La verità è… la verità cambia!
Il cambiamento costituisce il fondamento della dinamica sociale. Esso è frutto di trasformazioni che si susseguono continuamente. Può trattarsi di trasformazioni lente, graduali, quasi impercettibili oppure veloci, scioccanti, sconvolgenti, imprevedibili, implacabili, onnipresenti. Le trasformazioni possono essere molto vaste in dimensione ed intensità, di breve o di lungo termine, con effetti di piccola e grande scala; operano contemporaneamente a livello locale e globale.
Occorre, inoltre, precisare che la corrispondenza tra cambiamento e progresso, caratteristica del diciannovesimo secolo, è stata fortemente messa in discussione, dato che il cambiamento può essere positivo e/o negativo, regressivo e/o progressivo, costruttivo e/o distruttivo.
Marina Dattilo V° E
Liceo scientifico Albert Einstein
Palermo
Introduzione
Storia del fascismo
Spencer
Futurismo
Pirandello
Il principato
Il cambiamento
The age of anxiety
La relatività
I cambiamenti climatici
Perché questo argomento?
Quali possono essere i motivi che spingono un ragazzo ad affrontare un determinato argomento? Me lo sono chiesta più volte, e solo ora, trovandomi in questa situazione, sono riuscita a trovare una buona risposta; basandomi sulla mia esperienza, l’argomento della tesina dovrebbe rispecchiare le attitudini dello studente, dovrebbe essere in grado di mettere in mostra le qualità di quest’ultimo; appunto per questo, ho scelto di trattare la tematica del cambiamento in quanto è un argomento che, personalmente, sento molto vicino e attraverso il quale penso di poter esprimere pienamente le mie potenzialità.
Cosa ci aspetta
- In ambito letterario parlerò del continuo divenire in Pirandello.
- In ambito storico affronterò l’ambiguità proposta dal partito nazionale fascista durante gli anni venti e trenta.
- Per quanto concerne la letteratura latina, ripercorrerò la storia del principato, includendo alcune valutazioni di letterati latini.
- In ambito scientifico parlerò dei cambiamenti climatici, facendo riferimento prima a quelli naturali, e successivamente analizzando quelli causati dalle attività umane.
- In ambito artistico farò riferimento al movimento futurista, espressione di una ricercata modernità e dell’abbandono del passato.
- In ambito filosofico parlerò della figura di Spencer, filosofo vicino al pensiero evoluzionista di Darwin.
- In ambito fisico, tratterò le teorie di Einstein, padre della relatività, affrontando anche l’impatto che queste hanno avuto sulla società.
- In letteratura inglese, mi soffermerò sul periodo storico denominato “the age of anxiety”.
Pirandello
Luigi Pirandello nacque il 28 giugno 1867 presso Girgenti da una famiglia di agiata condizione borghese e di tradizioni risorgimentali e garibaldine. Dopo gli studi liceali si iscrisse all’università di Palermo e in seguito a quella di Roma. Successivamente si trasferì a Bonn dove si laureò nel 1891. Nel frattempo aveva già iniziato la produzione letteraria, scrivendo poesie e tragedie. Stando a contatto con la cultura tedesca, venne influenzato soprattutto dal movimento romantico.
1892 Si stabilì a Roma, grazie ad un assegno concesso dal padre, e si dedicò interamente alla poesia. Entrò in contatto con l’ambiente culturale romano.
1893 Scrisse il suo primo romanzo, L’esclusa.
1894 Diede alle stampe una prima raccolta di racconti, con il titolo di Amori senza amore. Nello stesso anno aveva sposato Maria Antonietta Portulano.
1897 Iniziò come supplente di letteratura italiana e successivamente divenne docente di ruolo.
Nel frattempo pubblicò articoli e saggi su numerose riviste e scrisse la sua prima commedia, “Il nibbio”, che riprese più tardi con il titolo di “Se non così”.
1903 Un allagamento della miniera di zolfo in cui il padre aveva investito tutto il suo patrimonio provocò il dissesto economico della famiglia, con conseguenze piuttosto drammatiche: la moglie entrò irreversibilmente in uno stato di follia permanente. La convivenza con la donna, che era ossessionata da una patologica gelosia, costituì per Pirandello un tormento continuo, che può essere visto come il germe della sua concezione dell’istituto familiare come una trappola, che imprigiona e soffoca l’uomo.
Con la perdita delle rendite mutò anche la condizione sociale di Pirandello, che fu costretto ad integrare il non lauto stipendio di professore intensificando la sua produzione di novelle e romanzi. Lavorò anche per l’industria cinematografica scrivendo soggetti per film.
Anche l’esistenza di Pirandello, come quella di altri scrittori del Novecento, fu segnata dall’esperienza della declassazione, del passaggio da una vita di agio borghese ad una condizione di piccolo borghese. Tale esperienza influì molto sui temi trattati dall’autore, in particolare in molte opere affronta il grigiore soffocante della vita del piccolo borghese.
1910 Pirandello ebbe il primo contatto con il mondo teatrale, con la rappresentazione di due atti unici, Lumìe di Sicilia e La morsa.
1915 La sua produzione teatrale si intensificò. In quell’anno venne messa in scena a Milano la prima commedia in tre atti, Se non così.
Dal 1916 al 1918 scrisse e fece rappresentare una serie di drammi: Pensaci, Giacomino! e Liolà, Così è se vi pare, Il berretto a sonagli, Il piacere dell’onestà, Il giuoco delle parti, che suscitarono nel pubblico e nella critica reazioni sconcertate. Erano anche gli anni della guerra: Pirandello aveva visto con favore l’intervento, considerandolo come una sorta di compimento del processo risorgimentale, ma la guerra incise profondamente sulla sua vita: il figlio fu fatto prigioniero, e a causa di ciò la malattia della moglie peggiorò a tal punto da spingere Pirandello a farla ricoverare in una casa di cura, dove restò fino alla morte.
1920 Il teatro di Pirandello cominciò a conoscere il successo pubblico.
1921 Sei personaggi in cerca d’autore rivoluzionava radicalmente il linguaggio drammatico, suscitando dapprima reazioni furibonde, ma andando poi incontro ad un successo trionfale.
L’esperienza del teatro d’arte fu resa possibile grazie al finanziamento da parte dello Stato. Nel 1924 Pirandello si iscrisse al partito fascista al fine di ottenere appoggi dal regime. La sua adesione al fascismo ebbe però caratteri ambigui e difficilmente definibili. Da un lato il suo conservatorismo politico e sociale lo spingeva a vedere nel fascismo una garanzia di ordine; dall’altro invece il suo spirito antiborghese lo induceva a scoprirvi l’affermazione di un’energia vitale che spazzava via le forme fasulle e soffocanti della vita sociale dell’Italia postunitaria. Ben presto però dovette rendersi conto del carattere di vuota esteriorità del regime, e in maniera molto cauta accentuò il suo distacco.
Negli ultimi anni lo scrittore seguì particolarmente la pubblicazione organica delle sue opere, in diversi volumi: Novelle per un anno, che raccoglievano la sua produzione novellistica, e Maschere nude, in cui venivano sistemati i testi drammatici.
1934 Gli venne assegnato il premio Nobel per la letteratura, a consacrazione della sua fama mondiale.
Morì di polmonite nel 1936, lasciando incompiuto il suo ultimo capolavoro, I giganti della montagna.
La visione del mondo e la poetica
Alla base della visione del mondo pirandelliana, che è affine a quella di varie filosofie contemporanee: la realtà è tutta vita, perpetuo movimento vitale, inteso come eterno divenire, incessante trasformazione da uno stato all’altro, flusso continuo, incandescente e indistinto, come lo scorrere di un magma vulcanico. Tutto ciò che si stacca da questo flusso e assume “forma” distinta e individuale, si irrigidisce, comincia, secondo Pirandello, a morire. Questo processo avviene anche nella natura umana:
- Noi siamo una parte indistinta nell’universale ed eterno fluire della vita, ma tendiamo a cristallizzarci in forme individuali, a fissarci in una realtà che noi stessi ci diamo.
Anche gli altri, con cui viviamo in società, vedendoci ciascuno secondo la sua prospettiva particolare ci danno diverse forme.
- Noi crediamo di essere uno per noi stessi e per gli altri, mentre siamo tanti individui a seconda della visione di chi ci guarda.
- Ciascuna di queste forme è una costruzione fittizia, una maschera che noi stessi ci imponiamo e che ci impone il contesto sociale; sotto questa maschera non c’è un volto definito, immutabile: non c’è nessuno, o meglio vi è un fluire indistinto e incoerente di stati in perenne trasformazione, per cui un istante più tardi non siamo più quelli che eravamo prima.
Pirandello fu influenzato dalle teorie dello psicologo Alfred Binet sulle alterazioni della personalità ed era convinto che nell’uomo coesistessero più persone, ignote a lui stesso che possono emergere inaspettatamente.
- Nella civiltà novecentesca entra in crisi l’idea di una realtà oggettiva, organica e definita, univocamente interpretabile con gli schemi della ragione. L’io si disgrega e si va verso la negazione dell’individuo.
- In questo clima di incertezza, presero il via tendenze spersonalizzanti, come per esempio l’instaurarsi del capitale monopolistico, che annulla l’iniziativa individuale e nega la persona in grandi apparati produttivi.
- Il formarsi delle grandi metropoli, in cui l’uomo smarrisce il legame personale con gli altri e diviene una particella isolata e alienata nel mondo.
- Nei personaggi pirandelliani, la presa di coscienza di non essere nessuno genera dolore e smarrimento.
- L’individuo soffre anche ad essere fissato in forme dagli altri in cui non può riconoscersi; l’uomo si vede vivere, si esamina dall’esterno nel compiere gli atti abituali che gli impone la sua maschera.
- Queste forme sono sentite come una trappola, come un carcere, in cui l’individuo si dibatte, lottando invano per liberarsi.
- La società gli appare come un’enorme pupazzata che isola irreparabilmente l’uomo dalla vita, lo impoverisce e lo irrigidisce, lo conduce alla morte anche se egli apparentemente continua a vivere.
- Alla base di tutta l’opera pirandelliana si può scorgere un rifiuto delle forme della vita sociale, dei suoi istituti, dei ruoli che essa impone.
- Il campione di società che Pirandello inserisce è la compagine sociale dell’età giolittiana e postbellica: in particolare pone l’attenzione sulla condizione del piccolo borghese nella stesura delle novelle; al contrario in ambito teatrale predilige il contesto alto-borghese.
- L’istituto per eccellenza dove si manifesta la trappola che imprigiona l’uomo è la famiglia; Pirandello è acutissimo nel cogliere il carattere opprimente dell’ambiente familiare, il suo grigiore avvilente, le tensioni segrete, gli odi e i rancori.
- L’altra trappola è quella economica, costituita dalla condizione sociale e dal lavoro, almeno a livello piccolo borghese: i suoi eroi sono prigionieri di una condizione misera e stentata, di lavori monotoni e frustranti, di un’organizzazione gerarchica oppressiva.
- Da questa trappola non si dà una via d’uscita: il suo pessimismo è totale, non gli consente di vedere altre forme diverse. Per lui è la società in quanto tale che è condannabile, in quanto negazione del movimento vitale.
- L’unica via di relativa salvezza che si dà ai suoi eroi è la fuga nell’irrazionale o nella follia.
- Il rifiuto della vita sociale dà luogo nell’opera pirandelliana ad una figura ricorrente ed emblematica: “il forestiere della vita”, colui che ha capito il giuoco fittizio del meccanismo sociale e si isola, guardando vivere gli altri dall’esterno della vita e dall’alto della sua superiore consapevolezza, rifiutando di assumere la sua parte, osservando gli uomini imprigionati dalla trappola con un atteggiamento umoristico, di irrisione e pietà.
- È quella che Pirandello definisce anche filosofia del lontano: essa consiste nel contemplare la realtà come da un’infinita distanza in modo da vedere in una prospettiva straniata tutto ciò che l’abitudine ci fa considerare normale, e in modo da coglierne l’inconsistenza e la mancanza totale di senso. In questa figura di eroe estraniato si proietta la condizione stessa di Pirandello come intellettuale, che rifiuta il ruolo politico attivo.
Il fascismo
Alla base della nascita del movimento fascista è possibile riscontrare numerose cause. Per esempio cause di natura economica:
- Deficit del bilancio dello Stato (spese di guerra).
- Svalutazione della lira.
- Aumento del costo della vita.
- Aumento delle tasse.
Cause di natura sociale:
- Delusione degli ex combattenti.
- Malumore della piccola borghesia.
- Disoccupazione soprattutto dei reduci.
- Aumento di scioperi.
Cause di natura politica:
- Lotta tra partiti di destra (nazionalisti) per come si era concluso il contratto di S. Germain e i partiti di sinistra (socialisti) che si erano opposti all’entrata in guerra dell’Italia.
1919 Prime elezioni dopo la guerra; i socialisti ottengono 156 deputati, i popolari 100; insieme hanno la maggioranza alla Camera.
N.B.: il Partito Popolare che attualmente si chiama D.C. fu fondato da un sacerdote, Don Luigi Sturzo, nel 1919. Esso segnò praticamente l’ingresso dei cattolici nella vita politica con propri rappresentanti. Il Partito Popolare era un partito di massa e aveva tra i punti fermi del suo programma:
a) Politica interna: ampie libertà religiose e civili, riforma agraria e scolastica, leggi che proteggessero il lavoro.
b) Politica estera: contrarietà alle avventure imperialistiche.
L’altro partito di massa era il Partito Socialista, il quale si era schierato contro la guerra e contro i responsabili dell’ingresso in guerra dell’Italia. In questa accusa aveva accomunato anche i soldati, sui quali, disorientati, alla fine della guerra farà presa la propaganda fascista. Il Partito Socialista era diviso in due correnti: massimalista (rivoluzionaria) e riformista (moderata).
Si può dire che il fascismo nacque in primo luogo a causa della crisi del dopoguerra, ma soprattutto riuscì ad espandersi perché appoggiato dai reduci più arrabbiati e dal capitalismo agrario e industriale.
1919 Fondazione dei Fasci di combattimento. Capo di questo movimento era Benito Mussolini (ex socialista contro la guerra).
Programma del movimento fascista:
- Abolizione del Senato a nomina regia.
- Giornata lavorativa di 8 ore.
- Scuola laica.
- Imposta straordinaria sul capitale.
- Sequestro dei beni delle corporazioni religiose.
- Assegnazione di terre non coltivate a cooperative di contadini.
Avendo subito un grosso insuccesso alle elezioni del 1919, i fascisti per arrivare al potere cominciarono ad usare la violenza, soprattutto nei confronti delle associazioni religiose e socialiste attraverso gli squadristi (bande di delinquenti veri e propri). Il governo, debole com’era, stava a guardare.
A lato: Benito Mussolini.
1921 Nelle elezioni di quest’anno i fascisti, che cominciavano ad avere seguito nella borghesia a causa delle loro idee (patriottismo, ordine, proprietà, religione e monarchia) con l’appoggio di Giolitti che li voleva usare contro i popolari e i socialisti, manderanno alcuni deputati alla Camera.
1921 (dicembre) Il movimento fascista diventò partito (P.N.F.). Tentarono la conquista del potere cercando di abbattere le organizzazioni operaie e il vecchio e debole Stato liberale.
1922 Marcia dei fascisti (camicie nere) su Roma. Sarebbe bastato l’intervento dell’esercito per disperderli, ma il re Vittorio Emanuele III si rifiutò di dare tale ordine, anzi chiamò Mussolini per formare un nuovo governo.
Il fascismo al governo
Del 1° ministero Mussolini facevano parte oltre ai fascisti, i nazionalisti, i liberali e i popolari.
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Descrivo il processo del cambiamento nelle diverse discipline scolastiche, evidenziandone talvolta i lati negativi.