprio ambiente (ad esempio la cameretta); i piatti più semplici e veloci per potersi arrangiare facilmente in cucina; come vivere ecologicamente anche nel nostro piccolo; consigli per gestire con responsabilità i propri risparmi fin dal primo piccolo gruzzolo (Figura 21); l’interpretazione del linguaggio non verbale per una comunicazione più efficace; l’uso sano dei social network e il riconoscimento delle temute fake news; la salute mentale; il dress code ed il comportamento da tenere in un ipotetico colloquio di lavoro futuro. Sono tutti argomenti di cui si parla ben poco nelle scuole di oggi ma che in realtà possono essere utili nella vita di tutti.

Le discipline
La scuola italiana si differenzia da quella americana, oltre che per gli aspetti messi in luce nella Seconda Parte, anche per la presenza di numerosi indirizzi di studio già dalle scuole superiori. Ogni tipo di secondaria ha un’impronta diversa e materie di indirizzo diverse, solitamente due o tre su un totale di una decina. Ogni materia copre comunque una varietà di argomenti molto ampia. Per esperienza personale in un liceo scientifico, ad esempio, ho trovato che Scienze comprende sia lo studio dell’anatomia umana che quello delle rocce. Programmi così ampi e con specialità così diverse tra loro mettono in difficoltà sia i docenti, che devono essere ben preparati su tutto, che gli studenti, che devono riuscire ad apprendere tutto.
Quindi perché non suddividere le “poche” e troppo ampie materie odierne in più numerose ma maggiormente specializzate? Seguendo l’esempio del caso del liceo scientifico delle Scienze Applicate, il piano formativo potrebbe essere trasformato in questo modo:
• Informatica → Basi teoriche e pratiche (cioè il programma attuale), Programmazione
• Filosofia → Filosofia
• Lingua e letteratura inglese → Lingua e letteratura inglese
• Fisica → Meccanica classica e fluidodinamica, Onde ed elettromagnetismo, Meccanica relativistica e basi di quantistica
• Scienze → Chimica, Biologia e anatomia, Scienze della Terra e cosmologia
• Arte → Arte
• Grammatica e letteratura italiana → Grammatica e letteratura italiana
• Storia e geografia → Storia e geografia
• Educazione fisica → Educazione fisica
• Matematica → Algebra e calcolo integrale, Studio di funzioni, Geometria bidimensionale e tridimensionale
Le materie che non sono state suddivise vanno comunque revisionate nei programmi che offrono al loro interno, che potrebbero risultare ad oggi lacunosi. Un esempio lampante è Storia e geografia, la cui tabella di marcia è strutturata in modo da terminare la trattazione della Seconda Guerra Mondiale durante il secondo quadrimestre della V superiore, tralasciando purtroppo completamente il periodo storico più recente (dalla seconda metà del 1900 agli anni 2010). Andrebbe quindi riscritta (almeno ogni 20 anni) la suddivisione degli argomenti per ogni classe, così che la scuola possa restare al passo con i tempi anche sotto il punto di vista delle discipline stesse.
Con questa ipotetica suddivisione il numero di discipline aumenterebbe da 10 a 17. Non si aggraverebbe forse il problema della mole di studio caricata sugli studenti? No, se viene cambiato anche il modo in cui le materie sono distribuite. Nella scuola attuale le materie vengono portate avanti tutte insieme parallelamente ed il programma procede di classe in classe. Secondo la mia idea, invece, le discipline sarebbero organizzate per livelli, ed ogni studente potrebbe scegliere di cominciare e portare avanti le materie che più lo incuriosiscono, pur dovendo aver acquisito almeno le basi di ognuna.
Mi spiego meglio: i livelli corrispondono alla progressione degli argomenti trattati in ogni disciplina in modo simile a come il progredire nelle classi attuali significa affrontare temi più complicati; a livelli più bassi si studiano gli aspetti più basilari di ogni materia, mentre al quarto e al quinto livello la complessità è maggiore e le competenze richieste e fornite sono più avanzate.
Ogni studente, durante i 5 anni di durata della scuola secondaria di secondo grado, deve aver completato almeno il primo livello di ogni disciplina, possedendone quindi le basi. Non importa in quale anno decida di affrontare il primo livello di una determinata materia, ma deve obbligatoriamente averle provate tutte. Può quindi decidere di proseguire al livello successivo di una disciplina che lo interessa, o di abbandonarla e provarne altre. Per ogni anno scolastico si potrebbero seguire 5 – 7 discipline, decisamente meno delle attuali 10.
Questa modifica rivoluzionaria avrebbe tre grandi conseguenze sulla vita scolastica dei ragazzi:
• Renderebbe più efficiente il loro percorso di studi perché i diversi argomenti non dovranno più contendersi spazio e tempo di spiegazione con il rischio (che ogni classe ha affrontato più volte) restare indietro con il programma e non riuscire a trattare tutto. Sarebbe anche utile per comprendere meglio i propri interessi in vista della futura eventuale scelta della facoltà universitaria.
• Darebbe loro maggiore responsabilità nel decidere del proprio tempo e risorse, permettendo ad ognuno di dedicarsi a ciò che più lo appassiona (risolvendo in parte il Problema 4), anche se ciò significa rinunciare (e per molti studenti non sarebbe affatto un peso) a seguire materie che risultano meno coinvolgenti.
• Promuoverebbe l’incontro tra studenti (Figura 22) molto meglio di quanto non facciano le attuali classi. Così ci si conoscerebbe frequentando lo stesso livello durante lo stesso anno scolastico e la rete di possibili amicizie si allargherebbe moltissimo. Inoltre, verrebbe a simularsi una importante parte del mondo adulto: il confronto con persone di età ad esperienze anche molto diverse dalla propria.

La selezione degli insegnanti
Insegnare è un lavoro difficile e delicato. È probabilmente uno dei mestieri più importanti, perché consiste nell’accompagnare bambini e ragazzi attraverso le fasi più critiche del loro sviluppo fisico e, soprattutto, mentale: dall’infanzia all’adolescenza e dall’adolescenza alla maturità.
Eppure, come sottolineato nella trattazione del Problema 5, è anche una professione mal pagata e sempre meno riconosciuta. Purtroppo non ho trovato una spiegazione unica a questa triste situazione.
Propongo di rendere più complete le selezioni per poter diventare insegnante. Al momento, l’Ufficio Relazioni con il Pubblico del MIUR elenca come requisiti per l’insegnamento nelle scuole dell’infanzia e primaria una Laurea in Scienze della formazione primaria oppure un Diploma Magistrale o di Liceo Socio-Psico-Pedagogico; per le scuole secondarie di primo e secondo grado sono invece necessari Diplomi e/o Lauree solo inerenti alla disciplina che si intende insegnare. Io includerei due obblighi a cui ogni docente dovrà adempire per mantenere il proprio ruolo stabilmente: seguire un numero prestabilito di corsi di aggiornamento sia riguardo il proprio campo di interesse sia le innovazioni a tema di insegnamento e sostenere esami periodici per dimostrare che la propria preparazione è adatta al ruolo che si andrà a ricoprire. La graduatoria nazionale che verrebbe così stilata (e che terrebbe anche conto delle valutazioni da poco introdotte degli studenti agli insegnanti) sarebbe anche una classifica della bravura di tutti gli insegnanti d’Italia, e renderebbe più facile l’individuazione dei migliori da premiare.
Ovviamente questo corpo docenti dovrebbe anche ricevere una retribuzione più adeguata, simbolicamente simile a quella di un medico: le due professioni si assomigliano più di quanto non si pensi e devono arrivare ad avere lo stesso valore, anche economico. Sembra un paragone azzardato, ma non lo è affatto: certo un bravo chirurgo con un’operazione ben eseguita in qualche ora può salvare la vita di una persona, ma è anche vero che le circa 1000 ore che ogni anno gli studenti spendono a scuola sotto la guida dei propri insegnanti giocano un ruolo importante nel dare forma alla sua personalità da adulto.

I nuovi modi di fare lezione
Il testo scolastico presentato nella Figura 6 contiene un messaggio agghiacciante: si deve obbedire agli ordini senza mai metterli in discussione. È grazie a questa idea che i regimi dittatoriali nel corso della storia hanno potuto realizzarsi: mettendo fuori legge il pensiero critico, e censurandolo con la forza dove necessario.
Una delle grandi conquiste che l’umanità di oggi sta cercando di raggiungere è proprio la libertà di porre delle domande, di cercare le risposte e di avere opinioni. E questa libertà non può che costruirsi nelle scuole: gli studenti in effetti sono spesso invitati a chiedere chiarimenti relativi alla spiegazione, che i professori cercano di fornire nel miglior modo possibile.
Esiste però un limite alle domande che si possono porre. Esse devono essere infatti più impersonali possibile. L’opinione degli studenti conta ben poco nel percorso di apprendimento che la scuola traccia per loro: devono studiare determinate materie con determinati argomenti, quasi mai conoscendo il motivo per cui quei temi siano reputati così importanti per il loro sviluppo. Conseguenza di questa mancanza di opinione e spiegazione è, secondo me, il motivo principale per cui la stragrande maggioranza degli studenti sente la scuola come un peso ed un fastidio giornaliero da sopportare, piuttosto che come un’occasione per ampliare la propria cultura personale.
Io propongo una scuola in cui l’unica censura sia posta alla risposta “è così perché è così”. Gli studenti, per sviluppare la tanto ammirata mentalità critica, devono anzi essere incoraggiati a chiedere spiegazioni, ad esprimere la propria opinione e a sostenerla con prove più obiettive possibile. Su questo principio penso che l’insegnamento debba essere fondato.
Con questa premessa in mente, domandiamoci il motivo della scelta della lezione frontale come metodo di insegnamento canonico nelle classi italiane. Ereditato dai sistemi scolastici come quelli di cui si è parlato nella Prima Parte, è relativamente semplice da gestire: l’insegnante organizza autonomamente la lezione e parla agli studenti esponendo l’argomento all’ordine del giorno, loro prendono appunti ed eventualmente chiedono chiarimenti.
Eppure annoia la maggior parte dei ragazzi, quindi dal loro punto di vista non è affatto utile o efficiente. D’altra parte, però, è anche vero che tutti gli studenti sono diversi, e anche cambiando metodo non si potrà mai trovare un’unica soluzione che vada bene per tutti. Come si può uscire da questo problema? Prendendo spunto da tutti gli altri settori dell’economia, in cui la risposta è stata personalizzare i servizi offerti.
Come nella parte precedente, prendiamo ad esempio la Medicina. Cosa succederebbe se a tutti i malati d’Italia si somministrasse indistintamente lo stesso farmaco? Le conseguenze sarebbero senza dubbio disastrose. Prima di procedere con le cure si svolgono quindi diagnosi approfondite, per individuare con la migliore accuratezza possibile il rimedio adatto e le procedure da seguire.
Potremmo quindi applicare questo modello anche alla scuola, e sarebbe più facile di quanto non si pensi: basterebbe servirsi della tecnologia che abbiamo a disposizione ormai da qualche decennio. Si potrebbe costruire un database nazionale che raccolga tutti i metodi innovativi ideati dagli insegnanti e scrivere test finalizzati a delineare il profilo di apprendimento di ogni studente (ad esempio, qualcuno dà il meglio di sé nei lavori di gruppo, qualcun altro impara molto attraverso video e immagini e così via) che, somministrati all’inizio di ogni anno scolastico, aiuterebbero i professori a conoscere ed approcciarsi meglio ai ragazzi (riconoscendo quindi la loro complessità di persone, come ricorda la maestra citata nella trattazione del Problema 6) con cui lavorano ed ad adattare il loro modo di fare scuola ai propri studenti.


SITOGRAFIA

YOUTUBE (https://www.youtube.com/)
• Da Freedom in Thought
The Most Important Thing School Never Taught You https://www.youtube.com/watch?v=7C51N1jQoUE&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
Why is the School System Failing? https://www.youtube.com/watch?v=ddPA56gVxz0&index=2&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
How to Create an Absolutely Broken School System https://www.youtube.com/watch?v=-J9AwPBrJog&index=3&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
The Most Powerful Mindsetfor Success https://www.youtube.com/watch?v=qjBdcyueom8&index=4&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
• Da Thoughty2
How School Makes Kids Dumb https://www.youtube.com/watch?v=uLSv17iE_4Q&index=5&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
• Da Prince Ea
I JUST SUED THE SCHOOL SYSTEM !!! https://www.youtube.com/watch?v=dqTTojTija8&index=6&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
• Da Boyinaband
Don’t Stay in School https://www.youtube.com/watch?v=8xe6nLVXEC0&index=7&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
• Da Visions of Helsinki
Why Finland has the best education system in the world? https://www.youtube.com/watch?v=nHHFGo161Os&index=8&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
• Da TopTenz
Top 10 Reasons FINLAND Has the World’s Best SCHOOL SYSTEM https://www.youtube.com/watch?v=zmG4smezeME&index=10&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
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Why Perfect Grades Don’t Matter https://www.youtube.com/watch?v=KShfEMy8UZQ&index=9&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
• Da Next School
6 Problems with our School System https://www.youtube.com/watch?v=okpg-lVWLbE&index=11&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
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Should The World Adopt Finland’s Education System? https://www.youtube.com/watch?v=E_W2oS6HvTo&index=12&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
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The Swedish School System 101 https://www.youtube.com/watch?v=1CwPIX8n_cc&index=13&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
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Do schools kill creativity? | Sir Ken Robinson https://www.youtube.com/watch?v=iG9CE55wbtY&index=14&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
How to fix a broken education system … without any more money | Seema Bansal https://www.youtube.com/watch?v=7sqeoYOQ4qg&index=16&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
How to escape education’s death valley | Sir Ken Robinson https://www.youtube.com/watch?v=wX78iKhInsc&index=17&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
• Da TEDx Talks
The intersting story of our educational system | Adhitya Iyer | TEDxCRCE https://www.youtube.com/watch?v=Fw1Fc_y_2Ek&index=15&list=PLuEeraTPy3ZFAdtt8AOOgUv4Qznl6iQPg
Questions Every Teenager Needs to be Asked | Laurence Lewars | TEDxDhahranHighSchool https://www.youtube.com/watch?v=NEgoEgonx3U&t=41s
What Teenagers Want You to Know | Roy Petitfils | TEDxVermilionStreet https://www.youtube.com/watch?v=fC2z69q3L0o
• Da NellieMaeEdFdn
Transformation https://www.youtube.com/watch?v=e6ieXLVCss4
• Da Fanpage.it
La scuola italiana vista dai ragazzi che hanno studiato all'estero: "Vecchia e nozionistica" https://www.youtube.com/watch?v=1cforjBPw3U
• Da The Infographics Show
Private School vs Public School - How Do The Students Compare? https://www.youtube.com/watch?v=zmvbSoO0Qq4
• Da Ginevra Iorio
AMERICA vs ITALY - School || GINEVRA IORIO https://www.youtube.com/watch?v=BNZWiVQi3o0
• Da RoxyRocksTV
US SCHOOL SYSTEM VS ITALIAN SCHOOL SYSTEM https://www.youtube.com/watch?v=GbIpRghjhgk
• Da interculturaafsita
Anna - Sei mesi in Finlandia con Intercultura https://www.youtube.com/watch?v=5iRS4CUdVH0
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#SoundsLikeAnna - FINNISH SCHOOL SYSTEM https://www.youtube.com/watch?v=GK0swpMrWvY
• Da Angelo Scebba
LA SCUOLA IN FINLANDIA E' AL TOP. E QUELLA IN ITALIA? https://www.youtube.com/watch?v=sbh1xd-Upo0

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• Immagini https://commons.wikimedia.org/wiki/File:1892_PutnamSchool_Boston.jpg https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_II_di_Prussia
• Società italiana durante il fascismo https://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_italiana_durante_il_fascismo
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• A scuola con i Balilla ecco l’educazione fascista http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/03/07/scuola-con-balilla-ecco-educazione.html
• Insegnanti italiani sempre più stressati e alunni più aggressivi http://www.repubblica.it/cronaca/2018/03/22/news/insegnanti_italiani_sempre_piu_stressati_e_alunni_piu_aggressivi-191927939/?refresh_ce
LINKIESTA (http://www.linkiesta.it/it/)
• Il precariato minaccia la salute mentale dei giovani italiani (e ora ne abbiamo la conferma) http://www.linkiesta.it/it/article/2018/04/28/il-precariato-minaccia-la-salute-mentale-dei-giovani-italiani-e-ora-ne/37903/
YOUR EDU ACTION (https://www.youreduaction.it/)
• La Relazione tra Studente ed Insegnante: La Sfida più Grande di un Docente https://www.youreduaction.it/la-relazione-tra-studente-ed-insegnante-la-sfida-piu-grande-di-un-docente/
MATTEO SALVO (https://www.matteosalvo.com/)
• Ma perché farlo studiare senza metodo? https://www.matteosalvo.com/ma-perche-farlo-studiare-senza-metodo/
IL CORRIERE DELLA SERA (https://www.corriere.it/)
• «La scuola ideale»: i ragazzi delle medie progettano le loro aule https://www.corriere.it/scuola/medie/18_maggio_03/scuola-che-vorrei-ragazzi-medie-progettano-loro-auleguarda-a3a544a4-4ee5-11e8-aead-38ee720fad91.shtml
• Gli studenti italiani tra i più stressati sui banchi di scuola https://www.corriere.it/scuola/medie/16_marzo_29/gli-studenti-italiani-piu-stressati-banchi-scuola-50cd2584-f592-11e5-a42a-1086cb13ad60.shtml?refresh_ce-cp
• Gli insegnanti? Sono pagati troppo poco. Il ministro Giannini rilancia sul contratto https://www.corriere.it/scuola/14_febbraio_27/gli-insegnanti-sono-pagati-troppo-poco-ministro-giannini-rilancia-contratto-98536c0a-9faf-11e3-b156-8d7b053a3bcc.shtml
BUONGIORNO SUDTIROL (http://www.buongiornosuedtirol.it/)
• Il sistema scolastico italiano tra statistiche, economia e prospettive future http://www.buongiornosuedtirol.it/2016/09/sistema-scolastico-italiano-statistiche-economia-prospettive-future/
LA TECNICA DELLA SCUOLA (https://www.tecnicadellascuola.it/)
• Stipendi docenti, l’Italia è l’unico paese in Europa con il blocco. Tutti i dati https://www.tecnicadellascuola.it/stipendi-docenti-litalia-lunico-paese-europa-blocco-tutti-dati
INDIRE (http://www.indire.it)
• Principali dati della scuola italiana http://www.indire.it/wp-content/uploads/2015/08/Principali-dati-della-scuola-italiana.pdf
OPEN COLLEGES – INFORM ED (https://www.opencolleges.edu.au/informed/)
• The Science of Attention: How To Capture And Hold The Attention of Easily Distracted Students https://www.opencolleges.edu.au/informed/features/30-tricks-for-capturing-students-attention/
HUFFINGTON POST (https://www.huffingtonpost.it/)
• I 25 migliori sistemi scolastici del mondo. L'Italia fanalino di coda: "Il ruolo degli insegnanti non è riconosciuto" https://www.huffingtonpost.it/2014/05/09/scuola-classifica-mondiale-italia-25-posto_n_5293633.html
TRUE COMPANY (http://truecompany.it/)
• Scuola e tecnologia: MyTrendyPhone fa il punto della situazione http://truecompany.it/2015/09/03/scuola-e-tecnologia-mytrendyphone-fa-il-punto-della-situazione/
TEACH (https://teach.com/)
• Homework Around the World https://teach.com/blog/homework-around-the-world/
THE WASHINGTON POST (https://www.washingtonpost.com/)
• Does high school stress have to be a bad thing? https://www.washingtonpost.com/local/education/does-high-school-stress-have-to-be-a-bad-thing/2014/04/26/a824534c-cc00-11e3-93eb-6c0037dde2ad_story.html?noredirect=on&utm_term=.d3b136fa1696
USA TODAY (https://eu.usatoday.com/)
• Teens feeling stressed, and many not managing it well https://eu.usatoday.com/story/news/nation/2014/02/11/stress-teens-psychological/5266739/


BIBLIOGRAFIA
LA CITTÀ DELLA STORIA 3 (di Marco Fossati, Giorgio Luppi, Emilio Zanette)
ULTIMO BANCO (di Giovanni Floris)

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