Estratto del documento

Esame di maturità 2006/2007

I.T.G. A. Palladio

Classe V sez. D

Tesina di Fiorotto Davide

L’università e il quartiere latino

Nel centro storico di Treviso

Introduzione

Tra i diversi interventi edilizi che hanno rivalutato la nostra città di Treviso, uno dei più rilevanti è il restauro dell’ex ospedale San Leonardo. Situato in un’area centrale della cittadina, rappresentava un patrimonio culturale abbandonato e inutilizzato, dopo lo spostamento, in una zona più periferica della città, dell’ospedale. Nell’ultimo decennio per la struttura è stato pensato e in seguito realizzato, un progetto di restauro edilizio conservativo che restituisce a Treviso un’area che presto avrebbe spostato il “baricentro” della città. Ora una volta terminati i lavori, l’opera architettonica mostra il suo splendore e il successo di un lavoro spesso complicato, considerando la localizzazione dell’immobile, in pieno centro storico, e la composizione del terreno sottostante, aggravato dalla presenza dell’acqua.

Qui si incrociarono due sfide: progettare e realizzare in trecento giorni una sede universitaria all’interno della sede fatiscente di un ospedale dimesso e ridare alla città un intero quartiere che versava in un grave stato di abbandono.

Il restauro dell’ex complesso di San Leonardo non costituiva una semplice sfida: 365 giorni per restaurare 75000 mc non sono molti, ma la determinazione e la buona volontà di alcune persone hanno reso possibile la realizzazione di un’opera considerata da molti un miracolo. Per capire tutto ciò bisogna considerare lo sforzo enorme che c’è stato dietro, dai 160 uomini che lavoravano giorno e notte in cantiere, a tutti quelli che hanno risolto le difficoltà burocratiche, dai problemi organizzativi e alle polemiche nate.

Quest’area è un ricco patrimonio storico, artistico e culturale della città di Treviso: sorge a 300 m da Piazza dei Signori e si affaccia in uno dei posti caratteristici della città, il fiume Sile. Oggi il complesso ospita diverse destinazioni d’uso: culturale, commerciale, direzionale e residenziale, che fanno da contorno alla piazza; essa rappresenta un motivo d’incontro e di socializzazione perché caratterizzata dalla sua apertura verso il Sile e dalla rimessa in luce del Cagnan di mezzo, che le conferiscono un’atmosfera unica nel panorama cittadino tanto amato dai trevigiani.

Ma la sfida oggi continua e si è spostata al di là del corso fluviale, attraversando il nuovo ponte pedonale: si tratta della ristrutturazione del cinquecentesco convento di San Paolo e dell’ex distretto militare, l’altro nuovo lato del quartiere latino. Il progetto si svilupperà su un’area di 16500 metri quadri, con 40 mila metri cubi di volumetria, suddivisi tra università, residenza e commercio; 2 2 previsti anche 6 mila m2 di verde, 7000 m di parcheggi oltre che ad un piccolo porticciolo sul Sile, il termine dei lavori è fissato prima del 2010.

I protagonisti

Mi sembra giusto subito ricordare alcuni tra i principali (tutti sarebbe impossibile) uomini che con la loro intelligenza e volontà sono riusciti a vincere questa sfida sembrata impossibile.

Primo tra tutti Dino De Poli presidente di Fondazione Cassamarca, l’ente che ha finanziato il restauro del complesso di San Leonardo, insieme al suo braccio operativo l’ingegnere Pietro Semenzato direttore dei lavori. Vitale l’intervento del cavalier Angelo Carron, titolare dell’impresa che ha realizzato l’importante opera di restauro commissionata dalla Fondazione, e dei suoi figli che oggi portano avanti l’eredità lasciata dal padre. Qui sono molte le persone che hanno lavorato, ingegneri, archeologi, progettisti, architetti e geometri. Bisogna ricordare inoltre, l’amministrazione comunale di Treviso, l’assessore all’urbanistica Sergio Marton e le Soprintendenze che hanno reso possibile tale grande intervento.

Ultimo ma, secondo me più rilevante di tutti, l’architetto Paolo Portoghesi, mente ideatrice dell’intera opera, contattato da Dino De Poli, ha collaborato giorno per giorno alla realizzazione del progetto insieme all’impresa Carron. Il pensiero del professor Portoghesi si esprime nella sua opera architettonica, che difende i valori urbani attraverso il segno di progetti che non cercano mai una gratuita autoaffermazione, in ogni sua opera egli insegue le tracce della storia e della natura, testimoni dell’atto creativo e dei suoi infiniti echi.

Paolo Portoghesi

Paolo Portoghesi è nato a Roma nel 1931, dove si laurea in architettura nel 1957. Fu docente universitario di letteratura italiana, storia dell’architettura e di progettazione architettonica. Ha sempre lavorato parallelamente in campo teorico, nella ricerca storica, e come architetto libero professionista, tenendo a mente il riadattamento della memoria storica nella tradizione dell’architettura moderna.

Portoghesi è autore di un cospicuo numero di saggi e di più di 50 libri sul Rinascimento e il Barocco Architettonico, l’architettura Art Noveau e contemporanea. Opera a livello internazionale e tra i suoi innumerevoli lavori ricordiamo: Casa Baldi a Roma, la chiesa della Sacra Famiglia a Salerno, la moschea e il centro culturale islamico di Roma, il teatro di Catanzaro, la piazza di Abano Terme e il Consolato generale italiano a Berlino.

Fu anche presidente della Biennale di Venezia dal 1983 al 1992. Portoghesi è anche autore di alcune riviste ed organizza molte mostre; nella sua carriera è stato premiato con vari riconoscimenti, quali il premio nazionale d’architettura per la critica storica, direttore del settore architettonico della Biennale di Venezia, ‘laurea honoris causa’ in scienze tecniche dall’Ecole Politechnique Fédérale di Losanna e premio Campidoglio (2006).

Lo scavo archeologico

L’espansione urbana medioevale di Treviso e l’ospedale di Santa Maria dei Battuti

Inquadramento geomorfologico

Questa zona di Treviso si colloca, da un punto di vista geomorfologico, all’interno di una vallecola (piccola depressione), in cui si trovano depositi alluvionali ghiaioso-sabbiosi. In quest’area, grazie agli accurati scavi, si è evidenziata la traccia di un vecchio corso d’acqua, di cui è emersa parte della sponda, e una probabile ansa del fiume Sile.

La necropoli altomedioevale e le prime bonifiche dell’area

In questa superficie di piana alluvionale si sono trovate sei tombe a inumazione. Di queste, cinque sono raggruppate nella parte centrale dell’area, mentre una si trova isolata in vicinanza della sponda del fiume. All’interno delle tombe erano presenti alcuni elementi di corredo: un braccialetto in ferro ed altri in bronzo, inoltre si conservavano pochi resti del corpo sepolto dentro una cassa lignea, locata sotto gli edifici che si è riusciti a demolire ed ora ricostruiti.

Nello scavo archeologico si sono trovate tracce di una strutturazione funzionale riconducibile ad alcune prime operazioni di bonifica dell’area, mediante la costruzione di sponde formate da pali lignei disposti verticalmente ed orizzontalmente. Questo luogo abbracciato dall’antico corso del Sile e dal vecchio canale Botteniga, sulla base del materiale ceramico recuperato, sembra ricondursi ad un arco cronologico compreso tra il VI e il VII secolo d.C.

L’espansione urbana medioevale

Nell’area sono stati rinvenuti dei resti di una capanna realizzata con pareti lignee, documentate dalle buche dei pali poste sui limiti del pavimento in battuto di limo giallo, sopra il quale è presente un focolare residuale. Sono state ritrovate parti di altre capanne, su un livello di ghiaia fine utilizzato come base, in cui le strutture perimetrali erano costituite da pali verticali a testa piatta con diametro di circa 20-30 cm i quali dovevano sostenere tavolati orizzontali. Il piano pavimentale è costituito da una stesura di limo sabbioso giallastro; all’esterno è stata rinvenuta una fascia di ciottoli e laterizi a profilo convesso, interpretata come probabile stradina. Questi edifici in legno erano destinati ad uso abitativo di sviluppo urbano al di fuori del perimetro della città romana, in un’area precedentemente destinata a uso di necropoli e prevalentemente paludosa. Questo dato può significare un’espansione della città di Treviso a causa di un forte aumento della popolazione in epoca precedente la fase medioevale duecentesca.

Formazione del quartiere medioevale

Presumibilmente il completamento dei lavori di sistemazione dell’area porta alla formazione di un nucleo abitativo più stabile e complesso, con la sostituzione delle povere abitazioni in legno con strutture in muratura. Inoltre porta a un’occupazione della sponda fluviale forse connessa con uno sfruttamento della stessa in funzione dei traffici fluviali. Purtroppo le strutture rinvenute non chiariscono l’organizzazione interna e nemmeno la sua funzionalità, tuttavia si può pensare che i locali di abitazione fossero ubicati a un piano superiore e il piano terra diversamente utilizzato. Negli spazi esterni si è trovato un livello ghiaioso costituito da più stesure, interpretato come probabile asse viario. Cronologicamente questa fase potrebbe inquadrarsi in epoca medioevale, è possibile che i resti trovati in una zona ad est dello scavo, possano appartenere al palazzo dei da Coderta, distrutto dai trevigiani agli inizi del XIV secolo. L’edificio risulta, infatti, demolito fino a livello delle fondazioni, con estesi strati di macerie che ricoprono l’area.

L’ospedale dei Battuti

Sopra le rovine spianate del precedente edificio, è realizzato il primo nucleo dell’ospedale dei Battuti, la cui costruzione è datata prima metà del XIV secolo. Questa costruzione delinea un complesso edilizio in cui sono stati messi in luce due grandi vani di forma rettangolare di cui il primo, settentrionale, con dimensioni di circa 9,5 x 6 m mentre il secondo, centrale, ha dimensioni leggermente maggiori (11 x 6 m). Sono state rinvenute le fondazioni dei plinti in laterizi di un probabile porticato che andava a collegarsi alla larga muratura perimetrale. Questo muro costituisce ora anche il perimetrale della chiesa di Santa Croce, la cui data di fondazione non è nota, anche se alcuni storici ipotizzano una costruzione coeva al complesso ospedaliero. I vani del primo ospedale non mostrano suddivisioni interne e in quello centrale sono presenti due piccole trincee forse pertinenti ai sostegni di un grande scalone che portava al piano/i superiori. La posizione della scala andrebbe a giustificare la presenza del lungo corridoio nella zona meridionale; infine è possibile che una parte dell’edificio sia stata destinata ad abitazione, grazie alle numerose tracce ritrovate nel luogo.

L’espansione del complesso ospedaliero

Il complesso dell’Ospedale si evolve con ampliamenti e modifiche strutturali. Non rimane nulla dei piani interni di questa nuova costruzione, tuttavia è da rilevare come le fondazioni siano imponenti, ancora più grandi dell’edificio antico. Le più importanti novità sono le pavimentazioni realizzate con stesure di limo, solo successivamente in battuti di calce, il nuovo colonnato con interasse di circa 3 m e l’uso di tramezze per dividere l’ambiente in piccoli vani.

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Sintesi

La tesina presenta il lavoro, che è stato recentemente eseguito, di restauro e ristrutturazione dell'ex ospedale di Treviso. È stata realizzata la nuova sede dell'università e uno splendido quartiere che arricchisce la città. Presenta notevole interesse.

Materie trattate: la tesina è composta da collegamenti con varie materie: storia, progettazione, costruzioni, topografia, impianti, diritto.

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