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Prefazione

“Nello scrivere un romanzo, l’autore presuppone un suo lettore, di cui cerca di prevedere le mosse, sia per assecondarle sia per contrastarle. Si determina così una sorta di partita a scacchi, in cui il lettore, a sua volta, è chiamato a partecipare attivamente, rispondendo alle diverse ipotesi narrative che l’autore può di volta in volta adottare. L’opera viene così concepita come un procedimento costruttivo, di cui via via si definiscono le scelte compiute fra le tante soluzioni possibili.”

Al lettore è permesso andare oltre ciò che lo scrittore voleva dire? Secondo Umberto Eco sì, è libertà del lettore cogliere qualcosa. L’interpretazione del lettore è sempre valida purché sia attinente al testo.

Quanto detto è valido anche per l’opera d’arte?

Questo interrogativo mi ha spinto a informarmi e a documentarmi sul modo di approcciarsi a un’opera d’arte. Osservando un quadro, a primo impatto, vediamo più o meno tutti la stessa cosa, siamo capaci di descrivere cosa c’è in primo piano, sullo sfondo, ma ci fermiamo in superficie. Con un’osservazione più accurata si percepiscono aspetti diversi a seconda del nostro passato, dei nostri interessi e del nostro percorso di studi.

Ad esempio un fisico farà caso all’aereo che sta volando in lontananza e vorrebbe poter calcolare la velocità con la quale sta viaggiando; un letterato noterà che quel piccolo scorcio di paese somiglia molto a quello descritto da un autore in una poesia a lui cara, mentre uno storico penserà che lo stesso scorcio potrebbe essere di quella famosa città dove scoppiò una importante guerra.

Ho voluto prendere in esame l’opera "Giorno di Escher che, a mio parere, più si presta a collegarsi con le materie oggetto di studio del mio liceo e ho provato ad osservarla con mente matematica, letteraria, fisica, filosofica... L’ho inoltre sottoposta ai miei insegnanti e ho chiesto loro "cosa vedessero" in quest’opera.

1 Baldi, Giusso, Razetti, Zaccaria, Il piacere dei testi, Paravia, Volume 6, Percorso 16 Italo Calvino.

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Introduzione

Secondo John Berger, l’atto del vedere è mediato da tutte una serie di pratiche e convenzioni culturali e sociali; le persone “vedono” in modo diverso secondo la cultura, il percorso di studi, l’ambiente sociale in cui crescono. Da ciò deriva un risultato dell’osservato del tutto soggettivo.

Si prenda in considerazione l’opera “Giorno di e notte” Escher e la si sottoponga a un laureato in lettere, ad un amante della letteratura, a un ragazzo di liceo che ha studiato la La rappresentazione dello stesso paesaggio alla luce e al letteratura italiana.

buio potrebbe facilmente far pensare alla concezione pirandelliana della “lanterninosofia”. Secondo questa filosofia ci sono dei lanternini, ovvero costruzioni individuali, che si alimentano dall’olio dei grandi lanternoni, la fede, l’ideologia, … le costruzioni collettive. Quando le grandi lanterne sono accese gli uomini sono al sicuro, alla luce (ci si trova nella città a sinistra); ma quando viene meno una certezza e un lanternone si spegne gli uomini si sentono smarriti, sono al buio e non sanno più come accendere i loro lanternini (ci si trova nella città a destra).

Proponendo la stessa opera a un esperto di l’occhio potrebbe cadere letteratura latina sulla vicinanza del centro cittadino con i campi e si potrebbe subito pensare all’opposizione trattata spesso da autori latini come Virgilio, Orazio o città-campagna Marziale. La città è da sempre contrapposta alla campagna che viene descritta alle volte come e altre volte in maniera realistica.

locus amoenus 2

Uno alla visione di questo quadro, noterebbe che vi è un mulino e una nave a vapore e che pertanto Escher abbia voluto rappresentare un paesaggio prima della storico, rivoluzione industriale. Infatti se si trattasse di un paese dopo la rivoluzione industriale non ci sarebbe più un mulino ma una industria, sede delle varie lavorazioni del frumento, e non ci sarebbe una nave a vapore ma una nave alimentata da petrolio.

L’esame dell’opera da parte di potrebbe subito letteratura inglese rimandare al brano di Dickens “Coketown”, dove viene descritta una città attualmente annerita a causa dell’inquinamento (la città a sinistra risalirebbe a prima della diffusione dell’inquinamento, con i colori originari dei muri delle case, mentre la parte a destra rappresenterebbe la stessa città con in muri neri a causa dei fumo e della cenere). La descrizione di Coketown è molto simile all’opera: c’è un canale, edifici, un campanile, ….

Dal punto di vista la Terra che si trasforma in uccelli e la netta divisione tra scientifico uccelli bianchi che volano verso destra e uccelli neri che volano verso sinistra potrebbe far pensare alla formulata da Darwin.

teoria dell’evoluzione

Un laureato in un appassionato di sport, noterebbe degli uomini in riva scienze motorie, al fiume e penserebbe che sarebbe il luogo ideale per fare attività fisica, nello specifico una corsa.

Insomma l’interpretazione di un’opera d’arte non è la stessa per tutti gli osservatori, ma è sempre diversa e influenzata da vari fattori: pensiamo al in prospettivismo nietzscheano ambito o al Secondo Nietzsche, filosofico principio di indeterminazione di Heisenberg.

infatti, non è possibile valutare oggettivamente trascendendo la formazione culturale: non ci sono fatti oggettivi, non è possibile la comprensione di una La verità è cosa in sé. data dall’unione di differenti punti di vista. Il principio di indeterminazione di Heisenberg ha un’importanza che travalica l’ambito della fisica e investe tutto ciò che concerne i processi di conoscenza. Da esso si ricava che è impossibile pervenire a una conoscenza oggettiva, completa e imparziale di un fenomeno se prima chi osserva non è in grado di sapere come egli stesso interagisce con l’oggetto osservato.

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Letteratura italiana

La “lanterninosofia” di Anselmo Paleari

E il signor Anselmo, seguitando, mi dimostrava che, per nostra disgrazia, noi non siamo come l’albero che vive e non si sente, a cui la terra, il sole, l’aria, la pioggia, il vento, non sembra che sieno cose ch’esso non sia: cose amiche o nocive. A noi uomini, invece, nascendo, è toccato un tristo privilegio: quello di sentirci vivere, con la bella illusione che ne risulta: di prendere cioè come una realtà fuori di noi questo nostro interno sentimento della vita, mutabile e vario, secondo i tempi, i casi e la fortuna.

E questo sentimento della vita per il signor Anselmo era appunto come un lanternino che ciascuno di noi porta in sé acceso; un lanternino che ci fa vedere sperduti su la terra, e ci fa vedere il male e il bene; un lanternino che projetta tutt’intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l’ombra nera, l’ombra paurosa che non esisterebbe, se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi dobbiamo pur troppo creder vera, fintanto ch’esso si mantiene vivo in noi. Spento alla fine a un soffio, ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno fumoso della nostra illusione, o non rimarremo noi piuttosto alla mercé dell’Essere, che avrà soltanto rotto le vane forme della nostra ragione?

- Dorme, signor Meis?

- Segua, segua pure, signor Anselmo: non dormo. Mi par quasi di vederlo, codesto suo lanternino.

- Ah, bene... Ma poiché lei ha l’occhio offeso, non ci addentriamo troppo nella filosofia, eh? e cerchiamo piuttosto d’inseguire per ispasso le lucciole sperdute, che sarebbero i nostri lanternini, nel bujo della sorte umana. Io direi innanzi tutto che son di tanti colori; che ne dice lei? secondo il vetro che ci fornisce l’illusione, gran mercantessa, gran mercantessa di vetri colorati. A me sembra però, signor Meis, che in certe età della storia, come in certe stagioni della vita individuale, si potrebbe determinare il predominio d’un dato colore, eh? In ogni età, infatti, si suole stabilire tra gli uomini un certo accordo di sentimenti che dà lume e colore a quei lanternoni che sono i termini astratti: Verità, Virtù, Bellezza, Onore, e che so io... E non le pare che fosse rosso, ad esempio, il lanternone della Virtù pagana? Di color violetto, color deprimente, quello della Virtù cristiana. Il lume d’una idea comune è alimentato dal sentimento collettivo; se questo sentimento però si scinde, rimane sì in piedi la lanterna del termine astratto, ma la fiamma dell’idea vi crepita dentro e vi guizza e vi singhiozza, come suole avvenire in tutti i periodi che son detti di transizione.

Non sono poi rare nella storia certe fiere ventate che spengono d’un tratto tutti quei lanternoni. Che piacere!

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Nell’improvviso bujo, allora è indescrivibile lo scompiglio delle singole lanternine: chi va di qua, chi di là, chi torna indietro, chi si raggira; nessuna più trova la via: si urtano, s’aggregano per un momento in dieci, in venti; ma non possono mettersi d’accordo, e tornano a sparpagliarsi in gran confusione, in furia angosciosa: come le formiche che non trovino più la bocca del formicajo, otturata per ispasso da un bambino crudele. Mi pare, signor Meis, che noi ci troviamo adesso in uno di questi momenti. Gran bujo e gran confusione! Tutti i lanternoni, spenti. A chi dobbiamo rivolgerci? Indietro, forse? Alle lucernette superstiti, a quelle che i grandi morti lasciarono accese su le loro tombe? Ricordo una bella poesia di Niccolò Tommaseo: “La piccola mia lampa non, come sol, risplende, né, come incendio, fuma; non stride e non consuma, ma con la cima tende al ciel che me la diè. Starà su me, sepolto, viva; né pioggia o Vento, né in lei le età potranno; e quei che passeranno erranti, a lume spento, lo accenderan da me.” Ma come, signor Meis, se alla lampa nostra manca l’olio sacro che alimentava quella del Poeta?

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Sintesi

Introduzione opera artistica, tesina

Questa tesina di maturità tratta dell'opera d'arte.

“Nello scrivere un romanzo, l’autore presuppone un suo lettore, di cui cerca di prevedere le mosse, sia per assecondarle sia per contrastarle. Si determina così una sorta di partita a scacchi, in cui il lettore, a sua volta, è chiamato a partecipare attivamente, rispondendo alle diverse ipotesi narrative che l’autore può di volta in volta adottare. L’opera viene così concepita come un procedimento costruttivo, di cui via via si definiscono le scelte compiute fra le tante soluzioni possibili.”

Al lettore è permesso andare oltre ciò che lo scrittore voleva dire? Secondo Umberto Eco sì, è libertà del lettore cogliere qualcosa. L'interpretazione del lettore è sempre valida purché sia attinente al testo. Quanto detto è valido anche per l'opera d'arte? Questo interrogativo mi ha spinto a informarmi e a documentarmi sul modo di approcciarsi a un'opera d'arte e scriverne una tesina. Osservando un quadro, a primo impatto, vediamo più o meno tutti la stessa cosa, siamo capaci di descrivere cosa c'è in primo piano, sullo sfondo, ma ci fermiamo in superficie. Con un'osservazione più accurata si percepiscono aspetti diversi a seconda del nostro passato, dei nostri interessi e del nostro percorso di studi. Ad esempio un fisico farà caso all'aereo che sta volando in lontananza e vorrebbe poter calcolare la velocità con la quale sta viaggiando; un letterato noterà che quel piccolo scorcio di paese somiglia molto a quello descritto da un autore in una poesia a lui cara, mentre uno storico penserà che lo stesso scorcio potrebbe essere di quella famosa città dove scoppiò una importante guerra. Ho voluto prendere in esame l'opera "Giorno e notte" di Escher che, a mio parere, più si presta a collegarsi con le materie oggetto di studio del mio liceo e ho provato ad osservarla con mente matematica, letteraria, fisica, filosofica... L'ho inoltre sottoposta ai miei insegnanti e ho chiesto loro "cosa vedessero" in quest'opera. La mia tesina permette anche vari collegamenti interdisciplinari.

Collegamenti

Opera artistica, tesina

  • Letteratura Italiana: Pirandello, Il fu Mattia Pascal, la lanterninosofia.
  • Letteratura Latina: L'opposizione città-campagna.
  • Letteratura inglese: Dickens, Coketown.
  • Storia: La rivoluzione industriale.
  • Scienze Naturali: La teoria dell'evoluzione.
  • Educazione Fisica: La corsa.
  • Fisica: Il principio di indeterminazione di Heisenberg.
  • Filosofia: Il prospettivismo nietzscheano.
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