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Serena Gallo

Eppure al ritorno noi abbiamo trovato della diffidenza perché noi eravamo donne

Nella Baroncini

“Le donne di Ravensbruck”

ISS “M. Buniva” Pinerolo (TO)

Classe 5^ B e.t.a.

A.S. 2013/2014

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Premessa

Troppo spesso diamo per scontato valori come la libertà personale, di parola, di lavorare e di non dipendere da nessuno. Ci siamo abituati a possedere tali diritti e di rado ci capita di pensare a quanto i nostri predecessori abbiano lottato per ottenerli.

In particolare vorrei soffermarmi sulle donne che fino a pochi anni fa non possedevano il diritto al voto e al lavoro, che dovevano sottostare alle scelte dell'uomo e che erano considerate prima mogli e madri, e infine donne.

Nonostante in molti paesi del mondo occidentale si sia raggiunta una quasi completa parità fra i sessi, spesso anche in Italia si sentono di molte donne uccise da mariti troppo gelosi e possessivi, o da parenti che non vogliono accettare l'occidentalizzazione di queste donne e vengono picchiate e umiliate, costrette a restare fedeli a una cultura a cui non si sentono appartenere.

Introduzione

Nel primo capitolo parlerò della condizione delle donne nei lager, delle atrocità commesse al suo interno e del loro rientro in patria. Di seguito, nel capitolo 2, tratterò del ruolo della donna nella storia, in particolare durante la seconda guerra mondiale e al suo termine, in quanto da quel momento inizia ad essere una vera cittadina con diritti e doveri quasi al pari dell'uomo.

Quindi, nel terzo capitolo, racconterò in breve le principali vicende e prodezze della spia inglese Christine Granville, che lavorò per la SOE durante la Seconda Guerra Mondiale.

Un'altra evoluzione della figura femminile è la sua presenza nello sport e in particolare alle Olimpiadi, che verrà esposta nel capitolo 4.

Infine affronterò il tema del diritto e della sua evoluzione nei confronti della donna e, di conseguenza, della famiglia, evidenziandone le variazioni principali che hanno portato all'odierna società.

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Capitolo 1

“Le donne di Ravensbruck”

Il libro parla della prigionia di Lidia Beccaria Rolfi, Bianca Paganini Mori, Livia Borsi e le due sorelle Lina e Nella Baroncini. Esse raccontano la loro esperienza da prigioniere, coperte di stracci, divorate dai pidocchi, piagate dall'avitaminosi, sfinite dalla denutrizione, dalle botte, dai bestiali turni di lavoro, sporche, lacere, senza denti, e ci fanno capire come si “vive” all'interno del campo, cosa accadeva ai bambini che vi entravano, gli esperimenti medici, l'aiuto reciproco fra le donne internate e il rientro in patria.

Il campo

Ravensbruck è un campo di concentramento prevalentemente femminile, aperto il 15 maggio 1939. Si trova a 90 km da Berlino, sul lago Schwed, su una proprietà di Himmler1 nell'omonimo villaggio di Ravensbruck. È edificato su un terreno sabbioso, circondato da un bosco di conifere e betulle. All'interno vi sono 32 baracche per gli alloggi delle prigioniere, uffici per l'amministrazione, residenze per le SS, cucina, ospedale, prigione e forno crematorio. Era circondato da un muro alto 4 metri su cui correva il filo spinato con la corrente ad alta tensione. Agli angoli erano poste delle torrette con degli uomini armati di mitragliatrici.

Appena aperto vi furono subito internate donne austriache e tedesche di diverso partito politico da quello nazional-socialista, Testimoni di Geova ma anche “ariane” accusate di avere avuto rapporti sessuali con la razza sub-umana. Lo scopo iniziale era di rieducare le prigioniere attraverso la disciplina, la pulizia e il lavoro.

In seguito, col proseguire della guerra e delle conquiste di Hitler, nel campo furono deportate zingare provenienti dall'Austria e donne polacche.

Nell'agosto del 1941 scoppia un'epidemia nel campo, così viene abbandonato a se stesso. Ciò nonostante continuano a inviare donne nel campo che diventa sempre più affollato. Nel 1942, quindi, iniziano le prime “selezioni” per i trasporti neri, nella quale vengono mandate le donne più malate e inabili al lavoro in altri campi più attrezzati per lo sterminio.

Ravensbruck si andava sempre più espandendo e a fianco a questa città concentrazionaria venne costruita una fabbrica della Siemens a cui venivano affittate per pochi soldi le detenute del campo.

Tra il 1942 e il 1943 vengono internate tutte le donne di origini ebraiche e zingare per ordine dell'Ufficio Centrale per la sicurezza del Reich.

Il 20 luglio 1942 iniziarono i crudeli esperimenti su cavie umane vive, l'anno seguente apre il primo forno crematorio del campo in quanto ormai le internate erano troppe per trasferirle ad altri forni.

1 Comandante della polizia dal 1936, comandante delle forze armate del Terzo Reich dal 1939 e nel 1943 nominato Ministro degli Interni da Hitler.

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Nel 1944 le deportazioni aumentarono in maniera esponenziale, mentre i posti di lavoro e la richiesta di manodopera restavano uguali così venne allestita una tenda in cui vi si mandavano le donne che non potevano più lavorare e venivano abbandonate a loro stesse, così morivano di fame, a causa di epidemie e di dissenteria.

Alla fine del 1944, quando ormai l'Armata Rossa era vicina, Himmler decise di uccidere 50-60 prigioniere, inabili al lavoro o non in grado di affrontare lunghe marce, per eliminare le prove dello sterminio e delle atrocità commesse. I sistemi usati però non erano abbastanza veloci così decise di costruire una camera a gas a fianco al forno crematorio. Nell'aprile del 1945, quando ormai l'Armata Rossa era alle porte e per evitare che si scoprisse la funzione di questa città concentrazionaria, distrussero la già esistente camera a gas e anche l'altra in costruzione.

Il 26 aprile 1945 le prigioniere rimaste furono costrette a una terribile marcia durante la quale molte donne morirono di fame, stanchezza, freddo, dissenteria ecc...

Il 30 aprile 1945 il campo di Ravensbruck fu liberato dai sovietici, all'interno erano rimaste 3000 donne gravemente ammalate e completamente denutrite.

Vita al campo

Quando una donna arrivava al campo le veniva subito assegnato un Winkel, un triangolo di stoffa colorato, che identificava il motivo di internamento; sul triangolo era applicata una lettera che indicava la nazionalità.

Dopo l'apposizione del Winkel, venivano rasati i capelli, usati poi nell'industria tedesca. Successivamente venivano private dei propri beni, ispezionate nelle parti intime e lavate. Infine venivano destinate ai Block. Questi ultimi erano costruzioni di legno incatramato, divisi in due Stube, in ognuna delle quali ci sono un refettorio, un dormitorio, tre lavabi e tre latrine. La blockowa e la stubowa sono le responsabili rispettivamente del Block e della Stube, entrambe sono deportate.

“Il dormitorio è completamente occupato da letti a castello a tre piani, lo spazio tra i piani è così poco che da sedute le prigioniere battono la testa contro le assi. Ogni letto, non più largo di 70, 80 cm, è destinato a due o anche tre deportate per posto. Ricordano all'aspetto i ripiani per i bachi da seta: li ricordano anche nel brusio ininterrotto di larve umane che da essi si leva, li ricordano soprattutto nella puzza insopportabile che emana da centinaia di corpi mal lavati. Prima la divisa era a strisce grigie e blu, ma nel '44 è ormai un lusso concesso alle vecchie del campo. Le prigioniere vengono rivestite con stracci, con una grossa croce dipinta davanti e di dietro. Questi stracci sono la divisa d'obbligo delle deportate in quarantena... La sbobba è una brodaglia insipida e dolciastra, molto liquida, che dobbiamo mangiare senza cucchiaio. Il leccare la minestra come i cani avvilisce, fa sentire bestie molto più di altre cose. La logica del sistema vuole proprio questo... Le deportate anziane e le inabili al lavoro, a Ravensbrück si ammazzano; si usa inviarle con i famigerati “trasporti neri” alla soppressione in centri di sterminio attrezzati. La giornata nel blocco inizia alle 3,30 con il fischio della sirena. In mezz'ora bisogna scendere dal letto, infilarsi il vestito, rifare il letto alla perfezione secondo il regolamento, andare a lavarsi, fare la coda alla latrina e schierarsi, dieci per dieci, sulla Strasse davanti al blocco. L'appello del mattino è una delle tante torture del campo. Costringe a rimanere in piedi in ranghi di dieci per ore e ore. L'appello si svolge in posizione di attenti, sotto la pioggia, la neve o il vento. All'appello è proibito muoversi, parlare con le compagne, accoccolarsi quando le gambe non reggono più, battere i piedi per riscaldarsi, avere il petto ricoperto di un pezzo di carta rubata per difendersi dal freddo. Dopo la prima mezz'ora diventa una tortura. Il cervello si svuota, le gambe si gonfiano, i piedi fanno male, dolori atroci corrono per tutti i muscoli. L'appello a Ravensbrück, dove si addestra psicologicamente la manodopera destinata a lavorare, produrre e rendere nell'industria tedesca, è molto più lungo che non quello dei sottocampi di lavoro dell'industria stessa.” Lidia Beccaria Rolfi

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Tutte dovevano compiere lavori pesanti, le donne che lavoravano alla Siemens facevano un turno da 12 ore, o di giorno o di notte, le altre si occupavano di agricoltura, costruzioni; e chi non aveva un lavoro o un compito specifico veniva mandata a fare dei lavori inutili, come ammucchiare per otto ore dune di sabbia e il giorno dopo spianarle per altre otto ore.

I bambini nel lager

In un lager femminile così grande è quasi ovvio che si presentasse il “problema” di cosa farne dei bambini. Alcuni arrivavano con le madri, altri nascevano da donne arrivate incinte al campo. All'interno di esso, c'era una sala operatoria che fungeva da sala parto. All'inizio venivano fatte abortire tutte le donne di razza “ariana” che erano rimaste incinte da “razze inferiori”, successivamente vennero fatte abortire tutte le prigioniere inviate al lavoro. Servì anche per sterilizzare tutte le donne e bambine zingare ed ebree. Vi si compirono anche esperimenti chirurgici su cavie umane.

I primi bambini giunsero nel 1939 assieme alle madri, le donne che arrivavano incinte dovevano abortire altrimenti venivano uccise. L'aborto era praticato fino all'ottavo mese di gravidanza e i feti venivano bruciati in delle stufe.

Dal 1943 le SS decisero che le madri potevano portare a termine la gravidanza ma i bambini dovevano essere strangolati o annegati davanti alle loro madri. Poi si cambiò ancora idea, ai bambini fu permesso di vivere ma morivano in modi peggiori dello strangolamento e dell'annegamento.

“I bimbi sono molto sporchi, perché possiamo cambiarli solo molto raramente. Assumono in fretta l'aspetto di vecchi. Ogni giorno ce ne arrivano di nuovi, poiché numerosi convogli di donne provenienti dai campi e dalle prigioni evacuati a causa dell'avanzata degli alleati si riversano nel campo. In mezzo a loro si trovano delle donne incinte che partoriscono in una stanzetta del Revier, in condizioni disumane. I neonati sono portati subito al Kinderzimmer, vestiti con un camicino, un pannolino e avvolti in uno scialle. Hanno solo un pannolino di ricambio.” Marie-Josè Chhombart de Lauwe

Le prigioniere nel campo si mobilitano per dare del latte in più ai neonati, per poter trovare degli stracci con cui coprirli, ma la maggior parte dei bambini non arriva comunque ai tre mesi. Muoiono di fame, di freddo, di malattie, e quando si riesce ad accendere una stufa all'interno della Kinderzimmer molti muoiono intossicati dal monossido di carbonio.

“Giorno per giorno vediamo scomparire i piccoli ai quali ci eravamo affezionate. Ho imparato a riconoscere il Keller dei morti. Ogni mattina, un giorno Becka, un giorno io, andiamo a portare i bambini morti. Bisogna spogliarli, avvolgerli in uno straccio. È terribile, questi corpicini morbidi, bianchi, fa male al cuore. È così anormale una vita stroncata nel suo primo e tenero slancio.” Marie-Josè Chhombart de Lauwe

Su 500 bambini nati nel campo solo 5 uscirono vivi.

Aiuto reciproco

L'allenamento alla resistenza si esprime anche attraverso la solidarietà tra compagne dello stesso trasporto. Le donne più anziane sono assistite, aiutate all'appello, spinte a resistere. Le più deboli moralmente sono spinte ad assumere comportamenti dignitosi, a non parlare di fame e di pidocchi, a non rimpiangere il passato.

Il sistema non ha previsto tutto questo né è in grado di soffocarlo. Il sistema ha un modo solo per spezzare la volontà di resistenza delle deportate: piegarle con appelli che a volte durano un giorno intero, ammazzarle di lavoro, distruggerle fisicamente. Per questo forse fanno fare lavori inutili: è preferibile perdere qualche futura unità lavorativa, sempre facilmente rimpiazzabile, piuttosto che correre il rischio di trovarsi di fronte delle persone irriducibilmente nemiche e pericolose all'interno del mondo del lavoro.

Col tempo le deportate, per cui ormai conta solo la sopravvivenza, imparano a violare le leggi del sistema concentrazionario. All'appello, in cui si dovrebbe stare immobili, in piedi e in silenzio, ci si scambia notizie su cosa avviene fuori e dentro il campo, quando la Aufseherin non guarda ci si scalda a vicenda come si può, si ruba la carta e si usa come isolante dal freddo sotto i vestiti, si cerca di sabotare l'industria in modo che gli oggetti creati si rompano subito e che siano di bassa qualità. Si cerca di tenere conto dei giorni, di celebrare le feste e i riti religiosi con quel poco che si ha, ci si difende l'un l'altra come si può.

Anche il solo non fare la spia era un gesto di solidarietà, non si aveva nulla e capitava che qualche volta si cedesse un pezzo del proprio pane a qualcuna che avesse più fame. Molte cercavano di tenersi il più pulite possibile, di ricordare che erano donne oltre che manodopera.

Esperimenti medici su cavie umane

A partire dal 1942, le internate di Ravensbruck furono sottoposte a esperimenti medici atti a trovare delle cure per i militari tedeschi feriti in guerra. Ci furono 2 serie di esperimenti.

La prima serie (luglio 1942-dicembre 1943) riguardò la sperimentazione di nuovi farmaci per curare i soldati da infezioni causate dalle ferite sul fronte. Si ferirono deliberatamente delle donne, le si ruppero delle ossa e furono loro infettate da batteri virulenti, vi si introdussero pezzi di legno, di stoffa, di vetro, per simulare le ferite di battaglia. Si lasciava sviluppare la gangrena e si testava l'efficacia dei nuovi farmaci.

La seconda serie (settembre 1942-dicembre 1943) riguardò lo studio della rigenerazione delle ossa, muscoli e nervi. Si spezzavano le ossa e si vedeva come ricrescevano, si amputavano arti, si trapiantavano le tibie da una gamba all'altra per vedere se riuscivano a rigenerarsi o si trapiantavano da una prigioniera all'altra, si tagliavano pezzi di tessuti per vedere se si rigeneravano. Alcune morirono durante gli esperimenti, altre furono uccise a causa della loro inutilità al lavoro e altre si riuscirono a salvare grazie all'aiuto e al sostegno delle compagne.

Nel gennaio del 1940 centinaia di donne zingare furono sterilizzate per evitare che procreassero. Si fecero ricerche sulla cura ormonale dell'omosessualità, sui gemelli omozigoti, sulle condizioni cancerose nella cervice uterina, sulla epatite epidemica e fecero esperimenti sulla vaccinazione antipetecchiale, gangrena gassosa e tetano, esperimenti sul congelamento o raffreddamento prolungato.

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Questi ultimi avevano come obiettivo la scoperta del fatto che un uomo lanciatosi da un aereo in volo e caduto in acqua, potesse o meno sopravvivere. Si immergevano quindi i prigionieri in vasche di acqua gelata e si cercava di capire se quelli che sopravvivevano potevano essere rianimati meglio con il calore animale o con medicine.

Lidia Beccaria Rolfi

Lidia Beccaria Rolfi, nata a Mondovì nel 1925, quindi in pieno regime fascista. Le prime parole che ha imparato a scrivere sono state “Duce ti amo”, il primo disegno che ha fatto è stata la bandiera del regime e a scuola le maestre le fecero imparare a memoria il discorso del 5 maggio.

Figlia di contadini, i genitori vollero che finisse gli studi perché ultima di cinque fratelli e perché “a scuola se la cavava”. Dopo il diploma divenne insegnante di scuola elementare.

Poco tempo dopo conobbe alcuni ebrei fuggiti da Saluzzo, così si schierò tra le file dei partigiani e iniziò a costruire bombe a mano che nascondeva sotto il letto.

Un amico ebreo le suggerì di scappare perché i nazisti e i fascisti stavano facendo dei rastrellamenti a tappeto nella valle ma tornata a casa trovò quattro militi della GNR e così il 13 aprile 1944 fu arrestata e in seguito consegnata alla Gestapo che la rinchiuse nelle carceri di Torino. Il 27 giugno 1944 fu deportata

2 Epatite epidemica: tipo di epatite causata da poca igiene, consumo di alimenti o bevande infette dal virus.

3 Tifo petecchiale/esantematico: malattia infettiva causata da un batterio trasmesso dai pidocchi.

4 Gangrena gassosa: sindrome infettiva acuta a rapida diffusione, spesso mortale, dove dei germi producono gas e tossine; generata di solito da colpi da arma da fuoco.

5 GNR: Guardia Nazionale Repubblicana, forza armata istituita dal governo fascista repubblicano alla fine del 1943 con compiti di polizia interna e militare.

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a Ravensbruck assieme ad altre 13 donne. Rimase nel lager fino al 26 aprile 1945 fino alla marcia organizzata dalle SS e riuscì a fuggire nel maggio dello stesso anno. Riuscì a rientrare in Italia nel settembre del 1945, riprese l'insegnamento e si impegnò a testimoniare le atrocità subite nel campo.

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Sintesi

Introduzione parità dei sessi, tesina

La seguente tesina di maturità tratta del tema della parità dei sessi.

Nel primo capitolo parlerò della condizione delle donne nei lager, delle atrocità commesse al suo interno e del loro rientro in patria. Di seguito, nel capitolo 2, tratterò del ruolo della donna nella storia, in particolare durante la seconda guerra mondiale e al suo termine, in quanto da quel momento inizia ad essere una vera cittadina con diritti e doveri quasi al pari dell'uomo.

Quindi, nel terzo capitolo, racconterò in breve le principali vicende e prodezze della spia inglese Christine Granville, che lavorò per la SOE durante la seconda guerra mondiale.

Un'altra evoluzione della figura femminile è la sua presenza nello sport e in particolare alle Olimpiadi, che verrà esposta nel capitolo 4.

Infine affronterò il tema del diritto e della sua evoluzione nei confronti della donna e, di conseguenza, della famiglia, evidenziandone le variazioni principali che hanno portato all'odierna società.

Collegamenti

Parità dei sessi, tesina

  • Italiano - Le donne di Ravensbruck
  • Storia - Le donne durante la seconda guerra mondiale e al suo termine
  • Inglese - Christine Granville
  • Ed. Fisica - Le donne nello sport e nelle Olimpiadi
  • Diritto - L'evoluzione del ruolo della donna nel diritto
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